Vivere tra l’esaltazione e la depressione: il Disturbo Bipolare.

L’umore è la tonalità affettivo-emotiva che colora l’intera esistenza di ogni persona: ogni idea, emozione o ricordo vissuti sono caratterizzati dallo stato d’animo del momento.
Possiamo immaginare l’umore come collocato su un continuum che oscilla  tra i due poli opposti della tristezza e dell’euforia, condizionato sia da fattori “interni”, relativi alla sfera psicologica, che da eventi esterni caratterizzati da tutto ciò che accade al di fuori di noi e che quindi, inevitabilmente, influenza il morale.
Proprio per questo, tale condizione di dinamicità e flessibilità relativa allo stato d’animo è ritenuta normale e diventa problematica (quindi degna di attenzione da un punto di vista clinico), nel momento in cui l’umore, anzichè oscillare da un polo all’altro, resta fisso ad un estremo.
In questo caso può verificarsi una sintomatologia differente a seconda che la fissazione riguardi il polo “negativo” o quello “positivo” che, nello specifico portano allo svilupparsi dei sintomi tipici della depressione o ad assistere, al contrario, ad un umore elevato.
In tali circostanze si parla di disturbi unipolari, proprio perchè l’umore resta fisso ad un unico polo.

Ma di cosa si tratta se si passa, ciclicamente, da una polarità all’altra?

Come detto poco fa, l’alterazione dello stato d’animo può essere ritenuto una circostanza normale nella quotidianità di ogni persona fino a che si tratta del passaggio da emozioni di tristezza a quelle di allegria, ma sbalzi di umore  troppo intensi possono essere un campanello d’allarme rispetto alla possibilità che si stia soffrendo di un disturbo bipolare.

Il disturbo bipolare è una manifestazione clinica caratterizzata dalla continua alternanza di episodi depressivi ed episodi maniacali che restano alterati per periodi relativamente lunghi (non si tratta di variazioni che avvengono, per esempio, nell’arco di uno stesso giorno) e che inevitabilmente influenzano la qualità della vita della persona che ne viene colpita, rischiando di deteriorarne la vita affettiva, sociale e lavorativa.
Nonostante esistano diverse sottocategorie di disturbo bipolare (disturbo bipolare I, disturbo bipolare II, disturbo ciclotimico), che si differenziano tra loro per determinati criteri diagnostici che non ritengo opportuno specificare in questa sede, in ogni caso non si tratta mai di comuni sbalzi di umore, ma di importanti variazioni che compromettono in maniera significativa le scelte, i comportamenti e il modo di leggere gli eventi di chi ne soffre.

Come riconoscere il disturbo bipolare?

Ecco, di seguito, alcuni criteri utili nell’individuazione di un disturbo bipolare (che non devono, in nessun caso, sostituire una diagnosi specialistica).

• Presenza di un umore persistentemente elevato ⇒ L’umore tende ad apparire come eccessivamente euforico, al “settimo cielo”, talmente espanso da poter essere percepito inadeguato rispetto al contesto; ad esempio l’individuo può iniziare lunghe conversazioni in pubblico con persone estranee.

 Accelerazione nello svolgimento delle attività quotidiane: L’eccessiva eccitazione può spingerlo a progettare imprese irrealizzabili, ad iniziare una serie di compiti senza portarne a termine neanche uno, a sperimentare un ridotto bisogno di dormire, ad essere facilmente distraibile.

• Autostima esagerata ⇒ Il senso di Sè risulta tanto alterato da passare da una fiducia in se stessi priva di critica ad un senso di grandiosità talmente grande da diventare, a tratti, delirante.
Può avvenire, per esempio, che nonostante non sia presente alcun talento specifico, l’individuo decida di intraprendere compiti grandiosi come quello di pubblicare un romanzo.

• Evidente distraibilità ⇒ I pensieri viaggiano con una rapidità talmente forte da determinare un‘incapacità di filtrare gli stimoli estremi irrilevanti (come i rumori di fondo in una conversazione o l’arredamento in una stanza) e ciò rende, di frequente, impossibile sostenere un discorso logico o seguire delle istruzioni.

• Eccessivo coinvolgimento in attività che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose ⇒ L’espansività, l’ottimismo, la grandiosità e lo scarso giudizio spesso determinano il coinvolgimento in attività “pericolose” come acquisti incontrollati (che possono causare una perdita di denaro eccessiva rispetto alle proprie possibilità economiche), guida spericolata, abuso di sostanze, improvviso interesse per il gioco d’azzardo, investimenti finanziari avventati, comportamenti sessuali promiscui e insoliti per l’individuo.

• Compromissione nella sfera lavorativa, sociale e affettiva ⇒ L’alterazione dell’umore è talmente importante da compromettere in modo significativo la capacità di svolgere adeguatamente i propri compiti lavorativi nonchè di gestire relazioni sia amicali che intime.

• Alternanza di episodi depressivi ⇒ Per poter parlare di Disturbo Bipolare è necessario che a tutti questi sintomi si alternino dei periodi caratterizzati da sintomi tipici dell’umore depresso.
Durante questi intervalli di tempo, quindi, la persona tende a sperimentare:
· Intensi sentimenti di vuoto
· 
Impotenza appresa

· Solitudine
· Difficoltà nello svolgimento di attività quotidiane
· 
Assenza di interesse per ogni tipo di attività piacevole
· Alterazioni del sonno
· 
Mancanza di appetito
· Problemi di concentrazione e memoria
·
 (nei casi più gravi) Pensieri suicidari

Qual è il modo migliore di approcciarsi a questa problematica?

