Quale dio greco ti rappresenta? La psicologia dell’ uomo Dioniso.

[Ogni uomo ha, dentro di sè, uno o più dei che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quello che maggiormente ti rappresenta? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Efesto]

                                                                              -Nona Parte –

Dioniso, dio dell’ estasi e del vino, era molto vicino al mondo del mistico e del femminile,dioniso2 così come lo sono l’ archetipo che rappresenta e l’ uomo che impersona.
Era il più giovane tra le divinità dell’ Olimpo nonché l’ unico ad avere una madre mortale, Semele, che aveva suscitato l’ amore di Zeus. Il dio del cielo la fecondò sotto le spoglie di un mortale, suscitando l’ ira della gelosissima moglie Era che apparve a Semele travestita da vecchia nutrice e la ingannò convincendola ad assicurarsi della natura divina del suo amante. L’ ingenua fanciulla chiese a Zeus di esaudire ogni suo desiderio e non appena egli giurò di farlo gli chiese di apparirle nella sua natura divina, non sapendo che ciò l’ avrebbe uccisa. Zeus, non potendo sottrarsi al giuramento, si trasformò in dio della folgore uccidendo la giovane amante, ma rendendo immortale il piccolo non ancora nato che estrasse dal grembo materno e cucì nella sua coscia che gli fece da incubatrice fino a che non fu pronto per nascere. Una volta nato fu allevato dalla sorella e dal cognato di Semele nelle vesti di una bambina, ma neanche questo camuffamento lo protesse da Era, la quale fece impazzire i suoi genitori adottivi che cercarono di ucciderlo; fu di nuovo il padre Zeus a salvarlo, trasformandolo in un capretto e facendolo allevare dalle Ninfe in una grotta dove il suo tutore Sileno gli svelò i segreti della natura e gli insegnò a fare il vino.
Per comprendere le esperienze psicologiche infantili degli uomini che si identificano con Dioniso, può essere interessante cogliere due eventi importanti nella vita dalla divinità:  il fatto di essere stato allevato come una bimba e di avere avuto due madri adottive che avrebbero voluto vederlo morto.
Nel caso in cui il genitore abbia aspettative stereotipate su quelli che dovrebbero essere gli interessi del figlio (ad esempio la lotta, lo sport ecc) diversi da quelli che lui coltiva, dirà che si comporta “da ragazzina”, in quanto il piccolo Dioniso adora usare tutti e cinque i sensi. Che sviluppi o meno un’ immagine positiva di sé dipende, per lui più che per altri ragazzi, dai genitori sebbene capiti di frequente che non riceva l’ approvazione paterna. Il dio Dioniso aveva un padre, Zeus, che fu per lui anche una madre e che lo amava più di qualsiasi altro figlio ed è questo tipo di padre che l’ uomo Dioniso va a ricercare: amorevole e accettante.
L’ adolescenza tende ad essere un periodo di crisi in cui per il ragazzo Dioniso ogni cosa si fa particolarmente intensa a causa dei forti sbalzi emotivi e degli innumerevoli interrogativi relativi all’ identità sessuale, nonché al rischio di abbandonarsi alle droghe.
Similmente al dio, anche l’ uomo Dioniso è circondato dalle donne e spesso la sua fanciullaggine, che sia un giovane adulto o un uomo di mezza età, suscita da parte loro il desiderio di prendersi cura di lui sia come amiche che come amanti. Fare l’ amore con un uomo Dioniso è un’ esperienza profonda per ogni donna che non può che viverla come una fusione estatica, verso la quale lui investe un’ energia unica a cui attribuisce un’ importanza prioritaria.
Quando Dioniso diventa importante per una donna può avvenire che, entrando nella sua vita, le porterà, con i suoi alti e bassi di umore, dolore e sconvolgimento sebbene i problemi più grandi si presentino nel momento in cui, una volta sposato, lei desideri un uomo diverso e tenti di cambiarlo. Di certo non ci si può affidare a lui affinchè sostenga una famiglia da un punto di vista sia emotivo che economico, nonostante questo può avvenire che decida di sposarsi e che rispetti il matrimonio, grazie alla tenerezza nei confronti della moglie per cui ha una conoscenza empatica.
Essendo un “ragazzone” tende ad avere molto successo con i figli degli altri, ma spesso impone ai suoi un’ esperienza che li lascia disorientati in quanto sa essere, al tempo stesso, straordinariamente eccitante (sa inventare giochi entusiasmanti) ma anche terribilmente deludente (dimentica le promesse fatte loro, per esempio) pertanto, in generale, non pare essere troppo bravo nell’ assumersi le tradizionali responsabilità paterne.
L’ archetipo Dioniso ha forti potenzialità sia positive che negative, è estremamente presente in tutti quegli uomini (e donne) che vivono momenti di esperienza estatica e impulsi intensi contraddittori ed è per questo che, insieme ad Ermes, è l’ archetipo che più predispone l’ uomo a restare un eterno adolescente, rendendolo intenso ed emotivo, lasciandosi prendere dalla passione del momento e non dando l’ impressione di impegnarsi in maniera stabile e duratura.
dioniso1L’ uomo che incarna questa divinità può avere un umore molto incostante, oscillando continuamente dall’ euforia alla depressione, percependosi a tratti invincibile e a tratti inadeguato di fronte ad una determinata situazione e soprattutto totalmente incapace di avere una visione realistica di se stesso. Per questi motivi, l’ uomo che incarna tale archetipo incontra particolari difficoltà a livello psicologico che riuscirà a superare solo nel caso in cui sarà dotato di un Io forte che gli permetterà di scegliere come, quando e in che circostanze dar voce all’ aspetto Dionisiaco che c’è in lui.
Per farlo, così come nella mitologia ha ricevuto aiuti, può, nella vita reale, impegnarsi per attivare tre importanti archetipi: Zeus, che lo aiuta a convivere con i pensieri irrazionali ed i sentimenti intensi senza agirli, Ermes dal quale può imparare a vivere nel presente e ad esprimere ciò che prova e Apollo che gli insegna ad osservare le cose da un punto di vista razionale e strategico.

Ti riconosci in questo tipo di uomo? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa divinità? Se ti va di parlarne, lascia un commento qui sotto 🙂

Riferimento Bibliografico:
– Bolen, J.S. (1994), Gli dei dentro l’ uomo, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

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Quale dio greco ti rappresenta? La psicologia dell’ uomo Efesto.

