Psicologia di gruppo – “Io e l’ Altro”.

gruppo-psicologicoLa crescita psicologica passa attraverso tantissime vie.
Nell’ immaginario comune, quando si avverte l’ esigenza di iniziare un percorso di crescita personale, si pensa alla relazione diadica tra psicologo e paziente all’ interno di una cornice intima e ristretta in cui, nel rapporto con un professionista, si arrivano ad acquisire nuove consapevolezze di sé.
Ovviamente questa idea è corretta, ma non è l’ unica.
Partendo dal presupposto che esistono tantissimi tipi di gruppi psicologici o psicoterapeutici che si pongono obiettivi e modi anche molto diversi tra loro di lavorare, esplorare le proprie dinamiche all’ interno di un contesto gruppale fornisce, soprattutto in certi casi, un grande arricchimento al proprio percorso di crescita individuale.
La personalità di ognuno è quasi interamente il prodotto delle relazioni con gli altri e molto spesso la sofferenza si sviluppa proprio nel momento in cui queste interazioni vengono distorte. Ciò è in grado di spiegare da una parte perché partecipare ad un gruppo psicologico dia, di per sé, sostegno e forza, dall’ altra permette di comprendere quanto possa essere utile trattare certe dinamiche all’ interno di un contesto relazionale.
Come accennato, esistono tantissimi tipi di gruppi psicologici (o psicoterapeutici), che muovono da premesse e tecniche diverse e si pongono obiettivi differenziati, sulla base della loro strutturazione: si va da gruppi di rilassamento (ad esempio quelli di Training Autogeno) ai gruppi terapeutici che, a seconda delle tecniche utilizzate, abbracciano caratteristiche anche molto diverse tra loro (basti pensare ai Gruppi Gestàlt ed ai Gruppi Analitici), ai gruppi di sostegno, a diversi tipi di gruppi psicologici e di crescita personale.

Cos’è il Gruppo Psicologico “Io e l’ Altro”..?

Questo gruppo, progettato e condotto da me e dalla collega, Dott.ssa Giulia Lorenzini, si pone come obiettivo principale quello di favorire nei partecipanti una maggiore consapevolezza di sé nelle relazioni sociali, rafforzando la capacità di esporsi all’ altro, cosa tutt’ altro che semplice per la gran parte delle persone.gruppo-io-e-l-altro
All’ interno di un contesto rassicurante, vengono proposti giochi psicologici che permettono ai partecipanti di sperimentare se stessi in relazione agli altri, esplorando e cogliendo aspetti di sé spesso sconosciuti fino a quel momento, prendendo coscienza del fatto che l’ immagine di se stessi che appare all’ altro è spesso molto diversa da quella che ognuno di noi ha l’ impressione di dare.
Gli spunti di riflessione che nascono da questi stimoli hanno la grande potenzialità di favorire l’ introspezione, la crescita personale e la stima di sé e, influenzando il modo di percepire se stessi, permettono di produrre cambiamenti nel modo di relazionarsi all’ altro, prima all’ interno del gruppo e poi fuori, nei contesti della vita quotidiana.

L’ inizio del prossimo gruppo è previsto per mercoledì 5 aprile 2017 in via Fra’ Bartolommeo, 24 (Firenze).

Per maggiori informazioni:

ѱ Dott.ssa Giulia Lorenzini
Psicologa Psicoterapeuta
Tel: 334.3114986
Mail: giulia.lorenzini@eximite.it

ѱ Dott.ssa Ilaria Visconti
Psicologa Psicoterapeuta
Tel: 339.6034157
Mail: doc.ilariavisconti@gmail.com

Riferimento Bibliografico:
– Sullivan, H.S. (1953). The interpersonal theory of psychiatry. New York: Norton

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“Hai il diritto di..” – Il Codice dei Diritti Assertivi.

