E tu..che dea sei? La psicologia della donna Afrodite

[Ogni donna ha, dentro di sè, una o più dee che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quella che maggiormente ti rappresenta? E tu..che dea sei? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Afrodite]

                                                                        – Ottava Parte –

Afrodite, dea della bellezza ed ultima tra le divinità in esame è l’ unica ad essere definita alchemica in quanto, sebbene possieda caratteristiche comuni sia alle dee vergini che a quelle vulnerabili, non può essere considerata come appartenente a nessuafroditena delle due categorie. Avendo avuto un grande numero di storie sessuali non può essere definita una dea vergine sebbene, similmente ad Artemide, Atena ed Estia fosse abituata a fare ciò che più le piaceva. D’ altro canto se può essere considerata simile ad Era, Demetra e Persefone perché come loro si legava a divinità maschili e aveva figli, differisce dalle dee vulnerabili perché non è mai stata vittima né ha mai sofferto, essendo sempre stati i suoi legami, caratterizzati da un sentimento reciproco.
Per questa dea le relazioni erano molto importanti, ma non rappresentavano impegni a lungo termine, lei cercava di consumare i rapporti e generare nuova vita e l’ archetipo che rappresenta si esprime nel rapporto fisico ma anche nel processo creativo. Se il bisogno di attrazione e unione fa sì che venga concepito un bambino quando ha luogo tra un uomo e una donna, tale meccanismo è identico in tutti i processi creativi che nascono, in maniera analoga, da un coinvolgimento intenso e appassionato tra idee dando vita, talvolta, ad un’ opera d’ arte. Similmente agli amanti, gli artisti scoprono che tutti i loro sensi sono potenziati quando stanno per “partorire” la propria opera d’ arte e le sensazioni che esperiscono interagiscono per creare il risultato finale.
Ogni donna fa esperienza di Afrodite quando si innamora, circostanza che genera un’ energia che la rende vitale, brillante e fa in modo che venga stimolata da pensieri e sentimenti, trasformata da essere mortale in dea dell’ amore, grazie alla quale si sente attraente e sensuale.
Tale aspetto di magnetismo e fascino è presente nelle future donne Afrodite che, già da bambine, presentano un atteggiamento “da civetta”, spesso incoraggiato dagli stessi genitori che ne decantano il fascino, dando più importanza a questo aspetto piuttosto che ad altre qualità.
La fase di vita fondamentale per la donna Afrodite è quella dell’ adolescenza e della prima maturità, periodo in cui percepisce talvolta la sensazione di trovarsi schiacciata tra il desiderio di soddisfare l’ archetipo che la domina e la reazione che ciò potrebbe suscitare negli altri. Se tende ad agire seguendo soltanto la sua spinta pulsionale, infatti, le conseguenze potrebbero essere quelle di andare incontro ad una cattiva reputazione con conseguente abbassamento dell’ autostima e immagine negativa di sé ma se reprime la sua spinta erotica resterà insoddisfatta per non averla espressa; la possibilità di trovare un buon compromesso tra questi due aspetti contrastanti è molto legata alla capacità di attivare dentro di sé altri archetipi come per esempio, quelli presenti in Atena o in Artemide.
