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Ansia, le sue sfaccettature – Parte 2: il Disturbo d’ansia da separazione.

Ansia – Parte 2 – Disturbo d’ansia da separazione

Ansia – La paura di essere lasciati da soli e di separarsi dalle figure che si prendono cura di noi ha, al pari di tutte le altre emozioni, un fondamentale valore adattivo, in quanto ci consente di rimanere sempre accanto a chi è in grado di proteggerci dall’ “estraneo”, tutelando in questo modo la nostra integrità.
Pian piano che si cresce si impara a staccarsi progressivamente dalle figure di riferimento, riuscendo generalmente a gestire in modo sereno i distacchi nella consapevolezza di potersela cavare da soli e di poter contare su di loro in caso di bisogno.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti
Purtroppo, spesso, ciò non avviene e, per alcuni, separarsi dalle figure significative può generare un’ansia talmente intensa da non riuscire ad allontanarsi da tutte quelle persone o quelle circostanze che fanno sentire protetti, limitando, talvolta in maniera molto significativa, la propria libertà personale.

Quali sono i tipici timori di chi soffre di ansia da separazione?

Le persone che soffrono di ansia da separazione provano, come già spiegato, un disagio eccessivo e ricorrente quando si verifica (o, addirittura, quando anche solo viene prevista) una separazione da casa o dalle principali figure di attaccamento.
Ma non solo.
Le preoccupazioni sperimentate sono relative anche al timore che le figure da cui dipendono possano morire e ciò avviene soprattutto nelle circostanze in cui si allontanano da loro. Proprio questo timore li spinge a ricercarli continuamente per sapere dove si trovano e cosa stanno facendo, provando un’ansia talmente intensa da minare la propria serenità durante tutto il periodo del distacco.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti
La preoccupazione relativa ad eventi imprevisti è presente anche verso di sè: in particolare sono frequenti timori rispetto al perdersi, all’essere rapiti o abbandonati nonchè essere vittime di incidenti che impedirebbero loro di ritrovare le proprie figure di riferimento.
Lo stare da soli viene vissuto come un evento minaccioso per cui difficilmente trascorrono tempo in solitudine o riescono ad organizzare gite o situazioni in cui si prevedono allontanamenti dal luogo ritenuto sicuro per periodi relativamente lunghi.
Le paure e le ansie sperimentate emergono, di frequente, attraverso i sogni che tendono a riprodurre temi catastrofici quali, ad esempio, distruzione dell’intera famiglia durante un incendio, incidenti stradali o omicidi.

Come capire se soffro di ansia da separazione?

La sintomatologia tipica dell’ansia da separazione tende ad emergere nell’età infantile.
Va sicuramente tenuto conto del fatto che tutti i bambini provano un senso di timore qualora vengano allontanati dai genitori ma, nonostante questo, quando ci si trova di fronte ad un disturbo vero e proprio, si notano da subito segnali che mettono in risalto un’apprensione esagerata in tutte le circostanze che prevedono distacchi.
Il senso di apprensione è talmente continuativo e forte da sfociare, non di rado, in disturbi psicosomatici che, negli adulti, sono relativi prevalentemente a sintomi cardio-vascolari quali, ad esempio, palpitazioni, vertigini e sensazioni di svenimento.
L’impatto che tutto questo ha sulla vita di chi ne soffre è assolutamente limitante, impedendo, non di rado, di svolgere una vita autonoma sia nell’ambito relazionale che lavorativo nonchè sociale.

Cosa fare?

Quando ci si trova di fronte ad un disturbo di ansia da separazione si osservano, tendenzialmente, periodi di peggioramento ed altri di remissione.
Durante i periodi di forte stress, per esempio, com’è facile attendersi, la sintomatologia si fa maggiormente acuta.
Si può ipotizzare che, alla base della problematica sia presente una personalità fobica e, pertanto, nel caso in cui gestire le continue preoccupazioni diventi troppo difficile ed i timori si fanno talmente forti da minare la propria indipendenza si può decidere di iniziare un percorso psicoterapeutico teso a comprendere le motivazioni sulla base delle quali si sono strutturati i sintomi, dargli un significato ed imparare a gestirli, impadronendosi di modalità adatte a gestire i distacchi in tranquillità e godere della propria libertà.

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Ansia, le sue sfaccettature – Parte 1: il disturbo d’ansia generalizzato.

Ansia – Parte 1 – Disturbo d’ansia generalizzato

Ansia – Quando si parla di ansia, ci si appresta a trattare un tema comune, ma anche estremamente complesso e variegato.
L’ansia si manifesta di frequente nella vita di ognuno di noi, è un’emozione nota a tutti.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti Chi non ha mai provato apprensione in vista di un esame, di un colloquio di lavoro o di un incontro importante..?
In queste circostanze provare ansia non solo può essere considerato “normale”, ma è addirittura vantaggioso.
É proprio grazie a quel senso di agitazione e di “allerta” infatti che, attivandoci, ci prepariamo a mettere in atto la migliore delle nostre performance! E così, grazie all’ansia ed allo stato di attivazione che ne deriva, ci focalizziamo su ciò che stiamo facendo e, generalmente, ciò ci mette in grado di tirare fuori il meglio di noi!