Il disturbo bipolare è un disagio relativo al tono dell’umore che, come tale, non può e non deve assolutamente essere sottovalutato. Talvolta, quando il tono dell’umore è spostato sul piano maniacale, chi ne soffre può non avere la percezione di avere un problema e di necessitare quindi di un trattamento, rendendo piuttosto difficile aiutarlo a migliorare la propria situazione.
Ciononostante, l’intervento psicoterapeutico si rende indispensabile e dovrebbe essere teso sia ad affiancare il paziente nel raggiungimento di una presa di coscienza relativa al disturbo, andando ad indagare le cause che l’hanno generato, che ad aiutarlo a gestire i propri comportamenti disfunzionali ed i pensieri ad essi associati.
Sebbene la psicoterapia si sia mostrata efficace nella capacità di affrontare molti problemi interpersonali, emotivi e cognitivi di pazienti affetti da disturbo bipolare, non va dimenticato che, in alcuni casi, l’associazione ad una terapia farmacologica è ritenuta indispensabile nella presa in carico del paziente.

 

Riferimento Bibliografico:
– American Psychiatric Association (2014), DSM-5, Raffaello Cortina Editore.
– Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.

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Sintomi depressione: la ruminazione mentale, quando staccare la mente dai pensieri sembra impossibile.

Sintomi depressione: ruminazione mentale

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Sintomi depressione – Capita che certi pensieri o ricordi si insinuino nella mente in maniera continua e costante, creando circoli viziosi da cui pare impossibile uscire.

Ed è così che la mente si stanca e si affanna per cercare di bloccare questo meccanismo, che può essere definito di “ruminazione mentale”, e che consiste nell’ incapacità di fermare il susseguirsi, rapido e stancante, di idee e dubbi che fluiscono ininterrottamente senza possibilità di interromperli.

Il processo di ruminazione è collegato al bisogno di controllare i propri sentimenti di apprensione e tristezza ed infatti tale segno è presente in alcune problematiche di ansia e nella depressione, caratterizzate dalla tendenza di chi ne soffre a focalizzare il pensiero in maniera esclusiva su esperienze emotive negative, valutando in modo distorto sia se stessi che l’ ambiente circostante.

Al di là dell’ aspetto patologico, caratterizzato da un disturbo vero e proprio, però, la gran parte delle persone sperimenta quotidianamente esperienze di questo tipo, soprattutto nei periodi caratterizzati da forte stress.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Chi rumina, in genere, “rimastica” mentalmente episodi del passato, continua a rianalizzarli, a domandarsi  perché le cose siano andate in modo piuttosto che in un altro, continuando a giudicare la scelta fatta e vivendo sempre nel dubbio di aver sbagliato o di non aver, comunque, fatto la cosa giusta.

È chiaro che si tratta di una modalità di pensiero disadattiva in quanto, essendo concentrata su “ciò che poteva essere” non consente di guardare avanti e di sviluppare, quindi, buone soluzioni per risolvere i propri dilemmi ma implica anzi una perdita di energia, focalizzandosi sul desiderio di modificare un passato che, per definizione, è immodificabile.

Quando tale circuito diventa consistente in termini di frequenza e di intensità può diventare anche molto molto stancante per chi lo vive, che ha la sensazione di “fondersi la testa a forza di pensare”.

Come si può rompere tale circolo vizioso?

Di sicuro non è una cosa semplice né, soprattutto, immediata anche perché la ruminazione è un meccanismo in buona parte automatico e, come tale, viene percepito come incontrollabile.

Va però detto che, a differenza delle ossessioni vere e proprie (ossia quei pensieri, immagini ed idee invasive che si presentano costantemente in modo irrazionale e accompagnate spesso da comportamenti – compulsioni – tesi a ridurre il disagio che ne deriva), possiedono la caratteristica di essere parzialmente “controllabili”.

Proprio facendo leva su questo aspetto può risultare utile cercare di “razionalizzare” il contenuto dei pensieri provando ad analizzarlo nella maniera più oggettiva possibile.

Cosa più facile a dirsi che a farsi per chi ha difficoltà a “staccare la testa”….ma non, per questo, impossibile.

Ecco alcuni suggerimenti per gestire le “ruminazioni mentali”….

  • Trovare elementi di distrazioneCapita che tali modalità si mettano spesso in moto nei momenti di noia e stress, ecco allora che la prima strategia che può essere utile per mettere a tacere questi pensieri fastidiosi, sia quelli di raggirarli, distraendosi. Ascoltare la musica, guardare un film, chiamare un amico che non si sente da tempo, fare un puzzale, un cruciverba, una passeggiata..qualunque cosa sia in grado di spostare la mente altrove.
  • Analizzare il pensiero in maniera logica. Quando la ruminazione riguarda, ad esempio, pensieri depressivi quali “Non c’è niente che vada per il verso giusto, tutto finisce per essere un disastro”; mettere nero su bianco, in modo obiettivo, quelle che sono le risorse ed i successi raggiunti nella vita, realizzando così che, effettivamente, non si è di fronte ad un fallimento totale.
  • Imparare a monitorare quelli che possono essere definiti “monologhi negativi” di pensiero. Individuare cioè, quei monologhi interiori caratterizzati da una vena vittimistica e distruttiva, questo consente di capire dove inizia “l’ inghippo”.
  • Sviluppare un pensiero positivo. Ogni volta in cui, per esempio, la ruminazione ruota intorno a pensieri tipo “Perché capitano tutte a me?”, può essere utile chiedersi se sia davvero così.
    Davvero non esiste nessuno, tra tutti quelli che conosci, che hanno dovuto rapportarsi ad imprevisti spiacevoli nel corso della propria vita..?
    Può darsi che a loro, così come a te, accadano sia cose belle che cose brutte, ma forse tu tendi a focalizzarti solo sulle esperienza spiacevoli.