Per riuscire a comprendere quanto l’ impatto dell’ archetipo di Afrodite sia forte, è utile conoscere la storia della nascita di questa dea, di cui esistono due versioni.
Secondo quella di Omero, Afrodite nacque come figlia di Zeus e della ninfa del mare Dione, secondo quella di Esiodo fu invece concepita come risultato di una violenza: Crono, tagliò i genitali del padre Urano gettandoli in mare e dal rimescolamento di sperma e acqua emerse Afrodite, dea già adulta, di una bellezza indescrivibile. Molti la chiesero in sposa e, a differenza di altre dee, lei fu libera di scegliere ed ebbe molti compagni con i quali dette vita a tantissimi figli.
Come esistono due versioni della sua nascita, sono due i modi con cui questo archetipo giunge alla coscienza.
Il primo, che si rifà alla versione di Esiodo, è drammatico e si riferisce a quando Afrodite, in tutto il suo splendore, emerge improvvisamente dalle acque dell’ inconscio incutendo, in un certo senso, timore. Nella donna ciò avviene quando la spinta sessuale si presenta come reazione istintuale, separata dall’ amore e dall’ intimità emotiva che la porta ad un desiderio prepotente di ripetere quell’ esperienza tesa al raggiungimento dell’ orgasmo, esperienza verso la quale prova attrazione ma timore al tempo stesso.
Il secondo modo in cui l’ archetipo prende vita è quello che ci riporta alla versione di Omero, che vede Afrodite nascere come risultato di un legame emotivo tra Zeus e Dione, in questo caso il sesso è veicolato dal rapporto e genera un aumento di fiducia ed amore verso l’ altro che spinge ad un forte desiderio di intimità fisica.
Afrodite garantisce la spinta alla continuazione della specie ma in modo diverso da quello proposto dalla dea Demetra che fa l’ amore perché vuole un figlio; differentemente la dea alchemica ha un figlio perché desidera fisicamente un uomo o perché aspira ad un esperienza sessuale o sentimentale con lui. Nonostante questo, però, la donna Afrodite sceglie spesso uomini non “giusti” per afrodite2lei.
A meno che non siano presenti in lei altri archetipi la sua tendenza è quella di scegliere uomini simili a quelli che attraevano la dea: uomini creativi ma anche molto complessi emotivamente e sfuggenti o eccessivamente gelosi e impulsivi con i quali è spesso difficile stabilire relazioni stabili. È comunque importante tenere conto del fatto che anche per la donna Afrodite è difficile realizzare un matrimonio monogamo e duraturo. A meno che non risenta dell’ influenza di altre dee, in particolare Era, la donna guidata da Afrodite si scontra spesso con la tendenza a sposarsi più volte. Nonostante ciò ama molto i suoi figli ed è molto amata da loro, in quanto grazie alla sua capacità di tirar fuori dal bambino le sue risorse, radica in lui un senso fiducia e una buona autostima.
La donna che si identifica con Afrodite è una donna generalmente estroversa a cui piacciono gli uomini che riesce a “catturare” con un atteggiamento fortemente seduttivo, tanto da fare spesso una “strage di cuori” e sebbene sia convinta ogni volta di aver trovato l’ uomo perfetto si stanca facilmente di lui.
Ciò che cerca incessantemente è l’ esperienza archetipica dell’ innamoramento, schema che non potrà fare a meno di ripetere fino a quando non sarà in grado di amare l’altro nella sua imperfezione, accettando il fatto che è un essere umano e non un dio.

