La Sindrome del Burn-Out: riconoscerla e gestirla.

 

La Sindrome del Burn-Out, o Sindrome da Esaurimento Emotivo, è una condizione che si può verificare in chi svolge professioni di aiuto (quali, per esempio, educatore, infermiere, operatore socio sanitario..) ed è relativa alle conseguenze derivanti dal lavorare con categorie di persone problematiche e sofferenti. In queste circostanze può infatti accadere che gli operatori si trovino nella condizione di dover rispondere a certi bisogni non sempre soddisfacibili e ciò determina, dopo un certo lasso di tempo, uno stato di logoramento e stress psicofisico che li rende meno attenti e disponibili nei confronti degli utenti, determinando la possibilità che si verifichi un calo professionale e psicologico che, a lungo andare, può deteriorare i rapporti interpersonali.
Da un punto di vista psicologico, l’esaurimento emotivo genera un senso di impotenza acquisita in chi lo sperimenta, dovuto alla sensazione di non essere più in grado di rispondere positivamente alle eccessive richieste provenienti dall’ambiente e di non poter far nulla per modificare il senso di oppressione che ne deriva, il quale tende poi a sfociare in una serie di manifestazioni fisiche, psicologiche e comportamentali.

Come riconoscere i campanelli d’allarme?

Se svolgi una professione d’aiuto ed hai la sensazione di sentirti eccessivamente stanco, nervoso, oberato di lavoro e “sul punto di esplodere”, è importante che tu presti attenzione ad alcuni sintomi che potrebbero indicare l’inizio di un Burn-Out, al fine di riconoscerlo in maniera tempestiva per intervenire il prima possibile.
La sintomatologia da esaurimento emotivo si caratterizza per la presenza di:

Sintomi fisici di cui, i più frequenti, sono relativi a mal di testa, disturbi gastrointestinali, insonnia, cambiamento nelle abitudini alimentari;
◊ Sintomi psicologici tra cui senso di colpa, negativismo, alterazioni dell’umore, scarsa fiducia in sè, irritabilità, scarsa empatia e capacità di ascolto;
◊ Reazioni comportamentali esclusivamente sul luogo di lavoro come, ad esempio, assenze o ritardi frequenti, tendenza ad evitare contatti telefonici o a rinviare gli appuntamenti;
◊ Cambiamenti di atteggiamento nei confronti dei pazienti relativi a chiusura al dialogo, cinismo, distacco emotivo nonchè indifferenza ai problemi dell’altro.

Queste manifestazioni, di per sè, sono reazioni generali che possono verificarsi in risposta a qualunque situazione stressante, ciò che le rende specifiche del burn-out è il fatto che si verificano solo nella sfera lavorativa e ne peggiorano, ovviamente, la qualità.

Quali sono i fattori che predispongono maggiormente al rischio di sviluppare un Burn-Out?

Esistono alcuni fattori che rendono certe persone più vulnerabili di altre al rischio di sviluppare una Sindrome da esaurimento emotivo, ecco quali sono:

♦ Condizioni lavorative: in particolare, il sovraccarico delle richieste legate al ruolo, impossibilità di svolgere un lavoro vario ed interessante, mancanza di stimoli sul piano cognitivo e affettivo;
Variabili demografiche: pare che appartenere al sesso femminile, avere un’età media e maggiori anni di anzianità alle spalle, siano fattori che incidano maggiormente sulle manifestazioni del fenomeno;
Variabili individuali: ovviamente, non tutte le persone reagiscono a fattori stressanti allo stesso modo. In genere, tendono ad essere particolarmente vulnerabili al burn-out coloro che tendono ad essere remissivi nei rapporti con gli altri, che presentano difficoltà a distinguere tra coinvolgimento personale e professionale, che ricercano approvazione e tendono ad aver ed una scarsa fiducia in sè.
♦ Fattori culturali e storico-sociali: anche certe caratteristiche concrete che caratterizzano la relazione operatore-utente in un determinato momento storico possono mettere alla prova i sistemi di valori tradizionali, contribuendo al venir meno di ruoli e strutture sociali che prima si caratterizzavano come riferimenti sicuri.

In tutte queste circostanze può avvenire che il burn-out venga adottato dagli operatori come una sorta di “strategia” per fronteggiare la situazione di stress lavorativo dovuto ad uno squilibrio tra richieste ed esigenze lavorative da un lato e risorse disponibili dall’altro.

Come si interviene sul Burn-Out?

Il burn-out è un fenomeno che, a partire dagli anni ’80 è stato ampiamente studiato rendendolo, ad oggi, una manifestazione ampiamente conosciuta e, pertanto, non più “inevitabile”.
Ciò permette di individuare importanti strategie di intervento efficaci che consentono di intervenire sia a livello preventivo che a livello di riduzione del disagio in atto, nel momento in cui i sintomi di stress siano già presenti.
Possono essere particolarmente utili alcune strategie di stampo cognitivo-comportamentale, in particolare sembrano ottenere buoni risultati tecniche di rilassamento (quali il Training Autogeno), di gestione dello stress e del tempo ed il rafforzamento di alcune abilità sociali quali, ad esempio, l’assertività.
Inoltre, altre possibilità di intervento, soprattutto a livello preventivo, sono quelle ottenibili a livello collettivo, sull’intero staff e caratterizzate da formazione degli operatori e da continui interventi di supervisione promossi dal contesto lavorativo.

La Sindrome da Esaurimento Emotivo può avere delle serie ripercussioni su chi la sperimenta che possono invadere diverse sfere di vita, da quella personale a quella sociale e lavorativa intaccando anche la salute fisica, oltre che quella mentale.
Per questo, nel momento in cui ci si riconosce nella sintomatologia descritta è sicuramente consigliabile parlarne con il proprio datore di lavoro e, se necessario, richiedere un aiuto specialistico per ricevere supporto e gestire al meglio la problematica prima che un carico di stress eccessivo si trasformi in un esaurimento vero e proprio.

Riferimento Bibliografico:
– Zani B., Cicognani E. (2000), Psicologia della salute. Il Mulino, Bologna.

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Accettare i cambiamenti..che fatica!