Come detto poco fa, mettere in atto questi “esercizi” è cosa tutt’altro che semplice, soprattutto nel caso in cui questa modalità di osservare se stessi ed il mondo circostante sia profondamente radicata. In questi casi si può pensare di rivolgersi ad un professionista con l’ aiuto del quale esplorare le proprie modalità di funzionamento al fine di modificarle.

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Riferimento Bibliografico:
– Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.

Letture correlate:

http://www.ilariavisconti.it/sintomi-depressione-mi-sento-spesso-triste/

http://www.ilariavisconti.it/sintomi-depressione-impotenza-appresa/

http://www.ilariavisconti.it/sintomi-depressione-la-ruminazione-mentale/

http://www.ilariavisconti.it/sintomi-depressione-malumore-d-autunno/

Ilaria Visconti

Mi chiamo Ilaria Visconti e sono una Psicologa Firenze e Psicoterapeuta Firenze che svolge attività di libera professionista. Sono specializzata in Psicoterapia Comparata e mi occupo di ogni problematica di pertinenza psicologica.
In particolare, mi occupo di sintomi d’ansia ad ampio spettro (dall’ansia generalizzata, all’ansia sociale ai disturbi psicosomatici), e di ciò che attiene alla sfera dei disturbi dell’umore (sintomi depressione, maniacali e disturbo bipolare).
Utilizzo una modalità di lavoro tesa ad accogliere ogni persona nella sua unicità, cercando attuare un intervento “ritagliato” sull’individuo.
I campi affrontati sono: sintomi depressione, disturbo bipolare, ansia sintomi, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze.

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PROMOZIONE DI NATALE

– Sconto di 10€ per il periodo natalizio –

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Il periodo di Natale rappresenta una fase dell’ anno molto delicata che può nascondere diverse insidie.
Sebbene sia amato ed atteso con entusiasmo da molti, rappresenta per altri un momento forzato, caratterizzato da ansia e malumore che può determinare l’ esordio o l’ accentuazione di sentimenti negativi quali stress e tristezza.

La Dott.ssa Ilaria Visconti offre l’ opportunità di iniziare un percorso terapeutico con prezzo ridotto per la durata del periodo natalizio (da mercoledì 21 dicembre 2016 a Giovedì 5 Gennaio 2017) presso il suo studio di Firenze, zona Coverciano.

È possibile fissare un appuntamento contattandola telefonicamente al 339.6034157 (preferibilmente orario pasti) o tramite mail all’ indirizzo: doc.ilariavisconti@gmail.com

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Sopravvivere al Natale: quando le feste generano ansia e tristezza.

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Al di là del significato canonico legato al Natale in termini spirituali questa festività, considerata forse la più importante dell’ anno nelle culture occidentali, racchiude in sé, ad oggi, una serie di significati e di valori che riguardano e investono tutti indipendentemente dal credo religioso.
L’ atmosfera natalizia incarna una serie di accezioni che rimandano al senso di unità, di calore, di vicinanza, bontà e, a tratti, buonismo che, anche nel caso in cui mal si sposino con la situazione reale, tutti sentono l’ onere di dover adottare rischiando di scontrarsi spesso con sensazioni sgradevoli legate per lo più all’ ansia ed alla depressione.
Lo stress natalizio parte da circa metà novembre, con le prime pubblicità, le canzoncine e le vetrine allestite inizia a farsi strada il pensiero di “cosa regalare e a chi”; a questo si aggiunge l’ ideale di famiglia perfetta che gusta un pranzo perfetto, con i suoi membri perfetti, nella propria casa perfetta e da questo momento in poi, per molti, ciò che dovrebbe essere vissuto con leggerezza e tranquillità d’ animo può trasformarsi in un vero e proprio incubo.Ansia Depressione Natale2.jpg

Nello specifico, la frenesia legata ai regali può generare una serie di angosce collegate per lo più a mancanza di soldi, timore di non fare bella figura, sentirsi in obbligo di fare dei presenti, doversi imbattere in file interminabili e corse dell’ ultimo minuto trasformando anche il tempo libero in qualcosa di impegnativo e simile ad un vero e proprio lavoro.
D’ altra parte, invece, l’ ideale collegato al Natale, di famiglia felice, riunita e sorridente entra spesso in contrasto con la realtà di molte persone che non ha una famiglia “all’ altezza di tali aspettative” e che finiscono inevitabilmente  per sentirsi inadeguate, insoddisfatte e ancora più sole, obbligate a doversi fingere felici perché “È Natale”.
Questi aspetti, che possono sembrare assurdi per tutti coloro che si sentono perfettamente in linea con la magia ed il calore del Natale, possono essere fonte di grande sofferenza e frustrazione per chi vorrebbe invece eliminare questo periodo dal calendario.

Come sopravvivere ai giorni delle festività natalizie?

⇒ Distingui la realtà dalla finzione ⇐ 

Come premesso il Natale è, per molti aspetti ormai, una festa commerciale e pertanto i modelli proposti dai media hanno l’ obiettivo di invogliare all’ acquisto, rimandando l’ idea della famiglia felice che si fa regali costosi in una location eccezionale. Tenere conto di questo aspetto è fondamentale per abbassare le aspettative, tornare con i piedi per terra e realizzare che la perfezione non esiste, né nella propria famiglia, né nelle altre..

