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Le conseguenze psicologiche del Mobbing.

Il Mobbing è un termine inglese derivato dal verbo “to mob” e si riferisce a tutte quelle forme di vessazioni, aggressioni e danneggiamenti che si verificano sul posto di lavoro.
Tali condotte illecite hanno come obiettivo, oltre a far sì che la vittima (il mobbizzato) lasci il posto di lavoro, a danneggiarne salute, tranquillità, reputazione e tranquillità.
Le condotte messe in atto a tal proposito e che posso essere considerate Mobbing sono molte tra le quali, ad esempio, assegnazione di eccessivi carichi di lavoro o, al contrario, demansionamento e completa inattività, aggressioni verbali, isolamento da parte dei colleghi, critiche continue e umiliazioni, trasferimento illegittimo, rifiuto immotivato delle ferie.
La caratteristica fondamentale del Mobbing è il fatto che i comportamenti a danno del lavoratore sono continui e costantemente ripetuti nel tempo tali da determinare un logoramento da un punto di vista sia fisico che emotivo.

Come si manifesta il Mobbing?

Esistono prevalentemente tre tipologie di Mobbing:
· Il Mobbing Orizzontale coinvolge persone che si trovano allo stesso livello gerarchico, si tratta quindi di vessazioni tra colleghi; questa tipologia tende a basarsi prevalentemente su pettegolezzi e gelosie, traducendosi in invidie e forme di competizione che mirano, di frequente, ad emarginare o stigmatizzare la persona mobbizzata.
Avviene talvolta che, in questa forma di Mobbing, la vittima assuma una funzione di “capro espiatorio” su cui viene fatta ricadere la colpa della generica insoddisfazione in azienda e relativa a disorganizzazione, inefficienza e fallimenti;
· Il Mobbing Verticale, invece è fortemente associato all’ “abuso di potere” in quanto viene perpetrato da chi si trova in una posizione gerarchica superiore e si caratterizza, pertanto, da vessazioni da parte del capo che esercita il proprio potere nei confronti della vittima. In questo caso il dipendente è sottoutilizzato, emarginato, ignorato e ciò determina inevitabilmente una sorta di logoramento da un punto di vista psicologico tanto da ridurlo oggettivamente inefficiente passibile di eliminazione o auto-eliminazione dal gruppo di lavoro.
· Il Mobbing Ascendente può essere, in un certo senso, considerato come la situazione opposta alla precedente in quanto le condotte vessatorie vengono messe in atto da parte dei subordinati nei confronti del capo; in particolare, gruppi di dipendenti si coalizzano contro il proprio superiore mettendone in discussione il ruolo e l’autorità, con l’obiettivo di annientarlo.

Quali sono le conseguenze per la vittima?

A lungo andare le condotte mobbizzanti possono determinare danni, talvolta seri, nella vita della persona mobbizzata da un punto di vista psicologico, fisico e comportamentale.
Sono infatti frequenti disturbi a livello psicosomatico quali cefalee, disturbi gastrointestinali, difficoltà a dormire, tachicardia o perdita dei capelli. Inoltre, viene minata fortemente l’autostima e la fiducia in se stessi, determinando stati di iperallerta, irritabilità, tristezza, crisi di pianto, reazioni di ansia e umore depresso, andando ad incidere fortemente sulla qualità della vita della persona mobbizzata.
In alcune persone, le condotte vessatorie ripetute sono in grado di determinare aumento nel consumo di alcool e alcolici, di sigarette, disordini dell’alimentazione nonchè isolamento e ritiro sociale fino a sfociare (fortunatamente in pochi casi) in tentativi di suicidio veri e propri.
Emerge chiaramente come tale fenomeno, che talvolta tende a venire sottovalutato, possa avere in realtà delle conseguenze anche molto gravi che dovrebbero essere prevenute e denunciate perchè potrebbero determinare un danno a livello morale, fisico e psicologico.
La Cassazione definisce il Mobbing come un comportamento del datore di lavoro (o del superiore gerarchico, del lavoratore di pari livello o subordinato) il quale, con una condotta sistematica e protratta nel tempo, pone in essere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica nei confronti del datore nell’ambiente di lavoro. Da ciò può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione dle dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fiosiopsichico e del complesso della sua personalità (Corte di Cass., Sentenza n. 3875/09). Proprio per questo, qualora si ritenga di essere vittime di Mobbing, è necessario richiedere una consulenza da parte di un avvocato, il quale potrà consigliare di effettuare una valutazione del danno psicologico (per approfondire clicca qui)che, non raramente, si verifica in queste circostanze.

Riferimento Bibliografico:
– Ferrari, G. e Penati. V. (2011), Il Mobbing e le violenze psicologiche, Edizioni Ferrari Sinibaldi (EFS), Milano.

Ansia sintomi – Sopravvivere al Natale: quando le feste generano ansia e tristezza.

Ansia sintomi

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Ansia sintomi – Al di là del significato canonico legato al Natale in termini spirituali questa festività, considerata forse la più importante dell’ anno nelle culture occidentali, racchiude in sé, ad oggi, una serie di significati e di valori che riguardano e investono tutti indipendentemente dal credo religioso.

