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Ansia, le sue sfaccettatura – Parte 3: il Disturbo di Panico.

Ansia – Parte 3 – Il disturbo di panico

Ansia – sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiIl disturbo di panico è caratterizzato da un attacco improvviso ed imprevedibile di una serie di sintomi forti ed impressionanti come palpitazioni, nausea, dolore al petto, senso di soffocamento, capogiri, tremore e sudorazione associati ad un’incontrollabile senso di apprensione e terrore in previsione di un ipotetico  disastro incombente.
L’intensità dei sintomi sperimentati può essere talmente forte da provocare una sensazione di distacco da se stessi ed un senso di irrealtà del mondo generando una sensazione di estraneamento dal proprio corpo o dall’ambiente circostante, come se “si fosse dentro un sogno”.
Vivere nell’incertezza più completa determina uno stato di attivazione e apprensione costanti che si associano, non di rado, al timore di poter perdere il controllo, di impazzire o, addirittura, di morire.
La frequenza e la durata degli attacchi di panico è piuttosto variabile, possono verificarsi una volta alla settimana o addirittura più spesso e, sebbene generalmente durino solo qualche minuto, talvolta possono protrarsi per ore determinando un forte stato di angoscia in chi li sperimenta.

Quali sono i timori tipicamente associati al panico?

I timori relativi agli attacchi possono riguardare, generalmente:
Preoccupazioni fisiche ossia il timore che l’attacco sia associato ad una grave patologia organica non diagnosticata;
Preoccupazioni sociali relative all’imbarazzo o alla paura di essere valutati in modo negativo dagli altri a causa dei sintomi visibili del panico quali, ad esempio, rossore e sudorazione;
Preoccupazioni relative al funzionamento mentale inerenti alla paura di impazzire o di perdere il controllo di se stessi.

Per cercare di gestire tali situazioni, di frequente, chi soffre di disturbo da attacco di panico cerca di modificare il proprio comportamento mettendo in atto diverse strategie quali: evitamento dell’esercizio fisico, riorganizzazione della vita di ogni giorno al fine di assicurarsi che sia disponibile soccorso in caso di un attacco di panico o limitando le consuete attività quotidiane finendo per restare intrappolato in una specie di gabbia auto-costruita a causa delle proprie paura e dalla quale diventa sempre più difficile uscire.

Come si affrontano gli attacchi di panico?

La psicoterapia può fornire un valido supporto al fine di comprendere l’origine da cui si sviluppano i timori sperimentati e può, al tempo stesso, fornire delle strategie per affrontarli nel migliore dei modi.
Ciò che resta particolarmente difficile per chi soffre di disturbo da attacco di panico è proprio imparare a rompere il circuito relativo alla “paura di aver paura”. A causa dell’imprevedibilità che caratterizza l’attacco di panico, il timore maggiore è infatti quello relativo all’ansia che, da un momento all’altro, se ne possa presentare uno nuovo e questo fa sì che la persona viva costantemente una situazione di allerta e pericolo portandola, progressivamente, ad evitare sempre di più le situazioni sociali e costruendosi un ambiente falsamente protettivo che le impedisce di vivere in pieno la propria vita.
Insieme ad uno psicoterapeuta è  possibile uscire, pian piano, dal proprio “guscio” abbandonando lentamente il timore che qualcosa di terribile ed imprevedibile possa avvenire, ricominciando ad uscire, frequentare luoghi e persone nuove..ed iniziando a vivere in modo sereno.

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Ansia, le sue sfaccettature – Parte 2: il Disturbo d’ansia da separazione.

Ansia – Parte 2 – Disturbo d’ansia da separazione

Ansia – La paura di essere lasciati da soli e di separarsi dalle figure che si prendono cura di noi ha, al pari di tutte le altre emozioni, un fondamentale valore adattivo, in quanto ci consente di rimanere sempre accanto a chi è in grado di proteggerci dall’ “estraneo”, tutelando in questo modo la nostra integrità.
Pian piano che si cresce si impara a staccarsi progressivamente dalle figure di riferimento, riuscendo generalmente a gestire in modo sereno i distacchi nella consapevolezza di potersela cavare da soli e di poter contare su di loro in caso di bisogno.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti
Purtroppo, spesso, ciò non avviene e, per alcuni, separarsi dalle figure significative può generare un’ansia talmente intensa da non riuscire ad allontanarsi da tutte quelle persone o quelle circostanze che fanno sentire protetti, limitando, talvolta in maniera molto significativa, la propria libertà personale.

Quali sono i tipici timori di chi soffre di ansia da separazione?

Le persone che soffrono di ansia da separazione provano, come già spiegato, un disagio eccessivo e ricorrente quando si verifica (o, addirittura, quando anche solo viene prevista) una separazione da casa o dalle principali figure di attaccamento.
Ma non solo.
Le preoccupazioni sperimentate sono relative anche al timore che le figure da cui dipendono possano morire e ciò avviene soprattutto nelle circostanze in cui si allontanano da loro. Proprio questo timore li spinge a ricercarli continuamente per sapere dove si trovano e cosa stanno facendo, provando un’ansia talmente intensa da minare la propria serenità durante tutto il periodo del distacco.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti
La preoccupazione relativa ad eventi imprevisti è presente anche verso di sè: in particolare sono frequenti timori rispetto al perdersi, all’essere rapiti o abbandonati nonchè essere vittime di incidenti che impedirebbero loro di ritrovare le proprie figure di riferimento.
Lo stare da soli viene vissuto come un evento minaccioso per cui difficilmente trascorrono tempo in solitudine o riescono ad organizzare gite o situazioni in cui si prevedono allontanamenti dal luogo ritenuto sicuro per periodi relativamente lunghi.
Le paure e le ansie sperimentate emergono, di frequente, attraverso i sogni che tendono a riprodurre temi catastrofici quali, ad esempio, distruzione dell’intera famiglia durante un incendio, incidenti stradali o omicidi.

