Ansia Sintomi – Non farti paralizzare dall’ansia, chiedi aiuto.

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiAnsia sintomi – Non farti paralizzare!! Chiedi aiuto.

Ansia sintomi – Quando si parla di ansia è chiaro per tutti a cosa si sta facendo riferimento. É quella sensazione che si prova quando si sta vivendo uno stato d’allerta ed è generalmente collegata all’emozione sgradevole della paura.

I sintomi associati all’ansia sono moltissimi e riguardano sia la sfera psicologica che quella fisica.

Da un punto di vista emotivo, è caratterizzata da un senso di preoccupazione pervasivo e costante, difficoltà di concentrazione, stato di confusione mentale e perdita di controllo.

Fisicamente le manifestazioni dell’ansia sono tantissime e vanno dall’accelerazione del battito cardiaco, al tremore, alla sudorazione, ad un senso di formicolio diffuso, vampate di calore o, al contrario, brividi di freddo, tutti sintomi che contribuiscono ad acuire e mantenere il senso di angoscia che la caratterizza.

Sebbene abbia un importante valore adattivo (provare un forte stato d’ansia in una situazione di reale pericolo ci mette in allerta dandoci la possibilità anche di salvarci la vita), quando si manifesta costantemente ed eccessivamente perde questa sua caratteristica, conservando soltanto gli aspetti sgradevoli e diventando, inevitabilmente, disfunzionale.

É in questi casi che i livelli di ansietà possono diventare talmente elevati da essere paralizzanti, portando alla costruzione di una gabbia mentale della quale si può anche restare prigionieri.

Quando gestire la propria vita diventa estremamente complicato, la quotidianità finisce per essere logorata dal senso di oppressione e rilassarsi diventa un’impresa impossibile, si può andare incontro ad uno stato di esaurimento che può e deve essere migliorato.

Certe volte persino chiedere aiuto per uscire dal recinto dell’apprensione può essere difficile, in realtà la decisione di intraprendere un percorso psicoterapeutico mirato può essere una scelta molto saggia.

Con l’aiuto di un professionista, si può imparare infatti ad “ascoltare” quello che la nostra mente ed il nostro corpo stanno tentando di dire attraverso quel fastidioso sintomo, permettendoci di (ri)conoscere tutte le cause che si celano dietro al disturbo d’ansia al fine di comprenderle, imparando, quindi, a gestirle ed a trovare la chiave per rompere quei muri ritrovando la propria libertà. Continue reading “Ansia Sintomi – Non farti paralizzare dall’ansia, chiedi aiuto.”

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Psicologo Firenze – 3 motivi per rivolgersi ad un professionista

Psicologo Firenze – Ecco 3 frequenti motivazioni per cui le persone si rivolgono ad uno psicoterapeuta Firenze, come la psicoterapia può essere d’aiuto

Psicologo Firenze – In quanto psicoterapeuta, ritengo che non esista una motivazione più o meno valida per rivolgersi ad un professionista ma che, al contrario, ogni volta venga avvertito un senso di disagio, un malessere o, “semplicemente”, un desiderio di conoscersi meglio, iniziare un percorso terapeutico sia sempre la scelta più giusta.
Nonostante le problematiche che possono provocare una sofferenza siano numerose e complesse, nella mia pratica clinica ho potuto osservare che le maggiori motivazioni per le quali viene richiesto aiuto sono relative a tre.

1. ANSIA

Psicologo Firenze – L’ansia è quel sentimento di apprensione e preoccupazione di cui ognuno di noi fa esperienza qualora si rapporti a stimoli o situazioni “minacciose”, può però diventare invalidante quando si presenta in modo costante ed indipendentemente da uno stimolo che lo scateni.

Le forme con cui si manifesta sono molte: l’ansia può esprimersi in vista di una separazione da una figura importante, all’esposizione a situazioni sociali, al pensiero di avere una malattia o, in generale, può presentarsi come una modalità di leggere il mondo, come un sentimento generalizzato di angoscia costante fino ad “esplodere”, in certi casi, in attacchi di panico veri e propri.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Qualunque sia l’elemento che la scatena, ciò che caratterizza l’ansia è la sensazione costante di paura, emozione che, sebbene sia logico provare quando si è esposti ad un rischio reale, può compromettere la serenità della propria vita se si innesca continuamente di fronte a stimoli che, di per sè, non hanno nulla di temibile, trasformando la propria esistenza in una prigione che diventa la propria zona di comfort.

Generalmente, il forte senso di disagio tipico dell’ansia si accompagna a sintomi fisici (come, per esempio, tachicardia, tremore, sudorazione) e comportamenti di evitamento che si attivano anche qualora lo stimolo temuto non sia presente e che determina uno stato di allerta costante.

Questo tipo di problematica è molto frequente e provoca una forte sofferenza in chi la sperimenta, ma ciò non significa che non sia gestibile. Al contrario, con l’aiuto di un professionista, è possibile imparare a riconoscere le motivazioni che spingono a leggere il mondo come se fosse un luogo minaccioso, permettendo di modificare il modo di interpretarlo e prendendo consapevolezza del fatto che vivere la propria quotidianità, rapportarsi agli altri e percepire un ambiente confortante e affidabile è possibile.

2. DEPRESSIONE

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Psicologo Firenze – La vita, purtroppo, pone di fronte a momenti molto complessi e faticosi d un punto di vista emotivo ed in tali circostanze il senso di tristezza, l’apatia e lo sconforto possono prendere il sopravvento sulla capacità di gestire le proprie abitudini.