[Ogni uomo ha, dentro di sè, uno o più dei che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quello che maggiormente ti rappresenta? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Efesto]


-Ottava Parte –

Efesto, è il dio del fuoco e impersona il profondo bisogno di fare le cose, di inventare, efesto2progettare e costruire oggetti.
Nell’ Olimpo, così come nella cultura patriarcale, dove spesso ciò che conta sono il potere e le apparenze anziché la sostanza, i suoi attributi vengono svalutati ed è per questo che, in genere, gli uomini che gli assomigliano incontrano difficoltà nel conquistare il successo.
Può essere considerato il più infelice degli dei, fu scaraventato giù dall’ Olimpo*, era deforme e non accettato dagli altri, non conosceva con certezza le proprie origini e fu sfortunato in amore.
Venne rifiutato sia dal padre Zeus che dalla madre Era e anche se da grande il suo destino fu quello di essere ridicolizzato e deriso riusciva, nella solitudine della sua fucina sotterranea, a dare forma ed esprimere importanti aspetti di sé attraverso creazioni di straordinaria bellezza ed è per questo che come dio e archetipo (e quindi come uomo), Efesto possiede una magnifica capacità creativa che rappresenta il suo più grande pregio.
Sebbene sia introverso e restìo alla verbalizzazione dei propri stati d’ animo, il fuoco a cui viene associato è una metafora che rimanda ai sentimenti, dal fuoco sessuale, alla rabbia, all’ eccitazione per la bellezza, che vivono sotto la superficie e che possono erompere all’ improvviso.
Essendo l’ unica divinità imperfetta, avendo un piede storpio ed essendo stato per questo rifiutato dai genitori, è chiaro che Efesto porta dentro di sé una grande sofferenza che l’ ha portato a lavorare costantemente per crescere e guarire dalle ferite emotive. Talvolta può accadere che la realtà ripeta il mito e che anche l’ uomo che incarna questo archetipo sia destinato al rifiuto da parte dei genitori, come la divinità. Ciò può avvenire nel caso in cui la madre, come la dea Era, necessiti di un figlio “perfetto” per alimentare la propria autostima oppure nel caso in cui un figlio, non diplomatico e caratterizzato da sentimenti violenti, scateni la rabbia di un padre autoritario.
L’ uomo Efesto è sensibile ed introverso e dato che non riesce ad esprimere ciò che prova in maniera diretta è, fin da piccolo, difficile da gestire a causa di quella tranquillità apparente che può esplodere improvvisamente tramutandosi in dolore o rabbia. Non avendo un carattere solare e tendendo per natura alla solitudine, può diventare un bambino poco socievole che rimugina tra sé e sé; nel caso in cui venga apprezzato per la sua individualità e venga quindi semplicemente amato per ciò che è, riuscirà invece a costruirsi una buona autostima e avrà dei genitori che apprezzano molto il suo modo di servirsi di mani e mente.
Le donne sono importantissime per Efesto che ha bisogno di loro affinchè si prendano cura del suo benessere e affinchè siano fonte di ispirazione, e mentori delle sue capacità sociali. Nella mitologia furono tre le dee con cui ebbe rapporti e che rappresentano i tre tipi di matrimonio per l’ uomo Efesto.
La prima fu Afrodite, la moglie che lo tradiva con il fratello Ares. Le donne che assomigliano a questa dea vengono per lo più attratte dall’ intensità che i rapporti con questo uomo possono donare; Efesto tende a proiettare su di lei l’ immagine della sua dea personale, venerandola e facendola sentire speciale, totalmente coinvolti entrambi nell’ intensità del “qui e ora”.
Atena, la più intelligente tra le delle dee dell’ Olimpo, attrae l’ uomo Efesto che apprezza in lei la capacità di occuparsi di aspetti pratici, di ottenere sempre il successo nonché di valutare bene le situazioni.
Infine c’è Pandora, la prima donna mortale costruita da lui stesso. L’ incontro con la donna che la incarna avviene ogni volta in cui l’ uomo Efesto, introverso e spesso incapace di giudicare le donne com’è, si innamora dell’ immagine che ha di lei, pensando di essere ricambiato allo stesso modo. Ciò lo farà andare incontro, talvolta, a forti delusioni in quanto ciò che percepisce come interesse è spesso più un’ invenzione della sua mente e del suo cuore piuttosto che realtà.
In generale è un uomo monogamo e fedele e, sebbene dalla propria donna si aspetti lo stesso, può avvenire che subisca lo stesso destino del dio e scopra di essere stato tradito; in un certo senso lui contribuisce a questa infedeltà, in quanto, essendo troppo preso dal proprio lavoro, accade spesso che tenda a trascurare la propria donna nonchè a sublimare nel lavoro il fuoco della sessualità.
efesto1Può capitare che l’ uomo Efesto segua l’ archetipo e che, come la divinità che impersona, non abbia figli. Qualora decida di averne, è probabile che venga percepito da loro come distante e assorto in altro e questo può far sì che si creino problemi, resi particolarmente complessi dall’ aggressività e dagli aspetti depressivi presenti in lui. In particolare, i figli sia maschi che femmine hanno la percezione di non poter usufruire di un padre che fa da guida, essendo troppo individualista per aiutarli a farsi strada nel mondo ma, nonostante questo, se l’ uomo Efesto riesce a tenere a bada la propria aggressività, può costruire con loro un rapporto positivo basato su fiducia, autostima e sviluppo della creatività.
Le difficoltà psicologiche che l’ uomo che abbraccia questo archetipo incontra nell’ arco della sua vita sono legate ai sentimenti di inadeguatezza con cui ha dovuto fare i conti nel corso del suo sviluppo e, in particolare, con la sensazione di non essere stato accettato o di non aver corrisposto alle aspettative richieste. Il rifiuto sperimentato sia da parte della madre che del padre (a seconda della versione del mito) è sia fisico che emotivo e lo porta molto spesso a diventare “menomato” negli affetti, riproponendo agli altri tutti quegli schemi sperimentati con i genitori che vanno dall’esperienza dell’ abbandono materno e della violenza paterni ad atteggiamenti psicologici più sottili quali freddezza e giudizio.
Data la sua natura introversa, che lo porta a tenere chiuse dentro di sé ferite e rabbia, può capitare che la depressione diventi un problema cronico per l’ uomo Efesto che lo spinga anche verso problemi di tossicodipendenza. Può essergli di aiuto fare appello all’ archetipo impersonato da Apollo dal quale può imparare a scoprire quali sono le cose che lo fanno sentire competente dando senso alla sua esistenza.

*Esistono due versioni al riguardo, la più nota sostiene che Era, umiliata dall’ avere un figlio storpio, lo rifiutò appena nato e lo gettò dall’ Olimpo; secondo l’ altra fu invece gettato di sotto da Zeus irato perché, in una lite con Era, il figlio si mise in mezzo per difendere la madre e, proprio in seguito a quella caduta, rimase zoppo.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia dell’ ultimo dio della generazione dei figli: Dioniso.

Ti riconosci in questo tipo di uomo? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa divinità? Se ti va di parlarne, lascia un commento qui sotto 🙂

Riferimento Bibliografico:
– Bolen, J.S. (1994), Gli dei dentro l’ uomo, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

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Quale dio greco ti rappresenta? La psicologia dell’ uomo Ares.

[Ogni uomo ha, dentro di sè, uno o più dei che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quello che maggiormente ti rappresenta? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Ares]