Ho ribadito più volte l’ importanza di imparare ad essere assertivi.
Sebbene infatti spesso non sia comprensibile nell’ immediato quanto la difficoltà di esprimere i propri bisogni e desideri in maniera adeguata possa avere ripercussioni anche piuttosto forti sulla propria salute psicologica (nonchè fisica!), nei fatti la qualità della vita varia molto tra coloro che sanno esprimersi e coloro che tentennano nel farlo.
Per acquisire questa importante competenza, risulta fondamentale rimuovere false credenze, ristrutturare alcune convinzioni e correggere certe errate informazioni che vengono date per “buone” guidando il comportamento in una direzione che può essere, in realtà, distorta.
Ecco perché risulta importante conoscere quello che viene definito come “Codice dei Diritti Assertivi”, una specie di regolamento, caratterizzato da serie di imperativi tesi a focalizzare l’ attenzione sul proprio essere, chiarendo quelli che sono i diritti di ognuno che, troppo spesso, vengono  lasciati in disparte, per soddisfare le esigenze altrui o, al contrario, usati in maniera esclusiva, non tenendo conto degli altri.

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“IL CODICE DEI DIRITTI ASSERTIVI”

1. IL GIUDICE SUPREMO DEL TUO COMPORTAMENTO SEI TU STESSO
2. HAI IL DIRITTO DI NON DARE SPIEGAZIONI E SCUSE PER IL TUO COMPORTAMENTO
3. HAI IL DIRITTO DI GIUDICARE SE TOCCA A TE TROVARE LA SOLUZIONE PER I PROBLEMI DEGLI ALTRI
4. HAI IL DIRITTO DI CAMBIARE OPINIONE
5. HAI IL DIRITTO DI FARE SBAGLI
6. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON SO”
7. HAI IL DIRITTO DI PRESCINDERE DAL BENVOLERE DEGLI ALTRI, QUANDO HAI A CHE FARE CON LORO
8. HAI IL DIRITTO DI PRENDERE DECISIONI ILLOGICHE
9. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON CAPISCO”
10. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON MI RIGUARDA”
11. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NO” SENZA SENTIRTI IN COLPA

Concentrarsi su questi principi, permette di acquisire una maggiore consapevolezza circa quelli che sono i confini tra sé e gli altri, limitando sentimenti comuni quali senso di colpa, timore di esprimersi e di essere giudicati e raggiungendo un maggiore livello di libertà e sicurezza personale, nel rispetto degli altri.

Riferimento Bibliografico:

  • Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988
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Hai il diritto di dire NO senza sentirti in colpa!

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NO è una piccola parola monosillabica che racchiude in sé un significato talmente grande da essere spesso tremendamente difficile da pronunciare.
Dietro a questa parolina si celano infatti una serie di emozioni che spaziano dal timore di non accettazione al senso di colpa e ciò avviene anche perché nella nostra cultura tale parola è considerata esclusivamente in riferimento alla sua accezione negativa di indisponibilità, opposizione e rinuncia. 
Nel timore di deludere gli altri e di apparire come egoisti e poco accomodanti non ci si rende conto che spesso nel momento in cui si dice SI agli altri si sta dicendo NO a se stessi.
Col passare del tempo questa tendenza può determinare ripercussioni psicologiche legate all’ ansia e al senso di insoddisfazione generalizzato, per questo è importante capirne il significato al fine di modificare questa abitudine per molti quotidiana.

Quale debolezza si cela dietro alla difficoltà di dire NO..?