Può capitare allora di sentirsi “spenti, “giù di corda”, privi di stimoli e di interessi, tanto da sperimentare cambiamenti nei  ritmi quotidiani del sonno, dell’appetito, della propria capacità di concentrarsi, determinando inevitabili ripercussioni sulla propria esistenza, paralizzandola.

In questi casi i pensieri negativi, i sensi di colpa e la mancanza di energia fanno sentire impotenti e bloccati, chiusi in una solitudine che si ha l’impressione nessuno possa essere in grado di comprendere e, in questi momenti, rialzarsi tornando a sorridere sembra un obiettivo impossibile da raggiungere.

Anche qualora la vita ponga di fronte ad eventi traumatici, lutti, separazioni, perdite, un’infanzia dolorosa che sembra impensabile accettare, ogni persona possiede risorse enormi che può essere in grado di tirar fuori per reagire, sebbene spesso, soprattutto quando ogni certezza sembra sbriciolarsi di fronte ai nostri occhi, non ne è consapevole.

Per questo, per riconoscerle e utilizzarle al meglio è spesso necessario rivolgersi ad uno specialista con il quale intraprendere un percorso di crescita personale teso alla scoperta di sè e delle proprie modalità disfunzionali allo scopo di fronteggiarle e modificarle imparando, pian piano, ad uscire da quel muro di solitudine e tristezza che si è costruito per proteggere se stessi e riprendere in mano la propria vita con serenità.

3. SBALZI D’UMORE

Psicologo Firenze – L’umore è solitamente sottoposto ad oscillazioni che fanno sì che ognuno sperimenti, in modo alternato, emozioni di felicità e di tristezza. Quando, però, gli “sbalzi” diventano talmente intensi e duraturi da interferire con la capacità di gestire i rapporti con gli altri, stabilire relazioni significative e svolgere adeguatamente il proprio lavoro, gestire la propria quotidianità può diventare difficile e faticoso.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Quando capita di sentirsi “sballottati” tra la sensazione di essere “al settimo cielo”, euforici, invincibili, così carichi di energia da non percepire il bisogno di dormire o di mangiare che si alternano ad un senso di profonda tristezza, auto-svalutazione o di colpa eccessivi, può darsi che non si tratti di una normale oscillazione dell’umore, ma di una problematica che deve richiedere l’attenzione di uno specialista.

A molte persone capita di attraversare periodi in cui si sentono in vena di iniziare nuovi progetti senza possedere le competenze per poterli realizzare, di sentirsi così attive da non percepire il bisogno di dormire, di fare acquisti incontrollati, di guidare in modo spericolato, di intraprendere investimenti azzardati o di sviluppare attività sessuali compulsive, alternando tali comportamenti a fasi caratterizzate, al contrario, da arrendevolezza, sfiducia in sè e nel mondo, assenza di energia e sprofondando, di conseguenza, in una sensazione di depressione vera e propria.

Questa situazione porta, inevitabilmente, a sperimentare un malessere che può essere però gestito con l’aiuto del professionista giusto. Il desiderio di sentirsi sollevato, unito alle competenze di uno specialista (e, se necessario, con la collaborazione di specialisti in psicofarmacologia) possono aiutare a raggiungere un maggior grado di consapevolezza circa la problematica, aiutando a comprenderla, gestirla e, quindi, a stare meglio.

In quali circostanze e in che modo la psicoterapia può fornire un valido aiuto?

Psicologo Firenze – Quando si avverte la sensazione che lo stress e l’ansia quotidiani siano ormai ingestibili, che certe ferite emotive del passato continuino a “sanguinare”, che il senso di tristezza abbia la meglio sulla propria esistenza, che certe paure tendano a paralizzare i propri comportamenti, che eventi improvvisi e inaspettati stravolgano completamente le proprie certezze, qualora insorgano insorgano blocchi relativi alla sfera affettiva, sessuale, alimentare o, talvolta, “semplicemente” si realizza che il bisogno di conoscere meglio se stessi prende il sopravvento, la psicoterapia può essere il migliore alleato.

Esistono tantissime scuole di pensiero che seguono approcci terapeutici diversi tra loro e che quindi si rapportano all’individuo ed alla sintomatologia lamentata in modi differenti.

Personalmente ritengo che ogni individuo abbia una storia personale, una complessità ed una sintomatologia sue proprie, meritevoli di una comprensione che tenga conto di tale unicità, attraverso un approccio plasmato sulla persona e sulle sue caratteristiche irripetibili.

Per questo motivo lavoro sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiseguendo i principi del modello comparato
(http://firenze.spc.it/chi-siamo/presentazione/modello-comparato) che si pone come obiettivo principale quello di creare un intervento “ritagliato sul paziente”, non perdendo mai di vista l’importanza di stabilire e mantenere una relazione terapeutica efficace.

Dopo una prima fase, focalizzata sulla comprensione e sulla presa di coscienza circa le cause che hanno portato all’attuale situazione di sofferenza o disagio, il processo terapeutico prosegue in una fase più attiva di “accompagnamento” alla vita reale con una nuova consapevolezza di sè e, di conseguenza, di maggiore fiducia nelle proprie risorse nell’affrontare con maggiore fiducia e serenità la propria vita, liberi di essere se stessi.

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Sintomi depressione: la ruminazione mentale, quando staccare la mente dai pensieri sembra impossibile.

Sintomi depressione: ruminazione mentale

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Sintomi depressione – Capita che certi pensieri o ricordi si insinuino nella mente in maniera continua e costante, creando circoli viziosi da cui pare impossibile uscire.