⇒ Rompi la tradizione ⇐

Sebbene sia Natale si può decidere di fare qualcosa di diverso dal solito. Si può prediligere una gita fuori porta, una giornata in un centro benessere, un’ attività di volontariato..è un giorno di festa internazionale, ma il modo in cui festeggiarlo puoi sceglierlo tu.

⇒ Non sentirti in obbligo ⇐

Se non senti il bisogno di fare e ricevere regali..evita di farlo. La sensazione di doverlo fare e di sentirsi in dovere di giustificarsi nel caso in cui non se ne abbia intenzione fa parte della smania commerciale al regalo più bello. Via, quindi, ogni senso di colpa: chi ti conosce e ti vuole bene sa come dimostri il tuo affetto in altri modi, tutti i giorni dell’ anno.

 ⇒ Stai con chi ti fa stare bene ⇐

La famiglia non è solo quella “biologica”, ma è fatta anche di persone amiche o conoscenti che hanno il pregio di farti sentire a proprio agio. Se la tua famiglia è lontana (fisicamente o emotivamente) o assente puoi scegliere di passarlo a casa di amici, colleghi, parenti lontani, ciò che conta è che, ovunque tu lo trascorra, ti senta a casa.

 ⇒ Rispetta i tuoi bisogni ⇐

Per ultimo, ma non certo per ordine di importanza, fai ciò che ti senti di fare. Spezza le convinzioni, gli obblighi, le aspettative tue e di chi ti sta intorno rispetto a questo periodo di festa. Non sentirti obbligato a fingere, a mostrare ciò che non provi e fingerti per ciò che non sei. Sii libero di passare queste giornate particolari come ti fa stare bene, senza vincoli e costrizioni.

Il Natale è una festività talmente radicata nella nostra cultura da non poter essere ovviamente eliminata e di conseguenza è necessario che chi non la vive a cuor leggero impari a conviverci. Spero che questo articolo possa aver fornito qualche spunto di riflessione nonché qualche consiglio pratico per imparare a rompere qualche schema e aprire la propria mente a nuove ed alternative soluzioni e stati d’ animo.

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Come fronteggiare il dolore della perdita?

Nella vita si perde. Si perdono persone care, amori importanti, punti di riferimento essenziali, si perdono capacità, aspettative, speranze, si può perdere il lavoro.
È per questo che, sebbene la vita sia un’ avventura straordinaria caratterizzata da eventi lieti ed emozioni gioiose, quasi tutti sperimentano nel corso della propria esistenza eventi di vita che possono renderla anche molto dolorosa e l’ esperienza della perdita è una, forse la più difficile da superare, tra questi.
elaborare-perdita3La più grande manifestazione della perdita è senza dubbio il lutto, un tema fondamentale che tocca da vicino, prima o poi, tutti nel corso della propria esistenza. Elaborare un lutto è un processo molto lento e doloroso che prevede l’ accettazione di questo evento totalmente destabilizzante attraverso il superamento di alcune fasi individuate da Elisabeth Kübler-Ross e su cui mi soffermerò a breve.
Ritengo infatti fondamentale, prima, sottolineare il fatto che ogni perdita a cui si va incontro nella vita rappresenta un vero e proprio lutto, ovviamente più o meno grave, per chi lo vive.
elaborare-perdita2Che si tratti della separazione da un’ amante, della scoperta di una malattia, della perdita di una capacità o di un cambiamento repentino nella propria vita o nel proprio corpo, ciò che bisogna imparare a fare per affrontarlo è, prima di tutto, elaborare la sofferenza che ne deriva.
Penso infatti che ogni volta che si sperimenta una perdita si abbia la sensazione di aver lasciato andare via parti di sé ed è questo il motivo per cui consiglio di tener conto delle fasi di elaborazione del lutto, per sanare tutte quelle ferite emotive che, in un modo o nell’ altro, hanno a che fare con il vissuto della mancanza, in modo da poterle conoscere e affrontare in modo consapevole.

Quali sono le fasi che si attraversano solitamente per elaborare una perdita?

1. Negazione

La prima reazione, d’ impulso, consiste generalmente nel negare quanto sta avvenendo. Si tratta di un meccanismo difensivo che ha come scopo quello di “auto-tutelarsi”: prendere immediatamente coscienza del lutto provocherebbe un dolore talmente grande che negare la realtà, congelando momentaneamente le emozioni, si mostra, in certi casi, preferibile.

2. Rabbia

Col passare del tempo, subentra forte il bisogno di lasciarsi andare emotivamente ed è così che dal dolore arriva, intensa, la rabbia che è a sua volta un meccanismo di difesa. In questo caso, al fine di smorzare l’ angoscia, con cui si è ormai totalmente in contatto, è frequente sperimentare collera verso se stessi, verso gli altri, o verso altre entità (per esempio il destino) sebbene sia chiaro che ciò che spinge ad arrabbiarsi è la disperazione scaturita dall’ essere stati abbandonati, rivolgerla altrove è molto frequente.

3. Contrattazione

Si sperimenta adesso un senso di impotenza. Ci si rende conto che è giunto in momento di investire, di valutare la situazione e pensare ad un “piano” per poterla affrontare nel migliore dei modi. È questa la fase in cui viene realizzata la perdita e soprattutto la sua irreversibilità e questo porta a sperimentare un forte desiderio di riprendere in mano la propria vita.

4. Depressioneelaborare-perdita

Questa è una fase di resa vera e propria. Adesso ci si arrende alla situazione da un punto di vista sia emotivo che razionale di conseguenza alla concreta presa di coscienza relativa a ciò che è avvenuto. È proprio questo, infatti, il momento in cui viene veramente realizzato ciò che si è perso ed inevitabilmente la tristezza, la frustrazione e la depressione vera e propria prendono il sopravvento.