L’ incapacità a rispondere negativamente ad una richiesta è sicuramente, almeno in parte, legata ad una bassa autostima e quindi ad una errata valutazione del proprio valore personale.
Accondiscendere sempre alle richieste esterne denota insicurezza in quanto è una modalità che non tiene conto delle proprie priorità, ma le sacrifica sempre per privilegiare quelle altrui. Per non creare “problemi” quindi, anzichè esprimere il proprio punto di vista, si può decidere di accettare quello degli altri scegliendo di apparire, almeno nel proprio immaginario, particolarmente apprezzabili e amabili in quanto sempre disponibili e prodighi alle richieste altrui. 
Dire sempre di SI, in realtà, impedisce di esprimere i propri bisogni e desideri alle persone circostanti e di mostrare quali sono le proprie reali necessità.
Per questo la parola SI può diventare uno scudo dietro al quale nascondersi per sfuggire al giudizio negativo degli altri e grazie al quale celare la propria personalità per paura che possa non essere apprezzata.
Dietro questa difficoltà può pertanto nascondersi la paura di mostrarsi per ciò che si è realmente, ossia una persona con opinioni e desideri diversi da quelli degli altri e con esigenze che non necessariamente coincidono con quelle altrui, ma che non sono per questo meno importanti.
Ogni volta che il desiderio è quello di rispondere NO ad una richiesta ma si tende a rispondere affermativamente si fa un grande torto a quella parte di se stessi che avrebbe voglia di essere libera, di emergere e di essere amata in modo incondizionato, indipendentemente dall’ accettazione o meno delle regole altrui.
Ma, se anziché sentirsi in dovere di accogliere ogni richiesta, si iniziasse ad entrare nell’ ottica che dire NO è un diritto..? Dire NO esprime il diritto di scegliere, di esprimersi, di affermarsi, consolidarsi, distinguersi, implica il diritto di rispettarsi e di difendere la propria libertà.

Si può imparare a rispondere NO?

 SI, si può
Imparare a farlo presuppone diventare più assertivi e col tempo, allo stesso modo con cui si è acquisita l’ abitudine a soddisfare le richieste esterne, si può imparare ad invertire tale tendenza e mettere se stessi e le proprie esigenze al primo posto.
Ecco alcuni passaggi utili per “allenarsi”:no2

 -> È importante, per prima cosa, cambiare la forma mentis secondo la quale non si è obbligati ad essere sempre accondiscendenti ma si ha, al contrario, il diritto di scegliere ciò che ci fa stare bene. Questo passaggio è fondamentale perché autorizza se stessi a rifiutare una richiesta senza sentirsi in colpa.

-> È fondamentale non tergiversare, dicendo di NO con tono fermo e sicuro, guardando l’ interlocutore negli occhi.

-> Può essere d’ aiuto iniziare la frase con la parola NO e concluderla menzionando le proprie priorità. Per esempio: “No, purtroppo stasera ho già un altro impegno”.

 Apportare questa piccola abitudine alla comunicazione comporta dei grandi vantaggi a livello di soddisfazione personale e quindi di autostima, consente di sentirsi liberi di scegliere cosa fare senza sentirsi in dovere di dover dare spiegazioni e rende indipendenti e quindi non manipolabili dagli altri.

 
Riferimento Bibliografico:

  • Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988

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Le emozioni influenzano la tua salute fisica: ecco come.

Che esista un legame forte tra mente e corpo è un concetto ormai conosciuto e condiviso ma l’ importanza del ruolo delle emozioni nell’ influenzare la salute di ognuno è ancora troppo spesso sottovalutato.
Ogni emozione, per sua stessa natura, ha un forte impatto viscerale su ognuno di noi.
Tra tutte la più distruttiva è senza dubbio la rabbia e la portata del suo impatto sul nostro organismo è già evidente osservando le espressioni che, nel linguaggio comune, vengono usate per descriverla..
Quando si dice “Andare il sangue alla testa” o “Ribollire di rabbia”, per esempio, emerge in modo evidente l’ impeto connesso a questa emozione che, è ormai appurato, essere collegata in larga misura ai disturbi cardiovascolari.

