Lascia stare il tuo giudice interno e impara ad accettarTi.

“Smettere di combattere con se stessi, riuscire a perdonarsi ciò che causa dolore, non scegliere fra bene e male, non discriminare fra brutto e bello, ma cercare di comprendere passato e presente: in questo consiste il difficile processo dell’accettare se stessi.” – P. Wachtel

sestessi

Una delle preoccupazioni più ricorrenti in ognuno di noi è quella di non essere accettati dagli altri e spesso siamo talmente focalizzati su questo che non teniamo conto del fatto che, affinchè gli altri ci amino per quello che siamo, è fondamentale imparare, noi per primi, ad amarci.
Può sembrare scontato….ma non lo è.
Non è raro, infatti, che la valutazione che noi stessi facciamo della nostra persona sia molto più negativa rispetto a quella proveniente da chi ci sta intorno e questo di solito avviene perchè l’ unico a non accettare la nostra personalità o il nostro aspetto fisico è il proprio giudice interno, troppo spesso estremamente rigido.
Il giudice interno è quella vocina interiore che ha sempre da ridire qualcosa su ciò che pensiamo o facciamo, assomiglia al Grillo Parlante di Pinocchio, ha a che fare con la morale costruita nel corso della vita ed ha la caratteristica di essere spietato, distruttivo e generatore di sensi di colpa.
Tiene sempre sotto analisi la nostra persona, controlla ciò che facciamo e ci ricorda che potevamo sempre “fare di più”. Tanto più ha una percezione rigida delle cose (bello/brutto, giusto/sbagliato, buono/cattivo), tanto più crea sofferenza.
Siccome ci accompagna da sempre, non è molto semplice non ascoltarlo o fingere di non sentirlo perchè, per quanto sia cattivo e spesso sadico, non riusciamo a non credergli.
La prima cosa da fare è cercare di capire obiettivamente quali, tra tutte le cose che ci rimprovera, siano vere.
In quanto esseri umani nessuno è perfetto, ma tra avere delle imperfezioni ed essere totalmente fallimentari (sensazione che in molti, molti di più di quanti si pensi, sperimentano) c’è una grande differenza. Per quanto possa sembrare paradossale succede molto di frequente che le opinioni che gli altri abbiano su di noi siano molto più positive rispetto a quelle che ci attribuiamo noi stessi e quindi cercare di capire come ci percepisce chi ci sta intorno potrebbe essere un buon inizio per imparare ad essere più realistici e comprensivi con noi stessi.
Il secondo passo, che è quello più difficile, consiste nel prendere consapevolezza del fatto che proprio perchè siamo essere umani abbiamo dei difetti, dei limiti, degli aspetti di noi stessi che non apprezziamo ma dei quali, nonostante questo, ci rimane difficile sbarazzarci.
Molti aspetti del nostro ccondividilo_giorgia_come_saprei_girasole_cioccolata_spirito_libero_gocce_di_memoria_infinite_volte_se_stessiarattere e della nostra personalità possono essere smussati, resi più flessibili, permettendoci di vivere certe situazioni in modo più sereno, ma altri, sono talmente parti integranti di noi che rinunciarci significherebbe, in qualche modo, “denaturarci” ed è questa la situazione in cui la cosa più giusta da fare è quella di accettare ciò che siamo.
Jung parla di “ombre” per riferirsi a tutti quegli aspetti personali non graditi che, in quanto tali, fino a che restano inconsci si palesano nei sogni o nella  tendenza a vederli sulle altre persone.
Riuscire ad individuarli e, cosa ancora più complessa ma fondamentale, a riconoscerli come parti di noi è il passo essenziale per stare bene con sè stessi. Rendendoli consapevoli, infatti, acquistiamo la consapevolezza e ci prendiamo la responsabilità di ciò che siamo, dei propri limiti ma anche delle infinite risorse, imparando ad allontanare vissuti di rabbia e timore e a vivere, di conseguenza, in maniera più armonica e serena con se stessi e, inevitabilmente, con gli altri.

Riferimenti Bibliografici:
– Papadopoulos R. K. (2009), Manuale di Psicologia Junghiana, Moretti&Vitali Editori, Bergamo.
– Wachtel P. L. (1993), La comunicazione Terapeutica, Bollati Boringhieri editore s.r.l, Torino (2000)

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