Close

Smettila di arrabbiati per tutto e impara a gestire la collera.

La rabbia, al pari delle altre emozioni, ha ovviamente un ruolo adattivo che consiste in questo caso nel difendere se stessi o gli altri ogni qual volta ci si senta attaccati o minacciati nella propria integrità fisica ed emotiva. Pertanto, sebbene arrabbiarsi sia una reazione normale quando ci sente offesi, trattati in modo ingiusto o attaccati in qualche modo, reagire con la collera alla gran parte delle situazioni quotidiane può risultare estremamente controproducente per una serie di motivi.
Essendo un’ emozione molto intensa ed esplosiva, infatti, ogni volta che si sperimenta, si assiste ad una serie di cambiamenti che investono l’ intero organismo, dal cuore che inizia a battere all’ impazzata, ai respiri che si fanno brevi e rapidi, ai muscoli che diventano tesi, tutti cambiamenti questi che, a lungo andare, possono anche nuocere alla propria salute fisica (se vuoi approfondire, clicca qui).

rabbia4Inoltre, quando si è arrabbiati si tende a perdere il controllo della situazione diventando illogici ed irrazionali con il rischio di fare o dire cose non adatte al contesto sociale (che comunque impone norme comportamentali che vanno rispettate) e delle quali, soprattutto, potremmo non essere soddisfatti una volta sbollita la rabbia.
Sebbene restare calmi di fronte a certe persone o circostanze sembri talvolta impossibile, acquisire la capacità di controllare la propria collera, mantenendo “calma e sangue freddo”, imparando a gestire le circostanze in modo sereno e tranquillo è un favore che fai a te stesso, alla tua salute fisica e mentale.

Come riuscirci?

È fondamentale, prima di tutto, imparare a restare distaccati da ciò che sta avvenendo, evitando di scontrarsi con quelle emozioni intense ed impulsive che “ribollono” internamente desiderose di uscire fuori esplodendo; è infatti possibile mantenere la mente lucida, osservando la situazione da un’ altra prospettiva e reagendo nel modo più appropriato.
Se sbottare nell’ immediato può sembrare la soluzione migliore per sfogarsi, ci si rende conto nel tempo che, in realtà, serve a ben poco.

Ecco invece alcuni consigli estremamente utili derivanti dalla mindfulness e che possono essere utilizzati quando ci si trova in situazioni “a rischio collera”.

1. Riconosci il tuo stato di allerta.rabbia5

La collera, abbiamo detto, è sempre accompagnata da segni fisici che la caratterizzano e per questo può essere estremamente d’ aiuto imparare a riconoscerli per prevenire uno scoppia d’ ira.
Quando avverti  accelerazione del battito cardiaco, tensione muscolare, tendenza a serrare le mascelle ed a parlare con un tono di voce più forte e sgarbato, il corpo ti sta dicendo di essere pronto a “sferrare l’attacco”.
Impara, intanto, a riconoscere questi segni ed a prenderne consapevolezza.

2. Fermati e respira.rabbia6

Respirare è fondamentale per mantenere la calma, ma è la prima cosa che ci si dimentica di fare quando si è arrabbiati. Quando percepisci il corpo che inizia ad attivarsi in seguito al salire della tensione, prova a fare un esercizio: inspira lentamente contando fino a cinque, fai una pausa contando fino a tre ed espira, lentamente, dalla bocca. Una volta tirata fuori tutta l’ aria, riprendi a respirare normalmente..e poi ricomincia; così facendo riuscirai a ripristinare uno stato di maggiore calma, nell’ organismo e nella mente.

3. Distraitirabbia7

Ripensa alla giornata di ieri, recita una filastrocca, canta una canzoncina, vai a fare una passeggiata, guarda un film, chiama un amico, l’ importante è che tu riesca a trovare una strategia per spostare momentaneamente il pensiero a qualcosa di diverso da ciò che ti sta facendo arrabbiare.

Una volta che sarai riuscito a circoscrivere la collera potrai essere in grado di iniziare a pensare con razionalità a quanto avvenuto, cogliendo nuovi punti di vista e trovando soluzioni alternative, la gran parte delle volte maggiormente funzionali di quelle pensate d’ impulso.
Se ti accorgi che il tuo nervosismo scaturisce la gran parte delle volte da persone, situazioni o circostanze specifiche, può essere d’ aiuto iniziare a chiedersi perché ciò avvenga; è molto probabile, infatti, che in tal caso si tratti di proiezioni e quindi per eliminare definitivamente questo tipo di attivazione, occorre una comprensione più profonda di sé (se vuoi approfondire, clicca qui).