 5. Accettazione

La fase finale è quella che prevede l’ ammissione di quanto è avvenuto e coincide pertanto con la conclusione del processo di elaborazione. Arrivati a questo punto ci si sente pronti per ripartire senza mettere in atto meccanismi di difesa ma comprendendo, a tutti i livelli, ciò che è avvenuto, facendosene una ragione e ricominciando, pian piano a ricostruire la propria vita, focalizzandosi non più su ciò che si è perso, quanto più su tutto ciò che di buono è rimasto.

La perdita viene elaborata e quindi accettata completamente quando si attraversano tutte e cinque le fasi. Non è tanto importante l’ ordine con cui ciò avviene, quanto più che ogni fase venga fronteggiata e vissuta fino in fondo.
Essendo però un processo molto lungo, doloroso e delicato, può avvenire che chi lo vive trovi delle difficoltà nell’ affrontarlo, rimanendo bloccato in alcune fasi per periodi troppo lunghi, o passando da una fase all’ altra in maniera ciclica senza riuscire a rompere questo circolo di dolore cronico.
In queste circostanze è consigliabile rivolgersi ad un professionista al fine di comprendere le proprie dinamiche e tutti quei meccanismi che impediscono di elaborare completamente la perdita subita al fine di modificarli e tornare a sorridere.

Riferimento Bibliografico:
– Kubler-Ross E. On death and dying. Chicago, 1965. Tr. It., La morte e il morire. Cittadella, Assisi, 1976

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Sintomi depressione: malumore d’ Autunno, il Disturbo Affettivo Stagionale.

Sintomi depressione: malumore d’ Autunno, il Disturbo Affettivo Stagionale.

Sintomi depressione – È iniziato l’Autunno, la stagione in cui la natura si manifesta nei suoi colori più brillanti, nei suoi sapori e odori più intesi che riportano a contatto con la terra.

È il periodo in cui si abbandona il caldo torrido dell’ estate e ci si prepara al freddo inverno godendo ancora di qualche debole raggio di sole e, sebbene per molti questo periodo sia atteso con entusiasmo, per altri può essere difficile affrontarlo con la giusta carica.

Molto spesso, infatti, il passaggio da una stagione all’ altra (in particolare dall’ estate all’ autunno, ma anche dall’ inverno alla primavera) può essere accompagnato da una diminuzione del tono dell’ umore e da altri fastidiosi sintomi associati.

Si parla, in tali circostanze, di Disturbo Affettivo Stagionale, un malessere caratterizzato da una serie di modificazioni delle condizioni psicologiche e fisiche di chi ne soffre che si presentano soltanto in specifici periodi dell’ anno, scomparendo completamente in altri.

Come capire se ne stai soffrendo anche tu?

È importante, per prima cosa, partire dal presupposto che questo tipo di sintomatologia è collegato essenzialmente ad un’ alterazione del tono dell’ umore per lo più in senso depressivo.

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiLa tristezza pertanto, sottoposta quotidianamente ad un’ oscillazione continua in risposta a tantissime condizioni fisiche e mentali, è una delle maggiori caratteristiche che contraddistingue questo disturbo, presentandosi in maniera pressoché costante.

Chi ne soffre, infatti, tende a percepire, solo nei cambi stagionali una serie di fastidi tra cui, i più diffusi sono malinconia, nervosismo ingiustificato, facilità al pianto e difficoltà di concentrazione.

Non solo, in autunno, la stanchezza diventa talmente eccessiva da tradursi in desiderio di dormire tutto il giorno, la spossatezza si fa talmente marcata da ridurre al minimo le attività quotidiane, evitando situazioni sociali e sperimentando un calo del desiderio sessuale.

Tutto ciò permette di risparmiare il più possibile le energie percepite come deboli, l’ unica cosa in aumento è l’ appetito, nello specifico di zuccheri e carboidrati.

Un comportamento, come è facile notare, molto simile a quello che presentano gli animali prima di prepararsi al letargo che, facendo scorte per l’ inverno, si chiudono nelle loro tane e si preparano a dormire per un lungo periodo.

Perchè mi capita?

Sebbene le cause di questo fastidio non siano ancora del tutto chiare, sulla base dell’ evidenza che il disturbo è più frequente nei Paesi in cui la quantità di luce è bassa, si pensa che una motivazione importante al cambio di umore sia determinata dalla scarsità delle ore giornaliere.

Nello specifico ciò potrebbe dipendere dall’ impatto che la luce ha sulla ghiandola pineale, una struttura presente nel cervello e che produce melatonina eliminando la serotonina, nota come l’ “ormone del buonumore” e favorendo, quindi, l’ emergere di un umore triste e depresso con i conseguenti sintomi associati.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Tale combinazione (aumento di melatonina/diminuzione di serotonina), inoltre, influenza gli “orologi interni” (ritmi circadiani), sincronizzati per rispondere prontamente ai cambiamenti nel ritmo di luce e buio presenti in ogni stagione, creando una sorta di “confusione interna” che genera disagio.

È comunque necessario tener presente del fatto che chi soffre di un disturbo depressivo già conclamato assiste, nei cambi stagionali, ad un peggioramento della sintomatologia.

Ciò può essere in grado di spiegare, almeno in parte, il motivo per cui non tutti risentono, a livello umorale, dei cambi stagionali: si può pertanto ipotizzare che chi li accusa presenti una personalità orientata in senso depressivo che lo rende particolarmente sensibile alle variazioni climatiche.

Cosa posso fare?