Ed è così che la mente si stanca e si affanna per cercare di bloccare questo meccanismo, che può essere definito di “ruminazione mentale”, e che consiste nell’ incapacità di fermare il susseguirsi, rapido e stancante, di idee e dubbi che fluiscono ininterrottamente senza possibilità di interromperli.

Il processo di ruminazione è collegato al bisogno di controllare i propri sentimenti di apprensione e tristezza ed infatti tale segno è presente in alcune problematiche di ansia e nella depressione, caratterizzate dalla tendenza di chi ne soffre a focalizzare il pensiero in maniera esclusiva su esperienze emotive negative, valutando in modo distorto sia se stessi che l’ ambiente circostante.

Al di là dell’ aspetto patologico, caratterizzato da un disturbo vero e proprio, però, la gran parte delle persone sperimenta quotidianamente esperienze di questo tipo, soprattutto nei periodi caratterizzati da forte stress.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Chi rumina, in genere, “rimastica” mentalmente episodi del passato, continua a rianalizzarli, a domandarsi  perché le cose siano andate in modo piuttosto che in un altro, continuando a giudicare la scelta fatta e vivendo sempre nel dubbio di aver sbagliato o di non aver, comunque, fatto la cosa giusta.

È chiaro che si tratta di una modalità di pensiero disadattiva in quanto, essendo concentrata su “ciò che poteva essere” non consente di guardare avanti e di sviluppare, quindi, buone soluzioni per risolvere i propri dilemmi ma implica anzi una perdita di energia, focalizzandosi sul desiderio di modificare un passato che, per definizione, è immodificabile.

Quando tale circuito diventa consistente in termini di frequenza e di intensità può diventare anche molto molto stancante per chi lo vive, che ha la sensazione di “fondersi la testa a forza di pensare”.

Come si può rompere tale circolo vizioso?

Di sicuro non è una cosa semplice né, soprattutto, immediata anche perché la ruminazione è un meccanismo in buona parte automatico e, come tale, viene percepito come incontrollabile.

Va però detto che, a differenza delle ossessioni vere e proprie (ossia quei pensieri, immagini ed idee invasive che si presentano costantemente in modo irrazionale e accompagnate spesso da comportamenti – compulsioni – tesi a ridurre il disagio che ne deriva), possiedono la caratteristica di essere parzialmente “controllabili”.

Proprio facendo leva su questo aspetto può risultare utile cercare di “razionalizzare” il contenuto dei pensieri provando ad analizzarlo nella maniera più oggettiva possibile.

Cosa più facile a dirsi che a farsi per chi ha difficoltà a “staccare la testa”….ma non, per questo, impossibile.

Ecco alcuni suggerimenti per gestire le “ruminazioni mentali”….

  • Trovare elementi di distrazioneCapita che tali modalità si mettano spesso in moto nei momenti di noia e stress, ecco allora che la prima strategia che può essere utile per mettere a tacere questi pensieri fastidiosi, sia quelli di raggirarli, distraendosi. Ascoltare la musica, guardare un film, chiamare un amico che non si sente da tempo, fare un puzzale, un cruciverba, una passeggiata..qualunque cosa sia in grado di spostare la mente altrove.
  • Analizzare il pensiero in maniera logica. Quando la ruminazione riguarda, ad esempio, pensieri depressivi quali “Non c’è niente che vada per il verso giusto, tutto finisce per essere un disastro”; mettere nero su bianco, in modo obiettivo, quelle che sono le risorse ed i successi raggiunti nella vita, realizzando così che, effettivamente, non si è di fronte ad un fallimento totale.
  • Imparare a monitorare quelli che possono essere definiti “monologhi negativi” di pensiero. Individuare cioè, quei monologhi interiori caratterizzati da una vena vittimistica e distruttiva, questo consente di capire dove inizia “l’ inghippo”.
  • Sviluppare un pensiero positivo. Ogni volta in cui, per esempio, la ruminazione ruota intorno a pensieri tipo “Perché capitano tutte a me?”, può essere utile chiedersi se sia davvero così.
    Davvero non esiste nessuno, tra tutti quelli che conosci, che hanno dovuto rapportarsi ad imprevisti spiacevoli nel corso della propria vita..?
    Può darsi che a loro, così come a te, accadano sia cose belle che cose brutte, ma forse tu tendi a focalizzarti solo sulle esperienza spiacevoli.

Come detto poco fa, mettere in atto questi “esercizi” è cosa tutt’altro che semplice, soprattutto nel caso in cui questa modalità di osservare se stessi ed il mondo circostante sia profondamente radicata. In questi casi si può pensare di rivolgersi ad un professionista con l’ aiuto del quale esplorare le proprie modalità di funzionamento al fine di modificarle.

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Ipocondria, ovvero l’ ansia di ammalarsi.

