Se ti innamori sempre di “Peter Pan”, forse soffri della “Sindrome di Wendy”.

“Wendy balza giù dal letto per correre a stringere tra le braccia Peter, ma lui si scosta; pur senza saperne la ragione, lui sa che deve scostarsi.”

Si parla di Sindrome di Peter Pan per riferirsi a quella tendenza presente negli uomini che, al pari del famoso personaggio di James M. Barrie si mostrano restii a crescere ed assumersi le proprie responsabilità. Proprio per la diffusione di questo fenomeno, che riguarda ormai un numero piuttosto notevole di uomini, negli ultimi anni si è assistito ad un crescente interesse rispetto al profilo psicologico del moderno Peter Pan.
La stessa enfasi, però, non sempre viene posta su tutte quelle donne “Wendy” che si innamorano di “Peter” immaturi e infantili finendo molto spesso “intrappolate” in una relazione squilibrata che non può che generare, a lungo andare, sofferenza.
Le donne Wendy possiedono caratteristiche generalmente opposte a quelle degli uomini Peter ma, nonostante questo, tale incastro che a colpo d’ occhio potrebbe sembrare complementare, risulta essere in realtà tossico in quanto totalmente sproporzionato. Cerchiamo di capire come.

                                                     Chi è Wendi?

Wendy è una bambina di circa dieci anni totalmente dedita e prodiga agli altri con un senso di responsabilità che, se sebbene possa sembrare un pregio, può non esserlo per una bimba così piccola che prova piacere, piuttosto che a giocare e divertirsi con gli altri ragazzini della sua età, a cucinare, cucire, accudire gli altri anziché mettere i propri bisogni al primo posto. La sua coscienziosità e serietà sono talmente forti ed il suo bisogno di accudire, proteggere e compiacere gli altri così intenso da comportarsi nei confronti del suo partner, come una mamma piuttosto che come una fidanzata.wendy3
Ed è così che le donne Wendy, sebbene siano ormai adulte, perpetuano questa loro tendenza con i propri uomini, proteggendoli dai loro conflitti interiori e cedendo a tutti i loro capricci con un atteggiamento di comprensione e accoglimento materno che le allontana, seppur inconsapevolmente, dal ruolo di fidanzate rendendole più “crocerossine” che compagne. Succede quindi che, nella convinzione che in quell’ “uomo/bambino” ci sia un partner potenzialmente meraviglioso, tutto quello che una donna Wendy può fare per non essere respinta è, nella sua mente, quella di esser sempre presente e impeccabile, paziente e premurosa, tollerando ogni strumentalizzazione infantile del proprio partner e sentendosi, anzi, rassicurata dal fatto che lui dipenda da lei.

Cosa si nasconde dietro al comportamento di Wendy?

Il bisogno di prendersi cura e sentirsi quindi indispensabile per gli altri corrisponde ad un bisogno di affetto: rendendosi amabile Wendy pensa di ridurre le probabilità di venire abbandonata dal partner, evenienza che la terrorizza in quanto la metterebbe strettamente in contatto con tutte le sue insicurezze e vulnerabilità più profonde.wendy
Ogni volta che accudisce qualcuno, la donna Wendy sta cercando di curare una ferita interiore di non accettazione, di vuoto interiore e di bassa autostima derivanti, con buone probabilità, dall’ attaccamento genitoriale.
Può darsi che la piccola Wendy sia stata abituata a credere che l’ amore debba essere conquistato e condizionato da comportamenti e gesti riempitivi e l’ idea quindi di essere semplicemente amata “senza riserve” non è contemplata nella sua mente bisognosa di continue conferme.

 Trasformarsi in Campanellino

Oltre alle donne Wendy, anche le donne “Campanellino” sono attratte dagli uomini Peter Pan ma, a differenza delle prime, ricercano dal partner spontaneità e crescita reciproca all’ interno di un rapporto ed è per questo che quando tali aspetti vengono meno la donna Campanellino, con un battito d’ ali, vola via..wendy2
L’ uomo Peter Pan intrappolato nell’ Isola-che-non-c’è sceglie generalmente una Wendy, incapace com’ è di fare a meno delle sue coccole e della sua comprensione e sarà proprio lei, col suo comportamento accondiscendente, a tenerlo al riparo dalla sua immaturità.
Quando però, lo stesso Peter Pan farà ritorno all’ Isola-che-non-c’è, è molto probabile che si metterà in cerca di una Campanellino con cui trascorrere la vita. A quel punto, infatti, ciò di cui Peter avrà bisogno sarà un amore maturo e adulto e sarà proprio questo tipo di donna ad attivare tutti quei “muscoli emotivi” che lui non sapeva neanche di avere.
In maniera analoga, se Wendy imparasse a sfruttare la carica grande di energia che giace dentro di sé ed iniziasse a dedicare a se stessa anziché agli altri le sue infinite risorse, potrebbe diventare una Campanellino che, stanca di fare da madre al suo uomo e desiderosa di essere un’ amante ad ogni effetto, potrebbe abbandonare quel partner che non la soddisfa andando alla ricerca di ciò di cui ha bisogno: un uomo vero che la ami incondizionatamente.