Riferimenti Bibliografici
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.

Condividi:

Esci dalla zona di comfort..e inizia a vivere!

zona-di-comfort

La paura è una delle emozioni universali e, in quanto tale, possiede un importante valore adattivo. La sua presenza infatti, determinando uno stato di allerta, permette di stare alla larga dai pericoli garantendo a se stessi e agli altri la sopravvivenza.
Quando diventa eccessiva però, perde le sue caratteristiche funzionali e si trasforma in ansia, caratterizzandosi come un’ esperienza limitante che impedisce di far esplorare il mondo per il timore eccessivo di venirne ferito, da un punto di visto sia fisico che (soprattutto) emotivo.
Purtroppo però, a lungo andare, tale atteggiamento può diventare tanto rigido da intralciare la propria crescita e la possibilità di aprirsi a ciò che non si conosce, limitando le probabilità di vivere una vita libera e serena. Questo è il motivo fondamentale perché è importante farsi coraggio e uscire dalla propria zona di comfort.

Cos’è la zona di comfort e in che modo costituisce un limite alla propria crescita personale?

“Comfort” letteralmente significa “sicurezza”, “protezione”, “rassicurazione”, pertanto quando si parla di zona di comfort si fa riferimento a quell’ area entro la quale si ha la percezione di essere al sicuro.
Ed è effettivamente così: nella zona di confort ci si relaziona esclusivamente a persone familiari, si eseguono le solite azioni quotidiane e le situazioni a cui ci si rapporta diventano prevedibili e controllabili, per questo il senso di ansia scompare o si minimizza all’ interno di un contesto tranquillo che, per quanto rassicurante è, al tempo stesso, estremamente limitante.
Questo senso di sicurezza, che può far riferimento a persone, situazioni o sentimenti, è caratterizzato dal bisogno di restarne ancorati evitando di mettersi in gioco sperimentando in questo modo cose nuove e preferendo piuttosto chiudersi in modalità conosciute sebbene disadattive dato che, per quanto possa essere spaventoso, nessuno è in grado di controllare li eventi e pertanto non è stando sotto una campana di vetro che si può evitare la sofferenza.
Rimanendo vincolati a quest’ area, infatti, ci si priva della possibilità di evolvere, di avere sorprese, di aprirsi a quell’ imprevisto che, sebbene temuto, rende la vita degna di essere vissuta, senza contare, inoltre, che più si resta fermi e disinteressati verso l’ incontrollabile più l’ ansia prende consistenza, innescando una sorta di circolo vizioso dal quale diventa sempre più difficile uscire (se vuoi approfondire, clicca qui).

Piccoli step per uscire dalla zona di comfort

zona-di-comfort2Fuori dalla zona di comfort c’è tutto ciò che non si conosce ed è per questo che per uscire fuori dal confine è necessario trovare il coraggio di fare piccole cose nuove.

LA PAROLA D’ ORDINE È “CAMBIARE”


Puoi decidere tu quanto “osare” ogni giorno quindi inizia a farlo iniziando da cose “banali” fino ad arrivare a quelle più “complesse”, senza fretta ma seguendo i tuoi tempi.

Ecco alcuni spunti per iniziare:

◊ Cambia strada: nel solito percorso da casa a lavoro, per esempio, segui percorsi alternativi; questo ti permetterà di incontrare nuove persone, scoprire magari un bel parco o un locale che non conoscevi.

◊ Sperimenta nuovi cibi: cucina cose diverse dal solito, potresti accorgerti di quanto sia piacevole assaggiare cose diverse da quelle a cui sei abituato.

◊ Sorridi (o fallo più spesso): Un’ espressione rilassata e serena è un’ importante canale di apertura al mondo.

◊ Inizia una nuova attività: ci sono tante cose che ti piacerebbe fare ma alla fine non ne inizi mai nessuna, fare qualcosa di nuovo è uno step abbastanza complesso, ma fondamentale, per liberarti delle tue corazze.

◊ Parla con uno sconosciuto: inizia per primo una conversazione con qualcuno che non conosci in situazioni quotidiane, in coda alla cassa, in fila dal medico, al vicino di poltrona al cinema..