Sebbene la gran parte delle persone si senta rassicurata nel momento in cui percepisce di poter controllare gli eventi, ognuno si trova costantemente nella condizione di dover affrontare il cambiamento.
Che si tratti di avvenimenti più o meno gradevoli, da un licenziamento all’acquisto della casa dei propri sogni, i mutamenti mettono sempre di fronte alla dura realtà che, nostro malgrado, non sia possibile controllare gli eventi i quali, molto spesso, si susseguono senza la possibilità di poterli dominare.
Quando ciò avviene, la prima reazione è tendenzialmente quella di opporvi resistenza in quanto il cambiamento spaventa essendo vissuto come qualcosa di estraneo, poco familiare e indomabile. Proprio per questo, anche nei casi in cui la situazione attuale provochi una sofferenza, la prima risposta tende ad essere quella di adoperarsi per lasciare le cose immutate, trattenendo il più possibile persone, situazioni, luoghi o oggetti per quanto risultino, talvolta, addirittura scomodi.
Restare aggrappati a ciò che si conosce è, senza dubbio, rassicurante ma diventa, al contempo, molto limitante perchè favorisce la tendenza a rimanere radicati ad un passato che non può essere modificato, anzichè proiettare la propria mente verso un futuro ancora tutto da scoprire e da plasmare.
Imparare a rompere certe rigidità, aprendosi all’imprevisto e sviluppando un approccio più flessibile alla vita è un dono enorme che ognuno può fare a se stesso che permette di concedersi infinite possibilità di crescita e rinnovamento.

Come ci si può aprire al cambiamento senza avere paura?

∗ Inizia dalle piccole abitudini quotidiane ∗ Ovviamente, soprattutto nei casi in cui il cambiamento venga vissuto con forte timore, l’accettazione delle variazioni che avvengono nella propria vita devono essere accettate a piccoli passi. Per questo può essere utile iniziare da cose “banali” come, ad esempio, spostare la disposizione dei mobili nella propria casa, fare spesa in un supermercato differente da quello abituale, cimentarsi nella preparazione di un nuovo piatto mai cucinato prima e così via….trovare attività ed esperienze nuove permette, di per sè, di aprirsi a possibilità sconosciute.

∗ Accetta il cambiamento ∗ Può sembrare banale, ma non lo è. Spesso ciò che rende più difficile in assoluto rinnovarsi senza opporre resistenza, è proprio l’incapacità di rinunciare a dominare le situazioni. Non è ovviamente possibile avere controllo su tutto ciò che avviene intorno a noi e cercare di contrastare costantemente qualcosa che non può essere dominato, può avere effetti anche molto logoranti sul proprio benessere.
É per questo che, di frequente, lasciare andare fa molto meno male che continuare a trattenere; molto spesso, “mollare la presa” e fidarsi dell’incerto può essere l’unico modo per ottenere sollievo e ritrovare la serenità.

∗ Fidati delle tue capacità ∗ Le cose intorno a te cambiano e tu, spesso, non le puoi controllare, è vero..ma non dimentichi una cosa importante? Tu possiedi una grande varietà di risorse e, la gran parte delle volte, vengono fuori proprio quando sei messo alla prova. Non aver paura, quindi, pensa che, nel momento in cui la vita ti metterà di fronte ad una situazione nuova, tu troverai il modo per affrontarla nel migliore dei modi, l’hai sempre fatto, solo che non c’hai mai fatto caso.

∗ Sii paziente ∗ L’ accettazione del cambiamento non va di pari passo con la fretta: abituarsi a qualcosa di diverso da ciò che si conosce richiede infatti del tempo ed è giusto, pertanto, seguire i propri ritmi senza essere impazienti imparando, in questo modo, a vivere ogni cambiamento non come un limite, ma come un’opportunità.

Iniziare a seguire questi piccoli suggerimenti, permette di realizzare quanto, abitualmente, venga naturale opporsi al cambiamento (in genere si tende a seguire sempre il solito tragitto per andare a lavoro o a privilegiare, per esempio, lo stesso mezzo di trasporto) ma quanto costituisca, al tempo stesso, una grande occasione di crescita personale e conoscenza di sè, degli altri e del mondo.

Riferimento Bibliografico:
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.

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Perchè non tutte le persone gestiscono lo stress allo stesso modo?

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Lo stress è una reazione piuttosto familiare che riguarda tutti in quanto ognuno di noi, quotidianamente, ne fa esperienza.
Nonostante abbia un valore adattivo (per approfondire clicca qui) la percezione che ognuno ne fa nel momento in cui lo vive è generalmente sgradevole anche perché, quando persiste a lungo, può determinare una serie di tensioni e fastidi fino a trasformarsi in ansia vera e propria.
Sebbene esistano diversi fattori ambientali che possono determinare l’ insorgenza dello stress e che possono variare in base al livello di gravità (dalla morte di una persona cara alle seccature quotidiane) stabilire che cosa si caratterizza come un fattore stressante risulta più complesso di quanto non sembri.
Pare infatti che oltre a stimoli ritenuti negativi, anche avvenimenti positivi, come ad esempio l’ organizzazione di un matrimonio o la nascita di un figlio, possano generare una tensione ed un logoramento in quanto richiedono un processo di adattamento da parte dell’ individuo.
Inoltre, un altro aspetto fondamentale è relativo al fatto che le persone reagiscono con modalità molto diverse tra loro rispetto alle sfide a cui l’ esistenza le pone di fronte ed è per questo che dinanzi ad uno stesso evento stressante la reazione di due persone può anche essere molto diversa.

Perché l’ impatto di uno stesso evento può essere più o meno stressante a seconda di chi lo vive?

Secondo Lazarus è impossibile definire in maniera obiettiva quali siano gli eventi o situazioni che possano, di per sé, essere definiti stressanti; molto più importante è invece focalizzarsi sugli aspetti cognitivi dello stress. Ciò significa che non è tanto un evento ad essere stressante o meno, quanto la percezione che ognuno ha di poterlo o meno fronteggiare. In poche parole: se mi pongo di fronte ad una situazione avversa fiducioso di poterla destreggiare egregiamente, riuscirò a gestirla in maniera serena e tranquilla, al contrario, se il pensiero predominante è quello di sentirmi inadatto alla situazione, la vivrò con un forte carico emotivo, logorandomi.Stress

Una certa esperienza viene quindi vissuta stressante nel momento in cui la persona avverte un divario tra le richieste poste dalla situazione e le risorse che possiede per poterla affrontare. Solo nel momento in cui  sente di poterla gestire al meglio, lo stress è minimo; quando la sensazione di impotenza di fronte ad un evento dà la sensazione che sia insormontabile origina lo stress.
Ciò dimostra quanto l’ atteggiamento personale sia in grado di fare la differenza nel livello di stress che si sperimenta e questo ha un impatto fondamentale, anche sulla propria salute.

Quindi si può imparare a gestire lo stress?