Come capire se soffro di ansia da separazione?

La sintomatologia tipica dell’ansia da separazione tende ad emergere nell’età infantile.
Va sicuramente tenuto conto del fatto che tutti i bambini provano un senso di timore qualora vengano allontanati dai genitori ma, nonostante questo, quando ci si trova di fronte ad un disturbo vero e proprio, si notano da subito segnali che mettono in risalto un’apprensione esagerata in tutte le circostanze che prevedono distacchi.
Il senso di apprensione è talmente continuativo e forte da sfociare, non di rado, in disturbi psicosomatici che, negli adulti, sono relativi prevalentemente a sintomi cardio-vascolari quali, ad esempio, palpitazioni, vertigini e sensazioni di svenimento.
L’impatto che tutto questo ha sulla vita di chi ne soffre è assolutamente limitante, impedendo, non di rado, di svolgere una vita autonoma sia nell’ambito relazionale che lavorativo nonchè sociale.

Cosa fare?

Quando ci si trova di fronte ad un disturbo di ansia da separazione si osservano, tendenzialmente, periodi di peggioramento ed altri di remissione.
Durante i periodi di forte stress, per esempio, com’è facile attendersi, la sintomatologia si fa maggiormente acuta.
Si può ipotizzare che, alla base della problematica sia presente una personalità fobica e, pertanto, nel caso in cui gestire le continue preoccupazioni diventi troppo difficile ed i timori si fanno talmente forti da minare la propria indipendenza si può decidere di iniziare un percorso psicoterapeutico teso a comprendere le motivazioni sulla base delle quali si sono strutturati i sintomi, dargli un significato ed imparare a gestirli, impadronendosi di modalità adatte a gestire i distacchi in tranquillità e godere della propria libertà.

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Ansia, le sue sfaccettature – Parte 1: il disturbo d’ansia generalizzato.

Ansia – Parte 1 – Disturbo d’ansia generalizzato

Ansia – Quando si parla di ansia, ci si appresta a trattare un tema comune, ma anche estremamente complesso e variegato.
L’ansia si manifesta di frequente nella vita di ognuno di noi, è un’emozione nota a tutti.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti Chi non ha mai provato apprensione in vista di un esame, di un colloquio di lavoro o di un incontro importante..?
In queste circostanze provare ansia non solo può essere considerato “normale”, ma è addirittura vantaggioso.
É proprio grazie a quel senso di agitazione e di “allerta” infatti che, attivandoci, ci prepariamo a mettere in atto la migliore delle nostre performance! E così, grazie all’ansia ed allo stato di attivazione che ne deriva, ci focalizziamo su ciò che stiamo facendo e, generalmente, ciò ci mette in grado di tirare fuori il meglio di noi!

La situazione però si fa differente quando quel senso di tensione ed inquietudine ci accompagna

costantemente nel corso della giornata, senza particolari stimoli scatenanti e dandoci la percezione di sentirci costantemente preoccupati per tutto.
Quando la sua presenza diventa così ingombrante, facendoci sentire come se stessimo affogando in un mare di pensieri e timori (spesso infondati) abbracciando la sensazione che nessuno possa salvarci, si rischia di non riuscire più a vivere una vita serena.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti
Chi soffre di ansia generalizzata è preda di un’agitazione persistente, spesso relativa a piccoli problemi, magari anche di facile soluzione, ma vissuti come insormontabili.
Ed è così che la preoccupazione diventa una compagna costante nella vita di chi ne soffre, diventando incontrollabile e investendo ogni attività e circostanza.
Lo stato di tensione diventa talmente elevato da scatenare un corteo di sintomi a livello somatico quali sudorazione, batticuore, nausea, vampate di caldo o, al contrario, di freddo, senso di nodo alla gola, respiro poco profondo, tremore, incapacità a rilassarsi che non fanno altro che aumentare il senso di inquietudine.

Come capire se stai soffrendo di ansia generalizzata?

Se ti capita di “sussultare” facilmente, ti senti quasi sempre agitato ed irrequieto, sei apprensivo e spesso sei tormentato all’idea che possa avvenire una disgrazia incombente.
Se sei impaziente, irritabile, hai scoppi d’ira, sei facilmente distraibile ed hai difficoltà a dormire a causa del costante stato di tensione.
Se le tue preoccupazioni sono eccessive ed interferiscono in modo significativo con la tua vita, se la tua apprensione è vissuta con angoscia, dura a lungo ed è presente anche senza eventi che la scatenino, è probabile che tu stia soffrendo di ansia generalizzata.

Cosa fare?

Molte persone che soffrono di ansia generalizzata riferiscono di sentirsi nervose ed ansiose per tutta la vita anche perchè, purtroppo, i sintomi tendono generalmente a cronicizzarsi provocando un andamento altalenante durante tutto l’arco della vita.
Per questo, se pensi che la tua apprensione sia eccessiva e che gestirla autonomamente stia diventando davvero troppo difficile, puoi prendere in considerazione l’idea di intraprendere un percorso psicoterapeutico.
Non dimenticare che l’ansia è l’espressione di un disagio, che tutti i sintomi sgradevoli che stai provando non sono altro che tentativi che la mente mette in atto per cercare di spiegarti che c’è qualcosa nella tua vita non va come desidererebbe.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiChe si tratti di qualcosa relativo alla tua storia passata, o di situazioni attuali, se provi un costante senso di apprensione, significa che il tuo inconscio sta cercando di comunicarti qualcosa e non ascoltarlo potrebbe impedirti di comprendere cosa non va per il verso giusto, restando intrappolato nell’inquietudine.
In linea con l’approccio teorico che seguo, ritengo che ogni caso sia a sè e che, proprio alla luce di questo, sia sempre fondamentale comprendere la persona, le sue modalità di leggere il mondo e rapportarvisi con l’obiettivo di dare, insieme, voce all’ansia, ascoltarla, comprenderla ed imparare a gestirla iniziando a vivere la vita in maniera serena.