Un tipo di trattamento utile a ridurre il disagio provocato dal cambio di stagione è la Fototerapia (Light Therapy) che prevede l’ esposizione alla luce artificiale nei cambi stagionali al fine di riequilibrare il ritmo circadiano interno del corpo, favorendo in tal modo la produzione dell’ “ormone del buonumore” stimolata, nei mesi caldi, dai raggi solari.

Tuttavia, essendo una delle caratteristiche principali del disturbo un abbassamento del tono dell’ umore, una buona idea è sicuramente quella di affrontare l’ argomento all’ interno di un contesto psicoterapeutico.

Grazie all’ aiuto di un professionista, può essere così possibile comprendere ed elaborare le cause che stanno alla base dell’ umore depresso, dando loro un nuovo significato e potenziando le proprie risorse per fronteggiare tali periodo complessi sulla base di nuove consapevolezze. 

Riferimenti Bibliografici:

Letture correlate

http://www.ilariavisconti.it/sintomi-depressione-mi-sento-spesso-triste/

http://www.ilariavisconti.it/sintomi-depressione-impotenza-appresa/

http://www.ilariavisconti.it/sintomi-depressione-la-ruminazione-mentale/

http://www.ilariavisconti.it/sintomi-depressione-malumore-d-autunno/

Ilaria Visconti

Mi chiamo Ilaria Visconti e sono una Psicologa Firenze e Psicoterapeuta Firenze che svolge attività di libera professionista. Sono specializzata in Psicoterapia Comparata e mi occupo di ogni problematica di pertinenza psicologica.
In particolare, mi occupo di sintomi d’ansia ad ampio spettro (dall’ansia generalizzata, all’ansia sociale ai disturbi psicosomatici), e di ciò che attiene alla sfera dei disturbi dell’umore (sintomi depressione, maniacali e disturbo bipolare).
Utilizzo una modalità di lavoro tesa ad accogliere ogni persona nella sua unicità, cercando attuare un intervento “ritagliato” sull’individuo.
I campi affrontati sono: sintomi depressione, disturbo bipolare, ansia sintomi, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze.

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“Hai il diritto di..” – Il Codice dei Diritti Assertivi.

Ho ribadito più volte l’ importanza di imparare ad essere assertivi.
Sebbene infatti spesso non sia comprensibile nell’ immediato quanto la difficoltà di esprimere i propri bisogni e desideri in maniera adeguata possa avere ripercussioni anche piuttosto forti sulla propria salute psicologica (nonchè fisica!), nei fatti la qualità della vita varia molto tra coloro che sanno esprimersi e coloro che tentennano nel farlo.
Per acquisire questa importante competenza, risulta fondamentale rimuovere false credenze, ristrutturare alcune convinzioni e correggere certe errate informazioni che vengono date per “buone” guidando il comportamento in una direzione che può essere, in realtà, distorta.
Ecco perché risulta importante conoscere quello che viene definito come “Codice dei Diritti Assertivi”, una specie di regolamento, caratterizzato da serie di imperativi tesi a focalizzare l’ attenzione sul proprio essere, chiarendo quelli che sono i diritti di ognuno che, troppo spesso, vengono  lasciati in disparte, per soddisfare le esigenze altrui o, al contrario, usati in maniera esclusiva, non tenendo conto degli altri.

diritti-assertivi

“IL CODICE DEI DIRITTI ASSERTIVI”

1. IL GIUDICE SUPREMO DEL TUO COMPORTAMENTO SEI TU STESSO
2. HAI IL DIRITTO DI NON DARE SPIEGAZIONI E SCUSE PER IL TUO COMPORTAMENTO
3. HAI IL DIRITTO DI GIUDICARE SE TOCCA A TE TROVARE LA SOLUZIONE PER I PROBLEMI DEGLI ALTRI
4. HAI IL DIRITTO DI CAMBIARE OPINIONE
5. HAI IL DIRITTO DI FARE SBAGLI
6. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON SO”
7. HAI IL DIRITTO DI PRESCINDERE DAL BENVOLERE DEGLI ALTRI, QUANDO HAI A CHE FARE CON LORO
8. HAI IL DIRITTO DI PRENDERE DECISIONI ILLOGICHE
9. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON CAPISCO”
10. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON MI RIGUARDA”
11. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NO” SENZA SENTIRTI IN COLPA

Concentrarsi su questi principi, permette di acquisire una maggiore consapevolezza circa quelli che sono i confini tra sé e gli altri, limitando sentimenti comuni quali senso di colpa, timore di esprimersi e di essere giudicati e raggiungendo un maggiore livello di libertà e sicurezza personale, nel rispetto degli altri.

Riferimento Bibliografico:

  • Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988
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IL BENESSERE PSICOLOGICO NON VA IN VACANZA!

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Psicologia Estate

D’ estate si tende ad allentare con i ritmi quotidiani ed a rompere le routine, posticipando la ripresa di un’ attività o l’ inizio di qualcosa di nuovo ai mesi autunnali.
Ogni momento, però, è quello giusto per iniziare a prendersi cura del proprio benessere psicologico, dare un senso ad un  sintomo o affrontare una problematica persistente.
Per questo, dal 21 Giugno al 30 Agosto è attiva, per chi ne fa richiesta, la Promozione Estiva “Il Benessere Psicologico non va in vacanza”, che consiste nella riduzione di 5 euro sul prezzo totale di ogni seduta (fino al 30 Agosto) per chiunque decida di inziare un percorso terapeutico nei mesi estivi.

È possibile richiedere un appuntamento telefonando al 339.6034157 o scrivendo una mail all’ indirizzo: doc.ilariavisconti@gmail.com

“L’estate ammorbidisce le linee che il crudele inverno mostrava”
                                                                                                  John Geddes

 

 

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Riduci l’ ansia smantellando 4 falsi miti!

