Ipocondria, ovvero l’ ansia di ammalarsi.

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L’ ansia possiede una grande varietà di sfaccettature che la porta a manifestarsi in modi e situazioni diversi dando origine a diversi tipi di fastidiosi sintomi, più o meno intensi e frequenti.
Si può ipotizzare che alla base della tendenza a sperimentare frequentemente l’ ansia si sia strutturata una personalità fobica. La convinzione su cui si basa tale organizzazione è quella per cui il mondo sia caratterizzato da pericoli imprevisti e la credenza che ne consegue è quella che per sopravvivere ad esso sia sempre necessario essere in uno stato di allerta tale da non farsi trovare mai impreparato di fronte ad una possibile minaccia.
Ciò può determinare lo svilupparsi di diverse sintomatologie su base ansiosa, sia rivolte verso l’ esterno (come avviene, ad esempio, nelle fobie), sia orientate internamente (come si verifica nell’ ipocondria).
Vorrei, in questa sede, affrontare quello relativo ai timori ipocondriaci.
La persona nota come ipocondriaca vive costantemente nell’ angoscia di avere o di contrarre una grave patologia e la preoccupazione risulta essere talmente elevata che, di fronte ad un segno o ad un sintomo anche blando, il primo pensiero, che non può che determinare una grande angoscia, è che si tratti di una malattia severa.Ipocondria2
Il disagio che ne consegue e che sperimenta chi soffre dell’ ansia di ammalarsi proviene, più che dal sintomo, dall’ apprensione per il significato attribuito al sintomo stesso anche perché, di frequente, ciò che viene scambiato per un indizio patologico è in realtà una semplice alterazione fisiologica e pertanto innocua e sperimentata comunque dalla gran parte delle persone. Nel caso, invece, in cui sia realmente presente una condizione medica la preoccupazione raggiunge dei livelli eccessivi e sproporzionati rispetto alla gravità della stessa.
In generale chi soffre di ipocondria è particolarmente vulnerabile al tema della malattia in senso generico: che lo riguardi o meno, tende infatti ad allarmarsi eccessivamente riguardo alle patologie, anche solo sentendo dire che qualcun altro si è ammalato o leggendo una notizia legata alla salute. Di fronte ai dubbi inerenti il proprio stato di salute, non esiste alcun tipo di rassicurazione medica che possa alleviare i sintomi, non solo non riescono a ridurre le preoccupazioni dell’ individuo ma tendono anzi, spesso, ad aumentarle. Comportamenti tipici a tal proposito sono quelli di controllare costantemente il proprio corpo, andando alla ricerca di “anomalie” o cercare in modo ossessivo informazioni sulla presunta malattia.
ipocondria4Questa ansia costante ed eccessiva, diventa talmente totalizzante da caratterizzarsi come l’ elemento centrale dell’ identità e dell’ immagine di sé, caratterizzandosi come l’ argomento di conversazione principale e come la reazione tipica di fronte agli eventi di vita stressanti diventando, nei casi più conclamati, fortemente disadattiva anche per quanto riguarda le relazioni sociali.

Quali sono le cause di questo disturbo?

Come accennato all’ inizio, in maniera analoga a quanto si osserva nella gran parte delle problematiche relative alla sfera ansiosa, si può ipotizzare che il disturbo ipocondriaco getti le basi su una personalità fobica (se vuoi approfondire, clicca qui).
In particolare, essere cresciuti in un contesto familiare iperprotettivo e ipercontrollante caratterizzato dalla tendenza a comunicare ansia in maniera più o meno diretta anche attraverso reazioni fisiche (come ad esempio tremore, forte sudorazione, tono di voce rapido), contribuisce a formare un’ immagine di sé come persona fragile e vulnerabile, bisognosa di cure e di attenzioni particolari.
Nel caso specifico dell’ ipocondriaco tale aspetto ansioso si caratterizza, già nella fanciullezza, con un’ immagine di sé come persona vulnerabile da un punto di vista fisico e pertanto bisognoso di cure e attenzioni particolari a causa della propria debolezza.

Superare l’ ipocondria..si può?

La prima difficoltà che si incontra nel buon proposito di uscire da tale condizione che genera disagio è sicuramente quella di realizzare ed accettare il fatto che la problematica abbia una base psicologica in quanto la tendenza del paziente ipocondriaco è tendenzialmente quella di rivolgersi a strutture mediche al fine di ottenere una diagnosi soddisfacente piuttosto che ad un professionista della salute mentale.
Una volta superato questo ostacolo, può essere d’ aiuto decidere di iniziare un percorso psicoterapeutico teso a comprendere le motivazioni che stanno alla base dell’ ansia relativa al costante timore di contrarre malattie, prendendo in questo modo coscienza delle dinamiche che lo sottendono al fine di adottare nuove modalità di gestione dell’ ansia e abbattere l’ immagine di sé come persona debole e vulnerabile.