La situazione però si fa differente quando quel senso di tensione ed inquietudine ci accompagna

costantemente nel corso della giornata, senza particolari stimoli scatenanti e dandoci la percezione di sentirci costantemente preoccupati per tutto.
Quando la sua presenza diventa così ingombrante, facendoci sentire come se stessimo affogando in un mare di pensieri e timori (spesso infondati) abbracciando la sensazione che nessuno possa salvarci, si rischia di non riuscire più a vivere una vita serena.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti
Chi soffre di ansia generalizzata è preda di un’agitazione persistente, spesso relativa a piccoli problemi, magari anche di facile soluzione, ma vissuti come insormontabili.
Ed è così che la preoccupazione diventa una compagna costante nella vita di chi ne soffre, diventando incontrollabile e investendo ogni attività e circostanza.
Lo stato di tensione diventa talmente elevato da scatenare un corteo di sintomi a livello somatico quali sudorazione, batticuore, nausea, vampate di caldo o, al contrario, di freddo, senso di nodo alla gola, respiro poco profondo, tremore, incapacità a rilassarsi che non fanno altro che aumentare il senso di inquietudine.

Come capire se stai soffrendo di ansia generalizzata?

Se ti capita di “sussultare” facilmente, ti senti quasi sempre agitato ed irrequieto, sei apprensivo e spesso sei tormentato all’idea che possa avvenire una disgrazia incombente.
Se sei impaziente, irritabile, hai scoppi d’ira, sei facilmente distraibile ed hai difficoltà a dormire a causa del costante stato di tensione.
Se le tue preoccupazioni sono eccessive ed interferiscono in modo significativo con la tua vita, se la tua apprensione è vissuta con angoscia, dura a lungo ed è presente anche senza eventi che la scatenino, è probabile che tu stia soffrendo di ansia generalizzata.

Cosa fare?

Molte persone che soffrono di ansia generalizzata riferiscono di sentirsi nervose ed ansiose per tutta la vita anche perchè, purtroppo, i sintomi tendono generalmente a cronicizzarsi provocando un andamento altalenante durante tutto l’arco della vita.
Per questo, se pensi che la tua apprensione sia eccessiva e che gestirla autonomamente stia diventando davvero troppo difficile, puoi prendere in considerazione l’idea di intraprendere un percorso psicoterapeutico.
Non dimenticare che l’ansia è l’espressione di un disagio, che tutti i sintomi sgradevoli che stai provando non sono altro che tentativi che la mente mette in atto per cercare di spiegarti che c’è qualcosa nella tua vita non va come desidererebbe.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiChe si tratti di qualcosa relativo alla tua storia passata, o di situazioni attuali, se provi un costante senso di apprensione, significa che il tuo inconscio sta cercando di comunicarti qualcosa e non ascoltarlo potrebbe impedirti di comprendere cosa non va per il verso giusto, restando intrappolato nell’inquietudine.
In linea con l’approccio teorico che seguo, ritengo che ogni caso sia a sè e che, proprio alla luce di questo, sia sempre fondamentale comprendere la persona, le sue modalità di leggere il mondo e rapportarvisi con l’obiettivo di dare, insieme, voce all’ansia, ascoltarla, comprenderla ed imparare a gestirla iniziando a vivere la vita in maniera serena.

Riferimenti bibliografici:

  • American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, DSM-5. Tr. ita. (2014). Raffaello Cortina: Milano.
  • Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.


Leggi qualche articolo di Ilaria Visconti…

Bibliografia consigliata


Ilaria Visconti

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiMi chiamo Ilaria Visconti e sono una Psicologa Firenze e Psicoterapeuta Firenze che svolge attività di libera professionista. Sono specializzata in Psicoterapia Comparata e mi occupo di ogni problematica di pertinenza psicologica.
In particolare, mi occupo di sintomi d’ansia ad ampio spettro (dall’ansia sintomi generalizzata, all’ansia sintomi sociale ai disturbi psicosomatici) e di ciò che attiene alla sfera dei disturbi dell’umore (sintomi depressione, maniacali e disturbo bipolare).
Utilizzo una modalità di lavoro tesa ad accogliere ogni persona nella sua unicità, cercando attuare un intervento “ritagliato” sull’individuo.
I campi affrontati sono: sintomi depressione, disturbo bipolare, ansia sintomi, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze.

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Disturbo Bipolare – Comprenderlo e gestirlo

Disturbo bipolare – Come funziona?