L’ atmosfera natalizia incarna una serie di accezioni che rimandano al senso di unità, di calore, di vicinanza, bontà e, a tratti, buonismo che, anche nel caso in cui mal si sposino con la situazione reale, tutti sentono l’ onere di dover adottare rischiando di scontrarsi spesso con sensazioni sgradevoli legate per lo più all’ ansia ed alla depressione.

Lo stress natalizio parte da circa metà novembre, con le prime pubblicità, le canzoncine e le vetrine allestite inizia a farsi strada il pensiero di “cosa regalare e a chi”; a questo si aggiunge l’ ideale di famiglia perfetta che gusta un pranzo perfetto, con i suoi membri perfetti, nella propria casa perfetta e da questo momento in poi, per molti, ciò che dovrebbe essere vissuto con leggerezza e tranquillità d’ animo può trasformarsi in un vero e proprio incubo.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Nello specifico, la frenesia legata ai regali può generare una serie di angosce collegate per lo più a mancanza di soldi, timore di non fare bella figura, sentirsi in obbligo di fare dei presenti, doversi imbattere in file interminabili e corse dell’ ultimo minuto trasformando anche il tempo libero in qualcosa di impegnativo e simile ad un vero e proprio lavoro.

D’ altra parte, invece, l’ ideale collegato al Natale, di famiglia felice, riunita e sorridente entra spesso in contrasto con la realtà di molte persone che non ha una famiglia “all’ altezza di tali aspettative” e che finiscono inevitabilmente  per sentirsi inadeguate, insoddisfatte e ancora più sole, obbligate a doversi fingere felici perché “È Natale”.

Questi aspetti, che possono sembrare assurdi per tutti coloro che si sentono perfettamente in linea con la magia ed il calore del Natale, possono essere fonte di grande sofferenza e frustrazione per chi vorrebbe invece eliminare questo periodo dal calendario.

Come sopravvivere ai giorni delle festività natalizie?

⇒ Distingui la realtà dalla finzione ⇐ 

Come premesso il Natale è, per molti aspetti ormai, una festa commerciale e pertanto i modelli proposti dai media hanno l’ obiettivo di invogliare all’ acquisto, rimandando l’ idea della famiglia felice che si fa regali costosi in una location eccezionale. Tenere conto di questo aspetto è fondamentale per abbassare le aspettative, tornare con i piedi per terra e realizzare che la perfezione non esiste, né nella propria famiglia, né nelle altre..

⇒ Rompi la tradizione ⇐

Sebbene sia Natale si può decidere di fare qualcosa di diverso dal solito. Si può prediligere una gita fuori porta, una giornata in un centro benessere, un’ attività di volontariato..è un giorno di festa internazionale, ma il modo in cui festeggiarlo puoi sceglierlo tu.

⇒ Non sentirti in obbligo ⇐

Se non senti il bisogno di fare e ricevere regali..evita di farlo. La sensazione di doverlo fare e di sentirsi in dovere di giustificarsi nel caso in cui non se ne abbia intenzione fa parte della smania commerciale al regalo più bello. Via, quindi, ogni senso di colpa: chi ti conosce e ti vuole bene sa come dimostri il tuo affetto in altri modi, tutti i giorni dell’ anno.

 ⇒ Stai con chi ti fa stare bene ⇐

La famiglia non è solo quella “biologica”, ma è fatta anche di persone amiche o conoscenti che hanno il pregio di farti sentire a proprio agio. Se la tua famiglia è lontana (fisicamente o emotivamente) o assente puoi scegliere di passarlo a casa di amici, colleghi, parenti lontani, ciò che conta è che, ovunque tu lo trascorra, ti senta a casa.

 ⇒ Rispetta i tuoi bisogni ⇐

Per ultimo, ma non certo per ordine di importanza, fai ciò che ti senti di fare. Spezza le convinzioni, gli obblighi, le aspettative tue e di chi ti sta intorno rispetto a questo periodo di festa. Non sentirti obbligato a fingere, a mostrare ciò che non provi e fingerti per ciò che non sei. Sii libero di passare queste giornate particolari come ti fa stare bene, senza vincoli e costrizioni.

Il Natale è una festività talmente radicata nella nostra cultura da non poter essere ovviamente eliminata e di conseguenza è necessario che chi non la vive a cuor leggero impari a conviverci. Spero che questo articolo possa aver fornito qualche spunto di riflessione nonché qualche consiglio pratico per imparare a rompere qualche schema e aprire la propria mente a nuove ed alternative soluzioni e stati d’ animo.

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Disturbo Bipolare – Comprenderlo e gestirlo

Disturbo bipolare – Come funziona?

Disturbo bipolare – L’umore accompagna ogni persona nella propria esistenza ed ha la caratteristica di cambiare in base ad un’enorme quantità di variabili riferibili sia ad eventi esterni che a caratteristiche intrapsichiche, passando ripetutamente da uno stato di tristezza ad uno di felicità.

Tale mobilità a volte può venire meno e determinare una sorta di fissità prima al polo della felicità e, in seguito, a quello della tristezza generando una condizione diversa dal comune “sbalzo d’umore” che può avere delle conseguenze anche molto negative in chi ne soffre.

In certi casi, infatti, tali variazioni compromettono significativamente le scelte, i comportamenti, i pensieri ed il modo di leggere gli eventi che risulta completamente falsato.