Riferimenti Bibliografici:

-Barrie, J. M. (1992), Peter Pan, il bambino che non voleva crescere. Universale Economica Feltrinelli (2008)
– Kiley, D. (1985), Gli uomini che hanno paura di crescere. Rizzoli Editore.

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Chi è Peter Pan?

Peter Pan lo conosciamo tutti.
È un bambino, protagonista dell’ opera teatrale di Barrie del 1904 che, dopo aver sentito i genitori pianificare il suo futuro, decide di scappare e rimanere bimbo782-Peter-Pan per sempre. La mamma, distratta, si dimentica di lui e Peter, volando, arriva all’ “isola che non c’è” dove incontra altri “bimbi sperduti” e ne diventa il capo.
Oggi, quando, si parla di Sindrome di Peter Pan, ci si riferisce a tutti quegli adulti a cui non piace, nonostante l’ età, comportarsi “da grandi”.
In particolare, si fa riferimento a tutti coloro che faticano ad entrare nel mondo adulto e che tendono quindi ad assumere comportamenti infantili, non prendendosi le proprie responsabilità, non aprendo a nessuno la propria intimità e prendendo ogni aspetto della propria vita in modo leggero e superficiale.
Mentre il personaggio Peter Pan suscita in genere simpatia essendo un bimbetto allegro e vispo, avventuroso, che ama giocare e raccontare storie, i “personaggi” Peter Pan che incontriamo nella quotidianità, non sempre suscitano la stessa benevolenza soprattutto quando tendono a giocare con i sentimenti altrui o a raccontare storie non vere.
Nel 2009, anno della mia tesi di laurea specialistica, l’ argomento era molto attuale sebbene non approfondito ed è per questo che, a suo tempo, l’ ho scelto come argomento di tesi e voglio, in questo articolo, illustrare alcune delle riflessioni che ne sono derivate.
Intanto: perchè crescere spaventa..?
Di sicuro, crescere non è semplice. Nel momento in cui ci affacciamo all’ età adulta ognuno di noi si trova di fronte ad una dura realtà: i nostri genitori, in nostri punti di riferimento, non si prendono più costantemente cura di noi e la sensazione che ne può derivare è quella di essere abbandonati a se stessi. Per alcuni, il mondo può diventare improvvisamente complicato e allora, forse, è molto meglio restare fermi sulla soglia e restare piccoli se l’ alternativa è crescere ed affrontare i draghi là fuori dalla porta di casa.

Ma perchè la Sindrome di Peter Pan è un disagio che si presenta per lo più in questo periodo storico?

La nostra società moderna sta andando incontro a forti cambiamenti che, inevitabilmente, si ripercuotono sugli stili di vita, sulle abitudini, sulle tradizioni delle persone e ciò determina, in molti casi, un ritardo nel processo di indipendenza dei giovani adulti. La stessa crisi che il mondo occidentale attraversa, determina alcune conseguenze (lavoro precario, genitori meno giovani, relazioni più instabili) che, sicuramente non incoraggiano l’ indipendenza. Personalmente, però, trovo riduttivo attribuire a questo l’ intera responsabilità del fenomeno.
Ritengo quindi opportuno chiedersi quali sono le cause psicologiche del disturbo. Uno psicologo americano, Dan Kiley, negli anni ’80 ha studiato il fenomeno sostenendo che la Sindrome di Peter Pan è un trauma che blocca la vita emotiva del soggetto quando è ancora un bambino. Mentre si assiste ad uno sviluppo intellettivo normale, la personalità resta bloccata nell’ infanzia ed è proprio nepeter_pan_and_wendy_by_underscope1993-d773by1ll’ infanzia che vanno, secondo lui, ricercate le cause del malessere che si paleserà poi nella vita adulta.
Ognuno di noi, infatti, costruisce sulla base dell’ amore trasmesso dai genitori, il proprio equilibrio emotivo, pertanto una carenza affettiva vissuta nella primissima infanzia potrebbe essere alla base della sofferenza di percepirsi indifeso di fronte al mondo e angosciato dagli ostacoli che cercherà, quindi, di evitare.
Si può ipotizzare, quindi, che i Peter Pan siano dei “fobici“..il sentimento che li domina è la paura, una paura che li lascia talmente paralizzati che l’ unico modo per affrontarla è….scappare!
Scappare dal mondo pericoloso, dal contatto con la propria parte intima, dalla relazione con persone che potrebbero ferire.

Puoi approfondire l’ argomento leggendo un altro mio articolo sulla rivista psicologica on line PsicologiaOk.

Riferimenti Bibliografici:
– Cataluccio, M. (2003). (introduzione di) Peter Pan e Wendy. Il bambino che non voleva crescere di J. M. Barrie. Feltrinelli Editore.
– Kiley, D. (1983). The Peter Pan Syndrome, (trad. it. Gli uomini che hanno paura di crescere. Rizzoli Editore, Milano 1985).

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