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L’ ansia possiede una grande varietà di sfaccettature che la porta a manifestarsi in modi e situazioni diversi dando origine a diversi tipi di fastidiosi sintomi, più o meno intensi e frequenti.
Si può ipotizzare che alla base della tendenza a sperimentare frequentemente l’ ansia si sia strutturata una personalità fobica. La convinzione su cui si basa tale organizzazione è quella per cui il mondo sia caratterizzato da pericoli imprevisti e la credenza che ne consegue è quella che per sopravvivere ad esso sia sempre necessario essere in uno stato di allerta tale da non farsi trovare mai impreparato di fronte ad una possibile minaccia.
Ciò può determinare lo svilupparsi di diverse sintomatologie su base ansiosa, sia rivolte verso l’ esterno (come avviene, ad esempio, nelle fobie), sia orientate internamente (come si verifica nell’ ipocondria).
Vorrei, in questa sede, affrontare quello relativo ai timori ipocondriaci.
La persona nota come ipocondriaca vive costantemente nell’ angoscia di avere o di contrarre una grave patologia e la preoccupazione risulta essere talmente elevata che, di fronte ad un segno o ad un sintomo anche blando, il primo pensiero, che non può che determinare una grande angoscia, è che si tratti di una malattia severa.Ipocondria2
Il disagio che ne consegue e che sperimenta chi soffre dell’ ansia di ammalarsi proviene, più che dal sintomo, dall’ apprensione per il significato attribuito al sintomo stesso anche perché, di frequente, ciò che viene scambiato per un indizio patologico è in realtà una semplice alterazione fisiologica e pertanto innocua e sperimentata comunque dalla gran parte delle persone. Nel caso, invece, in cui sia realmente presente una condizione medica la preoccupazione raggiunge dei livelli eccessivi e sproporzionati rispetto alla gravità della stessa.
In generale chi soffre di ipocondria è particolarmente vulnerabile al tema della malattia in senso generico: che lo riguardi o meno, tende infatti ad allarmarsi eccessivamente riguardo alle patologie, anche solo sentendo dire che qualcun altro si è ammalato o leggendo una notizia legata alla salute. Di fronte ai dubbi inerenti il proprio stato di salute, non esiste alcun tipo di rassicurazione medica che possa alleviare i sintomi, non solo non riescono a ridurre le preoccupazioni dell’ individuo ma tendono anzi, spesso, ad aumentarle. Comportamenti tipici a tal proposito sono quelli di controllare costantemente il proprio corpo, andando alla ricerca di “anomalie” o cercare in modo ossessivo informazioni sulla presunta malattia.
ipocondria4Questa ansia costante ed eccessiva, diventa talmente totalizzante da caratterizzarsi come l’ elemento centrale dell’ identità e dell’ immagine di sé, caratterizzandosi come l’ argomento di conversazione principale e come la reazione tipica di fronte agli eventi di vita stressanti diventando, nei casi più conclamati, fortemente disadattiva anche per quanto riguarda le relazioni sociali.

Quali sono le cause di questo disturbo?

Come accennato all’ inizio, in maniera analoga a quanto si osserva nella gran parte delle problematiche relative alla sfera ansiosa, si può ipotizzare che il disturbo ipocondriaco getti le basi su una personalità fobica (se vuoi approfondire, clicca qui).
In particolare, essere cresciuti in un contesto familiare iperprotettivo e ipercontrollante caratterizzato dalla tendenza a comunicare ansia in maniera più o meno diretta anche attraverso reazioni fisiche (come ad esempio tremore, forte sudorazione, tono di voce rapido), contribuisce a formare un’ immagine di sé come persona fragile e vulnerabile, bisognosa di cure e di attenzioni particolari.
Nel caso specifico dell’ ipocondriaco tale aspetto ansioso si caratterizza, già nella fanciullezza, con un’ immagine di sé come persona vulnerabile da un punto di vista fisico e pertanto bisognoso di cure e attenzioni particolari a causa della propria debolezza.

Superare l’ ipocondria..si può?

La prima difficoltà che si incontra nel buon proposito di uscire da tale condizione che genera disagio è sicuramente quella di realizzare ed accettare il fatto che la problematica abbia una base psicologica in quanto la tendenza del paziente ipocondriaco è tendenzialmente quella di rivolgersi a strutture mediche al fine di ottenere una diagnosi soddisfacente piuttosto che ad un professionista della salute mentale.
Una volta superato questo ostacolo, può essere d’ aiuto decidere di iniziare un percorso psicoterapeutico teso a comprendere le motivazioni che stanno alla base dell’ ansia relativa al costante timore di contrarre malattie, prendendo in questo modo coscienza delle dinamiche che lo sottendono al fine di adottare nuove modalità di gestione dell’ ansia e abbattere l’ immagine di sé come persona debole e vulnerabile.

Riferimenti bibliografici:
– American Psychiatric Association (2014), DSM-5, Raffaello Cortina Editore.
– Reda, M.A. (1986), Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia, Carocci Editore. Roma

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Da cosa origina il bisogno di dipendere dagli altri?

Da piccoli dipendere da qualcuno è un bisogno fondamentale per la propria sopravvivenza.
Totalmente “nuovi” al mondo, senza nessuno che fornisca nutrimento e protezione, la vita di ognuno sarebbe, infatti, in grave e costante pericolo.
È crescendo che, pian piano, acquisendo nuove competenze e capacità, esplorando il mondo e nuovi contesti, il bisogno di avere costantemente presente una figura di riferimento che possa fornire un senso di sicurezza e protezione diminuisce progressivamente lasciando il posto ad un desiderio di autonomia ed indipendenza, adeguato ad ogni fase evolutiva. Ovviamente ciò non vuol dire che non si avverta più la necessità di essere circondati da  persone emotivamente rilevanti, significa piuttosto che, nel momento in cui esse sono lontane la loro assenza non genera ansia.personalita-dipendente3
Non sempre, però, le cose si svolgono “secondo i piani”. Può avvenire che anche da grandi permanga un bisogno eccessivo di essere accuditi e rassicurati dagli altri mettendo in atto comportamenti che, in modo più o meno implicito, suscitino una richiesta di attenzione e protezione costanti.
Il timore di fondo si basa sulla convinzione di essere totalmente incapaci di poter funzionare in modo indipendente ed è per questo che, pur di non perdere il supporto e l’ approvazione degli altri, la tendenza è quella di abbracciare un comportamento sottomesso, concordando sempre su ciò che ritengono sbagliato o a non arrabbiarsi neanche di fronte alle ingiustizie per timore di perdere l’ approvazione degli altri.
Non esprimendo, in poche parole, mai se stessi come essere autonomi.
Ciò si traduce nella difficoltà di prendere decisioni, iniziare progetti o fare cose da soli, andare alla disperata ricerca di una relazione intima appena ne termina una. Alla base di questo c’è la convinzione di essere completamente incapaci di funzionare senza la relazione con qualcuno diverso da sé ed è per questo che ricercano in maniera rapida ed indiscriminata la presenza di un’ altra persona non appena se ne perda una significativa.

