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Cosa comunichi agli altri senza rendertene conto..?

“Non si può non comunicare” è il primo assioma (cioè principio) relativo alla comunicazione umana introdotto da Paul Watzlawick che esprime in modo esaustivo il concetto fondamentale secondo il quale in ogni circostanza, che se ne abbia intenzione o meno, sia impossibile per chiunque non trasmettere informazioni di se stesso.
Sebbene la tendenza sia infatti quella di associare la comunicazione alla parola, nella pratica la gran parte delle informazioni che gli altri acquisiscono rispetto a noi (e, ovviamente, viceversa) viaggia attraverso un canale molto più inconscio e meno controllabile noto come comunicazione non verbale.

In che modo si parla agli altri di se stessi?

• Aspetto fisico •

Il modo con cui ci si presenta fisicamente fornisce una sorta di biglietto da visita rispetto a ciò che siamo e mostra, inevitabilmente, aspetti della propria personalità o del proprio ruolo sociale che non sfuggono agli osservatori; di conseguenza, certi aspetti del proprio fisico mal trascurati o non valorizzati vengono valutati dagli altri e possono provocare distacco o, al contrario, approvazione.

• Contatto oculare •

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’ anima, probabilmente a ribadire il concetto che, se può essere relativamente semplice mentire con le parole, diventa molto più complesso farlo attraverso lo sguardo.
Il contatto oculare possiede infatti particolari potenzialità espressive tanto da essere spesso molto difficile da sostenere, rimandando agli altri una grande quantità di informazioni circa le emozioni che si stanno sperimentando. La tendenza a rifuggire il rapporto faccia a faccia guardando altrove o evitare la sguardo altrui, rimanda insicurezza ed imbarazzo, al contrario, uno sguardo fisso e costante può essere percepito come fastidioso fino a diventare propriamente minaccioso e, pertanto, aggressivo e violento.

• Mimica facciale •

La mimica facciale è, in un certo senso, un complemento al contatto oculare. Ci si riferisce, nello specifico, ad ogni variazione espressiva a livello delle sopracciglia, degli occhi, della bocca e delle guance.non-verbale
Ti sei mai chiesto cose stai comunicando a chi ti sta di fronte semplicemente muovendo un sopracciglio..?
Sebbene la gran parte della responsabilità espressiva dipenda dalla bocca, infatti, ogni movimento di muscoli del viso contribuisce a trasmettere importanti informazioni su ciò che si sta pensando o provando. Ciò è confermato, per esempio, dal fatto che esprimere verbalmente felicità corrugando la fronte determina confusione in chi ascolta proprio a causa della contraddizione tra linguaggio verbale e non verbale essendo diffusa la tendenza, generalmente, a credere a ciò che diciamo col volto piuttosto che con la voce.

• Spazio sociale •

Come occupi lo spazio a tua disposizione? Come e quanto ti fai notare? Che posizione assumi di fronte agli altri?non-verbale3
Tutti questi aspetti relativi allo spazio fisico e alla tua modalità privilegiata di occuparlo, forniscono un grandissimo numero di indicazioni relative a ciò che sei. Chi occupa, per esempio, poco spazio quasi a chiudersi su se stesso, si distanzia nelle situazioni sociali o limita il contatto fisico, sta dicendo, spesso senza neanche saperlo, che si trova in difficoltà, in imbarazzo, in una situazione in cui non è a proprio agio.

• Tono della voce •

Questo aspetto si riferisce ad una ricchezza praticamente illimitata di variazioni e modulazioni che permettono di esprimere una vastissima varietà di concetti con valori e significati anche molto diversi tra loro.
Una stessa osservazione può risultare fatta in modo prepotente o pacato a seconda del tono della voce scelto. In genere, parlare a voce alta rimanda ad una tonalità minatoria o comunque litigiosa, sulla difensiva così come, al contrario, parlare a bassa voce, in modo lento ed incerto trasmette agli altri un forte senso di insicurezza e disagio.