Fortemente associato al concetto di stress ed alle modalità personali scelte per fronteggiarlo c’è quello di coping che si riferisce proprio alle strategie utilizzate per rapportarsi all’ evento avverso.
Questo processo implica un’ attività cognitiva che, di fronte all’ evento mette in atto una duplice valutazione; in particolare, quando si manifesta un evento stressante, le persone cercano di stabilire il significato e l’ impatto che questo può avere sul proprio benessere, in seguito viene messa in atto una “verifica” sugli effetti delle risposte ottenute sulla base dei cambiamenti messi in atto.
Numerosi studi dimostrano come esistano strategie più o meno adattive, soprattutto  in quanto la scelta dell’ una piuttosto che l’ altra, pare essere in grado di produrre un atteggiamento particolarmente vincente e, di conseguenza, più rilassante.
Se vuoi scoprire quali sono, clicca qui.

Riferimenti Bibliografici:
– Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.
– Zani B., Cicognani E. (2000), Psicologia della salute. Il Mulino, Bologna.

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Chi sono i “donatori di energia positiva”..? Scoprilo e prova diventarlo anche tu!

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Siamo fatti di energia. Anche quando non ce ne rendiamo conto rimandiamo (a noi stessi e agli altri) una carica energetica che può essere positiva o negativa.
A chi non capita di avere delle giornate “nere”..? Quando ci si sente stanchi e tristi sembra non andarne dritta una, avendo un “livello energetico” molto basso si tende ad essere negativi, a piangere, urlare, lamentarsi togliendo, talvolta senza neanche rendersene conto, energia vitale a se stessi per primi e, non di meno, alle persone che ci stanno intorno. Questo perché, negli scambi relazionali che intratteniamo ogni giorno, inconsapevolmente, ognuno di noi emana energia che può avvicinare o, al contrario, tenere distanti le persone con cui ci si rapporta. Provate a far mente locale e pensate a come vi sentite dopo esservi relazionati ad una persona sorridente o, al contrario, ad una persona annoiata.
Non avete come la sensazione di sentirvi alleggeriti o, al contrario, appesantiti in seguito ad incontri di questo tipo?
Del ruolo dei vampiri emotivi e dei modi attraverso i quali indeboliscano sia se stessi che gli altri abbiamo già discusso, non bisogna dimenticare, però, che esistono anche persone che sono in grado di trasmettere un senso di benessere e di energia positiva, da cui ognuno può imparare molto.
Le persone positive sono coloro che riescono a godere il buono della vita, che di fronte alle difficoltà non si lasciano prendere dal panico ma tirano fuori grinta e ottimismo, aspetti che si configurano come caratteristiche fondamentali per una buona riuscita nella vita.energia-positiva2

Riuscire a circondarsi di queste persone è importante perché, grazie alla loro flessibilità e alla loro propensione al benessere, si mostrano in grado di risollevare il morale quando ci si sente giù o dare buoni consigli e trovare soluzioni quando pare impossibile. Inoltre, cosa di non minore importanza, quando si trascorre tempo in compagnia di persone positive, i confini di ciò che è possibile si espandono e questo permette di considerare nuove opportunità, aprendosi al mondo con entusiasmo.

Come capisci di avere a che fare con donatori di energia positiva?

◊ In loro compagnia ti senti bene: la loro capacità di cogliere sempre il meglio da ogni situazione, il loro sorriso contagioso, la capacità di godere di ogni cosa li circondi trasmette un senso di benessere e tranquillità che rasserena chiunque stia loro vicino.

◊ Ti aiutano quando sei in difficoltà: i donatori di energia positiva rispettano gli altri e tendono la mano ogni volta che possono senza chiedere nulla in cambio, sono generosi e gentili ed è per questo che tendono ad avere relazioni sane.

◊ Ti fanno ridere: ridono tantissimo e, si sa, la risata è contagiosa! 🙂
Ogni volta che ti rubano un sorriso insegnano a non prendere né se stessi né la vita troppo seriamente, approfittando anzi di ogni occasione per ridere e favorendo, in questo modo, il benessere fisico e mentale.

◊ Ti perdonano quando sbagli: le persone positive sanno che riuscire a perdonare è una capacità fondamentale  per stare bene in quanto, ogni volta che non ci si riesce, si finisce per accumulare rabbia che, come ripetuto più volte, nuoce alla salute più di quanto non si pensi. È molto più vantaggioso, invece, imparare dai propri e dagli altri errori, lasciando andare ed evitando di ripeterli.

Come diventare, a tua volta, un donatore di energia positiva?

pensieri-positivi3♦ Osserva..e impara: Sicuramente conoscerai una o più persone che possiedono le caratteristiche appena menzionate, allora focalizzale..e usale come modelli! Coltiva l’ ottimismo, sii disponibile e aperto agli altri, ridi, perdona.

♦ Sii riconoscente: anche in quelle giornate in cui niente sembra filare per il verso giusto, non lasciarti prendere dal pessimismo; anziché concentrarti su ciò che manca, concentrati su ciò che hai, apprezza le persone e le cose che ti circondano, cogline il bello e apprezza tutto ciò che possiedi.

♦ Trova nuovi stimoli: incontra nuove persone, inizia una nuova attività, esci dalla tua zona di confort e sii curioso di scoprire cosa può riservarti la vita.

♦ Non giudicare: avere un atteggiamento giudicante ti rende rigido e severo; anziché focalizzare il pensiero sugli altri, concentrati su di te, su come sei, su come vorresti essere e su cosa puoi fare per  migliorarti.

♦ Goditi la vita: non farti togliere energie da cose frivole, godi il presente, concediti  tempo per te e fatti qualche piccolo regalo, coccolati.

♦ Non ti arrendere mai:  per ultimo, fondamentale, non abbatterti mai davanti ai fallimenti. Come diceva Edison “Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti”.

Sei d’ accordo..? 😉

Riferimento Bibliografico:
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.