Disturbo bipolare – L’umore accompagna ogni persona nella propria esistenza ed ha la caratteristica di cambiare in base ad un’enorme quantità di variabili riferibili sia ad eventi esterni che a caratteristiche intrapsichiche, passando ripetutamente da uno stato di tristezza ad uno di felicità.

Tale mobilità a volte può venire meno e determinare una sorta di fissità prima al polo della felicità e, in seguito, a quello della tristezza generando una condizione diversa dal comune “sbalzo d’umore” che può avere delle conseguenze anche molto negative in chi ne soffre.

In certi casi, infatti, tali variazioni compromettono significativamente le scelte, i comportamenti, i pensieri ed il modo di leggere gli eventi che risulta completamente falsato.

I picchi di umore sono costanti e molto intensi. La felicità diventa esagerata, eccessiva ed inadeguata rispetto al contesto, i pensieri si accelerano, i comportamenti diventano impulsivi, il senso di grandiosità può rasentare l’onnipotenza e le attività diventano talmente frenetiche da poter sfociare in comportamenti anche molto pericolosi (come, ad esempio, guida spericolata, uso di sostanze, acquisti incontrollati).

Al contrario, la tristezza è estremamente intensa, caratterizzata da senso di vuoto, perdita di interesse per ogni attività piacevole, alterazioni del sonno, mancanza di appetito, completa chiusura in sè. Appare evidente come, in questi casi, si renda necessario un aiuto specialistico.

L’obiettivo della psicoterapia è quello di affiancare la persona nel raggiungimento di una presa di coscienza rispetto al disturbo indagando, insieme al terapeuta, le cause che l’hanno determinato ed aiutandola a gestire al meglio i pensieri disfunzionali ed i comportamenti ad essi associati. In tal modo, l’altalena di emozioni nella quale si trova incastrata diventa gradualmente gestibile, migliorando, inevitabilmente, la relazione con se stessa e con gli altri.

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Sintomi depressione – Quando la depressione ti risucchia, tendi una mano, chiedi aiuto.

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Sintomi depressione, tendi una mano, chiedi aiuto

Sintomi depressione – La tristezza è un’emozione che caratterizza un polo dell’umore, il quale oscilla costantemente tra il polo positivo (della felicità) e quello negativo.

Questa oscillazione può essere considerata completamente normale, in quanto influenzata da una quantità altissima di variabili sia interne che esterne all’individuo.

Di fronte ad un evento sfavorevole quali un lutto, una separazione, la scoperta di una patologia, reagire con tristezza, oltre ad essere una reazione più che comprensibile, assume anche un importante valore adattivo.

É proprio chiudendosi in sè stessi che diventa infatti possibile concedersi uno spazio per elaborare e quindi accettare tutte quelle condizioni spiacevoli a cui la vita, talvolta, pone di fronte.

Quando però alcuni stati emozionali come la tristezza, l’apprensione, i sensi di colpa e l’isolamento, associati a disturbi del sonno, perdita dell’appetito, del desiderio sessuale e, più in generale, di interesse per tutte le attività ritenute piacevoli fino a poco prima si presentano costantemente e determinano un peggioramento della vita, il discorso si fa diverso.

In tutte quelle circostanze in cui la realtà viene interpretata esclusivamente in maniera disastrosa e negativa, la concezione di sè diventa svalutante e avvilente, quando la sfiducia in se stessi e per il mondo portano all’isolamento, è probabile che si stia attraversando un periodo di depressione.

La stanchezza e lo sconforto possono esacerbarsi talmente tanto da impedire di reagire, restando intrappolati nei meandri della tristezza che, come sabbie mobili, risucchiano energia e rendono, talvolta, impossibile uscirne fuori da soli. In questi casi può essere necessario un aiuto proveniente dall’esterno.

Quando ci si sente demoralizzati e sconfortati e la realtà viene percepita in “bianco e nero”, comprendere le origini del disagio può essere di fondamentale importanza per modificare la situazione ed iniziare ad osservare la realtà in modo diverso.

Iniziare un percorso psicoterapeutico permette di imparare a comprendere se stessi all’interno di un percorso di crescita interiore e consapevolezza di sè grazie al quale si può imparare a riprendere, gradualmente, in mano le redini della propria vita e tornare a sorridere.
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Ansia Sintomi – Non farti paralizzare dall’ansia, chiedi aiuto.

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiAnsia sintomi – Non farti paralizzare!! Chiedi aiuto.

Ansia sintomi – Quando si parla di ansia è chiaro per tutti a cosa si sta facendo riferimento. É quella sensazione che si prova quando si sta vivendo uno stato d’allerta ed è generalmente collegata all’emozione sgradevole della paura.

I sintomi associati all’ansia sono moltissimi e riguardano sia la sfera psicologica che quella fisica.

Da un punto di vista emotivo, è caratterizzata da un senso di preoccupazione pervasivo e costante, difficoltà di concentrazione, stato di confusione mentale e perdita di controllo.