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Ogni volta che si sperimenta un atteggiamento ostile, che si tratti di cinismo, disgusto, risentimento o comportamento aggressivo vero e proprio, l’ organismo va incontro ad una serie di cambiamenti fisiologici quali aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco e rilascio di cortisolo (l’ “ormone dello stress”) che, a lungo andare, ripetendosi, possono portare alle sviluppo di disturbi cronici.
Le persone ostili e tendenti ad andare facilmente “su tutte le furie”, inoltre, a causa del loro temperamento irascibile e ostile, tendono a godere di scarso sostegno sociale, altra causa alla base dello stress che tendono a sperimentare quotidianamente e che li predispone costantemente allo sviluppo di patologie fisiche. Nella cultura occidentale, la rabbia è un’ emozione molto diffusa e difficilmente gestita che viene sperimenta da ognuno di noi ogni giorno nelle situazioni più disparate, basti pensare alla fila al supermercato o al traffico in città.
Le società occidentali favoriscono uno stile di vita scandito da ritmi frenetici, da scadenze impellenti, dalla corsa ad essere i primi, che porta ad esprimersi in maniera esplosiva, generando però gravi conseguenze sullo stato di salute mentale, ma anche fisico attraverso lo sviluppo di ansia ed ipertensione cronici.
Imparare a modulare i propri stati emotivi, esprimendo i sentimenti in maniera assertiva diventa pertanto un compromesso fondamentale per vivere meglio, anche perché se sperimentare costantemente rabbia e risentimento è nocivo per la salute, non lo è di meno reprimere ed inibire le proprie emozioni.
Le persone passive, hanno difficoltà ad esprimere ciò che provano e, sebbene possa sembrare che non sperimentino sensazioni associate a stati ansiosi, in realtà sono soggetti anche loro a sviluppare elevati livelli di cortisolo.
Inibire i propri pensieri, sentimenti o comportamenti pare infatti richiedere un notevole sforzo psicologico che si trasforma in una fonte di stress talmente importante da creare problemi di salute anche perché, in genere, le caratteristiche di personalità di chi ha un atteggiamento represso lo rendono restìo a richiedere un aiuto medico, ritardando la diagnosi di malattie croniche e degenerative.emozionisalute1
Infine, una caratteristica di personalità nota come “neuroticismo”, caratterizzata dalla tendenza a provare prevalentemente emozioni negative, risulta associata alla tendenza ad esprimere lamentele ricorrenti sulla salute nonché ad accusare disturbi a livello fisico, pare essere collegata ad una riduzione degli anticorpi.
Ciò significa che un atteggiamento propositivo alla vita e ottimistico determina un miglioramento significativo delle difese immunitarie, a discapito di un atteggiamento orientato al pessimismo e alla rinuncia, come se uno (o più!) sorrisi fossero in grado di proteggerci dall’ azione dei virus.. emozionesalute2
Ovviamente le cause che concorrono allo svilupparsi e perpetuarsi di patologie più o meno gravi sono numerose e non tutte controllabili, nonostante questo ho ritenuto opportuno dare una certa enfasi a quelle psicologiche in quanto, osservando situazioni di vita quotidiana, mi rendo sempre più conto di quante energie positive sprechiamo costantemente arrabbiandoci e quante emozioni negative attiriamo  chiudendoci in noi stessi; soprattutto ritengo fondamentale concentrare l’ attenzione su quanta poca consapevolezza ci sia circa al dato, ormai supportato empiricamente, che ciò nuoce gravemente alla nostra salute.

Riferimento Bibliografico:
– Zani B., Cicognani E. (2000), Psicologia della salute. Il Mulino, Bologna.

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Riduci l’ ansia smantellando 4 falsi miti!

Riuscire a dire ciò che si prova, comunicare bisogni o palesare pensieri è tutt’ altro che semplice, soprattutto perché tali azioni sono molto spesso associate a sentimenti di ansia.
La motivazione principale alla base della mancanza di assertività, pare essere quella legata ad una scarsa autostima, che porta ad assumere un atteggiamento inibitorio, reprimendo i propri desideri, o, al contrario, imponendosi agli altri in maniera violenta, non riconoscendone i valori e le necessità.
assertività3Entrambe le modalità risultano essere disadattive e generano frustrazione, insicurezza, senso di colpa, isolamento ed ansia che, a lungo andare, rischiano di minare ulteriormente la stima in se stessi e generano risentimenti e nervosismo che sfociano spesso in somatizzazioni di ogni tipo.
Oltre al senso di valore personale, però, tra le ragioni che rendono difficile comunicare in maniera assertiva, assumono un ruolo molto importante i fattori culturali.
Può infatti avvenire che, nel corso del tempo, vengano trasmessi valori e ideali che, sebbene funzionali e coerenti in contesti passati, risultino inadeguati in quelli attuali ed essendo mantenuti all’ interno di un contesto sociale modificato generano incongruenze sia a livello ideologico che morale. E proprio per adeguarsi a questi modelli ormai superati, alcune persone tendono a modificare o addirittura rinnegare l’ espressione di sé, andando incontro a conflitti interiori e ansia.
A tal proposito Ellis ha individuato quattro opinioni errate, rinominate “miti”, che hanno una grande influenza nel generare comportamenti anassertivi.