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Psicologia di gruppo – “Io e l’ Altro”.

gruppo-psicologicoLa crescita psicologica passa attraverso tantissime vie.
Nell’ immaginario comune, quando si avverte l’ esigenza di iniziare un percorso di crescita personale, si pensa alla relazione diadica tra psicologo e paziente all’ interno di una cornice intima e ristretta in cui, nel rapporto con un professionista, si arrivano ad acquisire nuove consapevolezze di sé.
Ovviamente questa idea è corretta, ma non è l’ unica.
Partendo dal presupposto che esistono tantissimi tipi di gruppi psicologici o psicoterapeutici che si pongono obiettivi e modi anche molto diversi tra loro di lavorare, esplorare le proprie dinamiche all’ interno di un contesto gruppale fornisce, soprattutto in certi casi, un grande arricchimento al proprio percorso di crescita individuale.
La personalità di ognuno è quasi interamente il prodotto delle relazioni con gli altri e molto spesso la sofferenza si sviluppa proprio nel momento in cui queste interazioni vengono distorte. Ciò è in grado di spiegare da una parte perché partecipare ad un gruppo psicologico dia, di per sé, sostegno e forza, dall’ altra permette di comprendere quanto possa essere utile trattare certe dinamiche all’ interno di un contesto relazionale.
Come accennato, esistono tantissimi tipi di gruppi psicologici (o psicoterapeutici), che muovono da premesse e tecniche diverse e si pongono obiettivi differenziati, sulla base della loro strutturazione: si va da gruppi di rilassamento (ad esempio quelli di Training Autogeno) ai gruppi terapeutici che, a seconda delle tecniche utilizzate, abbracciano caratteristiche anche molto diverse tra loro (basti pensare ai Gruppi Gestàlt ed ai Gruppi Analitici), ai gruppi di sostegno, a diversi tipi di gruppi psicologici e di crescita personale.

Cos’è il Gruppo Psicologico “Io e l’ Altro”..?

Questo gruppo, progettato e condotto da me e dalla collega, Dott.ssa Giulia Lorenzini, si pone come obiettivo principale quello di favorire nei partecipanti una maggiore consapevolezza di sé nelle relazioni sociali, rafforzando la capacità di esporsi all’ altro, cosa tutt’ altro che semplice per la gran parte delle persone.gruppo-io-e-l-altro
All’ interno di un contesto rassicurante, vengono proposti giochi psicologici che permettono ai partecipanti di sperimentare se stessi in relazione agli altri, esplorando e cogliendo aspetti di sé spesso sconosciuti fino a quel momento, prendendo coscienza del fatto che l’ immagine di se stessi che appare all’ altro è spesso molto diversa da quella che ognuno di noi ha l’ impressione di dare.
Gli spunti di riflessione che nascono da questi stimoli hanno la grande potenzialità di favorire l’ introspezione, la crescita personale e la stima di sé e, influenzando il modo di percepire se stessi, permettono di produrre cambiamenti nel modo di relazionarsi all’ altro, prima all’ interno del gruppo e poi fuori, nei contesti della vita quotidiana.

L’ inizio del prossimo gruppo è previsto per mercoledì 5 aprile 2017 in via Fra’ Bartolommeo, 24 (Firenze).

Per maggiori informazioni:

ѱ Dott.ssa Giulia Lorenzini
Psicologa Psicoterapeuta
Tel: 334.3114986
Mail: giulia.lorenzini@eximite.it

ѱ Dott.ssa Ilaria Visconti
Psicologa Psicoterapeuta
Tel: 339.6034157
Mail: doc.ilariavisconti@gmail.com

Riferimento Bibliografico:
– Sullivan, H.S. (1953). The interpersonal theory of psychiatry. New York: Norton

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“Qual è il terapeuta adatto a me?”. Mini-guida alla scelta del professionista giusto.

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Può arrivare nella vita un momento in cui ci si rende conto di aver bisogno di un aiuto professionale per uscire da una (più o meno) momentanea situazione di sofferenza interiore. Che si tratti di una crisi esistenziale o dell’ affacciarsi o perdurare di una sintomatologia specifica, quando si presenta l’ esigenza di intraprendere un percorso di crescita personale e cura di sé, la scelta dello psicoterapeuta adatto alle proprie esigenze deve avvenire in maniera serena, ma attenta.
Per i “non addetti ai lavori”, però, riuscire ad individuare lo specialista adatto alle proprie esigenze è cosa tutt’ altro che semplice, proviamo a fare un po’ di chiarezza sull’ argomento.

Per prima cosa: chi è lo Psicoterapeuta?

Lo psicoterapeuta è un professionista della salute mentale, laureato in Psicologia o in Medicina che, dopo la formazione Universitaria (e l’ esame di stato con conseguente iscrizione all’ Albo) ha completato il proprio percorso di studi presso una Scuola di Specializzazione.
Si differenzia dallo Psicologo perché, oltre a fornire sostegno psicologico, fare diagnosi, attuare interventi di prevenzione e promozione della salute, possiede competenze specifiche (acquisite durante l’ iter di specializzazione) che gli consentono di mettere in atto interventi terapeutici veri e propri tesi a comprendere dinamiche personali complesse e ad agire su una sintomatologia disturbante aiutando chi ne fa richiesta ad intraprendere un percorso di cambiamento.

Cosa sono gli approcci terapeutici?

 L’ approccio è la modalità terapeutica attraverso la quale il professionista si rapporta alla persona che richiede un supporto ed alla sua problematica. Sulla base della scuola di specializzazione, infatti, viene seguita una certa corrente di pensiero a seconda della quale si utilizzano modalità diverse per aiutare la persona che ne fa richiesta a ritrovare il proprio benessere psicologico.

Come scelgo l’ approccio adatto a me?

scegliere-psicoterapia2In psicoterapia gli approcci esistenti sono tantissimi e, mi rendo conto, ciò rende molto complesso il panorama della scelta per chi desidera intraprendere un percorso ma non sa quale sia il più adatto alle proprie esigenze.
Non esistono approcci migliori o peggiori, penso che esistano semmai psicoterapie più o meno adatte a quelle che sono le richieste dell’ individuo in un certo momento.
Sebbene sia personalmente convinta, infatti, che dietro ad ogni disagio o sintomo si nasconda una motivazione che vada indagata e resa cosciente al fine di poterla elaborare, è pur vero che alcune persone sono interessate esclusivamente ad eliminare un sintomo fastidioso, per esempio, e allora in quel caso esistono approcci preferibili ad altri, focalizzati esclusivamente alla risoluzione del problema.
In generale, nelle scuole di specializzazione, ai professionisti viene insegnato a fronteggiare ogni tipo di problematica, ciò che varia sono le tecniche utilizzate per farlo, ossia il modo di rapportarsi alla questione.
Per conoscere i diversi tipi di approcci, invito alla lettura di un mio articolo sulla rivista on-line PsicologiaOk.

Quali sono le caratteristiche di un buon terapeuta?

scegliere-psicoterapiaUna volta orientati nel mare magnum delle specializzazioni ed essersi fatti un’ idea di quale approccio possa essere più adatto alle proprie esigenze personali, si entra nel vivo della questione, ossia quale terapeuta scegliere tra tanti.
La prima (e forse unica) regola è quella di accertarsi le competenze del professionista e ciò può essere fatto controllando, sul sito di ogni Ordine di appartenenza, l’ iscrizione all’ albo e l’ abilitazione o meno ad esercitare la psicoterapia.