• Gestualità •

La gestualità è una modalità molto utilizzata anche perché possiede, potremmo dire, una duplice funzione; da una non-verbale2parte è un vero e proprio codice che, addirittura, sostituisce l’ espressività verbale (basti pensare a segnali quali “ok” o “time-out”), dall’ altro costituisce un importante rinforzo a ciò che si sta esprimendo a parole.
Anche il modo di gesticolare rimanda molte informazioni agli altri relative al proprio stato emotivo: usare i gesti in maniera eccessiva, per esempio, fa trasparire agli altri un’ ipereccitazione che viene, generalmente, interpretata come ansia.

Il tema del linguaggio non verbale è un argomento estremamente vasto che, nonostante la sua presenza costante nella quotidianità di tutti, non viene spesso preso in considerazione con l’ importanza che meriterebbe.
Non bisogna dimenticare che ognuno di noi ha un’ innata capacità ad interpretarlo e, al tempo stesso, un’ impossibilità nel nasconderlo essendo legato ad aspetti innati ed istintivi. Per questo, imparare a conoscerlo meglio può fornire delle importanti chiarimenti nella comprensione di se stessi e degli altri.

Riferimento Bibliografico:
– Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988

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“Hai il diritto di..” – Il Codice dei Diritti Assertivi.

Ho ribadito più volte l’ importanza di imparare ad essere assertivi.
Sebbene infatti spesso non sia comprensibile nell’ immediato quanto la difficoltà di esprimere i propri bisogni e desideri in maniera adeguata possa avere ripercussioni anche piuttosto forti sulla propria salute psicologica (nonchè fisica!), nei fatti la qualità della vita varia molto tra coloro che sanno esprimersi e coloro che tentennano nel farlo.
Per acquisire questa importante competenza, risulta fondamentale rimuovere false credenze, ristrutturare alcune convinzioni e correggere certe errate informazioni che vengono date per “buone” guidando il comportamento in una direzione che può essere, in realtà, distorta.
Ecco perché risulta importante conoscere quello che viene definito come “Codice dei Diritti Assertivi”, una specie di regolamento, caratterizzato da serie di imperativi tesi a focalizzare l’ attenzione sul proprio essere, chiarendo quelli che sono i diritti di ognuno che, troppo spesso, vengono  lasciati in disparte, per soddisfare le esigenze altrui o, al contrario, usati in maniera esclusiva, non tenendo conto degli altri.

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“IL CODICE DEI DIRITTI ASSERTIVI”

1. IL GIUDICE SUPREMO DEL TUO COMPORTAMENTO SEI TU STESSO
2. HAI IL DIRITTO DI NON DARE SPIEGAZIONI E SCUSE PER IL TUO COMPORTAMENTO
3. HAI IL DIRITTO DI GIUDICARE SE TOCCA A TE TROVARE LA SOLUZIONE PER I PROBLEMI DEGLI ALTRI
4. HAI IL DIRITTO DI CAMBIARE OPINIONE
5. HAI IL DIRITTO DI FARE SBAGLI
6. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON SO”
7. HAI IL DIRITTO DI PRESCINDERE DAL BENVOLERE DEGLI ALTRI, QUANDO HAI A CHE FARE CON LORO
8. HAI IL DIRITTO DI PRENDERE DECISIONI ILLOGICHE
9. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON CAPISCO”
10. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON MI RIGUARDA”
11. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NO” SENZA SENTIRTI IN COLPA

Concentrarsi su questi principi, permette di acquisire una maggiore consapevolezza circa quelli che sono i confini tra sé e gli altri, limitando sentimenti comuni quali senso di colpa, timore di esprimersi e di essere giudicati e raggiungendo un maggiore livello di libertà e sicurezza personale, nel rispetto degli altri.

Riferimento Bibliografico:

  • Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988
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Le emozioni influenzano la tua salute fisica: ecco come.