Vediamo quale ti appartiene, in che modo devia il tuo pensiero..e come puoi affrontarlo!

1. Mito della modestia: La cultura Occidentale tende a trasmettere l’ idea che la modestia sia una virtù e ciò rende spesso molto difficile vivere e accettare in modo sereno i propri meriti e pregi e rende incapaci di rispondere ai complimenti o a parlare positivamente di sé. Al contrario, ciò favorisce lo svilupparsi di un’ immagine negativa di se stessi che, da una parte, nega ogni lode, dall’ altra giustifica le critiche nei propri confronti.
Il concentrarsi dell’ individuo sugli aspetti peggiori della propria personalità, può innescare sentimenti d’ ansia e depressione rendendo l’ adesione a questo valore estremamente controproducente.

Soluzione: Bisogna imparare a riconoscere e valorizzare le proprie qualità, a parlare di sé e dei propri aspetti positivi agli altri. Per iniziare, ogni volta che ci viene rivolto un complimento, anziché minimizzarlo, può essere una buona idea sorridere e rispondere “Grazie”, in questo modo, infatti, accettiamo una lusinga e la interiorizziamo, valorizzando noi stessi.

2. Mito del vero amico: L’ amicizia è un valore molto rilevante nella nostra cultura, tanto che spesso ci si aspetta che l’ altro sia in grado di anticipare e comprendere i nostri pensieri, desideri e aspettative, senza che ci sia bisogno di esprimerlo. E quando ciò non avviene si sviluppa spesso la convinzione che la gente si approfitti di noi o che non ci dia, comunque, la giusta considerazione reagendo con atteggiamenti di chiusura (tipici del passivo) o, al contrario, con atteggiamenti di difensiva (tipici dell’ aggressivo).

Soluzione: Per quanto un legame possa essere stretto, basato su conoscenza e affetto reciproco, nessuno al mondo, possiede la capacità di conoscere i nostri pensieri, a meno che non siamo noi a comunicarglieli. Inoltre, non meno importante, bisogna anche tener conto del fatto che ognuno di noi fa riferimento ad una  “gerarchia di valori” che non è valida per tutti allo stesso modo e, di conseguenza, ciò che per noi è molto importante non lo è per chi ci sta di fronte. Per questi motivi, per evitare inutili incomprensioni, fraintendimenti e delusioni, l’ unica soluzione è quella di esprimere sempre ciò che ci aspettiamo dall’ altro e ciò di cui avremmo bisogno.

3. Il mito dell’ ansia: Nella nostra società prevale ancora oggi la convinzione per cui le persone sicure di sé e “tutte d’ un pezzo”per poter contare sulla piena padronanza di loro stesse, non possono mostrarsi mai in ansia in quanto questo trasmetterebbe agli altri un’ immagine di persona debole e vulnerabile che non è accettabile.assertività2
Si tratta ovviamente di un mito.
Ansia non è sinonimo di fragilità, anzi esprime uno stato di attivazione che, fino a certi livelli, è fisiologico ed ha persino un valore adattivo in quanto migliora la performance. Diventa invece disadattiva quando è in eccesso e ciò succede ad ogni tentativo di sfuggire a questa sensazione, nascondendola agli altri.

Soluzione: Sebbene possa sembrare paradossale, esprimere apertamente agli altri la propria tensione, anziché sforzarsi di reprimerla, è un’ ottima strategia per ridurla e ciò permette di esprimere in modo tranquillo le emozioni, pensieri e sentimenti.