◊ Non smettere mai di stupirti: concediti la gioia di andare oltre a quelli che credi essere i tuoi confini, sperimenta, tenta, abbi il coraggio di osare..e non aver paura.

“La vita inizia dove finisce la paura” – Osho

Riferimento Bibliografico:
– Mecacci, L. (2001), Manuale di Psicologia Generale e Sperimentale, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze.

Condividi:

Sistemare i cassetti..per fare ordine dentro di Sè!

mettere-ordine-dentro-di-se

Ti è mai capitato di sentire il forte bisogno di sistemare la stanza, la casa, l’ auto?
Di buttare via vecchi oggetti, disporre in modo diverso l’ arredo, di mettere ordine tra armadi e cassetti o di stracciare con soddisfazione carte inutili?
Sebbene pulire e riordinare gli spazi quotidiani sia una necessità di routine (vissuta talvolta come doverosa e fastidiosa) spesso, dietro questa esigenza, si nasconde un vero e proprio desiderio di fare pulizia dentro di sé, liberandosi di alcuni pesi e facendo, così, spazio al nuovo.
È proprio questo il motivo per cui ordinare fisicamente gli oggetti può talvolta essere un mezzo tramite il quale si tenta di disciplinare il proprio Sé. In particolare, quando si presenta il desiderio di dare via vecchi vestiti, si decide di pulire angoli dove di solito non si arriva o si resetta il pc, è probabile che ciò che spinge all’ azione sia proprio il bisogno di cambiare noi stessi.
Avviene quindi che i movimenti che si compiono nel mettere a posto si riflettano metaforicamente nella dimensione psicologica permettendo di “spolverare” al proprio interno, eliminando i residui accumulati nel tempo.
Ogni volta che si percepisce questo bisogno, si entra in contatto con quella parte di sé governata dall’ archetipo di Estia; è proprio la sua attivazione, infatti, che consente di stabilire un legame con i valori personali, mettendo a fuoco ciò che è significativo a livello personale.
Grazie a questa prospettiva interiore, con cui si entra in contatto anche con l’ azione del riordinare, è possibile fare chiarezza in mezzo alla grande varietà di stimoli che si presentano costantemente ai nostri sensi, generando talvolta confusione.
Ecco perché svolgere mansioni di questo tipo permette di esperire un senso di armonia interiore, facilitando la concentrazione e determinando un vero e proprio nutrimento per l’ anima.

Come si può imparare ad entrare in contatto con questa parte di sé?

Alcune persone (quelle che hanno, appunto, particolarmente sviluppato in sé l’ archetipo Estia), sentono il bisogno di immergersi spontaneamente in una dimensione di solitudine e contemplazione, allo scopo di  “ritrovarsi”; sono pertanto in grado di “rinnovare il proprio guardaroba” ogni volta che ne sentono il  bisogno, trovando una nuova logica alla sistemazione delle cose e mostrandosi aperte a riordinare le idee con una certa ciclicità.
Per altre, “aprire le finestre” e dare aria agli armadi può risultare meno istintivo ma non per questo meno importante o realizzabile.spolverare-dentro-di-se
Entrare in contatto con la parte più “estiana” di sé (parte ovviamente presente nelle donne ma anche negli uomini) presuppone innanzi tutto la capacità di sapersi ritagliare spazio e tempo per dedicarsi alla cura del proprio ambiente, e quindi di sé.
Ogni gesto compiuto per fare ordine deve essere vissuto come un’ opportunità per liberare la mente, svuotarla dai pensieri e riempirla di energia positiva.
È importante svolgere un compito alla volta, dedicando tutto il tempo che occorre all’ esecuzione di quella determinata incombenza, lasciandosi assorbire come se si stesse eseguendo una cerimonia, sperimentando un senso di libertà e tranquillità ad ogni singolo movimento.
In questo modo si può riuscire a raggiungere un buon livello di pace interiore tramite il quale è possibile  soffocare il “chiacchierio” della mente che troppo frequentemente impedisce di concentrarsi rendendo così possibile ascoltare quelli che sono i reali bisogni ordinando le idee e trovare la spinta per realizzare un cambiamento.

Riferimento Bibliografico:
– Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1991.