I picchi di umore sono costanti e molto intensi. La felicità diventa esagerata, eccessiva ed inadeguata rispetto al contesto, i pensieri si accelerano, i comportamenti diventano impulsivi, il senso di grandiosità può rasentare l’onnipotenza e le attività diventano talmente frenetiche da poter sfociare in comportamenti anche molto pericolosi (come, ad esempio, guida spericolata, uso di sostanze, acquisti incontrollati).

Al contrario, la tristezza è estremamente intensa, caratterizzata da senso di vuoto, perdita di interesse per ogni attività piacevole, alterazioni del sonno, mancanza di appetito, completa chiusura in sè. Appare evidente come, in questi casi, si renda necessario un aiuto specialistico.

L’obiettivo della psicoterapia è quello di affiancare la persona nel raggiungimento di una presa di coscienza rispetto al disturbo indagando, insieme al terapeuta, le cause che l’hanno determinato ed aiutandola a gestire al meglio i pensieri disfunzionali ed i comportamenti ad essi associati. In tal modo, l’altalena di emozioni nella quale si trova incastrata diventa gradualmente gestibile, migliorando, inevitabilmente, la relazione con se stessa e con gli altri.

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Sintomi depressione – Quando la depressione ti risucchia, tendi una mano, chiedi aiuto.

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Sintomi depressione, tendi una mano, chiedi aiuto

Sintomi depressione – La tristezza è un’emozione che caratterizza un polo dell’umore, il quale oscilla costantemente tra il polo positivo (della felicità) e quello negativo.

Questa oscillazione può essere considerata completamente normale, in quanto influenzata da una quantità altissima di variabili sia interne che esterne all’individuo.

Di fronte ad un evento sfavorevole quali un lutto, una separazione, la scoperta di una patologia, reagire con tristezza, oltre ad essere una reazione più che comprensibile, assume anche un importante valore adattivo.

É proprio chiudendosi in sè stessi che diventa infatti possibile concedersi uno spazio per elaborare e quindi accettare tutte quelle condizioni spiacevoli a cui la vita, talvolta, pone di fronte.

Quando però alcuni stati emozionali come la tristezza, l’apprensione, i sensi di colpa e l’isolamento, associati a disturbi del sonno, perdita dell’appetito, del desiderio sessuale e, più in generale, di interesse per tutte le attività ritenute piacevoli fino a poco prima si presentano costantemente e determinano un peggioramento della vita, il discorso si fa diverso.

In tutte quelle circostanze in cui la realtà viene interpretata esclusivamente in maniera disastrosa e negativa, la concezione di sè diventa svalutante e avvilente, quando la sfiducia in se stessi e per il mondo portano all’isolamento, è probabile che si stia attraversando un periodo di depressione.

La stanchezza e lo sconforto possono esacerbarsi talmente tanto da impedire di reagire, restando intrappolati nei meandri della tristezza che, come sabbie mobili, risucchiano energia e rendono, talvolta, impossibile uscirne fuori da soli. In questi casi può essere necessario un aiuto proveniente dall’esterno.

Quando ci si sente demoralizzati e sconfortati e la realtà viene percepita in “bianco e nero”, comprendere le origini del disagio può essere di fondamentale importanza per modificare la situazione ed iniziare ad osservare la realtà in modo diverso.

Iniziare un percorso psicoterapeutico permette di imparare a comprendere se stessi all’interno di un percorso di crescita interiore e consapevolezza di sè grazie al quale si può imparare a riprendere, gradualmente, in mano le redini della propria vita e tornare a sorridere.
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Ansia Sintomi – Non farti paralizzare dall’ansia, chiedi aiuto.

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiAnsia sintomi – Non farti paralizzare!! Chiedi aiuto.

Ansia sintomi – Quando si parla di ansia è chiaro per tutti a cosa si sta facendo riferimento. É quella sensazione che si prova quando si sta vivendo uno stato d’allerta ed è generalmente collegata all’emozione sgradevole della paura.

I sintomi associati all’ansia sono moltissimi e riguardano sia la sfera psicologica che quella fisica.

Da un punto di vista emotivo, è caratterizzata da un senso di preoccupazione pervasivo e costante, difficoltà di concentrazione, stato di confusione mentale e perdita di controllo.

Fisicamente le manifestazioni dell’ansia sono tantissime e vanno dall’accelerazione del battito cardiaco, al tremore, alla sudorazione, ad un senso di formicolio diffuso, vampate di calore o, al contrario, brividi di freddo, tutti sintomi che contribuiscono ad acuire e mantenere il senso di angoscia che la caratterizza.

Sebbene abbia un importante valore adattivo (provare un forte stato d’ansia in una situazione di reale pericolo ci mette in allerta dandoci la possibilità anche di salvarci la vita), quando si manifesta costantemente ed eccessivamente perde questa sua caratteristica, conservando soltanto gli aspetti sgradevoli e diventando, inevitabilmente, disfunzionale.

É in questi casi che i livelli di ansietà possono diventare talmente elevati da essere paralizzanti, portando alla costruzione di una gabbia mentale della quale si può anche restare prigionieri.