Per il resto, visto anche il peso che la soggettività riveste rispetto ad una scelta così delicata, non esistono delle vere e proprie regole, ma possono esserci delle indicazioni che, a mio avviso può essere utile seguire, in particolare:

φ Il terapeuta è un professionista, ciò significa che fornisce una prestazione remunerata altamente qualificata, bastata sull’ ascolto attivo e sull’ empatia che ha funzione di supporto emotivo; ciò nonostante non è un amico e pertanto, affinchè il percorso terapeutico sia efficace, i rapporti tra terapeuta e paziente devono restare vincolati all’ ambito della psicoterapia.

φ Legato a questo aspetto è il fatto che il terapeuta non dà consigli (per questo ci sono gli amici!), ma mette a disposizione le proprie conoscenze e competenze con l’ obiettivo di aiutare la persona a cogliere aspetti di sé (o degli altri) sconosciuti, a guardare le cose da punti di vista diversi e considerare nuove alternative per raggiungere un nuovo stato di benessere.

φ Con il terapeuta bisogna sentirsi a proprio agio, tranquilli e sereni nel raccontare quello che si vuole (se si desidera, senza forzature e con i propri tempi), nella consapevolezza di essere accolti in ogni proprio pensiero, emozione e comportamento senza essere giudicati.

φ Il terapeuta è un essere umano e, come tale, ha una propria storia di vita ed un vissuto emotivo che lo caratterizzano e lo accompagnano. La sua professionalità, però, sta anche nel riuscire ad essere il più possibile “risolto” nelle sofferenze e nei limiti con cui, come tutti, si confronta quotidianamente. È per questo che, a mio avviso, il fatto che segua a sua volta un percorso terapeutico e di supervisione è un valore aggiunto fondamentale alle sue doti lavorative.

Lo scopo di questo articolo è quello di cercare di fare chiarezza all’ interno di un tema che, vissuto per certi aspetti ancora come un tabù ho la sensazione che possa essere reso ancora più “spaventoso” dal fatto di non essere molto immediato e forse un po’ complesso nella sua comprensione.
Mi auguro che questa “mini-guida” sia in grado di raggiungere l’ obiettivo per cui è stata scritta, ossia favorire una maggiore apertura ad un mondo affascinante e arricchente come quello del percorso terapeutico.

Concludo con una citazione:

“La terapia è un viaggio alla scoperta di sé. Non è un viaggio rapido, né facile e neanche privo di paure. In certi casi può prendere l’ intera esistenza ma la ricompensa è il sentimento che la vita non sia passata invano” – Alexander Lowen

Buon Viaggio.. 😉

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7 strategie di coping utili a regolare le emozioni di fronte alle difficoltà.

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Le emozioni fanno parte della vita di ognuno di noi, da sempre.
Dal momento in cui veniamo al mondo accompagnano la nostra esistenza, attivandosi ogni volta in cui si verifichi la necessità di fronteggiare un’ emergenza derivata dall’ ambiente. È grazie alla paura, per esempio, che evitiamo di mettere in atto comportamenti pericolosi o attraverso la tristezza che chiediamo aiuto agli altri, ovvero cerchiamo di tutelare il più possibile la nostra esistenza. In questo senso le emozioni preparano all’ azione attraverso tendenze comportamentali che spingono a muoversi verso qualcosa o, al contrario, evitarla. Queste azioni mentali sono molto importanti in quanto si caratterizzano come strategie con cui la persona affronta una certa situazione emotiva; in psicologia tale aspetto è definito coping ed influenza moltissimo la riuscita di fronte alle avversità della vita rendendo alcune persone più “vincenti” rispetto ad altre.
Quando ci si trova di fronte ad una circostanza problematica si può cercare di affrontarla usando una strategia centrata proprio sul problema, sfidandolo in maniera diretta attraverso le nostre risorse; al contrario, qualora ciò non sia possibile, si può adottare una strategia che si focalizza più sull’ emozione, che mira per lo più a controllare gli effetti negativi di una reazione emotiva troppo intensa.regolazione-emozioni2

Ecco 7 strategie di coping da utilizzare per gestire le emozioni di fronte ai problemi:

  1. Accettare il confronto:

Accettare il confronto è una modalità molto “attiva” di rapportarsi ai problemi in quanto, mantenendo ferme le proprie convinzioni, permette di combattere per raggiungere il proprio obiettivo, senza arrendersi.

  1. Prendere le distanze:

Questo stile spinge principalmente ad aggirare il problema, evitando di pensare troppo su quanto accaduto e andando avanti per la propria strada, senza mai voltarsi. Il problema, in questo modo, non viene “affrontato di petto”, ma isolato, senza ripensamenti.

  1. Autocontrollarsi:

L’ autocontrollo come strategia di coping porta a non condividere con gli altri tutti quei sentimenti sperimentati in seguito ad un evento vissuto in maniera più o meno traumatica. Evitando di cercare supporto negli altri, quindi, usando questa modalità si nasconde la propria difficoltà o sofferenza puntando prevalentemente sulle proprie risorse interiori.

  1. Ricercare il sostegno sociale:

Questa strategia è esattamente opposta alla precedente: anziché cercare di risolvere tutto da sé,  si sceglie, in questo caso, di parlare con chi, si pensa, possa essere di aiuto. Che si tratti di una figura di riferimento, di un conoscente o di qualcuno che suscita fiducia, in ogni caso viene accettata la comprensione offerta, facendone un’ importante risorsa.

  1. Accettare la responsabilità:

Si parte dall’ idea che, se qualcosa è avvenuto, ciò dipende in parte (o del tutto) da se stessi. Questo tipo di autocritica, da cui consegue un riconoscimento della propria colpa in ciò che è avvenuto, può essere un buon modo per affrontare un’ avversità.

  1. Pianificare la soluzione:

Preso atto della problematica presentata, ci si focalizza sul problema; in questo modo, analizzando la situazione, e prendendo atto del fatto che, compiendo certe azioni, si può trovare un rimedio, si tende a raddoppiare i propri sforzi per realizzare un piano di risoluzione.

  1. Rivalutarsi positivamente:

Si tratta di partire da se stessi per rapportarsi all’ imprevisto. Ritrovare fiducia in se stessi, sulle proprie capacità e risorse, acquisendo una buona stima si sé consente di porsi di fronte all’ ostacolo in maniera fiduciosa, favorendo così la nascita di buone idee. Pensare “Posso trovare una soluzione grazie alle mie risorse”, infonde un senso di sicurezza e tranquillità che pone di fronte all’ ostacolo in maniera serena e costruttiva.