Che esista un legame forte tra mente e corpo è un concetto ormai conosciuto e condiviso ma l’ importanza del ruolo delle emozioni nell’ influenzare la salute di ognuno è ancora troppo spesso sottovalutato.
Ogni emozione, per sua stessa natura, ha un forte impatto viscerale su ognuno di noi.
Tra tutte la più distruttiva è senza dubbio la rabbia e la portata del suo impatto sul nostro organismo è già evidente osservando le espressioni che, nel linguaggio comune, vengono usate per descriverla..
Quando si dice “Andare il sangue alla testa” o “Ribollire di rabbia”, per esempio, emerge in modo evidente l’ impeto connesso a questa emozione che, è ormai appurato, essere collegata in larga misura ai disturbi cardiovascolari.

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Ogni volta che si sperimenta un atteggiamento ostile, che si tratti di cinismo, disgusto, risentimento o comportamento aggressivo vero e proprio, l’ organismo va incontro ad una serie di cambiamenti fisiologici quali aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco e rilascio di cortisolo (l’ “ormone dello stress”) che, a lungo andare, ripetendosi, possono portare alle sviluppo di disturbi cronici.
Le persone ostili e tendenti ad andare facilmente “su tutte le furie”, inoltre, a causa del loro temperamento irascibile e ostile, tendono a godere di scarso sostegno sociale, altra causa alla base dello stress che tendono a sperimentare quotidianamente e che li predispone costantemente allo sviluppo di patologie fisiche. Nella cultura occidentale, la rabbia è un’ emozione molto diffusa e difficilmente gestita che viene sperimenta da ognuno di noi ogni giorno nelle situazioni più disparate, basti pensare alla fila al supermercato o al traffico in città.
Le società occidentali favoriscono uno stile di vita scandito da ritmi frenetici, da scadenze impellenti, dalla corsa ad essere i primi, che porta ad esprimersi in maniera esplosiva, generando però gravi conseguenze sullo stato di salute mentale, ma anche fisico attraverso lo sviluppo di ansia ed ipertensione cronici.
Imparare a modulare i propri stati emotivi, esprimendo i sentimenti in maniera assertiva diventa pertanto un compromesso fondamentale per vivere meglio, anche perché se sperimentare costantemente rabbia e risentimento è nocivo per la salute, non lo è di meno reprimere ed inibire le proprie emozioni.
Le persone passive, hanno difficoltà ad esprimere ciò che provano e, sebbene possa sembrare che non sperimentino sensazioni associate a stati ansiosi, in realtà sono soggetti anche loro a sviluppare elevati livelli di cortisolo.
Inibire i propri pensieri, sentimenti o comportamenti pare infatti richiedere un notevole sforzo psicologico che si trasforma in una fonte di stress talmente importante da creare problemi di salute anche perché, in genere, le caratteristiche di personalità di chi ha un atteggiamento represso lo rendono restìo a richiedere un aiuto medico, ritardando la diagnosi di malattie croniche e degenerative.emozionisalute1
Infine, una caratteristica di personalità nota come “neuroticismo”, caratterizzata dalla tendenza a provare prevalentemente emozioni negative, risulta associata alla tendenza ad esprimere lamentele ricorrenti sulla salute nonché ad accusare disturbi a livello fisico, pare essere collegata ad una riduzione degli anticorpi.
Ciò significa che un atteggiamento propositivo alla vita e ottimistico determina un miglioramento significativo delle difese immunitarie, a discapito di un atteggiamento orientato al pessimismo e alla rinuncia, come se uno (o più!) sorrisi fossero in grado di proteggerci dall’ azione dei virus.. emozionesalute2
Ovviamente le cause che concorrono allo svilupparsi e perpetuarsi di patologie più o meno gravi sono numerose e non tutte controllabili, nonostante questo ho ritenuto opportuno dare una certa enfasi a quelle psicologiche in quanto, osservando situazioni di vita quotidiana, mi rendo sempre più conto di quante energie positive sprechiamo costantemente arrabbiandoci e quante emozioni negative attiriamo  chiudendoci in noi stessi; soprattutto ritengo fondamentale concentrare l’ attenzione su quanta poca consapevolezza ci sia circa al dato, ormai supportato empiricamente, che ciò nuoce gravemente alla nostra salute.