Riferimenti bibliografici:

  • American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, DSM-5. Tr. ita. (2014). Raffaello Cortina: Milano.
  • Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.


Leggi qualche articolo di Ilaria Visconti…

Bibliografia consigliata


Ilaria Visconti

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiMi chiamo Ilaria Visconti e sono una Psicologa Firenze e Psicoterapeuta Firenze che svolge attività di libera professionista. Sono specializzata in Psicoterapia Comparata e mi occupo di ogni problematica di pertinenza psicologica.
In particolare, mi occupo di sintomi d’ansia ad ampio spettro (dall’ansia sintomi generalizzata, all’ansia sintomi sociale ai disturbi psicosomatici) e di ciò che attiene alla sfera dei disturbi dell’umore (sintomi depressione, maniacali e disturbo bipolare).
Utilizzo una modalità di lavoro tesa ad accogliere ogni persona nella sua unicità, cercando attuare un intervento “ritagliato” sull’individuo.
I campi affrontati sono: sintomi depressione, disturbo bipolare, ansia sintomi, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze.

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Ansia sintomi – Sopravvivere al Natale: quando le feste generano ansia e tristezza.

Ansia sintomi

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Ansia sintomi – Al di là del significato canonico legato al Natale in termini spirituali questa festività, considerata forse la più importante dell’ anno nelle culture occidentali, racchiude in sé, ad oggi, una serie di significati e di valori che riguardano e investono tutti indipendentemente dal credo religioso.

L’ atmosfera natalizia incarna una serie di accezioni che rimandano al senso di unità, di calore, di vicinanza, bontà e, a tratti, buonismo che, anche nel caso in cui mal si sposino con la situazione reale, tutti sentono l’ onere di dover adottare rischiando di scontrarsi spesso con sensazioni sgradevoli legate per lo più all’ ansia ed alla depressione.

Lo stress natalizio parte da circa metà novembre, con le prime pubblicità, le canzoncine e le vetrine allestite inizia a farsi strada il pensiero di “cosa regalare e a chi”; a questo si aggiunge l’ ideale di famiglia perfetta che gusta un pranzo perfetto, con i suoi membri perfetti, nella propria casa perfetta e da questo momento in poi, per molti, ciò che dovrebbe essere vissuto con leggerezza e tranquillità d’ animo può trasformarsi in un vero e proprio incubo.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Nello specifico, la frenesia legata ai regali può generare una serie di angosce collegate per lo più a mancanza di soldi, timore di non fare bella figura, sentirsi in obbligo di fare dei presenti, doversi imbattere in file interminabili e corse dell’ ultimo minuto trasformando anche il tempo libero in qualcosa di impegnativo e simile ad un vero e proprio lavoro.

D’ altra parte, invece, l’ ideale collegato al Natale, di famiglia felice, riunita e sorridente entra spesso in contrasto con la realtà di molte persone che non ha una famiglia “all’ altezza di tali aspettative” e che finiscono inevitabilmente  per sentirsi inadeguate, insoddisfatte e ancora più sole, obbligate a doversi fingere felici perché “È Natale”.

Questi aspetti, che possono sembrare assurdi per tutti coloro che si sentono perfettamente in linea con la magia ed il calore del Natale, possono essere fonte di grande sofferenza e frustrazione per chi vorrebbe invece eliminare questo periodo dal calendario.

Come sopravvivere ai giorni delle festività natalizie?

⇒ Distingui la realtà dalla finzione ⇐ 

Come premesso il Natale è, per molti aspetti ormai, una festa commerciale e pertanto i modelli proposti dai media hanno l’ obiettivo di invogliare all’ acquisto, rimandando l’ idea della famiglia felice che si fa regali costosi in una location eccezionale. Tenere conto di questo aspetto è fondamentale per abbassare le aspettative, tornare con i piedi per terra e realizzare che la perfezione non esiste, né nella propria famiglia, né nelle altre..

⇒ Rompi la tradizione ⇐

Sebbene sia Natale si può decidere di fare qualcosa di diverso dal solito. Si può prediligere una gita fuori porta, una giornata in un centro benessere, un’ attività di volontariato..è un giorno di festa internazionale, ma il modo in cui festeggiarlo puoi sceglierlo tu.

⇒ Non sentirti in obbligo ⇐

Se non senti il bisogno di fare e ricevere regali..evita di farlo. La sensazione di doverlo fare e di sentirsi in dovere di giustificarsi nel caso in cui non se ne abbia intenzione fa parte della smania commerciale al regalo più bello. Via, quindi, ogni senso di colpa: chi ti conosce e ti vuole bene sa come dimostri il tuo affetto in altri modi, tutti i giorni dell’ anno.

 ⇒ Stai con chi ti fa stare bene ⇐

La famiglia non è solo quella “biologica”, ma è fatta anche di persone amiche o conoscenti che hanno il pregio di farti sentire a proprio agio. Se la tua famiglia è lontana (fisicamente o emotivamente) o assente puoi scegliere di passarlo a casa di amici, colleghi, parenti lontani, ciò che conta è che, ovunque tu lo trascorra, ti senta a casa.

 ⇒ Rispetta i tuoi bisogni ⇐

Per ultimo, ma non certo per ordine di importanza, fai ciò che ti senti di fare. Spezza le convinzioni, gli obblighi, le aspettative tue e di chi ti sta intorno rispetto a questo periodo di festa. Non sentirti obbligato a fingere, a mostrare ciò che non provi e fingerti per ciò che non sei. Sii libero di passare queste giornate particolari come ti fa stare bene, senza vincoli e costrizioni.