Le emozioni si sono sviluppate proprio come risposta agli eventi esterni, nonostante questo talvolta, data la loro caratteristica di impulsività, può essere utile imparare a gestirle al fine di rapportarsi nella maniera più appropriata di fronte a tutte quelle avversità, più o meno frequenti, che si presentano nel corso della vita di ognuno.

Riferimento Bibliografico:
– Mecacci, L. (2001), Manuale di Psicologia Generale e Sperimentale, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze.

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Un buon proposito per l’ anno nuovo: sviluppare la Mindfulness.

mindfulness2Ad oggi pochissime persone possono affermare di essere in grado di concentrarsi sul momento presente.
Per la gran parte di noi risulta difficile sperimentare l’ attimo in quanto la tendenza comune è quella di andare avanti con la mente programmando e progettando il futuro o, al contrario, rimuginando su quanto è (o non è) accaduto in passato; ciò fa sì che la mente non venga mai lasciata libera ma sia, al contrario, continuamente offuscata da un brusio di sottofondo rendendoci poco focalizzàti su di noi, su ciò che facciamo e percepiamo.
Sei in grado di ricordare, per esempio, quando è stata l’ ultima volta in cui hai svolto un’ attività quotidiana come mangiare, in modo “consapevole”? Lentamente, in silenzio, gustando gli aromi ed i sapori del piatto di fronte a te, senza lasciarti distrarre da pensieri o rumori, totalmente concentrato sulle tue percezioni gustative. In pochi rispondono, in genere, di rammentarlo con facilità, eppure alimentarsi in maniera consapevole permette di appezzare maggiormente il cibo, riscoprendo la piacevolezza associata ad esso ed evitando di nutrirsi in maniera “meccanica”.Mindulness3.jpg
I pensieri, infatti, tendono spesso ad avere la meglio sulla gran parte delle azioni automatiche e abitudinarie, distraendoci dalle sensazioni associate ad ogni gesto, allontanandoci dalla relazione con noi stessi.
Del pensiero, però, non si può fare a meno e il ruolo della mindfulness è proprio quello di instaurare con esso una relazione più fruttuosa, rendendoci consapevoli su quanto spesso la mente venga trattenuta inutilmente nel passato o catapultata nel futuro indipendentemente dalla nostra volontà.

Ma cos’ è la Mindfulness? In cosa consiste?

Si tratta di un processo che coltiva la capacità di portare attenzione al momento presente, prendendone consapevolezza e, quindi, accettandolo e “gustandolo” nella sua pienezza. Il suo obiettivo principale è quello di imparare ad eliminare la sofferenza che deriva dall’ andare troppo di corsa o quando non si riesce ad andare avanti, bloccati su un passato che ormai non può tornare ma dal quale è difficile svincolarsi.
La pratica della mindfulness, insegnando a focalizzarsi sul “qui ed ora” permette di lenire la sofferenza, favorendo il benessere grazie ad una profonda conoscenza di sé.
La sua applicazione consiste in una serie di esercizi che hanno la caratteristica fondamentale di poter essere applicabili in ogni circostanza anche da coloro che, persi nei ritmi frenetici e stressanti della vita quotidiana possono, tramite tali esperienze, imparare a cogliere ed apprezzare la vita anziché attraversarla di corsa anche mentre stanno facendo altro.
Esistono molti modi per praticare la mindfulness che hanno gli obiettivi di imparare a rallentarsi, allontanare gli schemi mentali ricorrenti e controproducenti, osservare le cose secondo prospettive diverse e più adeguate, recuperare il controllo della propria vita e, ovviamente, acquisire maggiore consapevolezza di sé.
In questa sede vorrei riproporli alcuni, utili per avvicinarsi a questo bellissimo percorso di crescita personale.

  • ABITUATI ALLA MINDFULNESS. Prova ad individuare, ogni giorno, un’ attività che la favorisca, che si tratti di una passeggiata, di un pasto tranquillo, o di una tisana, scegli dei momenti in cui staccare la spina e concentrarti esclusivamente su ciò che stai facendo, godendo appieno dei sapori, degli odori, dei colori che ti circondano.
    Per esempio, ogni giorno apriamo le porte ma lo facciamo, di solito, in maniera rapita e distratta; un esercizio, invece, potrebbe essere quello di guardare la propria mano che afferra la maniglia, in modo paziente, avvertendo il suo peso e la resistenza che oppone, annusando l’ aria e notando i cambiamenti tra temperatura interna ed esterna.
  • USA LA RESPIRAZIONE. La respirazione è alla base della mindfulness perché aiuta a rallentare e a starsene sul presente ed è per questo che imparare a sentire il proprio respiro è fondamentale. Puoi imparare a conoscerne il ritmo naturale posando una mano sul petto e prendendo consapevolezza della freschezza dell’ aria mentre si inspira e del calore quando si espira; può essere d’ aiuto anche usare l’ immaginazione nel farlo, per esempio, inspirando come se stessi annusando un fiore ed espirando come se stessi facendo bolle di sapone.
  • NON FARTI SPIAZZARE DALLE INTERRUZIONI. Sebbene la mindfulness abbia come obiettivo quello di fissare l’ attenzione sull’ esperienza presente, le interruzioni capitano inaspettatamente, nostro malgrado. Per evitare che ciò diventi fonte di frustrazione, inseriscile in programmazione, mettendo in conto momenti liberi durante la giornata. Altro obiettivo fondamentale a tal proposito è quello di imparare a dire di no a tutte quelle richieste fatte dagli altri qualora foste impegnati a fare altro.
  • ABBI UN ATTEGGIAMENTO DA PRINCIPIANTE. Avere una mente da principiante vuol dire affrontare le situazioni, le persone e le attività come se fosse la prima volta. minfulness4Impara qualcosa di nuovo, non importa cosa, che si tratti di una nuova lingua, di una ricetta, di uno sport, imparare qualcosa di nuovo è il modo migliore per acquistare una mente da principiante perché permette di ricominciare da zero. A tal proposito è utile percorrere strade diverse da quelle abituali, ascoltare musica come se si stesse ascoltando per la prima volta, concentrandosi sul ritmo, sulle parole, sulla melodia o vedere qualcuno con occhi diversi, accantonando le proprie convinzioni ed opinioni, cercando di focalizzarsi sulle sue qualità positive.
  • LIBERATI DALL’ INVIDIA. Un po’ di invidia, in misura limitata, può anche essere utile perché dà ispirazione e sprona al miglioramento, quanto diventa eccessiva, però, ha l’ effetto contrario, in quanto restringe le vedute ed impedisce di evolvere positivamente. Diventare consapevoli di questo è fondamentale, dire a se stessi “Sono invidioso” è il primo passo per lasciar andare questo fastidioso stato d’ animo. Usa l’ atteggiamento mentale da principiante per ricominciare da zero e raggiungere obiettivi mentali prefissati e, nel caso in cui non sia possibile ottenere ciò che l’ altra persona possiede, impara ad accettarlo senza fare svantaggiosi confronti.
  • REAGISCI ALLA MALEDUCAZIONE. Purtroppo ogni giorno abbiamo a che fare con persone maleducate e, in genere, la reazione istintiva di fronte a loro è quella di controbattere in maniera ostile. Replicare con mindfulness alla maleducazione, invece, consiste nell’ agire con gentilezza e per farlo è necessario esercitarsi: puoi provare, per esempio, quando ti capita di ascoltare in TV, alla radio o al bar, di ascoltare persone secondo te arroganti, a lasciar loro il beneficio del dubbio, imparando a pensar bene e non male degli altri. Ciò ti permette di collocarti su una prospettiva migliore per reagire con positività di fronte alle provocazioni, restando sereno.
  • AFFRONTA I CAMBIAMENTI. La vita porta con sé cambiamenti, che ci piaccia o meno le cose cambiano e spesso la reazione è quella di opporre resistenza a situazioni vissute come estranee per cui ci si batte per resistere al cambiamento restando così aggrappati al passato osservando con paura il futuro. La mindfulness può essere in questo caso di aiuto nell’ imparare a mollare la presa, accogliendo una situazione nuova con serenità e acquistando apertura mentale rispetto alla consapevolezza che nulla dura per sempre. Per imparare ad accettare questo può essere d’ aiuto imparare a cambiare le tue piccole abitudini perché trasformare ciò che si fa può trasformare il modo di pensare, imparando a concepire il cambiamento non come un limite ma come un’ opportunità.