Riferimento Bibliografico:
– Zani B., Cicognani E. (2000), Psicologia della salute. Il Mulino, Bologna.

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Riduci l’ ansia smantellando 4 falsi miti!

Riuscire a dire ciò che si prova, comunicare bisogni o palesare pensieri è tutt’ altro che semplice, soprattutto perché tali azioni sono molto spesso associate a sentimenti di ansia.
La motivazione principale alla base della mancanza di assertività, pare essere quella legata ad una scarsa autostima, che porta ad assumere un atteggiamento inibitorio, reprimendo i propri desideri, o, al contrario, imponendosi agli altri in maniera violenta, non riconoscendone i valori e le necessità.
assertività3Entrambe le modalità risultano essere disadattive e generano frustrazione, insicurezza, senso di colpa, isolamento ed ansia che, a lungo andare, rischiano di minare ulteriormente la stima in se stessi e generano risentimenti e nervosismo che sfociano spesso in somatizzazioni di ogni tipo.
Oltre al senso di valore personale, però, tra le ragioni che rendono difficile comunicare in maniera assertiva, assumono un ruolo molto importante i fattori culturali.
Può infatti avvenire che, nel corso del tempo, vengano trasmessi valori e ideali che, sebbene funzionali e coerenti in contesti passati, risultino inadeguati in quelli attuali ed essendo mantenuti all’ interno di un contesto sociale modificato generano incongruenze sia a livello ideologico che morale. E proprio per adeguarsi a questi modelli ormai superati, alcune persone tendono a modificare o addirittura rinnegare l’ espressione di sé, andando incontro a conflitti interiori e ansia.
A tal proposito Ellis ha individuato quattro opinioni errate, rinominate “miti”, che hanno una grande influenza nel generare comportamenti anassertivi.

Vediamo quale ti appartiene, in che modo devia il tuo pensiero..e come puoi affrontarlo!

1. Mito della modestia: La cultura Occidentale tende a trasmettere l’ idea che la modestia sia una virtù e ciò rende spesso molto difficile vivere e accettare in modo sereno i propri meriti e pregi e rende incapaci di rispondere ai complimenti o a parlare positivamente di sé. Al contrario, ciò favorisce lo svilupparsi di un’ immagine negativa di se stessi che, da una parte, nega ogni lode, dall’ altra giustifica le critiche nei propri confronti.
Il concentrarsi dell’ individuo sugli aspetti peggiori della propria personalità, può innescare sentimenti d’ ansia e depressione rendendo l’ adesione a questo valore estremamente controproducente.

Soluzione: Bisogna imparare a riconoscere e valorizzare le proprie qualità, a parlare di sé e dei propri aspetti positivi agli altri. Per iniziare, ogni volta che ci viene rivolto un complimento, anziché minimizzarlo, può essere una buona idea sorridere e rispondere “Grazie”, in questo modo, infatti, accettiamo una lusinga e la interiorizziamo, valorizzando noi stessi.

2. Mito del vero amico: L’ amicizia è un valore molto rilevante nella nostra cultura, tanto che spesso ci si aspetta che l’ altro sia in grado di anticipare e comprendere i nostri pensieri, desideri e aspettative, senza che ci sia bisogno di esprimerlo. E quando ciò non avviene si sviluppa spesso la convinzione che la gente si approfitti di noi o che non ci dia, comunque, la giusta considerazione reagendo con atteggiamenti di chiusura (tipici del passivo) o, al contrario, con atteggiamenti di difensiva (tipici dell’ aggressivo).