Quando gestire la propria vita diventa estremamente complicato, la quotidianità finisce per essere logorata dal senso di oppressione e rilassarsi diventa un’impresa impossibile, si può andare incontro ad uno stato di esaurimento che può e deve essere migliorato.

Certe volte persino chiedere aiuto per uscire dal recinto dell’apprensione può essere difficile, in realtà la decisione di intraprendere un percorso psicoterapeutico mirato può essere una scelta molto saggia.

Con l’aiuto di un professionista, si può imparare infatti ad “ascoltare” quello che la nostra mente ed il nostro corpo stanno tentando di dire attraverso quel fastidioso sintomo, permettendoci di (ri)conoscere tutte le cause che si celano dietro al disturbo d’ansia al fine di comprenderle, imparando, quindi, a gestirle ed a trovare la chiave per rompere quei muri ritrovando la propria libertà. Continue reading “Ansia Sintomi – Non farti paralizzare dall’ansia, chiedi aiuto.”

Psicologo Firenze – 3 motivi per rivolgersi ad un professionista

Psicologo Firenze – Ecco 3 frequenti motivazioni per cui le persone si rivolgono ad uno psicoterapeuta Firenze, come la psicoterapia può essere d’aiuto

Psicologo Firenze – In quanto psicoterapeuta, ritengo che non esista una motivazione più o meno valida per rivolgersi ad un professionista ma che, al contrario, ogni volta venga avvertito un senso di disagio, un malessere o, “semplicemente”, un desiderio di conoscersi meglio, iniziare un percorso terapeutico sia sempre la scelta più giusta.
Nonostante le problematiche che possono provocare una sofferenza siano numerose e complesse, nella mia pratica clinica ho potuto osservare che le maggiori motivazioni per le quali viene richiesto aiuto sono relative a tre.

1. ANSIA

Psicologo Firenze – L’ansia è quel sentimento di apprensione e preoccupazione di cui ognuno di noi fa esperienza qualora si rapporti a stimoli o situazioni “minacciose”, può però diventare invalidante quando si presenta in modo costante ed indipendentemente da uno stimolo che lo scateni.

Le forme con cui si manifesta sono molte: l’ansia può esprimersi in vista di una separazione da una figura importante, all’esposizione a situazioni sociali, al pensiero di avere una malattia o, in generale, può presentarsi come una modalità di leggere il mondo, come un sentimento generalizzato di angoscia costante fino ad “esplodere”, in certi casi, in attacchi di panico veri e propri.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Qualunque sia l’elemento che la scatena, ciò che caratterizza l’ansia è la sensazione costante di paura, emozione che, sebbene sia logico provare quando si è esposti ad un rischio reale, può compromettere la serenità della propria vita se si innesca continuamente di fronte a stimoli che, di per sè, non hanno nulla di temibile, trasformando la propria esistenza in una prigione che diventa la propria zona di comfort.

Generalmente, il forte senso di disagio tipico dell’ansia si accompagna a sintomi fisici (come, per esempio, tachicardia, tremore, sudorazione) e comportamenti di evitamento che si attivano anche qualora lo stimolo temuto non sia presente e che determina uno stato di allerta costante.

Questo tipo di problematica è molto frequente e provoca una forte sofferenza in chi la sperimenta, ma ciò non significa che non sia gestibile. Al contrario, con l’aiuto di un professionista, è possibile imparare a riconoscere le motivazioni che spingono a leggere il mondo come se fosse un luogo minaccioso, permettendo di modificare il modo di interpretarlo e prendendo consapevolezza del fatto che vivere la propria quotidianità, rapportarsi agli altri e percepire un ambiente confortante e affidabile è possibile.

2. DEPRESSIONE

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Psicologo Firenze – La vita, purtroppo, pone di fronte a momenti molto complessi e faticosi d un punto di vista emotivo ed in tali circostanze il senso di tristezza, l’apatia e lo sconforto possono prendere il sopravvento sulla capacità di gestire le proprie abitudini.

Può capitare allora di sentirsi “spenti, “giù di corda”, privi di stimoli e di interessi, tanto da sperimentare cambiamenti nei  ritmi quotidiani del sonno, dell’appetito, della propria capacità di concentrarsi, determinando inevitabili ripercussioni sulla propria esistenza, paralizzandola.

In questi casi i pensieri negativi, i sensi di colpa e la mancanza di energia fanno sentire impotenti e bloccati, chiusi in una solitudine che si ha l’impressione nessuno possa essere in grado di comprendere e, in questi momenti, rialzarsi tornando a sorridere sembra un obiettivo impossibile da raggiungere.

Anche qualora la vita ponga di fronte ad eventi traumatici, lutti, separazioni, perdite, un’infanzia dolorosa che sembra impensabile accettare, ogni persona possiede risorse enormi che può essere in grado di tirar fuori per reagire, sebbene spesso, soprattutto quando ogni certezza sembra sbriciolarsi di fronte ai nostri occhi, non ne è consapevole.

Per questo, per riconoscerle e utilizzarle al meglio è spesso necessario rivolgersi ad uno specialista con il quale intraprendere un percorso di crescita personale teso alla scoperta di sè e delle proprie modalità disfunzionali allo scopo di fronteggiarle e modificarle imparando, pian piano, ad uscire da quel muro di solitudine e tristezza che si è costruito per proteggere se stessi e riprendere in mano la propria vita con serenità.