Fisicamente le manifestazioni dell’ansia sono tantissime e vanno dall’accelerazione del battito cardiaco, al tremore, alla sudorazione, ad un senso di formicolio diffuso, vampate di calore o, al contrario, brividi di freddo, tutti sintomi che contribuiscono ad acuire e mantenere il senso di angoscia che la caratterizza.

Sebbene abbia un importante valore adattivo (provare un forte stato d’ansia in una situazione di reale pericolo ci mette in allerta dandoci la possibilità anche di salvarci la vita), quando si manifesta costantemente ed eccessivamente perde questa sua caratteristica, conservando soltanto gli aspetti sgradevoli e diventando, inevitabilmente, disfunzionale.

É in questi casi che i livelli di ansietà possono diventare talmente elevati da essere paralizzanti, portando alla costruzione di una gabbia mentale della quale si può anche restare prigionieri.

Quando gestire la propria vita diventa estremamente complicato, la quotidianità finisce per essere logorata dal senso di oppressione e rilassarsi diventa un’impresa impossibile, si può andare incontro ad uno stato di esaurimento che può e deve essere migliorato.

Certe volte persino chiedere aiuto per uscire dal recinto dell’apprensione può essere difficile, in realtà la decisione di intraprendere un percorso psicoterapeutico mirato può essere una scelta molto saggia.

Con l’aiuto di un professionista, si può imparare infatti ad “ascoltare” quello che la nostra mente ed il nostro corpo stanno tentando di dire attraverso quel fastidioso sintomo, permettendoci di (ri)conoscere tutte le cause che si celano dietro al disturbo d’ansia al fine di comprenderle, imparando, quindi, a gestirle ed a trovare la chiave per rompere quei muri ritrovando la propria libertà. Continue reading “Ansia Sintomi – Non farti paralizzare dall’ansia, chiedi aiuto.”

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Cosa si nasconde dietro la paura di amare?

Paura d' amare 2 - Psicologo Psicoterapeuta Firenze

A partire dall’ adolescenza e, in genere, per tutto il resto della vita, si è soliti stabilire relazioni affettive con un’ altra persona. Man mano che si cresce, tali legami emotivi tendono a diventare sempre più intimi ed impegnativi, maturi, caratterizzati dal bisogno di condividere, a tutti i livelli, la propria vita con la persona che si ama.
Per alcuni stabilire e mantenere un rapporto ad un livello profondo, vissuto come limitante e costrittivo della propria libertà ed autonomia, può risultare davvero difficile ed è per questo che, anziché costruire qualcosa di concreto con una persona, nel momento in cui il legame si fa troppo intimo ed intenso, coloro che vivono i rapporti come limitanti tendono a scappare ed a ricominciare altrove preferendo una relazione più superficiale e senza responsabilità.
Questo atteggiamento, che viene letto da chi osserva come infantile scatenando, di frequente, reazioni di sofferenza e rabbia nei confronti di chi lo mette in atto, nasconde però una problematica che può generare angoscia in chi la vive che, nonostante questo, non riesce ad interromperla.

Di cosa ha paura chi ha paura di amare?

Si può ipotizzare che la personalità che caratterizza colui che siamo soliti definire “Don Paura d' amare - Psicologo Psicoterapeuta FirenzeGiovanni” (tale tendenza può essere presente sia negli uomini che nelle donne ma riguarda, più frequentemente, chi appartiene al sesso maschile), sia di tipo fobico; ossia caratterizzata da un attaccamento ansioso del bambino nei confronti del genitore, il quale mantiene ed incoraggia un atteggiamento iperprotettivo, ostacolando, fin da piccolo, il naturale bisogno del bambino di esplorare il mondo e sviluppare sicurezza di sé.
Ed è così che l’ evitamento si caratterizza come la modalità preferita per affrontare il mondo.
Evitare tutti quegli eventi e quelle situazioni che vengono percepiti e vissuti come pericolosi permette di ottenere un controllo su tutto ciò che potrebbe essere lesivo ed arrecare quindi un danno alla propria incolumità fisica..e non solo!
Inizialmente, infatti, le paure che il bambino prova sono rivolte prevalentemente al mondo esterno e quindi la sua attenzione è totalmente focalizzata sugli eventi pericolosi e sui messaggi allarmistici che potrebbero danneggiarlo, confermando la sua percezione di persona vulnerabile che, in quanto tale, può essere facilmente ferita da tutto ciò che c’è fuori, e quindi anche dagli altri.

Come appare chi ha paura di amare?