Riuscire a dire ciò che si prova, comunicare bisogni o palesare pensieri è tutt’ altro che semplice, soprattutto perché tali azioni sono molto spesso associate a sentimenti di ansia.
La motivazione principale alla base della mancanza di assertività, pare essere quella legata ad una scarsa autostima, che porta ad assumere un atteggiamento inibitorio, reprimendo i propri desideri, o, al contrario, imponendosi agli altri in maniera violenta, non riconoscendone i valori e le necessità.
assertività3Entrambe le modalità risultano essere disadattive e generano frustrazione, insicurezza, senso di colpa, isolamento ed ansia che, a lungo andare, rischiano di minare ulteriormente la stima in se stessi e generano risentimenti e nervosismo che sfociano spesso in somatizzazioni di ogni tipo.
Oltre al senso di valore personale, però, tra le ragioni che rendono difficile comunicare in maniera assertiva, assumono un ruolo molto importante i fattori culturali.
Può infatti avvenire che, nel corso del tempo, vengano trasmessi valori e ideali che, sebbene funzionali e coerenti in contesti passati, risultino inadeguati in quelli attuali ed essendo mantenuti all’ interno di un contesto sociale modificato generano incongruenze sia a livello ideologico che morale. E proprio per adeguarsi a questi modelli ormai superati, alcune persone tendono a modificare o addirittura rinnegare l’ espressione di sé, andando incontro a conflitti interiori e ansia.
A tal proposito Ellis ha individuato quattro opinioni errate, rinominate “miti”, che hanno una grande influenza nel generare comportamenti anassertivi.

Vediamo quale ti appartiene, in che modo devia il tuo pensiero..e come puoi affrontarlo!

1. Mito della modestia: La cultura Occidentale tende a trasmettere l’ idea che la modestia sia una virtù e ciò rende spesso molto difficile vivere e accettare in modo sereno i propri meriti e pregi e rende incapaci di rispondere ai complimenti o a parlare positivamente di sé. Al contrario, ciò favorisce lo svilupparsi di un’ immagine negativa di se stessi che, da una parte, nega ogni lode, dall’ altra giustifica le critiche nei propri confronti.
Il concentrarsi dell’ individuo sugli aspetti peggiori della propria personalità, può innescare sentimenti d’ ansia e depressione rendendo l’ adesione a questo valore estremamente controproducente.

Soluzione: Bisogna imparare a riconoscere e valorizzare le proprie qualità, a parlare di sé e dei propri aspetti positivi agli altri. Per iniziare, ogni volta che ci viene rivolto un complimento, anziché minimizzarlo, può essere una buona idea sorridere e rispondere “Grazie”, in questo modo, infatti, accettiamo una lusinga e la interiorizziamo, valorizzando noi stessi.

2. Mito del vero amico: L’ amicizia è un valore molto rilevante nella nostra cultura, tanto che spesso ci si aspetta che l’ altro sia in grado di anticipare e comprendere i nostri pensieri, desideri e aspettative, senza che ci sia bisogno di esprimerlo. E quando ciò non avviene si sviluppa spesso la convinzione che la gente si approfitti di noi o che non ci dia, comunque, la giusta considerazione reagendo con atteggiamenti di chiusura (tipici del passivo) o, al contrario, con atteggiamenti di difensiva (tipici dell’ aggressivo).

Soluzione: Per quanto un legame possa essere stretto, basato su conoscenza e affetto reciproco, nessuno al mondo, possiede la capacità di conoscere i nostri pensieri, a meno che non siamo noi a comunicarglieli. Inoltre, non meno importante, bisogna anche tener conto del fatto che ognuno di noi fa riferimento ad una  “gerarchia di valori” che non è valida per tutti allo stesso modo e, di conseguenza, ciò che per noi è molto importante non lo è per chi ci sta di fronte. Per questi motivi, per evitare inutili incomprensioni, fraintendimenti e delusioni, l’ unica soluzione è quella di esprimere sempre ciò che ci aspettiamo dall’ altro e ciò di cui avremmo bisogno.

3. Il mito dell’ ansia: Nella nostra società prevale ancora oggi la convinzione per cui le persone sicure di sé e “tutte d’ un pezzo”per poter contare sulla piena padronanza di loro stesse, non possono mostrarsi mai in ansia in quanto questo trasmetterebbe agli altri un’ immagine di persona debole e vulnerabile che non è accettabile.assertività2
Si tratta ovviamente di un mito.
Ansia non è sinonimo di fragilità, anzi esprime uno stato di attivazione che, fino a certi livelli, è fisiologico ed ha persino un valore adattivo in quanto migliora la performance. Diventa invece disadattiva quando è in eccesso e ciò succede ad ogni tentativo di sfuggire a questa sensazione, nascondendola agli altri.

Soluzione: Sebbene possa sembrare paradossale, esprimere apertamente agli altri la propria tensione, anziché sforzarsi di reprimerla, è un’ ottima strategia per ridurla e ciò permette di esprimere in modo tranquillo le emozioni, pensieri e sentimenti.

4. Mito dell’ obbligo: È forse il mito più diffuso che, per certi aspetti, è antagonista al “Mito del vero amico”.
Il mito dell’ obbligo consiste nella tendenza a sentirsi, da un lato, incapaci di rifiutare un piacere ad un amico e, dall’ altro, a vivere ogni richiesta propria come un’ imposizione fatta agli altri.
Se nel primo caso, quindi, si agisce perché ci si sente obbligati a farlo, nell’ altro non si agisce in quanto non si vuole obbligare gli altri a fare qualcosa per noi stessi. Ne consegue che chi aderisce a questo mito tende a proiettare la responsabilità della frustrazione che prova sugli altri, portandolo a concludere di essere incompreso e non considerato, provando sfiducia, isolamento e diffidenza nei confronti degli altri.