Il Natale è una festività talmente radicata nella nostra cultura da non poter essere ovviamente eliminata e di conseguenza è necessario che chi non la vive a cuor leggero impari a conviverci. Spero che questo articolo possa aver fornito qualche spunto di riflessione nonché qualche consiglio pratico per imparare a rompere qualche schema e aprire la propria mente a nuove ed alternative soluzioni e stati d’ animo.

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Ansia Sintomi – Non farti paralizzare dall’ansia, chiedi aiuto.

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiAnsia sintomi – Non farti paralizzare!! Chiedi aiuto.

Ansia sintomi – Quando si parla di ansia è chiaro per tutti a cosa si sta facendo riferimento. É quella sensazione che si prova quando si sta vivendo uno stato d’allerta ed è generalmente collegata all’emozione sgradevole della paura.

I sintomi associati all’ansia sono moltissimi e riguardano sia la sfera psicologica che quella fisica.

Da un punto di vista emotivo, è caratterizzata da un senso di preoccupazione pervasivo e costante, difficoltà di concentrazione, stato di confusione mentale e perdita di controllo.

Fisicamente le manifestazioni dell’ansia sono tantissime e vanno dall’accelerazione del battito cardiaco, al tremore, alla sudorazione, ad un senso di formicolio diffuso, vampate di calore o, al contrario, brividi di freddo, tutti sintomi che contribuiscono ad acuire e mantenere il senso di angoscia che la caratterizza.

Sebbene abbia un importante valore adattivo (provare un forte stato d’ansia in una situazione di reale pericolo ci mette in allerta dandoci la possibilità anche di salvarci la vita), quando si manifesta costantemente ed eccessivamente perde questa sua caratteristica, conservando soltanto gli aspetti sgradevoli e diventando, inevitabilmente, disfunzionale.

É in questi casi che i livelli di ansietà possono diventare talmente elevati da essere paralizzanti, portando alla costruzione di una gabbia mentale della quale si può anche restare prigionieri.

Quando gestire la propria vita diventa estremamente complicato, la quotidianità finisce per essere logorata dal senso di oppressione e rilassarsi diventa un’impresa impossibile, si può andare incontro ad uno stato di esaurimento che può e deve essere migliorato.

Certe volte persino chiedere aiuto per uscire dal recinto dell’apprensione può essere difficile, in realtà la decisione di intraprendere un percorso psicoterapeutico mirato può essere una scelta molto saggia.

Con l’aiuto di un professionista, si può imparare infatti ad “ascoltare” quello che la nostra mente ed il nostro corpo stanno tentando di dire attraverso quel fastidioso sintomo, permettendoci di (ri)conoscere tutte le cause che si celano dietro al disturbo d’ansia al fine di comprenderle, imparando, quindi, a gestirle ed a trovare la chiave per rompere quei muri ritrovando la propria libertà. Continue reading “Ansia Sintomi – Non farti paralizzare dall’ansia, chiedi aiuto.”

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Psicologo Firenze – 3 motivi per rivolgersi ad un professionista

Psicologo Firenze – Ecco 3 frequenti motivazioni per cui le persone si rivolgono ad uno psicoterapeuta Firenze, come la psicoterapia può essere d’aiuto

Psicologo Firenze – In quanto psicoterapeuta, ritengo che non esista una motivazione più o meno valida per rivolgersi ad un professionista ma che, al contrario, ogni volta venga avvertito un senso di disagio, un malessere o, “semplicemente”, un desiderio di conoscersi meglio, iniziare un percorso terapeutico sia sempre la scelta più giusta.
Nonostante le problematiche che possono provocare una sofferenza siano numerose e complesse, nella mia pratica clinica ho potuto osservare che le maggiori motivazioni per le quali viene richiesto aiuto sono relative a tre.

1. ANSIA

Psicologo Firenze – L’ansia è quel sentimento di apprensione e preoccupazione di cui ognuno di noi fa esperienza qualora si rapporti a stimoli o situazioni “minacciose”, può però diventare invalidante quando si presenta in modo costante ed indipendentemente da uno stimolo che lo scateni.

Le forme con cui si manifesta sono molte: l’ansia può esprimersi in vista di una separazione da una figura importante, all’esposizione a situazioni sociali, al pensiero di avere una malattia o, in generale, può presentarsi come una modalità di leggere il mondo, come un sentimento generalizzato di angoscia costante fino ad “esplodere”, in certi casi, in attacchi di panico veri e propri.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Qualunque sia l’elemento che la scatena, ciò che caratterizza l’ansia è la sensazione costante di paura, emozione che, sebbene sia logico provare quando si è esposti ad un rischio reale, può compromettere la serenità della propria vita se si innesca continuamente di fronte a stimoli che, di per sè, non hanno nulla di temibile, trasformando la propria esistenza in una prigione che diventa la propria zona di comfort.

Generalmente, il forte senso di disagio tipico dell’ansia si accompagna a sintomi fisici (come, per esempio, tachicardia, tremore, sudorazione) e comportamenti di evitamento che si attivano anche qualora lo stimolo temuto non sia presente e che determina uno stato di allerta costante.

Questo tipo di problematica è molto frequente e provoca una forte sofferenza in chi la sperimenta, ma ciò non significa che non sia gestibile. Al contrario, con l’aiuto di un professionista, è possibile imparare a riconoscere le motivazioni che spingono a leggere il mondo come se fosse un luogo minaccioso, permettendo di modificare il modo di interpretarlo e prendendo consapevolezza del fatto che vivere la propria quotidianità, rapportarsi agli altri e percepire un ambiente confortante e affidabile è possibile.

2. DEPRESSIONE

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Psicologo Firenze – La vita, purtroppo, pone di fronte a momenti molto complessi e faticosi d un punto di vista emotivo ed in tali circostanze il senso di tristezza, l’apatia e lo sconforto possono prendere il sopravvento sulla capacità di gestire le proprie abitudini.