Questi appena illustrati sono solo alcuni degli innumerevoli esercizi che, quotidianamente, possono essere effettuati per imparare a prendere consapevolezza di sé e della propria vita, fatta di istanti, imparando a goderne, cosa che troppo spesso abbiamo l’ abitudine di fare.
Penso che un buon modo per iniziare un nuovo anno sia quello di sperimentare una prospettiva in grado di apportare serenità, apertura mentale e crescita personale.

mindfulness

Riferimenti Bibliografici
– Hanh, T. N. (1987). Il miracolo della presenza mentale (1992 ed.). Roma: Ubaldini Editore.
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.

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Sopravvivere al Natale: quando le feste generano ansia e tristezza.

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Al di là del significato canonico legato al Natale in termini spirituali questa festività, considerata forse la più importante dell’ anno nelle culture occidentali, racchiude in sé, ad oggi, una serie di significati e di valori che riguardano e investono tutti indipendentemente dal credo religioso.
L’ atmosfera natalizia incarna una serie di accezioni che rimandano al senso di unità, di calore, di vicinanza, bontà e, a tratti, buonismo che, anche nel caso in cui mal si sposino con la situazione reale, tutti sentono l’ onere di dover adottare rischiando di scontrarsi spesso con sensazioni sgradevoli legate per lo più all’ ansia ed alla depressione.
Lo stress natalizio parte da circa metà novembre, con le prime pubblicità, le canzoncine e le vetrine allestite inizia a farsi strada il pensiero di “cosa regalare e a chi”; a questo si aggiunge l’ ideale di famiglia perfetta che gusta un pranzo perfetto, con i suoi membri perfetti, nella propria casa perfetta e da questo momento in poi, per molti, ciò che dovrebbe essere vissuto con leggerezza e tranquillità d’ animo può trasformarsi in un vero e proprio incubo.Ansia Depressione Natale2.jpg

Nello specifico, la frenesia legata ai regali può generare una serie di angosce collegate per lo più a mancanza di soldi, timore di non fare bella figura, sentirsi in obbligo di fare dei presenti, doversi imbattere in file interminabili e corse dell’ ultimo minuto trasformando anche il tempo libero in qualcosa di impegnativo e simile ad un vero e proprio lavoro.
D’ altra parte, invece, l’ ideale collegato al Natale, di famiglia felice, riunita e sorridente entra spesso in contrasto con la realtà di molte persone che non ha una famiglia “all’ altezza di tali aspettative” e che finiscono inevitabilmente  per sentirsi inadeguate, insoddisfatte e ancora più sole, obbligate a doversi fingere felici perché “È Natale”.
Questi aspetti, che possono sembrare assurdi per tutti coloro che si sentono perfettamente in linea con la magia ed il calore del Natale, possono essere fonte di grande sofferenza e frustrazione per chi vorrebbe invece eliminare questo periodo dal calendario.

Come sopravvivere ai giorni delle festività natalizie?

⇒ Distingui la realtà dalla finzione ⇐ 

Come premesso il Natale è, per molti aspetti ormai, una festa commerciale e pertanto i modelli proposti dai media hanno l’ obiettivo di invogliare all’ acquisto, rimandando l’ idea della famiglia felice che si fa regali costosi in una location eccezionale. Tenere conto di questo aspetto è fondamentale per abbassare le aspettative, tornare con i piedi per terra e realizzare che la perfezione non esiste, né nella propria famiglia, né nelle altre..

⇒ Rompi la tradizione ⇐

Sebbene sia Natale si può decidere di fare qualcosa di diverso dal solito. Si può prediligere una gita fuori porta, una giornata in un centro benessere, un’ attività di volontariato..è un giorno di festa internazionale, ma il modo in cui festeggiarlo puoi sceglierlo tu.

⇒ Non sentirti in obbligo ⇐

Se non senti il bisogno di fare e ricevere regali..evita di farlo. La sensazione di doverlo fare e di sentirsi in dovere di giustificarsi nel caso in cui non se ne abbia intenzione fa parte della smania commerciale al regalo più bello. Via, quindi, ogni senso di colpa: chi ti conosce e ti vuole bene sa come dimostri il tuo affetto in altri modi, tutti i giorni dell’ anno.

 ⇒ Stai con chi ti fa stare bene ⇐

La famiglia non è solo quella “biologica”, ma è fatta anche di persone amiche o conoscenti che hanno il pregio di farti sentire a proprio agio. Se la tua famiglia è lontana (fisicamente o emotivamente) o assente puoi scegliere di passarlo a casa di amici, colleghi, parenti lontani, ciò che conta è che, ovunque tu lo trascorra, ti senta a casa.