Da dove ha origine questa paura incondizionata di rimanere solo?

È probabile che le basi di questo disagio debbano essere ricercate nella prima infanzia, periodo in cui si stabilisce l’ attaccamento che inevitabilmente condizionerà le relazioni future di ogni persona (per approfondire clicca qui).
Questa fase di vita attraversata da ogni essere umano nei primi anni dello sviluppo è molto importante per la formazione della personalità in quanto permette di sviluppare l’ attaccamento verso l’ adulto che, avendo funzione di “colonna portante”, permetterà di esplorare il mondo sentendosi al sicuro, dipendendone sempre meno col passare del tempo.
È possibile che questo tentativo costante e disperato di mantenere gli altri a sé possa derivare da una separazione precoce con la figura di attaccamento che ha portato la persona a sperimentare dolorosi sentimenti di rabbia e abbandono ostacolando così il normale e fisiologico processo di separazione e favorendo, al contrario, un’ emozione di ansia ogni qual volta si abbia la percezione di essere rimasti soli.
Il contesto terapeutico si configura, generalmente, un ambiente privilegiato per comprendere tali meccanismi, dar loro un significato e accettarli modificando in questo modo certe tendenze controproducenti.

Riferimenti Bibliografici:
– American Psychiatric Association (2014), DSM-5, Raffaello Cortina Editore.
– Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.

 

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Esci dalla zona di comfort..e inizia a vivere!

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La paura è una delle emozioni universali e, in quanto tale, possiede un importante valore adattivo. La sua presenza infatti, determinando uno stato di allerta, permette di stare alla larga dai pericoli garantendo a se stessi e agli altri la sopravvivenza.
Quando diventa eccessiva però, perde le sue caratteristiche funzionali e si trasforma in ansia, caratterizzandosi come un’ esperienza limitante che impedisce di far esplorare il mondo per il timore eccessivo di venirne ferito, da un punto di visto sia fisico che (soprattutto) emotivo.
Purtroppo però, a lungo andare, tale atteggiamento può diventare tanto rigido da intralciare la propria crescita e la possibilità di aprirsi a ciò che non si conosce, limitando le probabilità di vivere una vita libera e serena. Questo è il motivo fondamentale perché è importante farsi coraggio e uscire dalla propria zona di comfort.

Cos’è la zona di comfort e in che modo costituisce un limite alla propria crescita personale?

“Comfort” letteralmente significa “sicurezza”, “protezione”, “rassicurazione”, pertanto quando si parla di zona di comfort si fa riferimento a quell’ area entro la quale si ha la percezione di essere al sicuro.
Ed è effettivamente così: nella zona di confort ci si relaziona esclusivamente a persone familiari, si eseguono le solite azioni quotidiane e le situazioni a cui ci si rapporta diventano prevedibili e controllabili, per questo il senso di ansia scompare o si minimizza all’ interno di un contesto tranquillo che, per quanto rassicurante è, al tempo stesso, estremamente limitante.
Questo senso di sicurezza, che può far riferimento a persone, situazioni o sentimenti, è caratterizzato dal bisogno di restarne ancorati evitando di mettersi in gioco sperimentando in questo modo cose nuove e preferendo piuttosto chiudersi in modalità conosciute sebbene disadattive dato che, per quanto possa essere spaventoso, nessuno è in grado di controllare li eventi e pertanto non è stando sotto una campana di vetro che si può evitare la sofferenza.
Rimanendo vincolati a quest’ area, infatti, ci si priva della possibilità di evolvere, di avere sorprese, di aprirsi a quell’ imprevisto che, sebbene temuto, rende la vita degna di essere vissuta, senza contare, inoltre, che più si resta fermi e disinteressati verso l’ incontrollabile più l’ ansia prende consistenza, innescando una sorta di circolo vizioso dal quale diventa sempre più difficile uscire (se vuoi approfondire, clicca qui).

Piccoli step per uscire dalla zona di comfort

zona-di-comfort2Fuori dalla zona di comfort c’è tutto ciò che non si conosce ed è per questo che per uscire fuori dal confine è necessario trovare il coraggio di fare piccole cose nuove.

LA PAROLA D’ ORDINE È “CAMBIARE”


Puoi decidere tu quanto “osare” ogni giorno quindi inizia a farlo iniziando da cose “banali” fino ad arrivare a quelle più “complesse”, senza fretta ma seguendo i tuoi tempi.

Ecco alcuni spunti per iniziare:

◊ Cambia strada: nel solito percorso da casa a lavoro, per esempio, segui percorsi alternativi; questo ti permetterà di incontrare nuove persone, scoprire magari un bel parco o un locale che non conoscevi.