– Settima Parte –

Ares, dio della guerra, così come l’ uomo che abbraccia il suo archetipo, rimanda un’ares2 immagine di potenza fisica mascolina e di prontezza d’ azione ed il suo archetipo si attiva nelle reazioni appassionate e intense.
Caratterizzato da un forte grado di impulsività, tende ad agire alle situazioni con il corpo, non tenendo conto delle conseguenze, mettendosi spesso in circostanze che vanno a discapito suo e delle persone che gli stanno accanto.
Unico figlio di Zeus ed Era, era il meno rispettato e onorato tra le divinità (Zeus stesso non l’ ha mai appoggiato) in quanto, a causa del suo essere istintivo e irrazionale, rappresentava il piacere dello scontro ed era ritenuto quindi un sanguinario e un violento.
Come archetipo, impersona l’ aggressività, l’ istinto che fa gettare a capofitto in uno scontro, senza pensarci.
È generalmente disprezzato da tutti quegli uomini che tendono a comandare da lontano, strateghi, con tratti simili a suo padre Zeus, e allo stesso modo viene rifiutato dalla nostra cultura centrata sul pensiero e sulla razionalità.
L’ uomo Ares è una persona energica ed emotiva, fin da piccolo è attivo ed esuberante nel modo di esprimersi e di manifestare i sentimenti ed essendo pieno di energia richiede molta pazienza da parte dei suoi genitori, costantemente “messi alla prova” dal suo temperamento. Ha pertanto bisogno di punti di riferimento fermi, amorevoli e pazienti; la madre ideale è una donna forte e affettuosa ma anche attenta a stabilire dei limiti che lascino lo spazio per essere se stesso. Se la madre ripropone il modello della donna Era, essendo l’ archetipo della moglie e avendo quindi come legame privilegiato quello col marito, il figlio Ares può risentire della mancanza delle sue cure materne ed esperire quindi la sensazione di essere messo da parte.
Una fase di vita particolarmente delicata per l’ uomo Ares è quella dell’ adolescenza, in cui l’ erompere degli ormoni amplifica le sue caratteristiche di impulsività, emotività ed aggressività, talvolta molto difficili da gestire.
Relativamente alle relazioni amorose, quella che funziona meglio per un uomo Ares richiama la relazione mitologica tra lui e Afrodite, relazione che generò moltissimi figli illegittimi. Essendo entrambi persone “qui ed ora” il loro rapporto è caratterizzato da liti e riappacificazioni che lo rendono tempestoso e armonico al tempo stesso, di certo tenuto in vita sia dagli scoppi d’ ira che dal fuoco erotico. La sua sessualità è esuberante e libera, ama il corpo femminile e ama possederlo, per questo una donna Afrodite, che ama il sesso quanto lui, è l’ amante ideale.
Un uomo Ares non può trovarsi bene in una cultura puritana e ipocrita, sebbene, a livello inconscio, possa essere lui il primo a giudicare peccaminosa la propria lussuria e quindi a condannare se stesso per esprimerla o tendere a reprimersi ma, in generale, il suo lato passionale tende a manifestarsi prepotentemente, tanto da portarlo talvolta a mettere al mondo dei figli senza averne l’ intenzione. Nonostante questo quando è presente nella loro vita, sa essere una figura molto importante, si sente gratificato nel fare delle cose insieme e mette la propria famiglia al centro della sua esistenza. Il matrimonio gli è piuttosto indifferente, nel senso che non lo programma, ma neanche lo evita, segue piuttosto il flusso degli eventi.
ares1.pngUn uomo che sia solo Ares difficilmente riuscirà a sviluppare la capacità di osservarsi e riflettere su ciò che fa, è come se fosse incapace di decidere e scegliere, caratterizzato com’è esclusivamente da reazioni impulsive. La sua difficoltà di esprimersi a parole lo porta a comunicare con gli altri esclusivamente attraverso il corpo e talvolta le sue reazioni violente e rabbiose possono trovare sfogo su donne e bambini. Ciò avviene quando lui per primo ne ha subìte da piccolo, quando cioè, dentro a quello che dall’ esterno pare il corpo di un adulto, si nasconde un bimbo terrorizzato e umiliato che, per sopravvivere ad un passato violento ha rimosso sentimenti di terrore e impotenza a causa dei quali non riesce più ad identificarsi con la vittima, è per questo che l’ archetipo del dio infuriato agisce per conto di quel bambino interno.
La crescita psicologica per l’ uomo Ares avviene nel momento in cui la smetta di essere esclusivamente una persona reattiva, grazie all’ aiuto di altri archetipi quali Ermes e Apollo dai quali può acquisire rispettivamente la capacità di comunicare e di acquisire autocontrollo.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia del primo dio della generazione dei figli, nonché uno dei due “figli rifiutati”: Efesto.

Ti riconosci in questo tipo di uomo? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa divinità?
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Riferimento Bibliografico:
– Bolen, J.S. (1994), Gli dei dentro l’ uomo, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

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Quale dio greco ti rappresenta? La psicologia dell’ uomo Ermes.

[Ogni uomo ha, dentro di sè, uno o più dei che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quello che maggiormente ti rappresenta? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Ermes]

-Sesta Parte –

 

ermes2Ermes è noto come il messaggero degli dei e, in quanto tale, rappresenta la rapidità di movimento, l’ agilità mentale, la facilità di parola ed è in grado, muovendosi velocemente, di passare con facilità da una persona all’ altra, da un luogo all’ altro e da un’ idea all’ altra.
Il suo archetipo, come il dio, ha pertanto potenzialità sia positive che negative: la sua capacità di inventiva e comunicazione, infatti, possono essere utilizzati in maniera creativa per progettare cose nuove, ma anche per ingannare.
Ermes era figlio di Zeus e Maia e, appena nato, si mostrò da subito rapido sia nel pensiero che nell’ azione: prima fece a pezzi una tartaruga e ne costruì uno stupendo strumento musicale, la lira, poi, affamato, uscì di nuovo dalla culla, rubò le giovenche del fratello maggiore Apollo (simulando, per depistarlo, una loro fuga volontaria) e ne mangiò due.
Quando Apollo scoprì il furto, non ebbe dubbi su chi fosse il colpevole, ma il modo innocente e finto ingenuo di Ermes di difendersi alle accuse del fratello, gli rubò un sorriso e non potè pertanto fare a meno di perdonarlo; anzi, in cambio della lira donò al fratello minore tutte le sue giovenche e molte altre cose.
Tali tratti sono presenti anche nell’ uomo Ermes che, già da bambino, tende ad essere precoce nel parlare, nel camminare, nell’ imparare a fare cose nuove. Ha un temperamento estremamente curioso, esplora l’ ambiente circostante, è interessato a tutti e tutto ciò che gli sta intorno ma fin da piccolo tende ad inventare storie o scuse ed ha l’ abitudine a mentire e a prendere cose che non sono sue. Di solito però tutto quello che fa viene vissuto privo di malizia, pertanto le sue malefatte difficilmente vengono prese sul serio.
La miglior madre per un uomo Ermes è quella simile a Maia, una casalinga introversa e autosufficiente che, archetipicamente, incarna le caratteristiche della donna Estia; al contrario, una madre possessiva e insicura, con un figlio come lui, può avere grandi difficoltà nel gestirlo e, quindi, nel crescerlo. Parimenti il padre ideale, così come Zeus, deve essere ben disposto nei suoi confronti e non giudicarlo troppo severamente, restando comunque fermo nelle sue decisioni.
Come amante Ermes, sebbene fosse considerato un dio scapolo, ebbe molte avventure amorose nessuna delle quali ritenute rilevanti, fatta eccezione per Afrodite. L’ uomo che abbraccia il suo archetipo, tende ad apparire improvvisamente nella vita di una donna, spesso intraprendendo conversazioni che affascinano l’ altro sesso e gli donano un’ aria misteriosa e “da ragazzaccio” che lo rende attraente. La donna che lo incontra ha spesso la sensazione di avere di fronte l’ uomo giusto ma lui è sfuggente e generalemente, con la stessa rapidità ed intensità con cui è entrato nella vita di qualcuno, tende a scomparirne. Senza preoccuparsi di quanto lei possa soffrire, tende ad entrare ed uscire dalla vita di una donna ed per questo che molti uomini Ermes vengono considerati dei Dongiovanni. Non si sente in obbligo di essere fedele e, come accade in altri campi, anche la sessualità viene vissuta da lui come una dimensione sperimentale da condividere con persone diverse in svariate circostanze. Sembra essere immune agli innamoramenti intensi, ma se si innamora può darsi che si fermi abbastanza a lungo perché l’ infatuazione lasci spazio all’ amore, ma ciò non accade facilmente, per questo l’ uomo Ermes può far soffrire molto chi si innamora di lui.
Sebbene la tendenza sia quella di rimanere un “eterno adolescente”, un Ermes maturo può riuscire anche ad impegnarsi in maniera seria e a far funzionare un matrimonio, a patto che questo avvenga tra due “anime indipendenti”. A tal proposito la coppia Estia-Ermes appare essere particolarmente funzionale in quanto lei, che può sembrare una moglie molto tradizionale, è molto indipendente e poco gelosa. Come nella mitologia, anche la relazione tra Ermes e Afrodite può funzionare nella vita in quanto le donne che condividono il temperamento con la dea della bellezza tendono ad essere, come il messaggero degli dei, poco possessive e molto aperte a nuove esperienze.
ermes1Nonostante l’ uomo Ermes possa mettere al mondo dei figli in genere non è psicologicamente troppo adatto al ruolo di padre. Sebbene sappia giocare con loro, stimolarne la fantasia  divertendosi a sua volta, non avendo lui per primo delle regole di vita è chiaramente incapace di trasmetterle, non si dimostra mai autoritario e tende, in generale, ad essere piuttosto assente.
Il limite più grande di un uomo che ha come archetipo dominante Ermes è senz’ altro l’ impulsività per colpa della quale difficilmente possiede un senso del limite e tende a comportarsi da “briccone”, nonostante questo, dato che il dio che lo influenza era il messaggero degli dei, l’ uomo Ermes possiede l’ importante capacità innata di fungere da guida per le anime e ricercare il senso delle cose, caratteristica questa che lo rendono etremamente attraente e affascinante agli occhi degli altri e che gli consentono di compiere e far compiere un’ evoluzione spirituale.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia del primo dio della generazione dei figli, nonché uno dei due “figli rifiutati”: Ares.