Sebbene nasconda dentro di sé un grande timore di essere, in qualche modo, danneggiato, agli occhi esterni chi teme le relazioni, tende ad apparire, molto spesso, come una persona aperta ed estroversa, brillante e sicura di sé. Questa apparente sicurezza, però, tende in genere a nascondere un’ attenta e accurata selezione delle persone a cui si relaziona delle quali sente la necessità di avere un controllo sempre per non rischiare di venirne danneggiato.
Ed è quindi, già a partire dall’ adolescenza, che costruisce un “raggio di azione” nel quale, sebbene limitato, riesce ad essere brillante e sicuro di sé ma, al di fuori del quale, evita ogni situazione per non rischiare di venire ferito.
Nel momento in cui stabilisce una relazione amorosa, sviluppa un bisogno di controllare il partner e tale necessità, unita alle frequenti critiche da parte dei genitori ed alla difficoltà di coinvolgimento emotivo (considerato un segnale di debolezza), fa spesso assumere un atteggiamento da “lasciatore”.
Quando la situazione viene vissuta come troppo costrittiva perché, iniziando a diventare intima, determina richieste eccessive o nella circostanza in cui ci sia il rischio di venire abbandonato, la scelta privilegiata è, di solito, quella di provocare l’ interruzione del rapporto, diventato ormai troppo “compromettente” e quindi “pericoloso” perché, si sa, quando ci si innamora, si diventa vulnerabili.

Quindi chi ha paura di amare non può amare?

Penso che sia più corretto affermare che, allo stesso modo con cui la personalità fobica sente il bisogno di controllare i pericoli esterni per preservare la propria integrità fisica, sviluppa anche la necessità di controllare i propri stati interni. Ciò gli impedisce di darsi il tempo per esaminare le proprie emozioni e non gli consente di riconoscerle, di esprimerle e di accettarle, soprattutto quando si presentano con forte intensità come avviene nel caso delle relazioni amorose ed è questo che lo porta ad evitare collegamenti tra ciò che prova internamente, ciò che pensa e ciò che accade mettendo un muro tra sé e gli altri.

La paura di amare può essere superata?

Pura d' amare 3 - Psicologo Psicoterapeuta FirenzeAlla base della paura di amare ci sono timori molto radicati che, essendosi sviluppati già nei primi anni di vita, hanno condizionato il mondo di interpretare il mondo interno ed esterno, strutturando la personalità dell’ individuo. Per questo, imparare a leggere i propri vissuti da un punto di vista differente da quello a cui si è abituati (e che condiziona, da sempre, il modo di dare un senso al mondo), è un processo sicuramente non semplice e non rapido, ma non impossibile da realizzare.
Un percorso psicoterapeutico, teso ad analizzare la propria storia personale e le idee che hanno caratterizzato la propria esistenza al fine di leggerle in una prospettiva differente e più costruttiva, può aiutare chi ha paura di amare ad abbandonare la maschera che indossa, imparando ad aprirsi, pian piano, alle proprie fragilità, accettandole, condividendole e mostrarsi per ciò che è davvero (agli altri ma, soprattutto, a se stesso).

Riferimento Bibliografico:
– Reda, M.A. (1986), Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia, Carocci Editore. Roma

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Sintomi depressione: la ruminazione mentale, quando staccare la mente dai pensieri sembra impossibile.

Sintomi depressione: ruminazione mentale

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Sintomi depressione – Capita che certi pensieri o ricordi si insinuino nella mente in maniera continua e costante, creando circoli viziosi da cui pare impossibile uscire.

Ed è così che la mente si stanca e si affanna per cercare di bloccare questo meccanismo, che può essere definito di “ruminazione mentale”, e che consiste nell’ incapacità di fermare il susseguirsi, rapido e stancante, di idee e dubbi che fluiscono ininterrottamente senza possibilità di interromperli.

Il processo di ruminazione è collegato al bisogno di controllare i propri sentimenti di apprensione e tristezza ed infatti tale segno è presente in alcune problematiche di ansia e nella depressione, caratterizzate dalla tendenza di chi ne soffre a focalizzare il pensiero in maniera esclusiva su esperienze emotive negative, valutando in modo distorto sia se stessi che l’ ambiente circostante.

Al di là dell’ aspetto patologico, caratterizzato da un disturbo vero e proprio, però, la gran parte delle persone sperimenta quotidianamente esperienze di questo tipo, soprattutto nei periodi caratterizzati da forte stress.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Chi rumina, in genere, “rimastica” mentalmente episodi del passato, continua a rianalizzarli, a domandarsi  perché le cose siano andate in modo piuttosto che in un altro, continuando a giudicare la scelta fatta e vivendo sempre nel dubbio di aver sbagliato o di non aver, comunque, fatto la cosa giusta.

È chiaro che si tratta di una modalità di pensiero disadattiva in quanto, essendo concentrata su “ciò che poteva essere” non consente di guardare avanti e di sviluppare, quindi, buone soluzioni per risolvere i propri dilemmi ma implica anzi una perdita di energia, focalizzandosi sul desiderio di modificare un passato che, per definizione, è immodificabile.