3. SBALZI D’UMORE

Psicologo Firenze – L’umore è solitamente sottoposto ad oscillazioni che fanno sì che ognuno sperimenti, in modo alternato, emozioni di felicità e di tristezza. Quando, però, gli “sbalzi” diventano talmente intensi e duraturi da interferire con la capacità di gestire i rapporti con gli altri, stabilire relazioni significative e svolgere adeguatamente il proprio lavoro, gestire la propria quotidianità può diventare difficile e faticoso.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Quando capita di sentirsi “sballottati” tra la sensazione di essere “al settimo cielo”, euforici, invincibili, così carichi di energia da non percepire il bisogno di dormire o di mangiare che si alternano ad un senso di profonda tristezza, auto-svalutazione o di colpa eccessivi, può darsi che non si tratti di una normale oscillazione dell’umore, ma di una problematica che deve richiedere l’attenzione di uno specialista.

A molte persone capita di attraversare periodi in cui si sentono in vena di iniziare nuovi progetti senza possedere le competenze per poterli realizzare, di sentirsi così attive da non percepire il bisogno di dormire, di fare acquisti incontrollati, di guidare in modo spericolato, di intraprendere investimenti azzardati o di sviluppare attività sessuali compulsive, alternando tali comportamenti a fasi caratterizzate, al contrario, da arrendevolezza, sfiducia in sè e nel mondo, assenza di energia e sprofondando, di conseguenza, in una sensazione di depressione vera e propria.

Questa situazione porta, inevitabilmente, a sperimentare un malessere che può essere però gestito con l’aiuto del professionista giusto. Il desiderio di sentirsi sollevato, unito alle competenze di uno specialista (e, se necessario, con la collaborazione di specialisti in psicofarmacologia) possono aiutare a raggiungere un maggior grado di consapevolezza circa la problematica, aiutando a comprenderla, gestirla e, quindi, a stare meglio.

In quali circostanze e in che modo la psicoterapia può fornire un valido aiuto?

Psicologo Firenze – Quando si avverte la sensazione che lo stress e l’ansia quotidiani siano ormai ingestibili, che certe ferite emotive del passato continuino a “sanguinare”, che il senso di tristezza abbia la meglio sulla propria esistenza, che certe paure tendano a paralizzare i propri comportamenti, che eventi improvvisi e inaspettati stravolgano completamente le proprie certezze, qualora insorgano insorgano blocchi relativi alla sfera affettiva, sessuale, alimentare o, talvolta, “semplicemente” si realizza che il bisogno di conoscere meglio se stessi prende il sopravvento, la psicoterapia può essere il migliore alleato.

Esistono tantissime scuole di pensiero che seguono approcci terapeutici diversi tra loro e che quindi si rapportano all’individuo ed alla sintomatologia lamentata in modi differenti.

Personalmente ritengo che ogni individuo abbia una storia personale, una complessità ed una sintomatologia sue proprie, meritevoli di una comprensione che tenga conto di tale unicità, attraverso un approccio plasmato sulla persona e sulle sue caratteristiche irripetibili.

Per questo motivo lavoro sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiseguendo i principi del modello comparato
(http://firenze.spc.it/chi-siamo/presentazione/modello-comparato) che si pone come obiettivo principale quello di creare un intervento “ritagliato sul paziente”, non perdendo mai di vista l’importanza di stabilire e mantenere una relazione terapeutica efficace.

Dopo una prima fase, focalizzata sulla comprensione e sulla presa di coscienza circa le cause che hanno portato all’attuale situazione di sofferenza o disagio, il processo terapeutico prosegue in una fase più attiva di “accompagnamento” alla vita reale con una nuova consapevolezza di sè e, di conseguenza, di maggiore fiducia nelle proprie risorse nell’affrontare con maggiore fiducia e serenità la propria vita, liberi di essere se stessi.

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Disturbo Bipolare – Vivere tra l’esaltazione e la depressione.

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiDisturbo Bipolare – L’umore è la tonalità affettivo-emotiva che colora l’intera esistenza di ogni persona:

ogni idea, emozione o ricordo vissuti sono caratterizzati dallo stato d’animo del momento.
Possiamo immaginare l’umore come collocato su un continuum che oscilla  tra i due poli opposti della tristezza e dell’euforia, condizionato sia da fattori “interni”, relativi alla sfera psicologica, che da eventi esterni caratterizzati da tutto ciò che accade al di fuori di noi e che quindi, inevitabilmente, influenza il morale.
Proprio per questo, tale condizione di dinamicità e flessibilità relativa allo stato d’animo è ritenuta normale e diventa problematica (quindi degna di attenzione da un punto di vista clinico), nel momento in cui l’umore, anzichè oscillare da un polo all’altro, resta fisso ad un estremo.
In questo caso può verificarsi una sintomatologia differente a seconda che la fissazione riguardi il polo “negativo” o quello “positivo” che, nello specifico portano allo svilupparsi dei sintomi tipici della depressione o ad assistere, al contrario, ad un umore elevato.
In tali circostanze si parla di disturbi unipolari, proprio perchè l’umore resta fisso ad un unico polo.