Ti riconosci in questo tipo di uomo? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa divinità?
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Riferimento Bibliografico:
– Bolen, J.S. (1994), Gli dei dentro l’ uomo, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

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Quale dio greco ti rappresenta? La psicologia dell’ uomo Apollo.

[Ogni uomo ha, dentro di sè, uno o più dei che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quello che maggiormente ti rappresenta? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Apollo]

-Quinta Parte –

La generazione dei figli Olimpici, tutti figli di Zeus, era formata da Apollo, Ermes, Ares, Efesto e Dioniso; non avevano un dominio vero e proprio su cui regnare ed il temperamento di ciascuno dipendeva da ciò che facevano.
Mentre Apollo ed Ermes erano i figli prediletti in quanto corrispondono agli archetipi i cui attributi, nel mondo patriarcale, aiutano gli uomini a farsi strada, Ares ed Efesto, avendo caratteristiche archetipiche non apprezzate erano invece i figli rifiutati dal padre. C’è infine Dioniso che viene vissuto in maniera ambivalente.

apollo1Apollo, dio del sole, come divinità, archetipo ed uomo, “brilla”. Era il figlio più importante tra i figli di Zeus e sono proprio i suoi attributi che, nel mondo patriarcale, fanno sì che un uomo raggiunga il successo.
L’ archetipo del figlio prediletto sembra non essere toccato dal dolore e dalla lotta, cosa che riesce a fare grazie alla sua straordinaria capacità di prendere le distanze dalla sofferenza degli altri. Riesce a farlo grazie alla sua capacità di essere razionale e di osservare quindi le situazioni in modo oggettivo; proprio questa dote lo predispone a reagire al dolore allontanandonsene e proteggendovisi attraverso la comprensione intellettuale della situazione.
Nell’ Olimpo era secondo soltanto al padre degli dei, aveva l’ importante ruolo di dispensare la legge e punire gli errori ma, nonostante la sua luminosità solare, aveva un aspetto oscuro e meno noto che lo rendevano anche molto vendicativo e crudele.
Fratello gemello di Artemide, dea della caccia, fu proprio grazie a lei che divenne un bravissimo arciere, caratteristica questa che fa del suo archetipo un grande punto di forza. Proprio la sua vista acuta, sia da vicino che da lontano infatti, gli permetteva di osservare i particolari e inserirli in una visione di insieme ed è per questo che come archetipo il dio Apollo impersona le caratteristiche di colui che vuole definizioni chiare, che apprezza l’ ordine e l’ armonia e che privilegia le visioni superficiali anziché approfondire ciò che sta sotto le apparenze.
L’ uomo che abbraccia il suo archetipo tende a favorire il pensiero rispetto al sentimento, la distanza rispetto all’ intimità e la valutazione oggettiva rispetto all’ intuizione; sa dove vuole arrivare e sa cosa vuole realizzare, si pone mète concrete, realistiche e pragmatiche che richiedono uno sforzo ed è proprio grazie a queste caratteristiche che assume spesso il ruolo di leader ed è particolarmente abile nella gestione dei lavori di squadra.
Per l’ uomo che somiglia ad Apollo, avendo qualità che ottengono sempre l’ approvazione degli altri, è facile stare al mondo, mentre può incontrare rilevanti difficoltà nella vita interiore.
Già da piccolo, il bambino Apollo, si mostra solare ed estroverso, è curioso, ben inserito nei gruppi sociali e maestro nel coltivare rapporti amichevoli fraterni. Similmente al dio che, anziché essere allattato dalla madre Leto fu nutrito da Temi con il nettare degli dei (non sperimentando così il contatto materno), l’ uomo Apollo può aver spesso fatto da piccolo esperienza di una madre non troppo affettuosa e propensa alle effusioni fisiche.
Dai genitori, può essere spesso elogiato per quello che fa ed è per questo che ricerca continuamente amore e approvazione tramite il raggiungimento del successo, diventando talvolta un’ estensione dei propri genitori che possono avere tratti narcisisti.
È attratto dalle donne indipendenti, con le quali forma un’ unione complementare, basata talvolta sulla competizione in campo professionale, per esempio. Sebbene l’ attrazione possa essere anche molto forte, non è un uomo passionale e vivendo più col corpo che con la testa decisamente non ha la stoffa dell’ amante, sia da un punto di vista fisico che mentale. Impegnato com’è a mantenere la sua solita distanza emotiva si innamora difficilmente sebbene, quando si invaghisce, può fare una corte spietata al suo oggetto d’ amore in quanto la capacità di concentrarsi sui traguardi coincide, in quel caso, col desiderio sessuale.
Per tutti questi motivi può talvolta accadere che il rapporto che stabilisce con la donna sia fraterno e archetipicamente riconducibile a quello che il dio aveva con la sorella Artemide, la quale incarna tra l’ altro, le caratteristiche che tanto attraggono l’ uomo Apollo.
Sa essere un buon marito all’ interno di un matrimonio “tradizionale” sostenuto dallo stereotipo dei ruoli, in cui deciderà di avere accanto una donna Demetra, per esempio, dedita ai figli e alla famiglia mentre lui sarà così libero di concentrarsi sul lavoro e sui suoi obiettivi. Al contrario, trovandosi perfettamente a suo agio in una relazione caratterizzata da distanza emotiva e mancanza di passione, può andare incontro a difficoltà nel caso in cui scelga come compagna di vita una donna bisognosa di profondità emotiva oppure alla ricerca di passione come, per esempio, una donna Afrodite.apollo2
Sebbene la distanza emotiva che caratterizza l’ uomo Apollo rappresenti la sua più grande difficoltà anche nel rapporto con i figli, sa essere un buon padre, coerente ed imparziale, in grado di condividere con loro interessi e progetti, mostrandosi amichevole e complice.
L’ uomo che abbraccia questo archetipo sperimenta spesso difficoltà comunicative, incapacità di creare un rapporto intimo e rifiuto legato molto spesso anche ai suoi tratti narcistici e arroganti, nonché alla sua difficoltà di avvicinarsi emotivamente agli altri.
Affinchè riesca ad andare incontro ad una crescita personale, pertanto, è importante che impari a superare i limiti della sua mente logica e razionale, entrando in relazione con tutti quegli aspetti emotivi da cui tenta continuamente di allontanarsi.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia del secondo dio della generazione dei figli, nonché uno dei due “figli prediletti”: Ermes.

