La Sindrome del Burn-Out: riconoscerla e gestirla.

 

La Sindrome del Burn-Out, o Sindrome da Esaurimento Emotivo, è una condizione che si può verificare in chi svolge professioni di aiuto (quali, per esempio, educatore, infermiere, operatore socio sanitario..) ed è relativa alle conseguenze derivanti dal lavorare con categorie di persone problematiche e sofferenti. In queste circostanze può infatti accadere che gli operatori si trovino nella condizione di dover rispondere a certi bisogni non sempre soddisfacibili e ciò determina, dopo un certo lasso di tempo, uno stato di logoramento e stress psicofisico che li rende meno attenti e disponibili nei confronti degli utenti, determinando la possibilità che si verifichi un calo professionale e psicologico che, a lungo andare, può deteriorare i rapporti interpersonali.
Da un punto di vista psicologico, l’esaurimento emotivo genera un senso di impotenza acquisita in chi lo sperimenta, dovuto alla sensazione di non essere più in grado di rispondere positivamente alle eccessive richieste provenienti dall’ambiente e di non poter far nulla per modificare il senso di oppressione che ne deriva, il quale tende poi a sfociare in una serie di manifestazioni fisiche, psicologiche e comportamentali.

Come riconoscere i campanelli d’allarme?

Se svolgi una professione d’aiuto ed hai la sensazione di sentirti eccessivamente stanco, nervoso, oberato di lavoro e “sul punto di esplodere”, è importante che tu presti attenzione ad alcuni sintomi che potrebbero indicare l’inizio di un Burn-Out, al fine di riconoscerlo in maniera tempestiva per intervenire il prima possibile.
La sintomatologia da esaurimento emotivo si caratterizza per la presenza di:

Sintomi fisici di cui, i più frequenti, sono relativi a mal di testa, disturbi gastrointestinali, insonnia, cambiamento nelle abitudini alimentari;
◊ Sintomi psicologici tra cui senso di colpa, negativismo, alterazioni dell’umore, scarsa fiducia in sè, irritabilità, scarsa empatia e capacità di ascolto;
◊ Reazioni comportamentali esclusivamente sul luogo di lavoro come, ad esempio, assenze o ritardi frequenti, tendenza ad evitare contatti telefonici o a rinviare gli appuntamenti;
◊ Cambiamenti di atteggiamento nei confronti dei pazienti relativi a chiusura al dialogo, cinismo, distacco emotivo nonchè indifferenza ai problemi dell’altro.

Queste manifestazioni, di per sè, sono reazioni generali che possono verificarsi in risposta a qualunque situazione stressante, ciò che le rende specifiche del burn-out è il fatto che si verificano solo nella sfera lavorativa e ne peggiorano, ovviamente, la qualità.

Quali sono i fattori che predispongono maggiormente al rischio di sviluppare un Burn-Out?

Esistono alcuni fattori che rendono certe persone più vulnerabili di altre al rischio di sviluppare una Sindrome da esaurimento emotivo, ecco quali sono:

♦ Condizioni lavorative: in particolare, il sovraccarico delle richieste legate al ruolo, impossibilità di svolgere un lavoro vario ed interessante, mancanza di stimoli sul piano cognitivo e affettivo;
Variabili demografiche: pare che appartenere al sesso femminile, avere un’età media e maggiori anni di anzianità alle spalle, siano fattori che incidano maggiormente sulle manifestazioni del fenomeno;
Variabili individuali: ovviamente, non tutte le persone reagiscono a fattori stressanti allo stesso modo. In genere, tendono ad essere particolarmente vulnerabili al burn-out coloro che tendono ad essere remissivi nei rapporti con gli altri, che presentano difficoltà a distinguere tra coinvolgimento personale e professionale, che ricercano approvazione e tendono ad aver ed una scarsa fiducia in sè.
♦ Fattori culturali e storico-sociali: anche certe caratteristiche concrete che caratterizzano la relazione operatore-utente in un determinato momento storico possono mettere alla prova i sistemi di valori tradizionali, contribuendo al venir meno di ruoli e strutture sociali che prima si caratterizzavano come riferimenti sicuri.

In tutte queste circostanze può avvenire che il burn-out venga adottato dagli operatori come una sorta di “strategia” per fronteggiare la situazione di stress lavorativo dovuto ad uno squilibrio tra richieste ed esigenze lavorative da un lato e risorse disponibili dall’altro.

Come si interviene sul Burn-Out?

Il burn-out è un fenomeno che, a partire dagli anni ’80 è stato ampiamente studiato rendendolo, ad oggi, una manifestazione ampiamente conosciuta e, pertanto, non più “inevitabile”.
Ciò permette di individuare importanti strategie di intervento efficaci che consentono di intervenire sia a livello preventivo che a livello di riduzione del disagio in atto, nel momento in cui i sintomi di stress siano già presenti.
Possono essere particolarmente utili alcune strategie di stampo cognitivo-comportamentale, in particolare sembrano ottenere buoni risultati tecniche di rilassamento (quali il Training Autogeno), di gestione dello stress e del tempo ed il rafforzamento di alcune abilità sociali quali, ad esempio, l’assertività.
Inoltre, altre possibilità di intervento, soprattutto a livello preventivo, sono quelle ottenibili a livello collettivo, sull’intero staff e caratterizzate da formazione degli operatori e da continui interventi di supervisione promossi dal contesto lavorativo.

La Sindrome da Esaurimento Emotivo può avere delle serie ripercussioni su chi la sperimenta che possono invadere diverse sfere di vita, da quella personale a quella sociale e lavorativa intaccando anche la salute fisica, oltre che quella mentale.
Per questo, nel momento in cui ci si riconosce nella sintomatologia descritta è sicuramente consigliabile parlarne con il proprio datore di lavoro e, se necessario, richiedere un aiuto specialistico per ricevere supporto e gestire al meglio la problematica prima che un carico di stress eccessivo si trasformi in un esaurimento vero e proprio.

Riferimento Bibliografico:
– Zani B., Cicognani E. (2000), Psicologia della salute. Il Mulino, Bologna.

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