Può capitare allora di sentirsi “spenti, “giù di corda”, privi di stimoli e di interessi, tanto da sperimentare cambiamenti nei  ritmi quotidiani del sonno, dell’appetito, della propria capacità di concentrarsi, determinando inevitabili ripercussioni sulla propria esistenza, paralizzandola.

In questi casi i pensieri negativi, i sensi di colpa e la mancanza di energia fanno sentire impotenti e bloccati, chiusi in una solitudine che si ha l’impressione nessuno possa essere in grado di comprendere e, in questi momenti, rialzarsi tornando a sorridere sembra un obiettivo impossibile da raggiungere.

Anche qualora la vita ponga di fronte ad eventi traumatici, lutti, separazioni, perdite, un’infanzia dolorosa che sembra impensabile accettare, ogni persona possiede risorse enormi che può essere in grado di tirar fuori per reagire, sebbene spesso, soprattutto quando ogni certezza sembra sbriciolarsi di fronte ai nostri occhi, non ne è consapevole.

Per questo, per riconoscerle e utilizzarle al meglio è spesso necessario rivolgersi ad uno specialista con il quale intraprendere un percorso di crescita personale teso alla scoperta di sè e delle proprie modalità disfunzionali allo scopo di fronteggiarle e modificarle imparando, pian piano, ad uscire da quel muro di solitudine e tristezza che si è costruito per proteggere se stessi e riprendere in mano la propria vita con serenità.

3. SBALZI D’UMORE

Psicologo Firenze – L’umore è solitamente sottoposto ad oscillazioni che fanno sì che ognuno sperimenti, in modo alternato, emozioni di felicità e di tristezza. Quando, però, gli “sbalzi” diventano talmente intensi e duraturi da interferire con la capacità di gestire i rapporti con gli altri, stabilire relazioni significative e svolgere adeguatamente il proprio lavoro, gestire la propria quotidianità può diventare difficile e faticoso.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Quando capita di sentirsi “sballottati” tra la sensazione di essere “al settimo cielo”, euforici, invincibili, così carichi di energia da non percepire il bisogno di dormire o di mangiare che si alternano ad un senso di profonda tristezza, auto-svalutazione o di colpa eccessivi, può darsi che non si tratti di una normale oscillazione dell’umore, ma di una problematica che deve richiedere l’attenzione di uno specialista.

A molte persone capita di attraversare periodi in cui si sentono in vena di iniziare nuovi progetti senza possedere le competenze per poterli realizzare, di sentirsi così attive da non percepire il bisogno di dormire, di fare acquisti incontrollati, di guidare in modo spericolato, di intraprendere investimenti azzardati o di sviluppare attività sessuali compulsive, alternando tali comportamenti a fasi caratterizzate, al contrario, da arrendevolezza, sfiducia in sè e nel mondo, assenza di energia e sprofondando, di conseguenza, in una sensazione di depressione vera e propria.

Questa situazione porta, inevitabilmente, a sperimentare un malessere che può essere però gestito con l’aiuto del professionista giusto. Il desiderio di sentirsi sollevato, unito alle competenze di uno specialista (e, se necessario, con la collaborazione di specialisti in psicofarmacologia) possono aiutare a raggiungere un maggior grado di consapevolezza circa la problematica, aiutando a comprenderla, gestirla e, quindi, a stare meglio.

In quali circostanze e in che modo la psicoterapia può fornire un valido aiuto?

Psicologo Firenze – Quando si avverte la sensazione che lo stress e l’ansia quotidiani siano ormai ingestibili, che certe ferite emotive del passato continuino a “sanguinare”, che il senso di tristezza abbia la meglio sulla propria esistenza, che certe paure tendano a paralizzare i propri comportamenti, che eventi improvvisi e inaspettati stravolgano completamente le proprie certezze, qualora insorgano insorgano blocchi relativi alla sfera affettiva, sessuale, alimentare o, talvolta, “semplicemente” si realizza che il bisogno di conoscere meglio se stessi prende il sopravvento, la psicoterapia può essere il migliore alleato.

Esistono tantissime scuole di pensiero che seguono approcci terapeutici diversi tra loro e che quindi si rapportano all’individuo ed alla sintomatologia lamentata in modi differenti.

Personalmente ritengo che ogni individuo abbia una storia personale, una complessità ed una sintomatologia sue proprie, meritevoli di una comprensione che tenga conto di tale unicità, attraverso un approccio plasmato sulla persona e sulle sue caratteristiche irripetibili.

Per questo motivo lavoro sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiseguendo i principi del modello comparato
(http://firenze.spc.it/chi-siamo/presentazione/modello-comparato) che si pone come obiettivo principale quello di creare un intervento “ritagliato sul paziente”, non perdendo mai di vista l’importanza di stabilire e mantenere una relazione terapeutica efficace.

Dopo una prima fase, focalizzata sulla comprensione e sulla presa di coscienza circa le cause che hanno portato all’attuale situazione di sofferenza o disagio, il processo terapeutico prosegue in una fase più attiva di “accompagnamento” alla vita reale con una nuova consapevolezza di sè e, di conseguenza, di maggiore fiducia nelle proprie risorse nell’affrontare con maggiore fiducia e serenità la propria vita, liberi di essere se stessi.

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Sintomi depressione: la ruminazione mentale, quando staccare la mente dai pensieri sembra impossibile.

Sintomi depressione: ruminazione mentale

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Sintomi depressione – Capita che certi pensieri o ricordi si insinuino nella mente in maniera continua e costante, creando circoli viziosi da cui pare impossibile uscire.

Ed è così che la mente si stanca e si affanna per cercare di bloccare questo meccanismo, che può essere definito di “ruminazione mentale”, e che consiste nell’ incapacità di fermare il susseguirsi, rapido e stancante, di idee e dubbi che fluiscono ininterrottamente senza possibilità di interromperli.