Ti riconosci in questo tipo di uomo? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa divinità?
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Riferimento Bibliografico:
– Bolen, J.S. (1994), Gli dei dentro l’ uomo, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

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Quale dio greco ti rappresenta? La psicologia dell’ uomo Ade.

[Ogni uomo ha, dentro di sè, uno o più dei che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quello che maggiormente ti rappresenta? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Ade]

-Quarta Parte –

Ade, dio del mondo sotterraneo, è il meno ade1rappresentato e conosciuto tra gli dei, probabilmente perchè il mondo del patriarcato e le religioni patriarcali in generale lo temono molto dato che viene visto come il luogo in cui regna Satana. Per fare esperienza di lui è infatti necessario familiarizzare con la morte: la morte di un rapporto, di un modo di essere, di un proposito, di una speranza ci mette in contatto col suo mondo, fatto di tenebre, oscurità e freddo.
In genere l’ incontro con Ade avviene in maniera involontaria, solitamente quando si diventa vittime (basti pensare a Persefone che fu da lui rapita e violentata), le discese nel regno degli inferi volontario, invece, comportano molti rischi, in quanto non c’è mai la garanzia di tornare.
Il regno di Ade rappresenta l’ inconscio, il luogo in cui vivono i ricordi ed i sentimenti rimossi e nella vita (così come nella mitologia) alcuni possono decidere di scendervi e farvi ritorno, altri possono accompagnare le anime e far loro da guida, altri ancora vivono costantemente lì.
Ade, come tutti gli altri fratelli ad esclusione di Zeus, essendo figlio di Crono e Rea, fu inghiottito dal padre ma una volta rigurgitato si unì ai fratelli Zeus e Poseidone per combattere i Titani con i quali, una volta vinti, si spartì a sorte i regni: ad Ade spettò il mondo sotterraneo dove trascorse tutta la sua esistenza.
Un uomo fa conoscenza di Ade quando, ritirandosi in solitudine, si estranea da quanto avviene nel mondo, abbracciando quello che è l’ archetipo dell’ eremita ossia colui che preferisce vivere da solo, senza essere importunato e notato tanto che, essendo incapace di esprimersi sia con le emozioni che con le parole può rischiare di diventare invisibile da un punto di vista sociale.
D’ altra parte, la presenza di Ade nella personalità può arricchire molto la persona che ne fa esperienza che acquista, grazie all’ archetipo, la capacità di attingere alla propria vita interna ossia di guardarsi meglio dentro entrando in contatto con sè.
L’ uomo Ade da piccolo è, di solito, un bambino introverso che preferisce “subire” l’ esperienza anzichè andargli incontro, apparendo così agli altri come timido.
Difficilmente corrisponde allo stereotipo del “maschietto” ed è per questo che il rapporto con i genitori è generalmente difficile e caratterizzato da un senso di rifiuto e incomprensione reciproci che con buone probabilità spingeranno il piccolo Ade a rifugiarsi in solitudine nel proprio mondo interno, privilegiando la propria individualità a discapito della sfera sociale. Anche in adolescenza pertanto incontrerà , a meno che grazie all’ influenza di altri archetipi non sia riuscito a sviluppare un lato più estroverso, alcune difficoltà ad adeguarsi al ritmo degli adolescenti.
ade2Essendo una persona poco socievole, non è raro che viva una vita isolata ed avendo poca esperienza con le donne, tende a sperimentare spesso rifiuto da parte loro sebbene sia capace di stabilire un legame profondo con coloro che condividono con lui le ricchezze del suo mondo interiore. Anche se è, per natura, un solitario, anche l’ uomo Ade, al pari dei fratelli Zeus e Poseidone, ha insito il desiderio di fondare una famiglia e proprio con moglie e figli, e attraverso di loro, può riuscire ad entrare a far parte di una comunità; la donna adatta a lui è infatti quella ricettiva, in grado di fungere da tramite tra lui e il mondo esterno. Tende ad essere (nel caso in cui, a differenza del dio Ade, abbia figli) un padre patriarcale, talvolta cupo, e privo di umorismo, ma può essere affettuoso, anche se poco espansivo, nel caso in cui da piccolo sia stato un bambino amato e accettato per il suo carattere complesso.
L’ uomo Ade ha una naturale predisposizione alla solitudine e tale aspetto si fa particolarmente evidente e pressante in un “mondo Zeus” quale quello occidentale caratterizzato da una continua lotta per il successo dalla quale tende ad essere sempre escluso per via delle sue proprie caratteristiche di personalità. Ciò può determinare nell’ uomo Ade un complesso di inferiorità, di scarsa autostima, di mancanza di fiducia che, insieme all’ aspetto di aridità affettiva che lo caratterizza, può contribuire a determinare in lui caratteristiche depressive talmente influenti da ripercuotersi anche in chi gli vive a fianco (ci rimanda allo stato d’animo di Persefone quando venne rapita e portata da lui nel mondo sotterraneo).
Per questi motivi, se l’ uomo Ade non sviluppa altri aspetti di sé è condannato a rimanere una persona isolata e dato che nella mitologia Ermes, il messaggero degli dei, era l’ unica divinità a cui era consentito entrare ed uscire dal suo regno, proprio attivando questo dio l’ uomo Ade può riuscire ad entrare in contatto col mondo esterno ed esprimersi.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia del primo dio della generazione dei figli, nonché uno dei due “figli prediletti”: Apollo.

Ti riconosci in questo tipo di uomo? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa dvinità?
Se ti va di parlarne, lascia un commento qui sotto 🙂

Riferimento Bibliografico:
– Bolen, J.S. (1994), Gli dei dentro l’ uomo, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

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Quale dio greco ti rappresenta? La psicologia dell’ uomo Poseidone.