◊ Sperimenta nuovi cibi: cucina cose diverse dal solito, potresti accorgerti di quanto sia piacevole assaggiare cose diverse da quelle a cui sei abituato.

◊ Sorridi (o fallo più spesso): Un’ espressione rilassata e serena è un’ importante canale di apertura al mondo.

◊ Inizia una nuova attività: ci sono tante cose che ti piacerebbe fare ma alla fine non ne inizi mai nessuna, fare qualcosa di nuovo è uno step abbastanza complesso, ma fondamentale, per liberarti delle tue corazze.

◊ Parla con uno sconosciuto: inizia per primo una conversazione con qualcuno che non conosci in situazioni quotidiane, in coda alla cassa, in fila dal medico, al vicino di poltrona al cinema..

◊ Non smettere mai di stupirti: concediti la gioia di andare oltre a quelli che credi essere i tuoi confini, sperimenta, tenta, abbi il coraggio di osare..e non aver paura.

“La vita inizia dove finisce la paura” – Osho

Riferimento Bibliografico:
– Mecacci, L. (2001), Manuale di Psicologia Generale e Sperimentale, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze.

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PROMOZIONE DI NATALE

– Sconto di 10€ per il periodo natalizio –

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Il periodo di Natale rappresenta una fase dell’ anno molto delicata che può nascondere diverse insidie.
Sebbene sia amato ed atteso con entusiasmo da molti, rappresenta per altri un momento forzato, caratterizzato da ansia e malumore che può determinare l’ esordio o l’ accentuazione di sentimenti negativi quali stress e tristezza.

La Dott.ssa Ilaria Visconti offre l’ opportunità di iniziare un percorso terapeutico con prezzo ridotto per la durata del periodo natalizio (da mercoledì 21 dicembre 2016 a Giovedì 5 Gennaio 2017) presso il suo studio di Firenze, zona Coverciano.

È possibile fissare un appuntamento contattandola telefonicamente al 339.6034157 (preferibilmente orario pasti) o tramite mail all’ indirizzo: doc.ilariavisconti@gmail.com

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Le strategie per ridurre l’ ansia che generano ansia: i safety behaviors.

Chi soffre di ansia sa bene che sia che si tratti di attacchi di panico, di agorafobia, di fobia sociale o di ansia generalizzata, l’ apprensione che caratterizza tali manifestazioni è talmente elevata che, per riuscire a tollerarla, la gran parte delle persone si vede costretta ad adottare comportamenti che possano, in qualche modo, generare sollievo.
safety-behaviorsI safety behaviors (cioè “comportamenti di sicurezza”) sono proprio le strategie che chi sperimenta ansia usa per proteggersi da un sentimento sgradevole o per prevenire le conseguenze temute impedendone la loro realizzazione.
La più grande manifestazione di safety behavior consiste nell’ evitare la situazione ansiogena, reazione che, sebbene nell’ immediato sia utile nel creare un senso di sollievo, col tempo non fa altro che peggiorare le cose in quanto non consente alla persona di vivere la circostanza temuta e le impedisce in questo modo di verificare che, contrariamente a quanto pensi, non c’è nulla di pericoloso in quella situazione e ciò inevitabilmente aumenta i suoi timori (molto spesso infondati tra l’ altro!).
Oltre all’ evitamento vero e proprio, esiste un’ ampia gamma di safety behaviors più “velati” e specifici a seconda del tipo di ansia sperimentata che hanno in comune la caratteristica di funzionare da “coperta di Linus”.
Nel caso dell’ ansia sociale, per esempio, il timore che gli altri colgano l’ imbarazzo derivante dal vivere una situazione collettiva può portare ad indossare maglioni a collo alto al fine di nascondere l’ arrossamento o la sudorazione che potrebbero derivarne, generando esattamente la conseguenza temuta.
Mettendo in atto queste strategie, oltre a favorire, in un certo senso, la “profezia che si auto-avvera”, il rischio maggiore è quello di non mettersi mai nella circostanza di poter verificare che le conseguenze temute difficilmente si realizzano, continuando a restare intrappolati in un circolo che peggiora la situazione.
Se solo chi prova ansia all’ idea di parlare in pubblico si desse la possibilità di farlo potrebbe infatti  accorgersi di riuscirci benissimo o potrebbe mettersi, in alternativa, nella condizione di realizzare che gli ascoltatori sono molto meno critici e oppositivi di quanto non pensasse.
Ciò permetterebbe ovviamente di ridurre l’ ansia ed aumentare la fiducia in sé.
La lista dei comportamenti di sicurezza è molto lunga e variegata e può includere, tra le tante, uso dell’ alcool per gestire l’ imbarazzo, portare sempre con sé una persona di fiducia o un ansiolitico, stare in disparte o in prossimità di vie di fuga….

Come rompere questo circolo vizioso?

La portata dell’ ansia sperimentata nelle situazioni temute è talmente grande che abbandonare questi comportamenti, solo apparentemente funzionali, può risultare davvero molto difficile per chi ne soffre.safety-behaviors3
Allo stesso tempo però, avendo la funzione di aiutare la persona a mantenere le proprie convinzioni errate circa le relazioni sociali e impedendole di scoprire cosa accadrebbe davvero in tali situazioni se non mettesse in atto tali comportamenti, eliminare i safety behaviors risulta indispensabile.
La sensazione è di solito quella di sentirsi “scoperti”, vulnerabili e al sicuro solo quando vengono adottate tali strategie quindi, l’ avvicinamento alla situazione o all’ oggetto temuto deve avvenire in modo graduale al fine di gestire l’ ansia. Generalmente, in un contesto terapeutico, una tecnica utilizzata a tal proposito consiste nell’ inserire i comportamenti di sicurezza all’ interno di una gerarchia allo scopo di abbandonarli progressivamente, rispettando i tempi di ognuno e passando così da una situazione di evitamento ad una di esposizione senza dover necessariamente ricorrere a comportamenti protettivi.