Condividi:

Mi irrita..quindi mi appartiene!

proiez1Come sostiene Jung, ciò che irrita negli altri può portare ad una maggiore comprensione di sè.
Quando qualcuno fa o dice qualcosa che infastidisce senza un motivo apparente ciò avviene quasi sicuramente perché si tende a rispecchiarsi in quella persona, scoprendo un’ immagine di se stessi non gradita.
Ognuno ha ovviamente pregi e difetti sebbene capiti che non sia consapevole di alcuni di essi ad un livello cosciente ed è proprio in queste circostanze che, vista la difficoltà di riconoscere parti di sé, la risposta più immediata è quella di trasferirle sugli altri.
La proiezione è un meccanismo difensivo attraverso il quale l’ inconscio tenta di “proteggere” l’ individuo, evitandogli di venire a conoscenza di certi aspetti vulnerabili di sé e convincendolo che alcuni comportamenti appartengono agli altri, sebbene si tratti di caratteristiche personali non riconosciute.
Generalmente si tratta di aspetti “scomodi” di sè, di parti della propria personalità non apprezzate e quindi non accettate ma possono anche essere caratteristiche gradevoli riconosciute negli altri di cui non si è in possesso; in questo caso si tende a provare una sorta di invidia per una caratteristica bramata anziché realizzare che si tratta di una mancanza personale.
In entrambi i casi, nel momento in cui ci si relaziona a qualcuno che crea irritazione potrebbe essere di grande aiuto chiedersi “Perché” si prova quel fastidio, quali sia la caratteristica disturbante che cogliamo nell’ altro.
Le persone e le situazioni con cui ci si relaziona quotidianamente fungono da specchi nei quali vengono riflesse parti profonde di sè richiamando l’ attenzione su aspetti interiori: ciò fornisce la possibilità di capire meglio se stessi sulla base di ciò che accade intorno.
Ed è così che tutte le persone antipatiche con cui ci si relaziona, così come le situazioni scomode che si ripetono, anziché essere delle “scocciature”, diventano delle grandi opportunità per conoscersi meglio.
proiez2Quando si prova una sofferenza, dirsi che sono stati gli altri ad averla provocata è più facile rispetto all’ attribuirsene la responsabilità ma, allo stesso tempo, impedisce di trovare una soluzione ad un disagio che rispecchia una fragilità interiore che, in relazione all’ altro, non fa altro che palesarsi.
È per questo che ogni volta che qualcuno o qualcosa crea una sofferenza, può essere di grande aiuto chiedersi cosa genera il fastidio.
Anziché dare la colpa a qualcosa di esterno, si può provare a guardarsi dentro e farsi delle domande: si tratta di una paura sepolta? Di un dolore nascosto? Di una rabbia repressa?
Forse quella persona ci maltratta come noi maltrattiamo noi stessi? Ci mostra come ci piacerebbe essere senza riuscirci? Fa qualcosa che proprio non ci piace ma che ci è, al contempo, estremamente familiare?
Già porsi certi quesiti è un ottimo modo per iniziare a prendere maggiore consapevolezza di sé, conoscere aspetti della propria personalità di cui non si è mai tenuto conto e relazionarsi in maniera più serena alle persone che si incontrano.

Riferimenti bibliografici:
-Papadopoulos, R. K. (2009). Manuale di psicologia Junghiana, Moretti & Vitali Editori, Tecnoprint, Romano di Lombardia (BG) Settembre 2009.

Salva

Condividi:

Quale malessere psicologico si nasconde dietro al tuo disturbo fisico..?