[Ogni uomo ha, dentro di sè, una o più dei che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quello che maggiormente ti rappresenta? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Poseidone]

-Terza Parte –

Poseidone, dio del mare, impersona l’ archetipo delle emozioni e degli istinti.poseidone2
Noto per il suo cattivo carattere, era un dio vendicativo, violento e distruttivo, provocava tempeste e turbolenze sebbene fosse l’ unico in grado di placare il mare che, nei sogni e nelle metafore, rappresenta il regno inconscio.
L’ acqua e le emozioni sono fortemente legate tra loro da un punto di vista simbolico ed è per questo che il regno marino, con la sua turbolenza, rappresenta il mondo più adatto a Poseidone che, quando provocato, reagisce in maniera emotiva e con grande intensità. Quando, come avviene spesso nelle società patriarcali, il regno dell’ emotività viene soffocato questo archetipo sprofonda nell’ inconscio e non viene integrato nella personalità dell’ uomo; le emozioni, di conseguenza, vengono tenute sotto controllo, ma ciò è possibile fino al momento in cui, nell’ impossibilità di reprimerle, la dimensione Poseidone emerge con distruttività contro chiunque abbia provocato un dolore.
Accanto a questo suo aspetto più noto di ira e distruttività, il dio possedeva però anche una parte pacifica e misericordiosa ed è proprio grazie a questo archetipo che è possibile conoscere un regno psicologico di straordinaria profondità e bellezza: l’ accesso al mondo del profondo, un aspetto svalutato o addirittura rimosso nella psiche degli uomini appartenenti alle culture patriarcali.
Fratello di Zeus e figlio di Rea e Crono, nella versione più consueta fu, come tutti gli altri fratelli, inghiottito dal padre, che sconfisse in seguito insieme a Zeus ed Ade, spartendosi i suoi regni.
L’ uomo dominato dall’ archetipo Poseidone, padrone del regno delle emozioni, vive sempre a contatto con gli istinti. Fin da piccolo prova sentimenti forti per tutto ciò che per lui è importante, usa tutto il suo corpo e la sua voce per esprimere il grande piacere che prova quando ottiene ciò che vuole. Se è fortunato nasce in una famiglia con un temperamento adatto ad accoglierlo, che non rifiuta le emozioni ma che, al contrario, si mostra espansiva e, in un certo senso, amante della confusione. Quando, invece, cresce in una famiglia priva di spontaneità che avrà sicuramente la tendenza a rimproverarlo per il suo temperamento “sanguigno”, rischia di sentirsi non approvato in tutto ciò che fa.
In adolescenza risente molto dei cambiamenti dell’ equilibrio ormonale che lo spingono alla continua ricerca di ragazze che lo eccitino sessualmente. Non bisogna dimenticare che l’ archetipo Poseidone ha per simbolo il tridente, un simbolo fallico che richiama la potenza sessuale e fecondante; parimenti, la sessualità dell’ uomo che lo impersona inizia come una forza della natura. Nella mitologia, il dio, violentò Anfitrite che si vide costretta a sposarlo, ma il loro matrimonio subì un destino simile a quello di Zeus ed Era in quanto anche Poseidone, come il fratello, era un Dongiovanni. Ebbe da lei tre figli, sebbene ne generò degli altri con altre dee e tutti ereditarono da lui la violenza e la ferocia.
In modo simile, per via dell’ atteggiamento patriarcale e per la forza della sua intensità emotiva, è molto probabile che anche l’ uomo Poseidone presenti una forte tendenza a dominare le donne, tendenza che lo porterà a livello più o meno inconscio, a calpestare i suoi sentimenti violandone i confini. Nonostante questo, però, come gli uomini Zeus e Ade è, anche lui, orientato al matrimonio, spinto dal desiderio di consolidare famiglie patriarcali dove chi comanda è l’ uomo. Sa essere uno splendido padre, presente, affettuoso ed espansivo anche sul piano fisico, ma, data la sua natura istintiva, cede spesso a scoppia di ira, presentando ai figli un modello di uomo che a loro volta tenderanno ad imitare.
poseidone1E proprio questa emotività esplosiva e soprattutto l’ incapacità di controllarla, rendono l’ uomo Poseidone vulnerabile da un punto di vista psicologico: tutte quelle reazioni impulsive, che possono essere considerate normali nel periodo dell’ infanzia, rappresentano infatti un problema psicologico nell’ età adulta.
Come il dio Poseidone, nella mitologia, era colui che provocava le maree, da un punto di vista psicologico l’ equivalente si presenta nell’ uomo come un complesso emotivo che colpisce con una forza tale da sopraffare la sua personalità, che può iniziare a ricostruirsi solo quando le acque sono rifluite e la terra ha cessato di tremare.
Tutti gli uomini (e le donne) il cui Io rischia di venire sommerso dall’ emotività di Poseidone devono diventare consapevoli di questa loro vulnerabilità, per non rischiare di essere travolti dalla tempesta.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia di un’ altro dio padre: Ade.

Ti riconosci in questo tipo di uomo? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa dvinità?
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Riferimento Bibliografico:
– Bolen, J.S. (1994), Gli dei dentro l’ uomo, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

 

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Quale dio greco ti rappresenta? La psicologia dell’ uomo Zeus.

[Ogni uomo ha, dentro di sè, una o più dei che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quello che maggiormente ti rappresenta? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Zeus]

-Seconda Parte –

Zeus, insieme ai fratelli Poseidone e Ade, fa parte della prima generazione di divinità maschili dell’ Olimpo e rappresenta, insieme a loro, i tre aspetti dell’ archetipo paterno.
I tre dei si spartirono, tirando a sorte, il mondo assumendo ognuno il dominio su un determinato regno.
Come nella mitologia, possiamo immaginare anche la mente degli uomini divisa in tre mondi: quello mentale che appartiene a Zeus (il cielo), quello emotivo di Poseidone (il mare) e quello represso e temuto di Ade (il mondo sotterraneo). Ovviamente, a differenza degli dei, l’ uomo ha la possibilità di accedere a tutti e tre i regni e di passare dall’ uno all’ altro, integrandoli.