Ma di cosa si tratta se si passa, ciclicamente, da una polarità all’altra?

Come detto poco fa, l’alterazione dello stato d’animo può essere ritenuto una circostanza normale nella quotidianità di ogni persona fino a che si tratta del passaggio da emozioni di tristezza a quelle di allegria, ma sbalzi di umore  troppo intensi possono essere un campanello d’allarme rispetto alla possibilità che si stia soffrendo di un disturbo bipolare.

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiIl disturbo bipolare è una manifestazione clinica caratterizzata dalla continua alternanza di episodi depressivi ed episodi maniacali che restano alterati per periodi relativamente lunghi (non si tratta di variazioni che avvengono, per esempio, nell’arco di uno stesso giorno) e che inevitabilmente influenzano la qualità della vita della persona che ne viene colpita, rischiando di deteriorarne la vita affettiva, sociale e lavorativa.
Nonostante esistano diverse sottocategorie di disturbo bipolare (disturbo bipolare I, disturbo bipolare II, disturbo ciclotimico), che si differenziano tra loro per determinati criteri diagnostici che non ritengo opportuno specificare in questa sede, in ogni caso non si tratta mai di comuni sbalzi di umore, ma di importanti variazioni che compromettono in maniera significativa le scelte, i comportamenti e il modo di leggere gli eventi di chi ne soffre.

Come riconoscere il disturbo bipolare?

Ecco, di seguito, alcuni criteri utili nell’individuazione di un disturbo bipolare (che non devono, in nessun caso, sostituire una diagnosi specialistica).

• Presenza di un umore persistentemente elevato ⇒ L’umore tende ad apparire come eccessivamente euforico, al “settimo cielo”, talmente espanso da poter essere percepito inadeguato rispetto al contesto; ad esempio l’individuo può iniziare lunghe conversazioni in pubblico con persone estranee.

 Accelerazione nello svolgimento delle attività quotidiane: L’eccessiva eccitazione può spingerlo a progettare imprese irrealizzabili, ad iniziare una serie di compiti senza portarne a termine neanche uno, a sperimentare un ridotto bisogno di dormire, ad essere facilmente distraibile.

• Autostima esagerata ⇒ Il senso di Sè risulta tanto alterato da passare da una fiducia in se stessi priva di critica ad un senso di grandiosità talmente grande da diventare, a tratti, delirante.
Può avvenire, per esempio, che nonostante non sia presente alcun talento specifico, l’individuo decida di intraprendere compiti grandiosi come quello di pubblicare un romanzo.

• Evidente distraibilità ⇒ I pensieri viaggiano con una rapidità talmente forte da determinare un‘incapacità di filtrare gli stimoli estremi irrilevanti (come i rumori di fondo in una conversazione o l’arredamento in una stanza) e ciò rende, di frequente, impossibile sostenere un discorso logico o seguire delle istruzioni.

• Eccessivo coinvolgimento in attività che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose ⇒ L’espansività, l’ottimismo, la grandiosità e lo scarso giudizio spesso determinano il coinvolgimento in attività “pericolose” come acquisti incontrollati (che possono causare una perdita di denaro eccessiva rispetto alle proprie possibilità economiche), guida spericolata, abuso di sostanze, improvviso interesse per il gioco d’azzardo, investimenti finanziari avventati, comportamenti sessuali promiscui e insoliti per l’individuo.

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• Compromissione nella sfera lavorativa, sociale e affettiva ⇒ L’alterazione dell’umore è talmente importante da compromettere in modo significativo la capacità di svolgere adeguatamente i propri compiti lavorativi nonchè di gestire relazioni sia amicali che intime.

• Alternanza di episodi depressivi ⇒ Per poter parlare di Disturbo Bipolare è necessario che a tutti questi sintomi si alternino dei periodi caratterizzati da sintomi tipici dell’umore depresso.
Durante questi intervalli di tempo, quindi, la persona tende a sperimentare:
· Intensi sentimenti di vuoto
· 
Impotenza appresa

· Solitudine
· Difficoltà nello svolgimento di attività quotidiane
· 
Assenza di interesse per ogni tipo di attività piacevole
· Alterazioni del sonno
· 
Mancanza di appetito
· Problemi di concentrazione e memoria
·
 (nei casi più gravi) Pensieri suicidari

Qual è il modo migliore di approcciarsi a questa problematica?

Il disturbo bipolare è un disagio relativo al tono dell’umore che, come tale, non può e non deve assolutamente essere sottovalutato. Talvolta, quando il tono dell’umore è spostato sul piano maniacale, chi ne soffre può non avere la percezione di avere un problema e di necessitare quindi di un trattamento, rendendo piuttosto difficile aiutarlo a migliorare la propria situazione.
Ciononostante, l’intervento psicoterapeutico si rende indispensabile e dovrebbe essere teso sia ad affiancare il paziente nel raggiungimento di una presa di coscienza relativa al disturbo, andando ad indagare le cause che l’hanno generato, che ad aiutarlo a gestire i propri comportamenti disfunzionali ed i pensieri ad essi associati.
Sebbene la psicoterapia si sia mostrata efficace nella capacità di affrontare molti problemi interpersonali, emotivi e cognitivi di pazienti affetti da disturbo bipolare, non va dimenticato che, in alcuni casi, l’associazione ad una terapia farmacologica è ritenuta indispensabile nella presa in carico del paziente.