Riferimento Bibliografico:
– Antony M. M., Rowa K. (2010), Disturbo d’ ansia sociale. Giunti O.S. Organizzazioni Speciali – Firenze.

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Provare disagio nelle situazioni sociali: quando la timidezza si trasforma in ansia.

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Certe situazioni sociali, come sostenere una conversazione, incontrare nuove persone, telefonare a qualcuno o partecipare ad una festa, possono generare timidezza nella gran parte delle persone in quanto espongono alla relazione con gli altri, con la conseguente possibilità di venire osservati e, talvolta, giudicati.
Generalmente, i benefici che derivano da queste circostanze sono superiori agli svantaggi quindi l’ idea di conoscere persone nuove, divertirsi e trascorrere serenamente il proprio tempo sono ritenute motivazioni valide per affrontare il leggero imbarazzo iniziale e decidere di cominciare una nuova esperienza, in tranquillità.
Quando però tali esitazioni si trasformano in timori talmente grandi da generare vera e propria ansia al punto da compromettere la qualità della vita a livello personale e relazionale può darsi che siamo di fronte ad una situazione nota come “ansia sociale”.
Si parla di ansia sociale quando la leggera preoccupazione relativa alle situazioni sociali o a quelle in cui è richiesta una performance si trasforma in vera e propria paura e pare essere determinata in buona parte dalla tendenza ad interpretare certe situazioni in maniera distorta. Nello specifico, anziché essere vissute come divertenti e stimolanti, tali circostanze sono lette come minacciose e imbarazzanti, condizionando il modo di vivere se stessi e la propria capacità di relazionarsi a chi sta di fronte.
Il bisogno di fare a tutti i costi una buona impressione agli altri, collegata all’ insicurezza circa la possibilità di poterci riuscire, porta l’ individuo a formulare una serie di convinzioni su se stesso sminuenti e, vista la tendenza a focalizzare l’ attenzione su di sé anziché osservare le risposte degli altri, non si concentra sui riscontri (generalmente positivi) provenienti dall’ esterno, ma solo sulle proprie convinzioni distorte che non fanno che ridurre ulteriormente l’ autostima.

Quali sono le convinzioni controproducenti di chi soffre di “ansia sociale”?

ansia-socialeTra le credenze, le supposizioni e le regole errate alla base del pensiero di chi soffre di ansia sociale alcuni esempi sono: “Sono stupido/a”, “Se gli altri si accorgono che faccio un errore penseranno che sono un fallito/a”, “Devo apparire sempre perfetto/a”.
Avere pensieri così forti e negativi su se stessi e su come ci si deve comportare nelle situazioni sociali aumenta inevitabilmente l’ ansia in quelle circostanze, generando un circolo vizioso che spinge l’ individuo ad evitare tali situazioni sia impedendo a se stesso di mettersi alla prova che non dandosi la possibilità di dimostrarsi che gli esiti tanto temuti possono anche non verificarsi. Se solo riuscisse a trovare il coraggio di parlare in pubblico, per esempio, chi soffre di ansia sociale, potrebbe rimanere piacevolmente stupido dal realizzare di essere perfettamente in grado di farlo; l’ ansia però, in queste circostanze, è talmente paralizzante, da impedire di mettersi alla prova.

Quali sono le soluzioni?

Esistono una serie di tecniche, derivanti dall’ approccio cognitivo comportamentale, che possono essere utili per sbloccare la situazione.

  • Psico-educazione. Istruire le persone che soffrono di ansia sociale relativamente alla natura della propria agitazione è utile per metterle a conoscenza e rassicurarle relativamente alle sensazioni sgradevoli che stanno provando.ansia-sociale-1
  • Strategie cognitive. Dato che una delle cause principali dell’ ansia sociale è la presenza di pensieri distorti, risulta utile aiutare la persona a focalizzarsi su di essi e, soprattutto, sul modificarli in “positivo, aprendo la mente ad alternative meno ansiogene e giudicanti.
  • Esposizione. Per ridurre la paura è fondamentale confrontarsi direttamente con ciò che si cerca di evitare; ogni volta che avviene un confronto con ciò che si teme e si realizza che non succede nulla di nocivo, l’ ansia tende a ridursi automaticamente. Sebbene questa tecnica sia fondamentale è anche quella a più alto contenuto emotivo, pertanto è importante che l’ esposizione avvenga gradualmente.
  • Tecniche di rilassamento. Le tecniche di rilassamento quali il Training Autogeno, per esempio, risultano di grande aiuto per abbassare la soglia di ansia generale e sono particolarmente utili in prossimità dell’ esposizione.

Ritengo che l’ uso di tali tecniche sia molto utile per aiutare la persona a sbloccarsi di fronte a certe situazioni sociali riducendo il livello d’ ansia ed imparando ad aprirsi al mondo.
Nonostante questo, osservando la problematica secondo un approccio comparato, ritengo che, affinchè l’ individuo possa raggiungere benefici a lungo termine sia essenziale approfondire il lavoro terapeutico focalizzando l’ attenzione sulle motivazioni alla base delle proprie insicurezze e timori, analizzandole e comprendendole al fine di prenderne coscienza e realizzando così una crescita personale.