4. Mito dell’ obbligo: È forse il mito più diffuso che, per certi aspetti, è antagonista al “Mito del vero amico”.
Il mito dell’ obbligo consiste nella tendenza a sentirsi, da un lato, incapaci di rifiutare un piacere ad un amico e, dall’ altro, a vivere ogni richiesta propria come un’ imposizione fatta agli altri.
Se nel primo caso, quindi, si agisce perché ci si sente obbligati a farlo, nell’ altro non si agisce in quanto non si vuole obbligare gli altri a fare qualcosa per noi stessi. Ne consegue che chi aderisce a questo mito tende a proiettare la responsabilità della frustrazione che prova sugli altri, portandolo a concludere di essere incompreso e non considerato, provando sfiducia, isolamento e diffidenza nei confronti degli altri.

Soluzione: Un buon compromesso è quello di accondiscendere alle richieste altrui solo quando siano compatibili con i propri impegni o bisogni e concedersi, al tempo stesso, la libertà di avanzare, senza farsi prendere dai sensi di colpa, richieste agli amici; un rapporto interpersonale soddisfacente si basa sul dare e ricevere, mettendo al primo posto le proprie esigenze.

assertivitàOgnuno di questi miti racchiude dentro di sé una serie di idee preconcette e stereotipate che influenzano moltissimo la messa in atto di comportamenti disfunzionali; pertanto riconoscere queste false credenze è il primo passo fondamentale per correggere tali informazioni errate che, in maniera più o meno diretta, minano la serena gestione delle relazioni nella loro quotidianità.

Riferimento Bibliografico:
-Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988

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Prendersi cura di sè: istruzioni per l’ uso.

Persi nella vita frenetica di ogni giorno, abituati a fare le cose di corsa, a passarespacer spacermentalmente da un pensiero all’ altro ripetendo una sequenza di azioni in maniera quasi automatica, può avvenire di dimenticarsi di compiere un’ azione fondamamare-se-stessi3.jpgentale e per niente banale nella vita di ognuno: prendersi cura di se stessi.
Dare per scontata la propria persona è un grandissimo errore che per diversi motivi è, però, estremamente frequente ed ha delle ripercussioni sul benessere psicofisico di ognuno. L’ avere cura di sé ha infatti a che fare con il valore personale che ci si attribuisce e, al tempo stesso, è proprio l’ occuparsi di se stessi che  permette di sentirsi a proprio agio con sè, aumentando la propria autostima.

Ecco alcuni passi da compiere per imparare o ricominciare ad amarsi di più:

Concedersi il tempo

La prima cosa da fare è imparare a ritagliarsi degli spazi solo per sé.
Che si tratti di praticare uno sport, di ascoltare musica, di meditare, disegnare o di leggere un buon libro, riuscire a fermare il tempo in una giornata fatta di eventi che si susseguono a velocità vertiginose, è un primo fondamentale modo di riconoscere a se stessi di meritare uno spazio privilegiato e unico per staccare la spina e regalarsi del tempo per fare cose piacevoli.

Evitare i vampiri emotivi

Ossia evitare tutte quelle persone che, caratterizzate da una tendenza al pessimismo, all’ egoismo, all’ immaturità, all’ aggressività, succhiano lentamente energia a chi sta loro intorno, nutrendosene e lasciando la vittima priva di vitalità. Hanno un’ azione molto lenta e protratta nel tempo e siccome sono, in genere, persone con cui si intraprende un rapporto di vicinanza, la gran parte delle volte si tratta di amici, familiari o partners ed è per questo che, tenerli lontani risulta particolarmente difficile, sebbene indispensabile. La loro azione protratta nel tempo può avere ripercussioni psicofisiche ed è per questo che è fondamentale riconoscerli e tenerli lontani.amare-se-stessi4.jpg
Ci si rende conto di avere a che fare con uno di loro quando, improvvisamente, l’ umore cambia e diventa depresso, ci si sente tristi, scarichi, deboli, svuotati della propria energia senza una reale motivazione apparente e proprio mentre ci si indebolisce loro, spesso senza rendersene conto, si ricaricano.
Pertanto, quando ci si relaziona ad un vampiro emotivo la cosa più importante da fare è imparare a tenerlo lontano senza farsi prendere dai sensi di colpa (che loro tendono generalmente ad alimentare per mantenere la relazione), stabilendo dei confini e senza cadere nella loro “trappola”, evitando così di farsi “vampirizzare”.