Nel prossimo articolo esploreremo le modalità con cui tutte le dee presenti in una donna interagiscono tra loro.

Ti riconosci in questo tipo di donna? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa dea?
Se ti va di parlarne, lascia un commento qui sotto 🙂

Riferimento Bibliografico:
– Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Editore, Roma, 1991.

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E tu..che dea sei? La psicologia della donna Persefone.

[Ogni donna ha, dentro di sè, una o più dee che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte.
Qual’è quella che maggiormente ti rappresenta? E tu..che dea sei? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Persefone]

– Settima Parte –

Persefone, terza ed ultima tra le dee vulnerabili, era venerata sia come fanciulla o Kore (dal greco, “giovinetta”) chpersefonee come regina degli Inferi. Nel primo caso è rappresentata come una bellissima giovane slanciata associata ai sintomi di fertilità, nel secondo è invece una donna matura che veglia sull’ anima dei morti e guida i viventi agli Inferi.
Questa dualità della dea Persefone, si ripropone anche sotto forma di schemi archetipici e la donna che abbraccia questo modello può essere influenzata da uno dei due aspetti, passare dall’ uno all’ altro o assimilarli entrambi, dentro di sé. Di certo, a differenza di Era e Demetra, dominate da istinti potenti, la donna Persefone non avverte tale spinta ad agire ed è prevalentemente caratterizzata da un atteggiamento accondiscendente e passivo, in linea con l’ abitudine di essere “spinta dagli altri”.
Persefone come Kore simbolizza la Primavera, la quiete dopo la tempesta, la rinascita, la giovinezza, la vitalità e rappresenta, come dea vulnerabile, l’ archetipo della figlia.
Come tale, la donna Persefone, già da piccolissima è una “brava bambina”, educata e senza pretese, indossa con piacere gli abiti che la mamma sceglie per lei e, nel suo bisogno di essere sempre compiacente, difficilmente decide cosa fare di sua iniziativa, ma attende sempre con pazienza che la madre le dia indicazioni. Tende ad essere inconsapevole dei propri desideri e mantiene un rapporto privilegiato con la madre tanto da restare spesso un’ eterna adolescente che non riesce a svincolarsi e a diventare indipendente. Proprio perché tutto ciò che desidera è compiacere la figura materna, tende ad adottare un comportamento molto duttile e “camaleontico” grazie al quale può soddisfare sempre le sue aspettative tanto da poter rischiare talvolta di diventare un ‘ estensione della madre che, dal canto suo, proietta i propri desideri e le proprie aspettative irrealizzate sulla figlia.
L’ eccessiva presenza della madre Demetra e il rapporto esclusivo che instaura con la figlia Persefone, tende a scoraggiare uno stretto rapporto padre-figlia, lasciando generalmente questo tipo di relazione in secondo piano.
Se crescendo, continua a perpetuarsi lo stretto e dipendente rapporto tra madre e figlia, si può osservare una grande difficoltà dell’ adolescente, che per esigenze legate all’ epoca di vita che si trova ad affrontare ha bisogno di preservare i propri spazi e la propria privacy, di sviluppare una propria identità personale, rischiando di adottare pensieri, comportamenti, ansie e desideri della madre, anziché i propri.
Fino a che resta psicologicamente Kore, la donna Persefone è piuttosto inconsapevole della propria sessualità e, di conseguenza, non ne è attratta; resta in attesa del principe che la svegli un po’ come se fosse “la bella addormentata”. Il suo atteggiamento remissivo e timido è messo in campo anche nel momento in cui si trova a relazionarsi con gli uomini dei quali attrae prevalentemente tre tipologie: quelli simili a lei, quelli, al contrario, “duri” che si sentono attratti proprio dalla sua innocenza o quelli che temono di relazionarsi a donne mature.
Il matrimonio viene vissuto dalla donna Persefone in maniera negativa in quanto archetipicamente ciò la spinge a rivivere il rapimento di Ade e a considerarlo come sinonimo di morte; ciò può farla spesso sentire come una pedina tra due fuochi (il marito e la madre), ma tale situazione può anche essere un’ occasione per sganciarsi dalla figura materna e riconoscersi finalmente come essere indipendente di donna, amante e madre a sua volta.
Prima di essere rapita, Persefone era una donna-bambina che, in quanto tale, era ignara della propria femminilità ma, sebbene la sua prima esperienza nel mondo degli Inferi sia stata quella di vittima rapita, in seguito ne è diventata regina. Parallelamente al mito questo aspetto dell’ esperienza si sviluppa come risultato della maturazione. Gli Inferi rappresentano, da un punto di vista simbolico, l’ inconscio, quel luogo, cioè, dove restano “sepolti” ricordi, sentimenti, immagini, istinti propri o comuni all’ umanità e la donna che incarna Persefone regina degli Inferi possiede la capacità di creare un ponte tra questi due diversi livelli, integrandoli nella personalità, e aiutando così gli altri a ritrovare un contatto con la realtà.
Vivere come Kore significa comportarsi da eterna fanciulla che non prende mai decisioni, un po’ come Peter Pan che, vagabondando e giocherellando nell’ Isola-che-non-c’è, vive senza preoccuparsi di ciò che accade nel regno degli adulti.
Per diventare Persefone, regina degli Inferi, donna matura e sicura deve varcare una soglia psicologica; in particolare, deve imparare a lottare con la Kore cpersefone2he è in sé, deve decidere di sposarsi senza riserve mentali, deve riuscire a superare la dimensione di Persefone-Kore affrontando la vita con le sue sole forze, prendendosi cura di se stessa. Similmente alla dea che, rapita da Ade, violentata e costretta a diventare sua sposa, è stata per lungo tempo da sola prigioniera nel mondo degli Inferi soffrendo terribilmente ma traendone il grande vantaggio di diventare una donna autonoma, la donna Persefone dovrebbe riuscire a scendere nella profondità di se stessa e fare lo stesso percorso interiore indubbiamente terrificante ma insostituibilmente costruttivo.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia della prima tra le dee vulnerabili: Afrodite, dea della bellezza.