Riferimenti bibliografici:
– American Psychiatric Association (2014), DSM-5, Raffaello Cortina Editore.
– Reda, M.A. (1986), Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia, Carocci Editore. Roma

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“Ho paura di ammalarmi, di morire, di amare, di soffrire..perchè ho paura di tutto?” – La personalità fobica.

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La paura è un’ emozione che, attivando uno stato di allerta, è in grado di ridurre i rischi di pericolo ed è, pertanto, protettiva..nelle giuste dosi!
Quando però diventa la modalità principale con cui ci si relaziona alle persone e agli eventi, assume un’ accezione totalmente diversa in quanto, facendo sperimentare il mondo come pericoloso, impedisce alla persona di viverlo serenamente, generando ansie, ipocondrie e fobie.
È importante comprendere che la realtà circostante non viene vissuta e interpretata da tutti allo stesso modo, al contrario ognuno elabora e dà un senso al mondo esterno e alle situazioni che lo caratterizzano sulla base della propria capacità di organizzare le informazioni che possiede. Ciò spiega in parte perché, di fronte ad una situazione analoga, la lettura che le persone ne fanno è spesso diversa come, di conseguenza, è diverso il modo di rapportarsi ad essa e fronteggiarla.
Questa lettura del mondo si definisce già a partire dai primi anni di vita, sulla base di tutti quei messaggi e atteggiamenti che i genitori mostrano al figlio di fronte alle situazioni quotidiane.
fobie 2L’ adulto fobico è stato, con buone probabilità, un bambino che ha avuto genitori che, anziché rassicurarlo rispetto alle naturali paure infantili hanno fatto intendere al piccolo che aprirsi al mondo allontanandosi dalle fonti protettive può essere molto pericoloso.
Non avendo superato tali paure naturali (naturali perché hanno una funzionalità adattiva come, ad esempio, la paura dell’ estraneo) la tendenza che si attiva già dalla tenera età è quella di essere particolarmente sensibile agli eventi pericolosi e ai messaggi allarmistici, alimentati dal genitore che, con un atteggiamento generalmente iperprotettivo ed ipercontrollante, trasmette preoccupazione e apprensione rispetto a situazioni vissute come estranee ed imprevedibili.
Il bambino inizia così a strutturare un’ immagine di sé come persona debole e vulnerabile, sia da un punto di vista fisico che psicologico che lo spinge, talvolta, a mettere in atto comportamenti “manipolatori” per cercare di controllare gli eventi, al fine di limitarne la dannosità.
Ed è così che col trascorrere del tempo quello che ormai è diventato un adolescente, ha interiorizzato e quindi fatte proprie le modalità controllanti tipiche dei genitori. Spesso può apparire agli occhi degli altri come una persona estroversa e sicura di sé, in realtà lo è nella misura in cui riesce ad essere un leader e a mettersi quindi nella condizione di poter scegliere persone e situazioni rassicuranti, in quanto l’ idea di potersi trovare in circostante potenzialmente sconosciute o in compagnia di persone pericolose genera un’ ansia eccessiva.
fobiaQuesta importante necessità di controllo, si ritrova anche all’ interno delle relazioni amorose nelle quali la paura delle critiche, di palesare le proprie debolezze e, in generale, di provare un eccessivo coinvolgimento (che viene associato a perdita di controllo) porta la persona coinvolta ad avere un atteggiamento da “Don Giovanni” (o, se preferiamo, da “Peter Pan”). Nel momento in cui la relazione viene vissuta come costrittiva o si ha il timore di venire abbandonati sceglie infatti di terminare il rapporto assicurandosi però, al momento del distacco, di avere “le spalle coperte” da altre relazioni tese a sostituire le precedenti perché l’ idea di rimanere solo lo rende eccessivamente vulnerabile e quindi spaventato.
L’ organizzazione fobica è tipica quindi delle personalità caratterizzata da ansia. Che si tratti di un’ ansia generalizzata, di attacchi di panico, di fobie specifiche o ipocondrie, alla base, di solito, c’è la percezione di un mondo vissuto come pericoloso dal quale difendersi per non esserne minacciati e feriti.
La persona con tendenze fobiche vive serenamente fino a quando riesce ad ottenere contemporaneamente la protezione totale da parte di persone sicure e la libertà di evitare certi doveri costrittivi che “tolgono il respiro” riuscendo, in questo modo, ad esplorare situazioni nuove rimanendo all’ interno di un contesto “protetto”. Il sintomo tende a presentarsi nel momento in cui si teme un possibile abbandono da parte delle persone percepite come “base sicura” ed infatti le situazioni in cui la personalità fobica si sente mancare il terreno sotto i piedi sono quelle che prevedono cambiamenti e modificazioni di vita imminenti, quali separazioni, perdita del lavoro o lutti, per esempio.
In queste circostanze (ma non solo), rivolgersi ad un professionista potrebbe essere di grande aiuto per conoscere le dinamiche tipiche della propria personalità, al fine di poterne diventare consapevole e quindi modificarle per crearne di più adattive.

Riferimenti Bibliografici:
– Reda, M.A. (1986), Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia, Carocci Editore. Roma

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