Esprimere agli altri i propri bisogni

Sebbene ci piacerebbe, gli altri non possiedono la capacità di capire cosa abbiamo nella mente, quali sono le cose di cui avremmo bisogno e, per evitare di rimanere incastrati in fastidiosi “non detti” fatti di fraintendimenti e inevitabili incomprensioni, è importante imparare ad essere assertivi, ad esprimere sempre, cioè, i nostri pensieri, senza paura.
È fondamentale, a tal proposito, anche acquisire la capacità di dire no qualora sentiamo essere la scelta migliore per noi stessi.
Non è certo compiacendo sempre gli altri, infatti, che possiamo imparare ad attribuirci più valore!

Accettare i propri limiti

Nessuno di noi è onnipotente; ognuno, anzi, possiede difetti, imperfezioni e compie costantemente errori che lo rendono perfetto nella propria unica imperfezione.
Ovviamente è molto importante e stimolante impegnarsi per tirare fuori sempre il meglio di sé, ma credo che sia altrettanto fondamentale accettare talvolta amare se stessi2di avere delle limitazioni che devono essere accolte come parti di se stessi non da condannare ma da comprendere ed elaborare.
Smetterla di seguire un’ ideale di perfezione irraggiungibile per prendere coscienza del fatto che può capitare di sbagliare, evitando di colpevolizzarsi in maniera eccessiva, è un altro step di fondamentale importanza per imparare ad accudirsi.

Farsi un regalo

Ogni tanto ci vuole. Un fiore, un abito, un orologio, un viaggio..qualunque cosa ci piacerebbe ricevere per regalo possiamo..auto-regalarcelo! Un piccolo premio, una ricompensa, un gesto carino verso di sé per ricordarsi che abbiamo un valore, che ci amiamo, che siamo bravi e che quindi.. meritiamo un presente!

Coccolarsi

Che si tratti di concedersi un bagno caldo, un massaggio rilassante o una cenetta cucinata con dedizione, le coccole rivolte a se stessi sono molto importanti e gradevoli. Ci si aspetta sempre che siano gli altri ad avere un pensiero per noi e quando ciò non avviene si tende a sentirsi non amati e non considerati, ma se non si è in grado per primi di regalarsi piccole attenzioni, come possiamo pretendere che siano gli altri a farlo..?

Fare pulizia

Quando si fa ordine nell’ armadio, nei cassetti, in casa, si sistemano anche i pensieri. Togliere la polvere, spazzare, addoppiare e spostare oggetti sono tutti gesti che, metaforicamente, permettono di trovare un filo logico anche dentro di noi.
amare-se-stessi1.jpgFare pulizia permette infatti di concentrare l’ attenzione sul proprio mondo interiore, riconoscere i propri valori e imparare a percepire la propria essenza, entrando in contatto con i propri sensi. Ogni volta che ciò avviene, ogni donna (o uomo), da un punto di vista archetipico, attiva la dea del focolare, Estia.

Mettersi in gioco

Ovvero, aprirsi al mondo, sempre. Essere sempre curiosi di conoscere nuove persone, esplorare nuovi luoghi, sentire nuove storie, sono tutte esperienze fondamentali per entrare in contatto e approfondire parti di noi stessi di cui magari non siamo del tutto consapevoli e alle quali, quindi, non siamo soliti dare importanza, ma che in realtà ci rappresentano e che, senza saperlo, fremono per uscire allo scoperto. Per questo rapportarsi all’ esterno è un’ opportunità preziosa, grazie alla quale non possiamo che uscire arricchiti.

“Amare se stessi è l’ inizio di un idillio che dura una vita” – O. Wilde

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Esprimersi. Facile..? No, non direi….