Il processo di ruminazione è collegato al bisogno di controllare i propri sentimenti di apprensione e tristezza ed infatti tale segno è presente in alcune problematiche di ansia e nella depressione, caratterizzate dalla tendenza di chi ne soffre a focalizzare il pensiero in maniera esclusiva su esperienze emotive negative, valutando in modo distorto sia se stessi che l’ ambiente circostante.

Al di là dell’ aspetto patologico, caratterizzato da un disturbo vero e proprio, però, la gran parte delle persone sperimenta quotidianamente esperienze di questo tipo, soprattutto nei periodi caratterizzati da forte stress.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Chi rumina, in genere, “rimastica” mentalmente episodi del passato, continua a rianalizzarli, a domandarsi  perché le cose siano andate in modo piuttosto che in un altro, continuando a giudicare la scelta fatta e vivendo sempre nel dubbio di aver sbagliato o di non aver, comunque, fatto la cosa giusta.

È chiaro che si tratta di una modalità di pensiero disadattiva in quanto, essendo concentrata su “ciò che poteva essere” non consente di guardare avanti e di sviluppare, quindi, buone soluzioni per risolvere i propri dilemmi ma implica anzi una perdita di energia, focalizzandosi sul desiderio di modificare un passato che, per definizione, è immodificabile.

Quando tale circuito diventa consistente in termini di frequenza e di intensità può diventare anche molto molto stancante per chi lo vive, che ha la sensazione di “fondersi la testa a forza di pensare”.

Come si può rompere tale circolo vizioso?

Di sicuro non è una cosa semplice né, soprattutto, immediata anche perché la ruminazione è un meccanismo in buona parte automatico e, come tale, viene percepito come incontrollabile.

Va però detto che, a differenza delle ossessioni vere e proprie (ossia quei pensieri, immagini ed idee invasive che si presentano costantemente in modo irrazionale e accompagnate spesso da comportamenti – compulsioni – tesi a ridurre il disagio che ne deriva), possiedono la caratteristica di essere parzialmente “controllabili”.

Proprio facendo leva su questo aspetto può risultare utile cercare di “razionalizzare” il contenuto dei pensieri provando ad analizzarlo nella maniera più oggettiva possibile.

Cosa più facile a dirsi che a farsi per chi ha difficoltà a “staccare la testa”….ma non, per questo, impossibile.

Ecco alcuni suggerimenti per gestire le “ruminazioni mentali”….

  • Trovare elementi di distrazioneCapita che tali modalità si mettano spesso in moto nei momenti di noia e stress, ecco allora che la prima strategia che può essere utile per mettere a tacere questi pensieri fastidiosi, sia quelli di raggirarli, distraendosi. Ascoltare la musica, guardare un film, chiamare un amico che non si sente da tempo, fare un puzzale, un cruciverba, una passeggiata..qualunque cosa sia in grado di spostare la mente altrove.
  • Analizzare il pensiero in maniera logica. Quando la ruminazione riguarda, ad esempio, pensieri depressivi quali “Non c’è niente che vada per il verso giusto, tutto finisce per essere un disastro”; mettere nero su bianco, in modo obiettivo, quelle che sono le risorse ed i successi raggiunti nella vita, realizzando così che, effettivamente, non si è di fronte ad un fallimento totale.
  • Imparare a monitorare quelli che possono essere definiti “monologhi negativi” di pensiero. Individuare cioè, quei monologhi interiori caratterizzati da una vena vittimistica e distruttiva, questo consente di capire dove inizia “l’ inghippo”.
  • Sviluppare un pensiero positivo. Ogni volta in cui, per esempio, la ruminazione ruota intorno a pensieri tipo “Perché capitano tutte a me?”, può essere utile chiedersi se sia davvero così.
    Davvero non esiste nessuno, tra tutti quelli che conosci, che hanno dovuto rapportarsi ad imprevisti spiacevoli nel corso della propria vita..?
    Può darsi che a loro, così come a te, accadano sia cose belle che cose brutte, ma forse tu tendi a focalizzarti solo sulle esperienza spiacevoli.

Come detto poco fa, mettere in atto questi “esercizi” è cosa tutt’altro che semplice, soprattutto nel caso in cui questa modalità di osservare se stessi ed il mondo circostante sia profondamente radicata. In questi casi si può pensare di rivolgersi ad un professionista con l’ aiuto del quale esplorare le proprie modalità di funzionamento al fine di modificarle.

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Ipocondria, ovvero l’ ansia di ammalarsi.