Quando tale circuito diventa consistente in termini di frequenza e di intensità può diventare anche molto molto stancante per chi lo vive, che ha la sensazione di “fondersi la testa a forza di pensare”.

Come si può rompere tale circolo vizioso?

Di sicuro non è una cosa semplice né, soprattutto, immediata anche perché la ruminazione è un meccanismo in buona parte automatico e, come tale, viene percepito come incontrollabile.

Va però detto che, a differenza delle ossessioni vere e proprie (ossia quei pensieri, immagini ed idee invasive che si presentano costantemente in modo irrazionale e accompagnate spesso da comportamenti – compulsioni – tesi a ridurre il disagio che ne deriva), possiedono la caratteristica di essere parzialmente “controllabili”.

Proprio facendo leva su questo aspetto può risultare utile cercare di “razionalizzare” il contenuto dei pensieri provando ad analizzarlo nella maniera più oggettiva possibile.

Cosa più facile a dirsi che a farsi per chi ha difficoltà a “staccare la testa”….ma non, per questo, impossibile.

Ecco alcuni suggerimenti per gestire le “ruminazioni mentali”….

  • Trovare elementi di distrazioneCapita che tali modalità si mettano spesso in moto nei momenti di noia e stress, ecco allora che la prima strategia che può essere utile per mettere a tacere questi pensieri fastidiosi, sia quelli di raggirarli, distraendosi. Ascoltare la musica, guardare un film, chiamare un amico che non si sente da tempo, fare un puzzale, un cruciverba, una passeggiata..qualunque cosa sia in grado di spostare la mente altrove.
  • Analizzare il pensiero in maniera logica. Quando la ruminazione riguarda, ad esempio, pensieri depressivi quali “Non c’è niente che vada per il verso giusto, tutto finisce per essere un disastro”; mettere nero su bianco, in modo obiettivo, quelle che sono le risorse ed i successi raggiunti nella vita, realizzando così che, effettivamente, non si è di fronte ad un fallimento totale.
  • Imparare a monitorare quelli che possono essere definiti “monologhi negativi” di pensiero. Individuare cioè, quei monologhi interiori caratterizzati da una vena vittimistica e distruttiva, questo consente di capire dove inizia “l’ inghippo”.
  • Sviluppare un pensiero positivo. Ogni volta in cui, per esempio, la ruminazione ruota intorno a pensieri tipo “Perché capitano tutte a me?”, può essere utile chiedersi se sia davvero così.
    Davvero non esiste nessuno, tra tutti quelli che conosci, che hanno dovuto rapportarsi ad imprevisti spiacevoli nel corso della propria vita..?
    Può darsi che a loro, così come a te, accadano sia cose belle che cose brutte, ma forse tu tendi a focalizzarti solo sulle esperienza spiacevoli.

Come detto poco fa, mettere in atto questi “esercizi” è cosa tutt’altro che semplice, soprattutto nel caso in cui questa modalità di osservare se stessi ed il mondo circostante sia profondamente radicata. In questi casi si può pensare di rivolgersi ad un professionista con l’ aiuto del quale esplorare le proprie modalità di funzionamento al fine di modificarle.

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Prendi le distanze dalle persone maleducate (e conserva la tua energia!) praticando l’ arte della gentilezza.

Viviamo immersi in una vita frenetica. Costantemente di corsa, oberati di impegni, stanchi e con la sensazione di avere sempre i minuti contati e l’ acqua alla gola, il nervosismo e la maleducazione sembrano essere all’ ordine del giorno.
Pare esserci sempre meno tempo per viversi nei panni dell’ altro, per fermarsi ad ascoltare e, soprattutto, per evitare di mettersi sulla difensiva.

maleducazione1Quante volte, nell’ arco di una normalissima giornata, capita di dover discutere per un parcheggio, di innervosirsi durante la fila al supermercato, di suscitare (talvolta senza neanche rendersene conto) l’ ira di qualcuno..?

Dinnanzi alla rabbia, si sa, la reazione più immediata è quella di comportarsi allo stesso modo di chi si ha di fronte, magari impuntandosi su un argomento, alzando la voce più forte e rispondendo male e ciò avviene, a maggior ragione, avviene quando si ha a che fare con persone maleducate. Anche in queste circostanze, infatti, la reazione automatica è quella di replicare in maniera speculare, lasciandosi coinvolgere dall’ ostilità manifestata da chi si ha di fronte, in un crescendo di urla ed espressioni colorite che solitamente  lasciano l’ amaro in bocca.
Quando ci si rapporta ad una persona maleducata è molto probabile che ci stia usando (come magari è abituata a fare quotidianamente) come una specie di capro espiatorio, facendo di noi la sua valvola di sfogo e, ponendosi in una posizione di sfida ed attacco, riuscendo a farci sentire in diritto di reagire in maniera aggressiva facendosi cadere, in un certo senso, nel suo “tranello” e finendo inevitabilmente per rovinarci la giornata.
In realtà, se una persona è maleducata, non è detto che la nostra risposta debba esserlo a sua volta, soprattutto se l’ obiettivo che si vuole raggiungere è quello di preservare la propria serenità. Ogni volta che si permette a qualcuno di generare un nervosismo dentro di noi si sta infatti dando a quella persona la possibilità di avere un potere sulla nostra tranquillità interiore, minandola.