Riferimento Bibliografico:
– Antony M. M., Rowa K. (2010), Disturbo d’ ansia sociale. Giunti O.S. Organizzazioni Speciali – Firenze.

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Cosa comunichi agli altri senza rendertene conto..?

“Non si può non comunicare” è il primo assioma (cioè principio) relativo alla comunicazione umana introdotto da Paul Watzlawick che esprime in modo esaustivo il concetto fondamentale secondo il quale in ogni circostanza, che se ne abbia intenzione o meno, sia impossibile per chiunque non trasmettere informazioni di se stesso.
Sebbene la tendenza sia infatti quella di associare la comunicazione alla parola, nella pratica la gran parte delle informazioni che gli altri acquisiscono rispetto a noi (e, ovviamente, viceversa) viaggia attraverso un canale molto più inconscio e meno controllabile noto come comunicazione non verbale.

In che modo si parla agli altri di se stessi?

• Aspetto fisico •

Il modo con cui ci si presenta fisicamente fornisce una sorta di biglietto da visita rispetto a ciò che siamo e mostra, inevitabilmente, aspetti della propria personalità o del proprio ruolo sociale che non sfuggono agli osservatori; di conseguenza, certi aspetti del proprio fisico mal trascurati o non valorizzati vengono valutati dagli altri e possono provocare distacco o, al contrario, approvazione.

• Contatto oculare •

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’ anima, probabilmente a ribadire il concetto che, se può essere relativamente semplice mentire con le parole, diventa molto più complesso farlo attraverso lo sguardo.
Il contatto oculare possiede infatti particolari potenzialità espressive tanto da essere spesso molto difficile da sostenere, rimandando agli altri una grande quantità di informazioni circa le emozioni che si stanno sperimentando. La tendenza a rifuggire il rapporto faccia a faccia guardando altrove o evitare la sguardo altrui, rimanda insicurezza ed imbarazzo, al contrario, uno sguardo fisso e costante può essere percepito come fastidioso fino a diventare propriamente minaccioso e, pertanto, aggressivo e violento.

• Mimica facciale •

La mimica facciale è, in un certo senso, un complemento al contatto oculare. Ci si riferisce, nello specifico, ad ogni variazione espressiva a livello delle sopracciglia, degli occhi, della bocca e delle guance.non-verbale
Ti sei mai chiesto cose stai comunicando a chi ti sta di fronte semplicemente muovendo un sopracciglio..?
Sebbene la gran parte della responsabilità espressiva dipenda dalla bocca, infatti, ogni movimento di muscoli del viso contribuisce a trasmettere importanti informazioni su ciò che si sta pensando o provando. Ciò è confermato, per esempio, dal fatto che esprimere verbalmente felicità corrugando la fronte determina confusione in chi ascolta proprio a causa della contraddizione tra linguaggio verbale e non verbale essendo diffusa la tendenza, generalmente, a credere a ciò che diciamo col volto piuttosto che con la voce.

• Spazio sociale •

Come occupi lo spazio a tua disposizione? Come e quanto ti fai notare? Che posizione assumi di fronte agli altri?non-verbale3
Tutti questi aspetti relativi allo spazio fisico e alla tua modalità privilegiata di occuparlo, forniscono un grandissimo numero di indicazioni relative a ciò che sei. Chi occupa, per esempio, poco spazio quasi a chiudersi su se stesso, si distanzia nelle situazioni sociali o limita il contatto fisico, sta dicendo, spesso senza neanche saperlo, che si trova in difficoltà, in imbarazzo, in una situazione in cui non è a proprio agio.

• Tono della voce •

Questo aspetto si riferisce ad una ricchezza praticamente illimitata di variazioni e modulazioni che permettono di esprimere una vastissima varietà di concetti con valori e significati anche molto diversi tra loro.
Una stessa osservazione può risultare fatta in modo prepotente o pacato a seconda del tono della voce scelto. In genere, parlare a voce alta rimanda ad una tonalità minatoria o comunque litigiosa, sulla difensiva così come, al contrario, parlare a bassa voce, in modo lento ed incerto trasmette agli altri un forte senso di insicurezza e disagio.

• Gestualità •

La gestualità è una modalità molto utilizzata anche perché possiede, potremmo dire, una duplice funzione; da una non-verbale2parte è un vero e proprio codice che, addirittura, sostituisce l’ espressività verbale (basti pensare a segnali quali “ok” o “time-out”), dall’ altro costituisce un importante rinforzo a ciò che si sta esprimendo a parole.
Anche il modo di gesticolare rimanda molte informazioni agli altri relative al proprio stato emotivo: usare i gesti in maniera eccessiva, per esempio, fa trasparire agli altri un’ ipereccitazione che viene, generalmente, interpretata come ansia.

Il tema del linguaggio non verbale è un argomento estremamente vasto che, nonostante la sua presenza costante nella quotidianità di tutti, non viene spesso preso in considerazione con l’ importanza che meriterebbe.
Non bisogna dimenticare che ognuno di noi ha un’ innata capacità ad interpretarlo e, al tempo stesso, un’ impossibilità nel nasconderlo essendo legato ad aspetti innati ed istintivi. Per questo, imparare a conoscerlo meglio può fornire delle importanti chiarimenti nella comprensione di se stessi e degli altri.

Riferimento Bibliografico:
– Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988

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