 ⇒ Rispetta i tuoi bisogni ⇐

Per ultimo, ma non certo per ordine di importanza, fai ciò che ti senti di fare. Spezza le convinzioni, gli obblighi, le aspettative tue e di chi ti sta intorno rispetto a questo periodo di festa. Non sentirti obbligato a fingere, a mostrare ciò che non provi e fingerti per ciò che non sei. Sii libero di passare queste giornate particolari come ti fa stare bene, senza vincoli e costrizioni.

Il Natale è una festività talmente radicata nella nostra cultura da non poter essere ovviamente eliminata e di conseguenza è necessario che chi non la vive a cuor leggero impari a conviverci. Spero che questo articolo possa aver fornito qualche spunto di riflessione nonché qualche consiglio pratico per imparare a rompere qualche schema e aprire la propria mente a nuove ed alternative soluzioni e stati d’ animo.

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Ecco 4 tipologie di persone che ti tolgono energia senza che tu te ne accorga!

Ognuno di noi possiede caratteristiche di personalità che, in maniera più o meno diretta, hanno un impatto negativo sugli altri. Per certe persone però tali modalità di rapportarsi sono costanti e possono provocare sofferenza, oltre che in loro stessi, anche negli altri.
Le modalità con cui interagiscono sono simili a quelle dei vampiri che si nutrono e si rinforzano del sangue delle loro vittime solo che, anziché cibarsi di plasma, si alimentano di energie ed è per questo che, nel linguaggio comune, vengono chiamati vampiri emotivi.
Le caratteristiche dei vampiri emotivi sono tantissime, in questo articolo vorrei focalizzare l’ attenzione su quattro quadri di personalità che, quando si presentano con caratteristiche particolarmente rigide e persistenti, possono nuocere, ovviamente loro malgrado, a chi sta loro vicino.

L’ INSTABILE

instabileAlcune personalità, sono caratterizzate da instabilità in diversi ambiti della propria vita: nelle relazioni interpersonali, nell’ umore e nell’ immagine di sé tanto da passare bruscamente da un’ emozione all’ altra, in un’ altalenanza di emozioni generalmente ingestibile per sè e per gli altri.
Essendo spesso tendente alla polemica, irritabile e sarcastica, la convivenza con chi ha una strutturazione di personalità caratterizzata da incertezza costante risulta faticosa sebbene sia, al tempo stesso, difficilissimo prenderne le distanze in quanto, non sopportando l’ idea di restare sola, fa di tutto per ottenere l’ attenzione da parte degli altri, facendo in certi casi ricorso anche a ricatti emotivi.

COME PROSCIUGA ENERGIA: L’ altalena emotiva creata dagli sbalzi d’ umore intensi e imprevedibili, non può che generare un senso di confusione e frustrazione a chi gli sta vicino che ha la sensazione di non essere mai all’ altezza delle sue aspettative.
Non essendo in grado di garantire stabilità e tranquillità alle persone con cui si rapporta, la percezione degli altri può essere quella di essere sempre “in difetto” e di conseguenza, stabilire un legame soddisfacente può essere davvero molto difficile.

 L’ ATTORE 

vampiri-emotivi-4Il “vampiro attore” è caratterizzato da un bisogno impellente di ricevere attenzione dagli altri ed è per questo che risulta eccessivo in tutto: dall’ aspetto fisico ai comportamenti esagerati e teatrali. Sebbene ecceda nel modo di porsi e di raccontarsi, in genere le sue emozioni tendono a rimanere piuttosto superficiali perché difficilmente ha interesse a togliere la maschera che indossano costantemente e mostrarsi per ciò che è realmente.
Chi abbraccia questo tipo di personalità tende ad essere estremamente provocante, manipolando in modo seduttivo gli altri, alla continua ricerca di bisogno di approvazione.

COME PROSCIUGA ENERGIA: Dando l’ impressione di avere sentimenti forti e profondi che si dimostrano però effimeri e superficiali ad un’ osservazione più attenta, la “vittima”, una volta essersi lasciata convincere di essere unica e speciale, può rendersi conto che non c’è effettivamente spazio per lei sperimentando un forte senso di solitudine in quanto l’ unica cosa che preme alla persona istrionica è conquistare e mantenere il centro dell’ attenzione non tenendo mai conto degli altri.

L’ EGOCENTRICO

vampiri-emotivi-5Chi ha ha un’ idea grandiosa di sé e delle proprie capacità, sebbene nasconda in genere una forte fragilità, tende ad essere percepito dagli agli come arrogante, invidioso ed approfittatore.
Ciò che più caratterizza il vampiro egocentrico è l’ assoluta assenza di empatia e di rispetto per le emozioni di chi gli sta intorno; totalmente incapace di mettersi nei panni altrui, infatti, ne calpesta spesso i sentimenti senza provare il minimo pentimento o dispiacere.

COME PROSCIUGA ENERGIA: L’ egocentrico tende a non avere spazio per nessuno se non per se stesso. Riluttante ad ascoltare, comprendere e accogliere i bisogni di chi gli sta di fronte, tende a far sentire inferiore chiunque gli stia accanto, sminuendolo e ridicolizzandolo nutrendosi del suo senso di inadeguatezza per sentirsi più forte.

IL SOTTOMESSO

vampiri-emotivi-6La persona che manca totalmente di sicurezza e fiducia in sé, tende a lasciare ogni scelta relativa alla propria vita ed alla propria quotidianità nelle mani altrui. È sempre d’ accordo su tutto, non ha mai un’ opinione personale, un’ interesse, un’ iniziativa indipendente. Nel momento in cui perde un punto di riferimento ha bisogno di trovarne subito un altro che sia in grado di gestire la sua esistenza cosa che, da solo, non è minimamente in grado di fare.

COME PROSCIUGA ENERGIA: A differenza degli altri tre, prevalentemente focalizzati su se stessi, questo “vampiro” concentra la propria vita focalizzandola sugli altri; ciò lo porta a succhiare energia richiedendo un’ eccessiva responsabilità alle persone che gli stanno intorno ed a fare leva, non di rado, sui loro sensi di colpa.

Sebbene in questa sede abbia deciso di focalizzarmi su quelle che ritengo essere quattro categorie piuttosto frequenti di “vampiri emotivi”, non bisogna dimenticare che ne esistono tantissime altre con cui, ognuno di noi, si rapporta quotidianamente e che condividono tra loro alcune caratteristiche comuni, tra cui la tendenza ad essere esperti manipolatori ed avere, in generale, un atteggiamento molto pessimista e rigido.

Riferimento Bibliografico:
– Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.

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