Non si può decidere di non avere a che fare con persone ostili, ma come reagire alla provocazione è una decisione che spetta solo a noi stessi.

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Come imparare ad esprimere gentilezza quando è l’ ultima cosa che si ha voglia di fare?

 Ecco alcuni consigli pratici:

1 ⇒ Non giudicare. Allenati tu per primo a sviluppare empatia.

Se qualcuno si pone in maniera ostile, prova a dirti che forse ha avuto una brutta giornata e che, purtroppo, oggi sei tu a farne le spese, ma senza dimenticare di coltivare sempre un atteggiamento positivo sugli altri, anche quando il loro atteggiamento è fastidioso e maldisposto.
Ciò non cambierà ovviamente le cose ma modifica il tuo modo (sicuramente più sereno) di affrontarle.maleducazione3

2 ⇒ Esercitati ad essere gentile.

A volte l’ atteggiamento degli altri viene percepito come particolarmente indelicato perché siamo noi, per primi, che ci mettiamo sulla difensiva. Sforzati di non avere pregiudizi nei confronti degli altri e di pensare bene anziché male di qualcuno

3 ⇒ Chiedi spiegazioni, tranquillamente.

Hai mai provato, di fronte a qualcuno che sta alzando la voce senza un (apparente o meno) motivo, di chiedere, in massima tranquillità, perché lo sta facendo? Come mai è arrabbiato?
Così facendo, potresti riuscire a spiazzarlo, rompere il muro tra voi e aumentare le probabilità di iniziare una conversazione costruttiva, anziché continuare a perdere tempo..ed energie!

4 ⇒ Sii in grado di capire quando è il momento di lasciar stare.

A volte ci si trova di fronte a persone talmente rigide e ostinate, che mantenere la calma o un livello elevato di conversazione può essere davvero difficile. Sono queste le circostanze in cui la cosa migliore da fare è, dopo aver chiuso cortesemente la conversazione, andare via evitando di cadere nel tranello di discussioni inconcludenti o, peggio ancora, di situazioni aggressive rischiando di finire nei guai.

Riferimenti Bibliografici
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.

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Psicologia di gruppo – “Io e l’ Altro”.

gruppo-psicologicoLa crescita psicologica passa attraverso tantissime vie.
Nell’ immaginario comune, quando si avverte l’ esigenza di iniziare un percorso di crescita personale, si pensa alla relazione diadica tra psicologo e paziente all’ interno di una cornice intima e ristretta in cui, nel rapporto con un professionista, si arrivano ad acquisire nuove consapevolezze di sé.
Ovviamente questa idea è corretta, ma non è l’ unica.
Partendo dal presupposto che esistono tantissimi tipi di gruppi psicologici o psicoterapeutici che si pongono obiettivi e modi anche molto diversi tra loro di lavorare, esplorare le proprie dinamiche all’ interno di un contesto gruppale fornisce, soprattutto in certi casi, un grande arricchimento al proprio percorso di crescita individuale.
La personalità di ognuno è quasi interamente il prodotto delle relazioni con gli altri e molto spesso la sofferenza si sviluppa proprio nel momento in cui queste interazioni vengono distorte. Ciò è in grado di spiegare da una parte perché partecipare ad un gruppo psicologico dia, di per sé, sostegno e forza, dall’ altra permette di comprendere quanto possa essere utile trattare certe dinamiche all’ interno di un contesto relazionale.
Come accennato, esistono tantissimi tipi di gruppi psicologici (o psicoterapeutici), che muovono da premesse e tecniche diverse e si pongono obiettivi differenziati, sulla base della loro strutturazione: si va da gruppi di rilassamento (ad esempio quelli di Training Autogeno) ai gruppi terapeutici che, a seconda delle tecniche utilizzate, abbracciano caratteristiche anche molto diverse tra loro (basti pensare ai Gruppi Gestàlt ed ai Gruppi Analitici), ai gruppi di sostegno, a diversi tipi di gruppi psicologici e di crescita personale.

Cos’è il Gruppo Psicologico “Io e l’ Altro”..?