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L’ ansia possiede una grande varietà di sfaccettature che la porta a manifestarsi in modi e situazioni diversi dando origine a diversi tipi di fastidiosi sintomi, più o meno intensi e frequenti.
Si può ipotizzare che alla base della tendenza a sperimentare frequentemente l’ ansia si sia strutturata una personalità fobica. La convinzione su cui si basa tale organizzazione è quella per cui il mondo sia caratterizzato da pericoli imprevisti e la credenza che ne consegue è quella che per sopravvivere ad esso sia sempre necessario essere in uno stato di allerta tale da non farsi trovare mai impreparato di fronte ad una possibile minaccia.
Ciò può determinare lo svilupparsi di diverse sintomatologie su base ansiosa, sia rivolte verso l’ esterno (come avviene, ad esempio, nelle fobie), sia orientate internamente (come si verifica nell’ ipocondria).
Vorrei, in questa sede, affrontare quello relativo ai timori ipocondriaci.
La persona nota come ipocondriaca vive costantemente nell’ angoscia di avere o di contrarre una grave patologia e la preoccupazione risulta essere talmente elevata che, di fronte ad un segno o ad un sintomo anche blando, il primo pensiero, che non può che determinare una grande angoscia, è che si tratti di una malattia severa.Ipocondria2
Il disagio che ne consegue e che sperimenta chi soffre dell’ ansia di ammalarsi proviene, più che dal sintomo, dall’ apprensione per il significato attribuito al sintomo stesso anche perché, di frequente, ciò che viene scambiato per un indizio patologico è in realtà una semplice alterazione fisiologica e pertanto innocua e sperimentata comunque dalla gran parte delle persone. Nel caso, invece, in cui sia realmente presente una condizione medica la preoccupazione raggiunge dei livelli eccessivi e sproporzionati rispetto alla gravità della stessa.
In generale chi soffre di ipocondria è particolarmente vulnerabile al tema della malattia in senso generico: che lo riguardi o meno, tende infatti ad allarmarsi eccessivamente riguardo alle patologie, anche solo sentendo dire che qualcun altro si è ammalato o leggendo una notizia legata alla salute. Di fronte ai dubbi inerenti il proprio stato di salute, non esiste alcun tipo di rassicurazione medica che possa alleviare i sintomi, non solo non riescono a ridurre le preoccupazioni dell’ individuo ma tendono anzi, spesso, ad aumentarle. Comportamenti tipici a tal proposito sono quelli di controllare costantemente il proprio corpo, andando alla ricerca di “anomalie” o cercare in modo ossessivo informazioni sulla presunta malattia.
ipocondria4Questa ansia costante ed eccessiva, diventa talmente totalizzante da caratterizzarsi come l’ elemento centrale dell’ identità e dell’ immagine di sé, caratterizzandosi come l’ argomento di conversazione principale e come la reazione tipica di fronte agli eventi di vita stressanti diventando, nei casi più conclamati, fortemente disadattiva anche per quanto riguarda le relazioni sociali.

Quali sono le cause di questo disturbo?

Come accennato all’ inizio, in maniera analoga a quanto si osserva nella gran parte delle problematiche relative alla sfera ansiosa, si può ipotizzare che il disturbo ipocondriaco getti le basi su una personalità fobica (se vuoi approfondire, clicca qui).
In particolare, essere cresciuti in un contesto familiare iperprotettivo e ipercontrollante caratterizzato dalla tendenza a comunicare ansia in maniera più o meno diretta anche attraverso reazioni fisiche (come ad esempio tremore, forte sudorazione, tono di voce rapido), contribuisce a formare un’ immagine di sé come persona fragile e vulnerabile, bisognosa di cure e di attenzioni particolari.
Nel caso specifico dell’ ipocondriaco tale aspetto ansioso si caratterizza, già nella fanciullezza, con un’ immagine di sé come persona vulnerabile da un punto di vista fisico e pertanto bisognoso di cure e attenzioni particolari a causa della propria debolezza.

Superare l’ ipocondria..si può?

La prima difficoltà che si incontra nel buon proposito di uscire da tale condizione che genera disagio è sicuramente quella di realizzare ed accettare il fatto che la problematica abbia una base psicologica in quanto la tendenza del paziente ipocondriaco è tendenzialmente quella di rivolgersi a strutture mediche al fine di ottenere una diagnosi soddisfacente piuttosto che ad un professionista della salute mentale.
Una volta superato questo ostacolo, può essere d’ aiuto decidere di iniziare un percorso psicoterapeutico teso a comprendere le motivazioni che stanno alla base dell’ ansia relativa al costante timore di contrarre malattie, prendendo in questo modo coscienza delle dinamiche che lo sottendono al fine di adottare nuove modalità di gestione dell’ ansia e abbattere l’ immagine di sé come persona debole e vulnerabile.

Riferimenti bibliografici:
– American Psychiatric Association (2014), DSM-5, Raffaello Cortina Editore.
– Reda, M.A. (1986), Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia, Carocci Editore. Roma

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Da cosa origina il bisogno di dipendere dagli altri?

Da piccoli dipendere da qualcuno è un bisogno fondamentale per la propria sopravvivenza.
Totalmente “nuovi” al mondo, senza nessuno che fornisca nutrimento e protezione, la vita di ognuno sarebbe, infatti, in grave e costante pericolo.
È crescendo che, pian piano, acquisendo nuove competenze e capacità, esplorando il mondo e nuovi contesti, il bisogno di avere costantemente presente una figura di riferimento che possa fornire un senso di sicurezza e protezione diminuisce progressivamente lasciando il posto ad un desiderio di autonomia ed indipendenza, adeguato ad ogni fase evolutiva. Ovviamente ciò non vuol dire che non si avverta più la necessità di essere circondati da  persone emotivamente rilevanti, significa piuttosto che, nel momento in cui esse sono lontane la loro assenza non genera ansia.personalita-dipendente3
Non sempre, però, le cose si svolgono “secondo i piani”. Può avvenire che anche da grandi permanga un bisogno eccessivo di essere accuditi e rassicurati dagli altri mettendo in atto comportamenti che, in modo più o meno implicito, suscitino una richiesta di attenzione e protezione costanti.
Il timore di fondo si basa sulla convinzione di essere totalmente incapaci di poter funzionare in modo indipendente ed è per questo che, pur di non perdere il supporto e l’ approvazione degli altri, la tendenza è quella di abbracciare un comportamento sottomesso, concordando sempre su ciò che ritengono sbagliato o a non arrabbiarsi neanche di fronte alle ingiustizie per timore di perdere l’ approvazione degli altri.
Non esprimendo, in poche parole, mai se stessi come essere autonomi.
Ciò si traduce nella difficoltà di prendere decisioni, iniziare progetti o fare cose da soli, andare alla disperata ricerca di una relazione intima appena ne termina una. Alla base di questo c’è la convinzione di essere completamente incapaci di funzionare senza la relazione con qualcuno diverso da sé ed è per questo che ricercano in maniera rapida ed indiscriminata la presenza di un’ altra persona non appena se ne perda una significativa.