Soluzione: Un buon compromesso è quello di accondiscendere alle richieste altrui solo quando siano compatibili con i propri impegni o bisogni e concedersi, al tempo stesso, la libertà di avanzare, senza farsi prendere dai sensi di colpa, richieste agli amici; un rapporto interpersonale soddisfacente si basa sul dare e ricevere, mettendo al primo posto le proprie esigenze.

assertivitàOgnuno di questi miti racchiude dentro di sé una serie di idee preconcette e stereotipate che influenzano moltissimo la messa in atto di comportamenti disfunzionali; pertanto riconoscere queste false credenze è il primo passo fondamentale per correggere tali informazioni errate che, in maniera più o meno diretta, minano la serena gestione delle relazioni nella loro quotidianità.

Riferimento Bibliografico:
-Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988

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Drogati d’ amore – emozioni e chimica nelle relazioni.

L’ amore è un’ esperienza universale del genere umano.
Praticamente tutti almeno una volta nella vita sono stati innamorati, in pochi però sanno che i “sintomi” tipici di questo sentimento vengono determinati da sostanze chimiche che rendono la persona innamorata “drogata” del suo oggetto d’ amore. drogatid'amore2
Allo stesso modo in cui l’ assunzione di sostanze psicotrope determina una dipendenza dalla sostanza assunta, quando ci si innamora il cervello rilascia sostanze, dette neurotrasmettitori, che rendono dipendenti, ossessionati e affamati dell’ oggetto d’ amore.
Il concentrare la propria attenzione su un’ unica persona senza focalizzarsi sugli altri, l’ euforia, l’ energia, il mancato bisogno di dormire e di mangiare, l’ accelerazione del battito cardiaco e del respiro sono tutti sintomi dovuti ad un aumento nei livelli di dopamina nel cervello.
E sempre questo neurotrasmettitore è responsabile della tipica dipendenza degli innamorati dalla loro relazione romantica..una dipendenza felice, se ricambiata, dolorosa in caso di amore non corrisposto.
Il tipico pensiero ossessivo dell’ innamorato che non riesce a pensare ad altro che alla sua metà è determinato da un’ abbassamento nei livelli di serotonina che provoca un pensiero costante, involontario e inarrestabile della persona amata.drogatid'amore5
Sulla base di questo resta forse più facile comprendere perché, quando una storia finisce, dimenticare la persona che si è amata può risultare un’ impresa talvolta impossibile.
Essere respinti è una tra le esperienze più dolorose che si possa provare da un punto di vista emotivo e, affrontarla e superarla, sembra richiedere il superamento di due stadi di elaborazione: Protesta e Rassegnazione/Disperazione.
Durante la Fase di Protesta, gli amanti abbandonati tentano di riconquistare l’ amore perduto in modo ossessivo, diventano inquieti, perdono sonno e appetito.
Alla base di tale atteggiamento c’è una reazione di protesta, meccanismo basilare nei mammiferi che si attiva ogni volta in cui una qualsiasi forma di legame sociale si spezza ed ha il ruolo adattivo di aumentare lo stato di vigilanza spingendo l’ individuo abbandonato a cercare aiuto.
Fortemente associate a tale reazione sono l’ ansia (da separazione) e, soprattutto, la rabbia.drogatid'amore4
L’ amore romantico e la rabbia da abbandono hanno tantissime caratteristiche in comune: sono passioni associate ad un’ eccitazione fisica e mentale, capaci di produrre un’ energia intensa, un’ attenzione ossessivamente focalizzata, capaci di generare comportamenti mirati ad uno scopo preciso e in grado di causare un desiderio lancinante sia di riappacificazione che di vendetta verso l’ oggetto amato. Per tutti questi motivi queste due emozioni, apparentemente antagoniste, sono estremamente collegate anche nel cervello e attivate, infatti, dalle stesse aree cerebrali.
Ed è proprio grazie alla rabbia che ognuno, ad un certo punto, trova la forza di leccarsi le ferite dalla delusione subìta e passare alla seconda fase di elaborazione della perdita, quella della rassegnazione. La perdita dell’ amato genera depressione e tristezza e tale letargia e sconforto sembrano essere associati ad una diminuizione nella produzione di dopamina, l’ ormone responsabile dei sintomi tipici dell’ amore romantico.
Come la rabbia in seguito all’ abbandono, anche la depressione che ne consegue può sembrare controproducente, in realtà i sintomi che la caratterizzato quali apatia, sconforto, letargia, hanno un significato adattivo importante in quanto permettono di preservare le energie nei periodi di stress e rendono noto alle persone circostanti che qualcosa non va, spronandole a fornire supporto sociale che rappresenta un aiuto fondamentale per elaborare la perdita d’ amore.drogatid'amore
L’ amore romantico è un impulso, un desiderio, è una necessità ed un istinto che può arrivare ad essere anche più forte della fame proprio perché, al di là degli importanti aspetti psicologici coinvolti, esiste una questione chimica che rende letteralmente drogati dell’ oggetto d’ amore che può essere vinta, al pari della dipendenza da sostanze, rimuovendo, con determinazione e tempo, ogni traccia della persona amata.

Riferimento Bibliografico:
– Fisher, H. (2005), Perché amiamo?, Casa Editrice Corbaccio, Milano.

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