Questo gruppo, progettato e condotto da me e dalla collega, Dott.ssa Giulia Lorenzini, si pone come obiettivo principale quello di favorire nei partecipanti una maggiore consapevolezza di sé nelle relazioni sociali, rafforzando la capacità di esporsi all’ altro, cosa tutt’ altro che semplice per la gran parte delle persone.gruppo-io-e-l-altro
All’ interno di un contesto rassicurante, vengono proposti giochi psicologici che permettono ai partecipanti di sperimentare se stessi in relazione agli altri, esplorando e cogliendo aspetti di sé spesso sconosciuti fino a quel momento, prendendo coscienza del fatto che l’ immagine di se stessi che appare all’ altro è spesso molto diversa da quella che ognuno di noi ha l’ impressione di dare.
Gli spunti di riflessione che nascono da questi stimoli hanno la grande potenzialità di favorire l’ introspezione, la crescita personale e la stima di sé e, influenzando il modo di percepire se stessi, permettono di produrre cambiamenti nel modo di relazionarsi all’ altro, prima all’ interno del gruppo e poi fuori, nei contesti della vita quotidiana.

L’ inizio del prossimo gruppo è previsto per mercoledì 5 aprile 2017 in via Fra’ Bartolommeo, 24 (Firenze).

Per maggiori informazioni:

ѱ Dott.ssa Giulia Lorenzini
Psicologa Psicoterapeuta
Tel: 334.3114986
Mail: giulia.lorenzini@eximite.it

ѱ Dott.ssa Ilaria Visconti
Psicologa Psicoterapeuta
Tel: 339.6034157
Mail: doc.ilariavisconti@gmail.com

Riferimento Bibliografico:
– Sullivan, H.S. (1953). The interpersonal theory of psychiatry. New York: Norton

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Da cosa origina il bisogno di dipendere dagli altri?

Da piccoli dipendere da qualcuno è un bisogno fondamentale per la propria sopravvivenza.
Totalmente “nuovi” al mondo, senza nessuno che fornisca nutrimento e protezione, la vita di ognuno sarebbe, infatti, in grave e costante pericolo.
È crescendo che, pian piano, acquisendo nuove competenze e capacità, esplorando il mondo e nuovi contesti, il bisogno di avere costantemente presente una figura di riferimento che possa fornire un senso di sicurezza e protezione diminuisce progressivamente lasciando il posto ad un desiderio di autonomia ed indipendenza, adeguato ad ogni fase evolutiva. Ovviamente ciò non vuol dire che non si avverta più la necessità di essere circondati da  persone emotivamente rilevanti, significa piuttosto che, nel momento in cui esse sono lontane la loro assenza non genera ansia.personalita-dipendente3
Non sempre, però, le cose si svolgono “secondo i piani”. Può avvenire che anche da grandi permanga un bisogno eccessivo di essere accuditi e rassicurati dagli altri mettendo in atto comportamenti che, in modo più o meno implicito, suscitino una richiesta di attenzione e protezione costanti.
Il timore di fondo si basa sulla convinzione di essere totalmente incapaci di poter funzionare in modo indipendente ed è per questo che, pur di non perdere il supporto e l’ approvazione degli altri, la tendenza è quella di abbracciare un comportamento sottomesso, concordando sempre su ciò che ritengono sbagliato o a non arrabbiarsi neanche di fronte alle ingiustizie per timore di perdere l’ approvazione degli altri.
Non esprimendo, in poche parole, mai se stessi come essere autonomi.
Ciò si traduce nella difficoltà di prendere decisioni, iniziare progetti o fare cose da soli, andare alla disperata ricerca di una relazione intima appena ne termina una. Alla base di questo c’è la convinzione di essere completamente incapaci di funzionare senza la relazione con qualcuno diverso da sé ed è per questo che ricercano in maniera rapida ed indiscriminata la presenza di un’ altra persona non appena se ne perda una significativa.

Da dove ha origine questa paura incondizionata di rimanere solo?

È probabile che le basi di questo disagio debbano essere ricercate nella prima infanzia, periodo in cui si stabilisce l’ attaccamento che inevitabilmente condizionerà le relazioni future di ogni persona (per approfondire clicca qui).
Questa fase di vita attraversata da ogni essere umano nei primi anni dello sviluppo è molto importante per la formazione della personalità in quanto permette di sviluppare l’ attaccamento verso l’ adulto che, avendo funzione di “colonna portante”, permetterà di esplorare il mondo sentendosi al sicuro, dipendendone sempre meno col passare del tempo.
È possibile che questo tentativo costante e disperato di mantenere gli altri a sé possa derivare da una separazione precoce con la figura di attaccamento che ha portato la persona a sperimentare dolorosi sentimenti di rabbia e abbandono ostacolando così il normale e fisiologico processo di separazione e favorendo, al contrario, un’ emozione di ansia ogni qual volta si abbia la percezione di essere rimasti soli.
Il contesto terapeutico si configura, generalmente, un ambiente privilegiato per comprendere tali meccanismi, dar loro un significato e accettarli modificando in questo modo certe tendenze controproducenti.

Riferimenti Bibliografici:
– American Psychiatric Association (2014), DSM-5, Raffaello Cortina Editore.
– Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.

 

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