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La Sindrome del Burn-Out: riconoscerla e gestirla.

 

La Sindrome del Burn-Out, o Sindrome da Esaurimento Emotivo, è una condizione che si può verificare in chi svolge professioni di aiuto (quali, per esempio, educatore, infermiere, operatore socio sanitario..) ed è relativa alle conseguenze derivanti dal lavorare con categorie di persone problematiche e sofferenti. In queste circostanze può infatti accadere che gli operatori si trovino nella condizione di dover rispondere a certi bisogni non sempre soddisfacibili e ciò determina, dopo un certo lasso di tempo, uno stato di logoramento e stress psicofisico che li rende meno attenti e disponibili nei confronti degli utenti, determinando la possibilità che si verifichi un calo professionale e psicologico che, a lungo andare, può deteriorare i rapporti interpersonali.
Da un punto di vista psicologico, l’esaurimento emotivo genera un senso di impotenza acquisita in chi lo sperimenta, dovuto alla sensazione di non essere più in grado di rispondere positivamente alle eccessive richieste provenienti dall’ambiente e di non poter far nulla per modificare il senso di oppressione che ne deriva, il quale tende poi a sfociare in una serie di manifestazioni fisiche, psicologiche e comportamentali.

Come riconoscere i campanelli d’allarme?

Se svolgi una professione d’aiuto ed hai la sensazione di sentirti eccessivamente stanco, nervoso, oberato di lavoro e “sul punto di esplodere”, è importante che tu presti attenzione ad alcuni sintomi che potrebbero indicare l’inizio di un Burn-Out, al fine di riconoscerlo in maniera tempestiva per intervenire il prima possibile.
La sintomatologia da esaurimento emotivo si caratterizza per la presenza di:

Sintomi fisici di cui, i più frequenti, sono relativi a mal di testa, disturbi gastrointestinali, insonnia, cambiamento nelle abitudini alimentari;
◊ Sintomi psicologici tra cui senso di colpa, negativismo, alterazioni dell’umore, scarsa fiducia in sè, irritabilità, scarsa empatia e capacità di ascolto;
◊ Reazioni comportamentali esclusivamente sul luogo di lavoro come, ad esempio, assenze o ritardi frequenti, tendenza ad evitare contatti telefonici o a rinviare gli appuntamenti;
◊ Cambiamenti di atteggiamento nei confronti dei pazienti relativi a chiusura al dialogo, cinismo, distacco emotivo nonchè indifferenza ai problemi dell’altro.

Queste manifestazioni, di per sè, sono reazioni generali che possono verificarsi in risposta a qualunque situazione stressante, ciò che le rende specifiche del burn-out è il fatto che si verificano solo nella sfera lavorativa e ne peggiorano, ovviamente, la qualità.

Quali sono i fattori che predispongono maggiormente al rischio di sviluppare un Burn-Out?

Esistono alcuni fattori che rendono certe persone più vulnerabili di altre al rischio di sviluppare una Sindrome da esaurimento emotivo, ecco quali sono:

♦ Condizioni lavorative: in particolare, il sovraccarico delle richieste legate al ruolo, impossibilità di svolgere un lavoro vario ed interessante, mancanza di stimoli sul piano cognitivo e affettivo;
Variabili demografiche: pare che appartenere al sesso femminile, avere un’età media e maggiori anni di anzianità alle spalle, siano fattori che incidano maggiormente sulle manifestazioni del fenomeno;
Variabili individuali: ovviamente, non tutte le persone reagiscono a fattori stressanti allo stesso modo. In genere, tendono ad essere particolarmente vulnerabili al burn-out coloro che tendono ad essere remissivi nei rapporti con gli altri, che presentano difficoltà a distinguere tra coinvolgimento personale e professionale, che ricercano approvazione e tendono ad aver ed una scarsa fiducia in sè.
♦ Fattori culturali e storico-sociali: anche certe caratteristiche concrete che caratterizzano la relazione operatore-utente in un determinato momento storico possono mettere alla prova i sistemi di valori tradizionali, contribuendo al venir meno di ruoli e strutture sociali che prima si caratterizzavano come riferimenti sicuri.

In tutte queste circostanze può avvenire che il burn-out venga adottato dagli operatori come una sorta di “strategia” per fronteggiare la situazione di stress lavorativo dovuto ad uno squilibrio tra richieste ed esigenze lavorative da un lato e risorse disponibili dall’altro.

Come si interviene sul Burn-Out?

Il burn-out è un fenomeno che, a partire dagli anni ’80 è stato ampiamente studiato rendendolo, ad oggi, una manifestazione ampiamente conosciuta e, pertanto, non più “inevitabile”.
Ciò permette di individuare importanti strategie di intervento efficaci che consentono di intervenire sia a livello preventivo che a livello di riduzione del disagio in atto, nel momento in cui i sintomi di stress siano già presenti.
Possono essere particolarmente utili alcune strategie di stampo cognitivo-comportamentale, in particolare sembrano ottenere buoni risultati tecniche di rilassamento (quali il Training Autogeno), di gestione dello stress e del tempo ed il rafforzamento di alcune abilità sociali quali, ad esempio, l’assertività.
Inoltre, altre possibilità di intervento, soprattutto a livello preventivo, sono quelle ottenibili a livello collettivo, sull’intero staff e caratterizzate da formazione degli operatori e da continui interventi di supervisione promossi dal contesto lavorativo.