A chi non mai è capitato di soffrire di insonnia prima di un esame? Di accusare mal di stomaco durante un periodo stressante o mal di testa in una fase di vita complicata..?
Ma perché succede? Te lo sei mai chiesto?
“La mente (come cita un noto aforisma) mente”; non sempre ha infatti il coraggio di dire esplicitamente ciò che pensa o che prova, di esprimere un disagio o un punto di vista “scomodo”. Ma l’ inconscio, che tenta di sfuggire al suo controllo cosciente, difficilmente riesce ad accettare questa limitazione e a tenere la bocca chiusa.
Se la mente cosciente è in grado di razionalizzare, creare delle narrazioni, darsi delle spiegazioni logiche e lineari raccontandosi talvolta delle “false verità”, l’ inconscio, istintivo e primordiale, come un bambino capriccioso sente il bisogno di esprimere tutto quello che prova, senza filtri.
Ma come può riuscirci se la coscienza, ordinata e diligente, fa di tutto per zittirlo? Trovando delle vie di fuga nel corpo, per esempio.
Che corpo e mente siano inseparabili e si influenzino in maniera reciproca è ormai un dato di fatto ben noto praticamente a tutti, ma è straordinario notare come il messaggio che l’ inconscio manda puntualmente ogni volta che avverte un disagio non sia mai casuale.
Se sei una persona rigida e poco flessibile o ti trovi in una fase di vita in cui hai la sensazione di essere “paralizzata”, di attraversare un blocco a livello emotivo, lavorativo o relazionale è improbabile che l’ inconscio tenti di comunicartelo con un fastidio alle gengive, molto più probabile, invece, che si presenti mal-di-schienaun dolore di tipo muscolare, traducendo la rigidità percepita a livello mentale in una tensione a livello del collo, per esempio.
Discorso analogo è valido per i dolori articolari: le articolazioni sono, per natura, flessibili quindi quando provocano dolore vogliono indicare proprio una mancanza di libertà di movimento, un dolore al gomito, per esempio, può indicare la difficoltà di accettare un cambiamento e la conseguente tendenza ad opporre resistenza ad una certa situazione.
Relativamente alle articolazioni va detto che polsi, mani e ginocchia sono spesso una spia di problemi relazionali, in particolare indicano rispettivamente la difficoltà di “dare la mano”, quindi cercare nuovi amici e connettersi agli altri, e la capacità di “inginocchiarsi agli altri” e quindi di adattarsi alle situazioni sociali.
Similmente, il mal di testa è tipico delle persone ossessive, le quali hanno un’ innata tendenza a rimuginare, che pensano e ripensano a cosa sia meglio fare o non fare in una certa situazione, trovandosi molto in difficoltà nel momento di prendere una decisione.
Se un problema costante è quello riferito alla cervicale, chi ne soffre ha probabilmente difficoltà a lasciarsi andare e ad abbandonarsi alle proprie emozioni, come se l’ aspetto razionale e cerebrale avesse la meglio sulle emozioni, che vengono lasciate sottosoglia, per la paura di esprimerle.
Le emozioni inespresse tendono ad essere una causa frequente di disturbi a carico dei più disparati organi e zone corporee. Quando si ha la sensazione di essere stati giudicati in maniera negativa o, in generale, un certo evento o una certa situazione non è stata digerita, è molto probabile che il corpo tenti di dirlo attraverso il mal di stomaco, in modo analogo a quanto avviene dopo un’ indigestione di cibo.
La schiena ricorda che si stanno affrontando situazioni troppo pesanti, proprio come quando si alzano dei pesi, in particolare il dolore alle spalle ricorda che ci si sta facendo carico di un’ emozione troppo intensa, ingestibile, che appesantisce.
Anche un disturbo alla parte superiore della schiena mette l’ enfasi su aspetti emozionali, soprattutto a quelli legati al senso di solitudine, alla sensazione di non sapere a chi appoggiarsi in caso di bisogno, così come un fastidio nella zona lombare, in corrispondenza più o meno del baricentro che permette di stare in equilibrio ha a che fare con il senso di incertezza e instabilità.
L’ epicentro delle emozioni nell’ immaginario comune può essere ritrovato nella parte toracica, in prossimità del cuore. Fastidi in questa zona, relativi per esempio a palpitazioni o a senso di oppressione (non a caso tipici dell’ ansia) hanno a che fare con paure ed emozioni non esplicitate, con i sensi di colpa e con la chiusura verso l’ esterno, come se il corpo si ripiegasse su di sé.
Se il fastidio è localizzato a livello delle gambe e dei piedi è estremamente probabile che ciò abbia a che fare con la difficoltà nel movimento, con la paura di muoversi, di cambiare, di smuoversi da una situazione che crea sofferenza e quindi depressione.
Quando si avverte un disagio più o meno persistente, fermarsi per un attimo a riflettere sul suo significato che ne sta dietro può essere un enorme aiuto per acquisire maggiore consapevolezza di sé.
Anche se l’ abitudine è quella di relazionarsi con il proprio Io cosciente, sarebbe opportuno non dimenticare mai che spesso è proprio lui che sta cercando di nascondere certe consapevolezze per il timore della sofferenza che potrebbe scaturire dal venirne a conoscenza. Ma se l’ inconscio insiste affinchè vengano rese palesi riproponendole sotto forma di fastidio fisico, forse vale la pena stringere i denti e guardare in faccia la realtà….

Salva

Condividi: