Le strategie per ridurre l’ ansia che generano ansia: i safety behaviors.

Chi soffre di ansia sa bene che sia che si tratti di attacchi di panico, di agorafobia, di fobia sociale o di ansia generalizzata, l’ apprensione che caratterizza tali manifestazioni è talmente elevata che, per riuscire a tollerarla, la gran parte delle persone si vede costretta ad adottare comportamenti che possano, in qualche modo, generare sollievo.
safety-behaviorsI safety behaviors (cioè “comportamenti di sicurezza”) sono proprio le strategie che chi sperimenta ansia usa per proteggersi da un sentimento sgradevole o per prevenire le conseguenze temute impedendone la loro realizzazione.
La più grande manifestazione di safety behavior consiste nell’ evitare la situazione ansiogena, reazione che, sebbene nell’ immediato sia utile nel creare un senso di sollievo, col tempo non fa altro che peggiorare le cose in quanto non consente alla persona di vivere la circostanza temuta e le impedisce in questo modo di verificare che, contrariamente a quanto pensi, non c’è nulla di pericoloso in quella situazione e ciò inevitabilmente aumenta i suoi timori (molto spesso infondati tra l’ altro!).
Oltre all’ evitamento vero e proprio, esiste un’ ampia gamma di safety behaviors più “velati” e specifici a seconda del tipo di ansia sperimentata che hanno in comune la caratteristica di funzionare da “coperta di Linus”.
Nel caso dell’ ansia sociale, per esempio, il timore che gli altri colgano l’ imbarazzo derivante dal vivere una situazione collettiva può portare ad indossare maglioni a collo alto al fine di nascondere l’ arrossamento o la sudorazione che potrebbero derivarne, generando esattamente la conseguenza temuta.
Mettendo in atto queste strategie, oltre a favorire, in un certo senso, la “profezia che si auto-avvera”, il rischio maggiore è quello di non mettersi mai nella circostanza di poter verificare che le conseguenze temute difficilmente si realizzano, continuando a restare intrappolati in un circolo che peggiora la situazione.
Se solo chi prova ansia all’ idea di parlare in pubblico si desse la possibilità di farlo potrebbe infatti  accorgersi di riuscirci benissimo o potrebbe mettersi, in alternativa, nella condizione di realizzare che gli ascoltatori sono molto meno critici e oppositivi di quanto non pensasse.
Ciò permetterebbe ovviamente di ridurre l’ ansia ed aumentare la fiducia in sé.
La lista dei comportamenti di sicurezza è molto lunga e variegata e può includere, tra le tante, uso dell’ alcool per gestire l’ imbarazzo, portare sempre con sé una persona di fiducia o un ansiolitico, stare in disparte o in prossimità di vie di fuga….

Come rompere questo circolo vizioso?

La portata dell’ ansia sperimentata nelle situazioni temute è talmente grande che abbandonare questi comportamenti, solo apparentemente funzionali, può risultare davvero molto difficile per chi ne soffre.safety-behaviors3
Allo stesso tempo però, avendo la funzione di aiutare la persona a mantenere le proprie convinzioni errate circa le relazioni sociali e impedendole di scoprire cosa accadrebbe davvero in tali situazioni se non mettesse in atto tali comportamenti, eliminare i safety behaviors risulta indispensabile.
La sensazione è di solito quella di sentirsi “scoperti”, vulnerabili e al sicuro solo quando vengono adottate tali strategie quindi, l’ avvicinamento alla situazione o all’ oggetto temuto deve avvenire in modo graduale al fine di gestire l’ ansia. Generalmente, in un contesto terapeutico, una tecnica utilizzata a tal proposito consiste nell’ inserire i comportamenti di sicurezza all’ interno di una gerarchia allo scopo di abbandonarli progressivamente, rispettando i tempi di ognuno e passando così da una situazione di evitamento ad una di esposizione senza dover necessariamente ricorrere a comportamenti protettivi.

Riferimento Bibliografico:
– Antony M. M., Rowa K. (2010), Disturbo d’ ansia sociale. Giunti O.S. Organizzazioni Speciali – Firenze.

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Provare disagio nelle situazioni sociali: quando la timidezza si trasforma in ansia.