La Sindrome da Esaurimento Emotivo può avere delle serie ripercussioni su chi la sperimenta che possono invadere diverse sfere di vita, da quella personale a quella sociale e lavorativa intaccando anche la salute fisica, oltre che quella mentale.
Per questo, nel momento in cui ci si riconosce nella sintomatologia descritta è sicuramente consigliabile parlarne con il proprio datore di lavoro e, se necessario, richiedere un aiuto specialistico per ricevere supporto e gestire al meglio la problematica prima che un carico di stress eccessivo si trasformi in un esaurimento vero e proprio.

Riferimento Bibliografico:
– Zani B., Cicognani E. (2000), Psicologia della salute. Il Mulino, Bologna.

Accettare i cambiamenti..che fatica!

Sebbene la gran parte delle persone si senta rassicurata nel momento in cui percepisce di poter controllare gli eventi, ognuno si trova costantemente nella condizione di dover affrontare il cambiamento.
Che si tratti di avvenimenti più o meno gradevoli, da un licenziamento all’acquisto della casa dei propri sogni, i mutamenti mettono sempre di fronte alla dura realtà che, nostro malgrado, non sia possibile controllare gli eventi i quali, molto spesso, si susseguono senza la possibilità di poterli dominare.
Quando ciò avviene, la prima reazione è tendenzialmente quella di opporvi resistenza in quanto il cambiamento spaventa essendo vissuto come qualcosa di estraneo, poco familiare e indomabile. Proprio per questo, anche nei casi in cui la situazione attuale provochi una sofferenza, la prima risposta tende ad essere quella di adoperarsi per lasciare le cose immutate, trattenendo il più possibile persone, situazioni, luoghi o oggetti per quanto risultino, talvolta, addirittura scomodi.
Restare aggrappati a ciò che si conosce è, senza dubbio, rassicurante ma diventa, al contempo, molto limitante perchè favorisce la tendenza a rimanere radicati ad un passato che non può essere modificato, anzichè proiettare la propria mente verso un futuro ancora tutto da scoprire e da plasmare.
Imparare a rompere certe rigidità, aprendosi all’imprevisto e sviluppando un approccio più flessibile alla vita è un dono enorme che ognuno può fare a se stesso che permette di concedersi infinite possibilità di crescita e rinnovamento.

Come ci si può aprire al cambiamento senza avere paura?

∗ Inizia dalle piccole abitudini quotidiane ∗ Ovviamente, soprattutto nei casi in cui il cambiamento venga vissuto con forte timore, l’accettazione delle variazioni che avvengono nella propria vita devono essere accettate a piccoli passi. Per questo può essere utile iniziare da cose “banali” come, ad esempio, spostare la disposizione dei mobili nella propria casa, fare spesa in un supermercato differente da quello abituale, cimentarsi nella preparazione di un nuovo piatto mai cucinato prima e così via….trovare attività ed esperienze nuove permette, di per sè, di aprirsi a possibilità sconosciute.

∗ Accetta il cambiamento ∗ Può sembrare banale, ma non lo è. Spesso ciò che rende più difficile in assoluto rinnovarsi senza opporre resistenza, è proprio l’incapacità di rinunciare a dominare le situazioni. Non è ovviamente possibile avere controllo su tutto ciò che avviene intorno a noi e cercare di contrastare costantemente qualcosa che non può essere dominato, può avere effetti anche molto logoranti sul proprio benessere.
É per questo che, di frequente, lasciare andare fa molto meno male che continuare a trattenere; molto spesso, “mollare la presa” e fidarsi dell’incerto può essere l’unico modo per ottenere sollievo e ritrovare la serenità.

∗ Fidati delle tue capacità ∗ Le cose intorno a te cambiano e tu, spesso, non le puoi controllare, è vero..ma non dimentichi una cosa importante? Tu possiedi una grande varietà di risorse e, la gran parte delle volte, vengono fuori proprio quando sei messo alla prova. Non aver paura, quindi, pensa che, nel momento in cui la vita ti metterà di fronte ad una situazione nuova, tu troverai il modo per affrontarla nel migliore dei modi, l’hai sempre fatto, solo che non c’hai mai fatto caso.

∗ Sii paziente ∗ L’ accettazione del cambiamento non va di pari passo con la fretta: abituarsi a qualcosa di diverso da ciò che si conosce richiede infatti del tempo ed è giusto, pertanto, seguire i propri ritmi senza essere impazienti imparando, in questo modo, a vivere ogni cambiamento non come un limite, ma come un’opportunità.

Iniziare a seguire questi piccoli suggerimenti, permette di realizzare quanto, abitualmente, venga naturale opporsi al cambiamento (in genere si tende a seguire sempre il solito tragitto per andare a lavoro o a privilegiare, per esempio, lo stesso mezzo di trasporto) ma quanto costituisca, al tempo stesso, una grande occasione di crescita personale e conoscenza di sè, degli altri e del mondo.

Riferimento Bibliografico:
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.