“Ho paura di ammalarmi, di morire, di amare, di soffrire..perchè ho paura di tutto?” – La personalità fobica.

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La paura è un’ emozione che, attivando uno stato di allerta, è in grado di ridurre i rischi di pericolo ed è, pertanto, protettiva..nelle giuste dosi!
Quando però diventa la modalità principale con cui ci si relaziona alle persone e agli eventi, assume un’ accezione totalmente diversa in quanto, facendo sperimentare il mondo come pericoloso, impedisce alla persona di viverlo serenamente, generando ansie, ipocondrie e fobie.
È importante comprendere che la realtà circostante non viene vissuta e interpretata da tutti allo stesso modo, al contrario ognuno elabora e dà un senso al mondo esterno e alle situazioni che lo caratterizzano sulla base della propria capacità di organizzare le informazioni che possiede. Ciò spiega in parte perché, di fronte ad una situazione analoga, la lettura che le persone ne fanno è spesso diversa come, di conseguenza, è diverso il modo di rapportarsi ad essa e fronteggiarla.
Questa lettura del mondo si definisce già a partire dai primi anni di vita, sulla base di tutti quei messaggi e atteggiamenti che i genitori mostrano al figlio di fronte alle situazioni quotidiane.
fobie 2L’ adulto fobico è stato, con buone probabilità, un bambino che ha avuto genitori che, anziché rassicurarlo rispetto alle naturali paure infantili hanno fatto intendere al piccolo che aprirsi al mondo allontanandosi dalle fonti protettive può essere molto pericoloso.
Non avendo superato tali paure naturali (naturali perché hanno una funzionalità adattiva come, ad esempio, la paura dell’ estraneo) la tendenza che si attiva già dalla tenera età è quella di essere particolarmente sensibile agli eventi pericolosi e ai messaggi allarmistici, alimentati dal genitore che, con un atteggiamento generalmente iperprotettivo ed ipercontrollante, trasmette preoccupazione e apprensione rispetto a situazioni vissute come estranee ed imprevedibili.
Il bambino inizia così a strutturare un’ immagine di sé come persona debole e vulnerabile, sia da un punto di vista fisico che psicologico che lo spinge, talvolta, a mettere in atto comportamenti “manipolatori” per cercare di controllare gli eventi, al fine di limitarne la dannosità.
Ed è così che col trascorrere del tempo quello che ormai è diventato un adolescente, ha interiorizzato e quindi fatte proprie le modalità controllanti tipiche dei genitori. Spesso può apparire agli occhi degli altri come una persona estroversa e sicura di sé, in realtà lo è nella misura in cui riesce ad essere un leader e a mettersi quindi nella condizione di poter scegliere persone e situazioni rassicuranti, in quanto l’ idea di potersi trovare in circostante potenzialmente sconosciute o in compagnia di persone pericolose genera un’ ansia eccessiva.
fobiaQuesta importante necessità di controllo, si ritrova anche all’ interno delle relazioni amorose nelle quali la paura delle critiche, di palesare le proprie debolezze e, in generale, di provare un eccessivo coinvolgimento (che viene associato a perdita di controllo) porta la persona coinvolta ad avere un atteggiamento da “Don Giovanni” (o, se preferiamo, da “Peter Pan”). Nel momento in cui la relazione viene vissuta come costrittiva o si ha il timore di venire abbandonati sceglie infatti di terminare il rapporto assicurandosi però, al momento del distacco, di avere “le spalle coperte” da altre relazioni tese a sostituire le precedenti perché l’ idea di rimanere solo lo rende eccessivamente vulnerabile e quindi spaventato.
L’ organizzazione fobica è tipica quindi delle personalità caratterizzata da ansia. Che si tratti di un’ ansia generalizzata, di attacchi di panico, di fobie specifiche o ipocondrie, alla base, di solito, c’è la percezione di un mondo vissuto come pericoloso dal quale difendersi per non esserne minacciati e feriti.
La persona con tendenze fobiche vive serenamente fino a quando riesce ad ottenere contemporaneamente la protezione totale da parte di persone sicure e la libertà di evitare certi doveri costrittivi che “tolgono il respiro” riuscendo, in questo modo, ad esplorare situazioni nuove rimanendo all’ interno di un contesto “protetto”. Il sintomo tende a presentarsi nel momento in cui si teme un possibile abbandono da parte delle persone percepite come “base sicura” ed infatti le situazioni in cui la personalità fobica si sente mancare il terreno sotto i piedi sono quelle che prevedono cambiamenti e modificazioni di vita imminenti, quali separazioni, perdita del lavoro o lutti, per esempio.
In queste circostanze (ma non solo), rivolgersi ad un professionista potrebbe essere di grande aiuto per conoscere le dinamiche tipiche della propria personalità, al fine di poterne diventare consapevole e quindi modificarle per crearne di più adattive.

Riferimenti Bibliografici:
– Reda, M.A. (1986), Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia, Carocci Editore. Roma

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4 thoughts on ““Ho paura di ammalarmi, di morire, di amare, di soffrire..perchè ho paura di tutto?” – La personalità fobica.

  1. Sto subendo dolorosamente una separazione, per il momento solo da “separati in casa”, sono in terapia (farmacologica con SSRI e ansiolitici nonché psicologica) da due anni e mezzo per depressione di disturbo dipendente di personalità, ma nonostante la fine dolorossissima della relazione che non ho ancora metabolizzato interamente non sono mai stato preso dal pensiero di cercarmi un’altra donna (mentre so per certo che non è avvenuto così dall’altra parte…), e più passa il tempo più sono saldo in questa convinzione di escludere dalla mia vita l’amore per una donna. Vorrei stare da solo però allo stesso tempo l’essere solo mi provoca una grande sofferenza, resta comunque il fatto che donne nella mia vita non ne voglio. E’ normale tutto questo anche in relazione alle diagnosi per cui sono in terapia?

  2. Gentile Eemmedierre,
    da queste poche righe mi pare di capire che la separazione di cui parla, indubbiamente motivo di grande dolore, non sia ancora stata da lei matabolizzata e quindi accettata completamente.
    Tutto quello che mi sento di consigliarle al momento è di concentrare le energie su di sé, sull’ elaborazione di questa perdita che l’ ha portata, comprensibilmente, a chiudersi al mondo.
    Serviranno tempo ed energie ma sono certa che, insieme all’ aiuto del suo terapeuta, riuscirà a riprendere in mano le redini della sua vita.
    La ringrazio per la partecipazione e le faccio un grande “in bocca al lupo”.
    Buona Giornata.

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