zeus1Nonostante a Zeus venne assegnato il cielo, si può dire che lui era il dio supremo e, come tale, regnava su tutto. Pertanto gli attributi che caratterizzano l’ uomo che incarna questo archetipo sono quelli che noi siamo soliti considerare tipici dei padri forti, sovrani e capi. Essendo il dio del cielo, Zeus regnava dall’ alto e da lontano,potendo godere di una buona visuale ed è per questo che ogni uomo diventa come lui quando aspira ad una posizione di potere, talvolta da esercitare sugli altri al fine di raggiungere un obiettivo desiderato. Come archetipo, predispone l’ uomo a “creare un territorio”, lo spinge a formare una famiglia, e a far sì che i figli siano prolungamenti di lui.
La cosa che più desidera in assoluto è raggiungere autorità e potere.
Il fulmine e l’ aquila, i due simboli che lo rappresentano, esprimono bene la determinazione, peculiare dell’ archetipo e presente già dall’ infanzia, con cui l’ uomo Zeus riesce ad agire da lontano, con prontezza. Come l’ aquila che osserva dall’ alto pronta a gettarsi a capofitto sulla preda individuata a distanza, anche l’ uomo che incarna questo archetipo possiede il senso della visione d’ insieme e la consapevolezza del particolare e, come l’ aquila, è facile per lui cambiare fingendo di non aver perso. Il fulmine simboleggia invece il suo potere punitivo, anch’ esso colpisce da lontano, ma in modo deciso.
Ultimogenito di Crono e Rea, fu l’ unico tra le tre sorelle e i due fratelli a non essere mangiato dal padre timoroso di essere spodestato dai figli, in quanto la madre riuscì a scambiarlo con un sasso che fu inghiottito al posto suo e lo affidò alle cura di una ninfa, con cui crebbe. Da grande riuscì a far rivomitare al padre tutti i figli e, con l’ aiuto dei fratelli, lo spodestò dall’ Olimpo, conquistando il potere.
Da lui nacque tutta la seconda generazione di divinità e semidei dell’ Olimpo in quanto ebbe numerosissime relazioni con divinità femminili, ninfe e donne mortali.
Tra tutte, nella mitologia greca, spicca la relazione di Zeus con Era, la dea iZeusErannamorata di questo dio promiscuo e pertanto gelosa e vittima di molte umiliazioni, che incarna l’ archetipo della moglie. In maniera analoga, il matrimonio tra un uomo Zeus e una moglie Era rappresenta il prototipo del conflitto in quanto alla base di questa unione ci sono archetipi molto forti ma motivati da intenti totalmente diversi: per Era il matrimonio è un impegno sacro e prioritario basato sull’ amore e sul rispetto reciproco, per Zeus è un’ alleanza fondamentale per “consolidare il suo regno”, non ha nulla a che vedere con il cuore o con l’ affinità. Anzi, Zeus è un grandissimo seduttore. Nel momento in cui vede una donna che desidera fa di tutto per avvicinarla: cambiando il suo aspetto, può mostrarsi vulnerabile o raffigurarsi come un amante focoso ma, una volta riuscito nell’ intento, la sua attenzione tornerà altrove. In genere tende ad essere uno stratega anche nei sentimenti, quando corteggia una donna non lo fa con “il cuore in mano”, non gli interessa parlare di sentimenti ma vuole una compagna che faccia ciò che lui si aspetta da lei, senza dare grattacapi. In maniera simile si comporta anche l’ uomo che incarna il suo archetipo.
In campo sessuale può essere definito un “maschio alfa” ma generalmente non viene considerato un buon amante; a causa della sua sessualità aggressiva risulta distaccato emotivamente e non essendo capace di intimità emotiva, difficilmente è appassionato.
Rappresentando l’ archetipo del padre è chiaro che la pulsione ad avere figli è connaturata in lui.
Zeus era un padre molto protettivo e generoso sebbene racchiudesse, dentro di sé, anche aspetti oscuri e distruttivi. Similmente, l’ uomo Zeus farà di tutto per aiutare i figli a scalare la vetta del successo e li manterrà fino a che gli sarà possibile, viziandoli talvolta, ma è un padre piuttosto distante emotivamente. La sua personalità autoritaria fa sì che i suoi giudizi siano particolarmente forti e pesanti e rendono il figlio eccessivamente bisognoso dell’ approvazione da parte sua. Si aspetta da loro che siano obbedienti e predilige quelli che rispecchiano l’ immagine ideale che ha di se stesso; in generale, comunque, è un padre autoritario che vuole sempre l’ ultima parola.
L’ uomo Zeus abbraccia un archetipo che lo predispone a vivere al servizio della propria testa, aspetto che si costituisce come un vantaggio innato, facendo parte di una cultura patriarcale. Ma, d’ altro lato, questo suo essere totalmente razionale si configura come un limite nel momento in cui si assiste ad una totale mancanza di capacità introspettiva (che richiede una discesa nel mondo di Ade); a causa del suo distacco emotivo, infatti, può non riuscire ad entrare in contatto con l’ angoscia che spesso può provare dovuta all’ incapacità di entrare in contatto con i propri sentimenti.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia di un’ altro dio padre: Poseidone.

Ti riconosci in questo tipo di uomo? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa divinità?
Se ti va di parlarne, lascia un commento qui sotto 🙂

Riferimento Bibliografico:
– Bolen, J.S. (1994), Gli dei dentro l’ uomo, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

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Quale dio greco ti rappresenta? La Psicologia Maschile.

dei_olimpo

– Prima Parte –

L’ analista Junghiana Jean S. Bolen, dopo aver osservato che gli archetipi che si esprimono attraverso le dee dell’ antica Grecia dominano la personalità di ogni donna plasmandola, nella sua opera “Gli dei dentro l’ uomo” mostra come gli archetipi che si attivano negli dei siano responsabili della differenza e della complessità del mondo interno degli uomini.
Gli dei, al pari degli archetipi, sono figure generiche che descrivono la struttura alla base di quella parte dell’ uomo (o della donna, dato che spesso sono attivi anche nella psiche femminile) a cui corrispondono.
I miti che li caratterizzano sono sempre vivi in quanto gli dei e le dee ci parlano di verità relative alla natura umana, pertanto imparare a conoscerli può essere di aiuto sia agli uomini che alle donne; ai primi per comprendere ed entrare in contatto con ciò che agisce profondamente nella loro psiche, alle seconde per capire i comportamenti degli uomini importanti della loro vita.
In maniera analoga a quanto avviene nella psiche femminile, anche in quella maschile tutti gli dei sono modelli potenziali sebbene soltanto alcuni siano attivi e sviluppati.
In generale i bambini nascono con tratti di personalità abbastanza definiti, alcuni sono energici, altri calmi e pacati, alcuni solitari, altri più socievoli, ma una reazione che da un punto di vista archetipico è più caratteristica di un dio piuttosto che di un altro può attivarsi in seguito alla relazione con un’ altra persona o con un evento, così come in maniera analoga a quanto avviene nelle donne, la vita di ogni uomo attraversa fasi ognuna delle quali può essere dominata da uno o più dei.
Succede spesso all’ interno di una cultura patriarcale quale quella in cui viviamo, che gli uomini imparino ad uniformarsi alle norme della civiltà soffocando talvolta la propria individualità e, di conseguenza, le emozioni, tendendo ad indossare di frequente una sorta di maschera, ossia un atteggiamento accettabile per la cultura o la classe sociale a cui appartengono. Va da sé però che, sebbene tali aspetti emotivi vengano in qualche modo “celati” restano nella psiche a livello inconscio, pronti a riemergere alla coscienza non appena l’ archetipo viene accettato.
Per questi motivi conoscere gli dei si caratterizza come una sorgente di forza personale e la loro comprensione si muove parallelamente a quella del patriarcato in quanto sono entrambi forze potenti e invisibili che interagiscono e influenzano i singoli individui.
In tal senso gli dei si vengono a configurare come delle potenzialità, dato che nella nostra cultura patriarcale alcuni degli archetipi che esse incarnano devono essere liberati, altri ridimensionati.
Il patriarcato modella il rapporto tra padre e figlio ad un livello molto intimo e personale; per conoscere se stesso è fondamentale che l’ uomo sia consapevole dei suoi atteggiamenti e comportamenti, avendo chiaro cos’è il patriarcato e in che modo esso plasma i suoi figli.
Al pari di tutte le culture patriarcali, nella mitologia greca, gli dei padri sono divinità maschili dominatrici, versioni sovraumane degli uomini che detengono il potere e in quanto tali sono figure archetipiche la cui mitologia, considerata in senso metaforico, offre tanti insegnamenti sulla psicologia degli uomini.
Gli dei patriarcali sono maschi autoritari che, vivendo nei cieli o nelle montagne, tendono a governare dall’ alto e da lontano, si aspettano di essere obbediti ed hanno il diritto di fare ciò che vogliono.
Nonostante siano estremamente potenti, la loro fragilità si esprime nel timore spesso presente di venire spodestati dai figli e, come padri, spesso mancano di senso paterno mostrandosi talvolta ostili verso la prole.
In genere sono figli di madri deboli e sottomesse, a loro volta, da un padre violento. Proprio la sensazione di non essere stato protetto da piccolo dalla madre vissuta come vulnerabile scatena spesso una rabbia che, con buone probabilità, sarà trasferita verso le altre donne che incontrerà da grande; ciò può spiegare, almeno in parte, l’ ostilità verso il sesso femminile, tipica delle culture patriarcali che tendono a percepire la donna come debole.
Il distacco tra padri e figli inizia con il risentimento contro il figlio vissuto come rivale che si può presentare già prima della nascita, tanto che già la gravidanza della moglie può attivare nel dio i risentimenti non elaborati nell’ infanzia o scatenare gelosie nei confronti del nuovo arrivato.
Da un punto di vista psicologico il problema non va ricercato nell’ autorità che il padre detiene, anzi, i figli hanno bisogno di limiti precisi per acquisire sicurezza; se tale bisogno di fermezza del figlio però viene esaudito dal padre tramite la gelosia per essere stato sostituito negli affetti, l’ atteggiamento autorevole che ne deriva non può far altro che favorire un rancore ed un distacco reciproci, favorendo nel figlio adulto, lo stesso comportamento tanto odiato del padre. Questo paradosso si crea perché il figlio tenderà, da grande, ad identificarsi con l’ “aggressore” anziché con la “vittima” che è stato, sviluppando una sorta di odio nei confronti della propria vulnerabilità. Tale mescolanza tra il percepirsi cattivo e l’ idea di cattiveria è una confusione molto rinforzata dalla cultura patriarcale.
Sulla base di questa premessa, in maniera analoga al lavoro compiuto tempo fa (in riferimento all’ opera “Le dee dentro la donna di Jean S. Bolen”), analizzeremo, nei prossimi articoli, le caratteristiche maschili sulla base degli dei che li governano.