Soluzione: Per quanto un legame possa essere stretto, basato su conoscenza e affetto reciproco, nessuno al mondo, possiede la capacità di conoscere i nostri pensieri, a meno che non siamo noi a comunicarglieli. Inoltre, non meno importante, bisogna anche tener conto del fatto che ognuno di noi fa riferimento ad una  “gerarchia di valori” che non è valida per tutti allo stesso modo e, di conseguenza, ciò che per noi è molto importante non lo è per chi ci sta di fronte. Per questi motivi, per evitare inutili incomprensioni, fraintendimenti e delusioni, l’ unica soluzione è quella di esprimere sempre ciò che ci aspettiamo dall’ altro e ciò di cui avremmo bisogno.

3. Il mito dell’ ansia: Nella nostra società prevale ancora oggi la convinzione per cui le persone sicure di sé e “tutte d’ un pezzo”per poter contare sulla piena padronanza di loro stesse, non possono mostrarsi mai in ansia in quanto questo trasmetterebbe agli altri un’ immagine di persona debole e vulnerabile che non è accettabile.assertività2
Si tratta ovviamente di un mito.
Ansia non è sinonimo di fragilità, anzi esprime uno stato di attivazione che, fino a certi livelli, è fisiologico ed ha persino un valore adattivo in quanto migliora la performance. Diventa invece disadattiva quando è in eccesso e ciò succede ad ogni tentativo di sfuggire a questa sensazione, nascondendola agli altri.

Soluzione: Sebbene possa sembrare paradossale, esprimere apertamente agli altri la propria tensione, anziché sforzarsi di reprimerla, è un’ ottima strategia per ridurla e ciò permette di esprimere in modo tranquillo le emozioni, pensieri e sentimenti.

4. Mito dell’ obbligo: È forse il mito più diffuso che, per certi aspetti, è antagonista al “Mito del vero amico”.
Il mito dell’ obbligo consiste nella tendenza a sentirsi, da un lato, incapaci di rifiutare un piacere ad un amico e, dall’ altro, a vivere ogni richiesta propria come un’ imposizione fatta agli altri.
Se nel primo caso, quindi, si agisce perché ci si sente obbligati a farlo, nell’ altro non si agisce in quanto non si vuole obbligare gli altri a fare qualcosa per noi stessi. Ne consegue che chi aderisce a questo mito tende a proiettare la responsabilità della frustrazione che prova sugli altri, portandolo a concludere di essere incompreso e non considerato, provando sfiducia, isolamento e diffidenza nei confronti degli altri.

Soluzione: Un buon compromesso è quello di accondiscendere alle richieste altrui solo quando siano compatibili con i propri impegni o bisogni e concedersi, al tempo stesso, la libertà di avanzare, senza farsi prendere dai sensi di colpa, richieste agli amici; un rapporto interpersonale soddisfacente si basa sul dare e ricevere, mettendo al primo posto le proprie esigenze.

assertivitàOgnuno di questi miti racchiude dentro di sé una serie di idee preconcette e stereotipate che influenzano moltissimo la messa in atto di comportamenti disfunzionali; pertanto riconoscere queste false credenze è il primo passo fondamentale per correggere tali informazioni errate che, in maniera più o meno diretta, minano la serena gestione delle relazioni nella loro quotidianità.

Riferimento Bibliografico:
-Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988

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Esprimersi. Facile..? No, non direi….