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Certe situazioni sociali, come sostenere una conversazione, incontrare nuove persone, telefonare a qualcuno o partecipare ad una festa, possono generare timidezza nella gran parte delle persone in quanto espongono alla relazione con gli altri, con la conseguente possibilità di venire osservati e, talvolta, giudicati.
Generalmente, i benefici che derivano da queste circostanze sono superiori agli svantaggi quindi l’ idea di conoscere persone nuove, divertirsi e trascorrere serenamente il proprio tempo sono ritenute motivazioni valide per affrontare il leggero imbarazzo iniziale e decidere di cominciare una nuova esperienza, in tranquillità.
Quando però tali esitazioni si trasformano in timori talmente grandi da generare vera e propria ansia al punto da compromettere la qualità della vita a livello personale e relazionale può darsi che siamo di fronte ad una situazione nota come “ansia sociale”.
Si parla di ansia sociale quando la leggera preoccupazione relativa alle situazioni sociali o a quelle in cui è richiesta una performance si trasforma in vera e propria paura e pare essere determinata in buona parte dalla tendenza ad interpretare certe situazioni in maniera distorta. Nello specifico, anziché essere vissute come divertenti e stimolanti, tali circostanze sono lette come minacciose e imbarazzanti, condizionando il modo di vivere se stessi e la propria capacità di relazionarsi a chi sta di fronte.
Il bisogno di fare a tutti i costi una buona impressione agli altri, collegata all’ insicurezza circa la possibilità di poterci riuscire, porta l’ individuo a formulare una serie di convinzioni su se stesso sminuenti e, vista la tendenza a focalizzare l’ attenzione su di sé anziché osservare le risposte degli altri, non si concentra sui riscontri (generalmente positivi) provenienti dall’ esterno, ma solo sulle proprie convinzioni distorte che non fanno che ridurre ulteriormente l’ autostima.

Quali sono le convinzioni controproducenti di chi soffre di “ansia sociale”?

ansia-socialeTra le credenze, le supposizioni e le regole errate alla base del pensiero di chi soffre di ansia sociale alcuni esempi sono: “Sono stupido/a”, “Se gli altri si accorgono che faccio un errore penseranno che sono un fallito/a”, “Devo apparire sempre perfetto/a”.
Avere pensieri così forti e negativi su se stessi e su come ci si deve comportare nelle situazioni sociali aumenta inevitabilmente l’ ansia in quelle circostanze, generando un circolo vizioso che spinge l’ individuo ad evitare tali situazioni sia impedendo a se stesso di mettersi alla prova che non dandosi la possibilità di dimostrarsi che gli esiti tanto temuti possono anche non verificarsi. Se solo riuscisse a trovare il coraggio di parlare in pubblico, per esempio, chi soffre di ansia sociale, potrebbe rimanere piacevolmente stupido dal realizzare di essere perfettamente in grado di farlo; l’ ansia però, in queste circostanze, è talmente paralizzante, da impedire di mettersi alla prova.

Quali sono le soluzioni?

Esistono una serie di tecniche, derivanti dall’ approccio cognitivo comportamentale, che possono essere utili per sbloccare la situazione.

  • Psico-educazione. Istruire le persone che soffrono di ansia sociale relativamente alla natura della propria agitazione è utile per metterle a conoscenza e rassicurarle relativamente alle sensazioni sgradevoli che stanno provando.ansia-sociale-1
  • Strategie cognitive. Dato che una delle cause principali dell’ ansia sociale è la presenza di pensieri distorti, risulta utile aiutare la persona a focalizzarsi su di essi e, soprattutto, sul modificarli in “positivo, aprendo la mente ad alternative meno ansiogene e giudicanti.
  • Esposizione. Per ridurre la paura è fondamentale confrontarsi direttamente con ciò che si cerca di evitare; ogni volta che avviene un confronto con ciò che si teme e si realizza che non succede nulla di nocivo, l’ ansia tende a ridursi automaticamente. Sebbene questa tecnica sia fondamentale è anche quella a più alto contenuto emotivo, pertanto è importante che l’ esposizione avvenga gradualmente.
  • Tecniche di rilassamento. Le tecniche di rilassamento quali il Training Autogeno, per esempio, risultano di grande aiuto per abbassare la soglia di ansia generale e sono particolarmente utili in prossimità dell’ esposizione.

Ritengo che l’ uso di tali tecniche sia molto utile per aiutare la persona a sbloccarsi di fronte a certe situazioni sociali riducendo il livello d’ ansia ed imparando ad aprirsi al mondo.
Nonostante questo, osservando la problematica secondo un approccio comparato, ritengo che, affinchè l’ individuo possa raggiungere benefici a lungo termine sia essenziale approfondire il lavoro terapeutico focalizzando l’ attenzione sulle motivazioni alla base delle proprie insicurezze e timori, analizzandole e comprendendole al fine di prenderne coscienza e realizzando così una crescita personale.

Riferimento Bibliografico:
– Antony M. M., Rowa K. (2010), Disturbo d’ ansia sociale. Giunti O.S. Organizzazioni Speciali – Firenze.

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