Vuoi sapere qual è il dio greco che ti domina? Scopriamolo insieme, nel prossimo articolo analizzeremo le caratteristiche del primo dio padre: Zeus, il dio del cielo.

Gli 8 dei:
Gli archetipi del padre: Zeus, Poseidone, Ade
La generazione dei figli:
– I figli prediletti: Apollo, Ermes
– I figli rifiutati: Ares, Efesto
– Il figlio “ambivalente”:  Dioniso

Riferimento Bibliografico:
– Bolen, J.S. (1994), Gli dei dentro l’ uomo, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

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E tu..che dea sei? Tutte le dee dentro di te.

[Ogni donna ha, dentro di sè, una o più dee che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte.
Qual’è quella che maggiormente ti rappresenta? E tu..che dea sei..? Scopriamolo insieme..oggi cerchiamo di chiarire i rapporti tra loro]

                                                                    – Nona ed ultima parte –


“In ogni donna è presente un’ eroina potenziale. È lei la padrona della propria esistenza, in un viaggio che inizia con la nascita e che prosegue per tutta la vita. Lungo il cammino indubbiamente incontrerà sofferenza, sentirà solitudine, vulnerabilità, incertezza; e conoscerà il limite. Ma potrà anche trovare significati, sviluppare il carattere,fare esperienza dell’ amore e della grazia e apprendere la saggezza” – Bolen, 1984.


Come abbiamo visto, ogni donna racchiude dentro di sé un archetipo, un istinto che prevale su tutti gli altri, una “dea” che guida scelte, decisioni, m

Artemide
Artemide, dea della Caccia

ète e bisogni.
Ciò nonostante sarebbe riduttivo pensare che soltanto una, tra tutte le dee dell’ Olimpo, influenzi la sua personalità. Le figure interne che rappresentano certi modelli archetipici, invece, lottano tra loro proprio come erano solite fare le dee greche e tale rivalità si esprime soprattutto nel momento in cui una donna deve prendere una decisione importante e tanto più la sua personalità è complessa, tanto più le dee lotteranno per la propria supremazia.
Per comprendere cosa avviene in queste circostanze può essere utile immaginare che, di fronte ad una scelta, nella mente di una donna abbia luogo un’ assemblea in cui tutte le dee siedono intorno ad un tavolo capitanate da un direttore che è l’ Io.
Quando una donna si trova ad affrontare una situazione di conflitto interno l’ esito di come riuscirà a gestirla dipende da come i membri della sua assemblea lavorano insieme, cosa non sempre semplice: quando l’ Io non riesce a mantenere l’ ordine infatti, una q

Atena
Atena, dea della Saggezza

ualsiasi delle divinità archetipiche può intervenire e prendere il sopravvento sulla personalità a discapito delle altre. È importante tenere conto del fatto che ogni fase di vita determina una nuova configurazione di dee, in concomitanza alle variazioni delle priorità, degli affetti e dei valori. Possiamo per esempio immaginare che,

Estia
Estia, dea del focolare

mentre la dea che si attiva prevalentemente nell’ adolescenza sia Afrodite, con buone probabilità, al raggiungimento della mezza età, Estia assumerà un importanza maggiore così come, nell’ età della maturità è più probabile che una donna conosca e privilegi Era e Demetra.
Laddove sia presente un Io osservante, che conosce i singoli membri così come i loro bisogni e le loro motivazioni, con buone probabilità si svolgerà un processo ordinato in cui ogni dea (e quindi ogni istinto) avrà qualcosa da dire e il bisogno che avrà di esprimersi è collegato alla forza dell’ archetipo, dal suo coinvolgimento circa il tema della discussione in atto e dallo spazio che l’ Io è disposto a concederle.
Il processo ordinato rappresenta, ovviamente, la soluzione ottimale, ma non è l’ unico modo in cui può venire gestito un conflitto interno.

Era
Era, dea del Matrimonio

Se l’ Io, infatti, si allea in modo passivo e temporaneo prima con una dea e poi con l’ altra, ne risulta un modello altalenante che non sa cosa vuole e cosa deve fare, passando continuamente dall’ opinione di una dea ad un’ altra, senza un criterio. Può addirittura succedere che si crei una situazione ancora più caotica dove le dee parlano tutte insieme, generando confusione e impedendo all’ Io di comprendere cosa stiano dicendo le voi. Ciò genera una forte pressione nella donna che si trova a vivere un grande caos dal quale vorrebbe uscire ma non sa come in quanto si sente spinta a fare qualcosa ma, al tempo stesso, non sa in che direzione andare. Sebbene tale situazione sia, di solito, temporanea, nel caso in cui l’ Io non riesca ad instaurare un nuovo ordine, la donna si trova invasa da emozioni e pensieri contrastanti, incapace di pensare in

Demetra
Demetra, dea della Fertilità

modo logico e con la possibilità di andare incontro ad un crollo psicologico.
La parola finale spetta all’ Io, il presidente dell’ assemblea che può talvolta essere “prevenuto” e riconoscere solo certi membri favoriti dell’ assemblea mettendo a tacere gli altri che esprimono bisogni e sentimenti per lui inaccettabili, censurando ogni cosa non gradita e fingendo, in questo modo, che non ci sia alcun conflitto interno. La dea o le dee con

Persefone
Persefone, regina degli Inferi

cui l’ io si identifica maggiormente sono quelle favorite.
La donna può imparare, osservando il proprio Io in modo introspettivo, a diventare consapevole delle dee archetipiche presenti in lei imparando così ad ascoltare le proprie voci interne, capire quale si sta esprimendo e quale la sta influenzando in un certo momento della sua vita.
Partendo dal presupposto che gli archetipi sono modelli istintivi che tendono quindi ad “attivar

Afrodite
Afrodite, dea dell’ Amore e della Bellezza

si” automaticamente, è importante anche tenere conto del fatto che una volta imparato a sintonizzarsi sulle diverse parti di sé ogni donna potrà comprendere e valutare l’ importanza che hanno per lei tali modelli e ciò potrà aiutarla a fare scelte coscienti e decidere da sola, via via, quale dea è più opportuno privilegiare in una certa situazione.

Hai delle curiosità?
Se ti va di parlarne, lascia un commento qui sotto 🙂

Puoi approfondire l’ argomento leggendo un altro mio articolo sulla rivista psicologica PsicologiaOK.

Riferimento Bibliografico:
– Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Editore, Roma, 1991.

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