Da dove ha origine questa paura incondizionata di rimanere solo?

È probabile che le basi di questo disagio debbano essere ricercate nella prima infanzia, periodo in cui si stabilisce l’ attaccamento che inevitabilmente condizionerà le relazioni future di ogni persona (per approfondire clicca qui).
Questa fase di vita attraversata da ogni essere umano nei primi anni dello sviluppo è molto importante per la formazione della personalità in quanto permette di sviluppare l’ attaccamento verso l’ adulto che, avendo funzione di “colonna portante”, permetterà di esplorare il mondo sentendosi al sicuro, dipendendone sempre meno col passare del tempo.
È possibile che questo tentativo costante e disperato di mantenere gli altri a sé possa derivare da una separazione precoce con la figura di attaccamento che ha portato la persona a sperimentare dolorosi sentimenti di rabbia e abbandono ostacolando così il normale e fisiologico processo di separazione e favorendo, al contrario, un’ emozione di ansia ogni qual volta si abbia la percezione di essere rimasti soli.
Il contesto terapeutico si configura, generalmente, un ambiente privilegiato per comprendere tali meccanismi, dar loro un significato e accettarli modificando in questo modo certe tendenze controproducenti.

Riferimenti Bibliografici:
– American Psychiatric Association (2014), DSM-5, Raffaello Cortina Editore.
– Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.

 

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Esci dalla zona di comfort..e inizia a vivere!

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La paura è una delle emozioni universali e, in quanto tale, possiede un importante valore adattivo. La sua presenza infatti, determinando uno stato di allerta, permette di stare alla larga dai pericoli garantendo a se stessi e agli altri la sopravvivenza.
Quando diventa eccessiva però, perde le sue caratteristiche funzionali e si trasforma in ansia, caratterizzandosi come un’ esperienza limitante che impedisce di far esplorare il mondo per il timore eccessivo di venirne ferito, da un punto di visto sia fisico che (soprattutto) emotivo.
Purtroppo però, a lungo andare, tale atteggiamento può diventare tanto rigido da intralciare la propria crescita e la possibilità di aprirsi a ciò che non si conosce, limitando le probabilità di vivere una vita libera e serena. Questo è il motivo fondamentale perché è importante farsi coraggio e uscire dalla propria zona di comfort.

Cos’è la zona di comfort e in che modo costituisce un limite alla propria crescita personale?

“Comfort” letteralmente significa “sicurezza”, “protezione”, “rassicurazione”, pertanto quando si parla di zona di comfort si fa riferimento a quell’ area entro la quale si ha la percezione di essere al sicuro.
Ed è effettivamente così: nella zona di confort ci si relaziona esclusivamente a persone familiari, si eseguono le solite azioni quotidiane e le situazioni a cui ci si rapporta diventano prevedibili e controllabili, per questo il senso di ansia scompare o si minimizza all’ interno di un contesto tranquillo che, per quanto rassicurante è, al tempo stesso, estremamente limitante.
Questo senso di sicurezza, che può far riferimento a persone, situazioni o sentimenti, è caratterizzato dal bisogno di restarne ancorati evitando di mettersi in gioco sperimentando in questo modo cose nuove e preferendo piuttosto chiudersi in modalità conosciute sebbene disadattive dato che, per quanto possa essere spaventoso, nessuno è in grado di controllare li eventi e pertanto non è stando sotto una campana di vetro che si può evitare la sofferenza.
Rimanendo vincolati a quest’ area, infatti, ci si priva della possibilità di evolvere, di avere sorprese, di aprirsi a quell’ imprevisto che, sebbene temuto, rende la vita degna di essere vissuta, senza contare, inoltre, che più si resta fermi e disinteressati verso l’ incontrollabile più l’ ansia prende consistenza, innescando una sorta di circolo vizioso dal quale diventa sempre più difficile uscire (se vuoi approfondire, clicca qui).

Piccoli step per uscire dalla zona di comfort

zona-di-comfort2Fuori dalla zona di comfort c’è tutto ciò che non si conosce ed è per questo che per uscire fuori dal confine è necessario trovare il coraggio di fare piccole cose nuove.

LA PAROLA D’ ORDINE È “CAMBIARE”


Puoi decidere tu quanto “osare” ogni giorno quindi inizia a farlo iniziando da cose “banali” fino ad arrivare a quelle più “complesse”, senza fretta ma seguendo i tuoi tempi.

Ecco alcuni spunti per iniziare:

◊ Cambia strada: nel solito percorso da casa a lavoro, per esempio, segui percorsi alternativi; questo ti permetterà di incontrare nuove persone, scoprire magari un bel parco o un locale che non conoscevi.

◊ Sperimenta nuovi cibi: cucina cose diverse dal solito, potresti accorgerti di quanto sia piacevole assaggiare cose diverse da quelle a cui sei abituato.

◊ Sorridi (o fallo più spesso): Un’ espressione rilassata e serena è un’ importante canale di apertura al mondo.

◊ Inizia una nuova attività: ci sono tante cose che ti piacerebbe fare ma alla fine non ne inizi mai nessuna, fare qualcosa di nuovo è uno step abbastanza complesso, ma fondamentale, per liberarti delle tue corazze.

◊ Parla con uno sconosciuto: inizia per primo una conversazione con qualcuno che non conosci in situazioni quotidiane, in coda alla cassa, in fila dal medico, al vicino di poltrona al cinema..

◊ Non smettere mai di stupirti: concediti la gioia di andare oltre a quelli che credi essere i tuoi confini, sperimenta, tenta, abbi il coraggio di osare..e non aver paura.

“La vita inizia dove finisce la paura” – Osho

Riferimento Bibliografico:
– Mecacci, L. (2001), Manuale di Psicologia Generale e Sperimentale, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze.

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