Dire ciò che pensiamo, palesare agli altri ciò di cui abbiamo bisogno o ciò che desideriamo senza sentirsi in difetto, è più facile a dirsi….che a farsi!
Tutti i “non detti” in cui quotidianamente incappiamo portano, inevitabilmente, a provare vissuti di ansia, ostilità, senso di incomprensione che, neanche troppo raramente, hanno ripercussioni  sulla nostra salute mentale, ma anche fisica..!
Essere assertivi significa avere la capacità di formulare risposte in grado di inibire lo svilupparsi di stati ansiosi e sono pertanto assertive tutte quelle persone che riescono, grazie a modalità comunicative e comportamentali adeguate, ad esprimere i propri bisogni  ed i propri sentimenti in maniera appropriata.
Il comportamento assertivo è più facilmente comprensibile in relazione a due comportamenti estremi ed opposti detti anassertivi, tanto disfunzionali quanto diffusi: l’ anassertivo passivo e l’ anassertivo aggressivo.240_0_4186089_340215
Chi sono i “passivi”? Sono coloro che tendono ad arrendersi al volere degli altri, che reprimono i propri desideri pur di non dar loro voce, sono tutti quelli che preferiscono compiacere gli altri piuttosto che se stessi.
Gli “aggressivi”, invece, tendono ad imporsi al volere altrui, non riconoscendo il valore ed i bisogni degli altri.
Sebbene  quindi questi due comportamenti siano totalmente diversi tra loro, entrambi non possono che nascondere un disagio così come entrambi sono disadattivi rispetto alla relazione con l’ altro, ma anche rispetto all’ immagine costruita di sè.
Se, infatti, il passivo, con il suo atteggiamento remissivo e compiacente ottiene il vantaggio immediato di evitare situazioni potenzialmente ansiogene apparendo agli altri come una persona piacevole, con il tempo il suo modo di porsi lo porterà a perdere stima di sè, nutrire risentimenti e irritazione che, essendo per lo più repressi (non possono venire espressi! “Se non sono più  accomodante e accondiscendente non piacerò agli altri”), si manifesteranno con somatizzazioni, dolori di testa, sindromi depressive, dolori di stomaco.
risolvere-un-conflittoD’ altra parte, il comportamento dell’ aggressivo non rende la situazione più facile…..Le sue reazioni esagerate, esplosive, imprevedibili e solitamente sproporzionate rispetto allo stimolo che le genera, causano, di solito, sensazioni di colpa, ostilità e rancore che tendono ad invadere lo spazio altrui, portando spesso l’ individuo ad uno stato di isolamento in quanto non risulta “gradito” dagli altri.
Ciò che lega queste due modalità di comportamento è il senso del valore personale che entrambi si attribuiscono: una bassa autostima che spinge, da una parte ad annullarsi rendendosi invisibile e dall’ altra ad imporsi in modo arrogante proprio per paura di “scomparire”.
Proprio a metà tra questi due estremi si colloca il comportamento assertivo, tipico di tutte quelle persone che, mettendo da parte disagio, ansia e insicurezza, riescono ad esprimere, a livello emotivo e cognitivo, i propri bisogni riuscendo così a raggiungere mète prefissate senza prevaricare e alimentando, in questo modo, la propria autostima e la fiducia in sè e negli altri.
Emerge abbastanza chiaramente quanto essere assertivi sia tutt’ altro che semplice ma la buona notizia è che assertivi si può diventare! 🙂
Tramite un percorso mirato, infatti, è possibile acquisire questa competenza. Dopo aver compreso le ragioni per cui esprimere appropriatamente i propri bisogni ed i propri desideri è così difficile, tenendo conto sia delle proprie caratteristiche di personalità che di tutti quegli aspetti culturali e sociali che ostacolano la messa in atto di un comportamento assertivo, il lavoro verte sullo sviluppo delle abilità assertive tenendo conto sia di aspetti verbali che non verbali attraverso le quali trasmettiamo costantemente agli altri un’ idea di noi. Attraverso simulazioni e giochi di ruolo è possibile apprendere a rapportarsi agli altri in modo efficace ed imparare ad esprimersi a 360 gradi in totale serenità.

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Puoi approfondire l’ argomento leggendo un altro mio articolo sulla rivista psicologica on line PsicologiaOk

Riferimenti Bibliografici:

– Alberti L. Dinetto A. (1988), Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni ed., Roma.
– Granata G. (1999), Pnl: la programmazione neurolinguistica, Giovanni De Vecchi Editore S.p.a. – Milano.

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