Dire ciò che pensiamo, palesare agli altri ciò di cui abbiamo bisogno o ciò che desideriamo senza sentirsi in difetto, è più facile a dirsi….che a farsi!
Tutti i “non detti” in cui quotidianamente incappiamo portano, inevitabilmente, a provare vissuti di ansia, ostilità, senso di incomprensione che, neanche troppo raramente, hanno ripercussioni  sulla nostra salute mentale, ma anche fisica..!
Essere assertivi significa avere la capacità di formulare risposte in grado di inibire lo svilupparsi di stati ansiosi e sono pertanto assertive tutte quelle persone che riescono, grazie a modalità comunicative e comportamentali adeguate, ad esprimere i propri bisogni  ed i propri sentimenti in maniera appropriata.
Il comportamento assertivo è più facilmente comprensibile in relazione a due comportamenti estremi ed opposti detti anassertivi, tanto disfunzionali quanto diffusi: l’ anassertivo passivo e l’ anassertivo aggressivo.240_0_4186089_340215
Chi sono i “passivi”? Sono coloro che tendono ad arrendersi al volere degli altri, che reprimono i propri desideri pur di non dar loro voce, sono tutti quelli che preferiscono compiacere gli altri piuttosto che se stessi.
Gli “aggressivi”, invece, tendono ad imporsi al volere altrui, non riconoscendo il valore ed i bisogni degli altri.
Sebbene  quindi questi due comportamenti siano totalmente diversi tra loro, entrambi non possono che nascondere un disagio così come entrambi sono disadattivi rispetto alla relazione con l’ altro, ma anche rispetto all’ immagine costruita di sè.
Se, infatti, il passivo, con il suo atteggiamento remissivo e compiacente ottiene il vantaggio immediato di evitare situazioni potenzialmente ansiogene apparendo agli altri come una persona piacevole, con il tempo il suo modo di porsi lo porterà a perdere stima di sè, nutrire risentimenti e irritazione che, essendo per lo più repressi (non possono venire espressi! “Se non sono più  accomodante e accondiscendente non piacerò agli altri”), si manifesteranno con somatizzazioni, dolori di testa, sindromi depressive, dolori di stomaco.
risolvere-un-conflittoD’ altra parte, il comportamento dell’ aggressivo non rende la situazione più facile…..Le sue reazioni esagerate, esplosive, imprevedibili e solitamente sproporzionate rispetto allo stimolo che le genera, causano, di solito, sensazioni di colpa, ostilità e rancore che tendono ad invadere lo spazio altrui, portando spesso l’ individuo ad uno stato di isolamento in quanto non risulta “gradito” dagli altri.
Ciò che lega queste due modalità di comportamento è il senso del valore personale che entrambi si attribuiscono: una bassa autostima che spinge, da una parte ad annullarsi rendendosi invisibile e dall’ altra ad imporsi in modo arrogante proprio per paura di “scomparire”.
Proprio a metà tra questi due estremi si colloca il comportamento assertivo, tipico di tutte quelle persone che, mettendo da parte disagio, ansia e insicurezza, riescono ad esprimere, a livello emotivo e cognitivo, i propri bisogni riuscendo così a raggiungere mète prefissate senza prevaricare e alimentando, in questo modo, la propria autostima e la fiducia in sè e negli altri.
Emerge abbastanza chiaramente quanto essere assertivi sia tutt’ altro che semplice ma la buona notizia è che assertivi si può diventare! 🙂
Tramite un percorso mirato, infatti, è possibile acquisire questa competenza. Dopo aver compreso le ragioni per cui esprimere appropriatamente i propri bisogni ed i propri desideri è così difficile, tenendo conto sia delle proprie caratteristiche di personalità che di tutti quegli aspetti culturali e sociali che ostacolano la messa in atto di un comportamento assertivo, il lavoro verte sullo sviluppo delle abilità assertive tenendo conto sia di aspetti verbali che non verbali attraverso le quali trasmettiamo costantemente agli altri un’ idea di noi. Attraverso simulazioni e giochi di ruolo è possibile apprendere a rapportarsi agli altri in modo efficace ed imparare ad esprimersi a 360 gradi in totale serenità.

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Puoi approfondire l’ argomento leggendo un altro mio articolo sulla rivista psicologica on line PsicologiaOk

Riferimenti Bibliografici:

– Alberti L. Dinetto A. (1988), Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni ed., Roma.
– Granata G. (1999), Pnl: la programmazione neurolinguistica, Giovanni De Vecchi Editore S.p.a. – Milano.

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