Ti riconosci in questo tipo di donna? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa dea?
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Riferimento Bibliografico:
– Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Editore, Roma, 1991.

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E tu..che dea sei? La psicologia della donna Demetra

[Ogni donna ha, dentro di sè, una o più dee che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quella che maggiormente ti rappresenta?  Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Demetra]

    – Sesta Parte –

Demetra, dea della fertilità, è la seconda tra le divinità vulnerabili e incarna un archetipo che, prima o poi, praticamente ogni donna si trova ad attivare nel corso della propria esistenza: quello della madre. Come tale Demetra rappresenta l’ istinto materno e fa in modo che una donna si senta realizzata nel momento in cui ha un figlio che le consente di dare ad un altro essere nutrimento da un punto di vista fisico, ma anche psicologico e spirituale.demetra
A livello biologico la spinta di questo archetipo determina il desiderio di restare incinta e di avere un bambino, pertanto la presenza della dea Demetra in una donna è una forza totalitaria che la spinge alla gravidanza in modo sia conscio che inconscio.
Già da piccola, la futura “donna Demetra”, può essere considerata una mamma in erba che ama giocare con le bambole  e prendere in braccio bambini molto piccoli.
In età adolescenziale, complice anche un nuovo equilibrio ormonale, sogna già di avere un figlio tutto suo e tale desiderio è talmente forte che la sessualità stessa non viene vissuta come pulsione intensa di soddisfare un bisogno fisico (come accade per Afrodite), ma come un atto volto alla procreazione più che al piacere. Attrae uomini che provano affinità con donne materne e più che scegliere il proprio partner, risponde al bisogno che un uomo ha di lei. Anche il legame di coppia ripete il modello del figlio-amante nel quale lui è un uomo che spesso non si sente stimato dagli altri, i quali non sempre sono disposti a perdonarlo per essere un irresponsabile, a differenza di lei, che lo reputa “un bambino cresciuto”, ma in ogni caso un essere speciale da tutelare e perdonare in ogni caso, come si fa con un figlio.
La potenza di questo archetipo si osserva nel momento in cui una donna si trova di fronte ad una gravidanza imprevista. Se l’ aborto si dimostra la cosa più sensata da fare per determinati motivi, la donna “non Demetra”, si organizzerà per farlo e proverà sollievo subito dopo. Al contrario, quando l’ influenza della dea è molto presente nella psiche di una donna, può decidere di non ricorrervi anche se sa che sarebbe la soluzione migliore, oppure, dopo averlo intrapreso, non proverà sollievo ma dolore ed angoscia in quanto si è trovata ad andare contro al suo istinto.
È appagante, per la donna Demetra, donare nutrimento agli altri, ai figli in primis, ma in generale a tutte le persone che le sono vicine; non va dimenticato che nel mito lei è la dea della fertilità intesa anche come abbondanza nei raccolti e quindi come Madre Natura.
La donna Demetra può essere considerata come la più generosa tra le donne. Come la dea che impersona, che donò all’ umanità l’ agricoltura ed i raccolti, anche colei che incarna questo archetipo dona costantemente sostegno fisico, emotivo e spirituale alle persone circostanti riproponendo schemi che corrispondono, in un certo senso, a ciò che dà ai figli che, inizialmente, dipendono totalmente da lei da un punto di vista fisico, ricercando poi un sostegno emotivo e per trovare, infine, una sorta di saggezza spirituale tesa a comprendere il significato della propria esistenza.
Accanto a questo aspetto accudente e rassicurante, è necessario tener presente che la dea Demetra possiede anche un aspetto fortemente distruttivo che si rispecchia poi in ogni donna che abbraccia il suo archetipo. Non possiamo dimenticare che, nella mitologia, quando la dea della fertilità interrompeva le sue funzioni, non cresceva più niente e l’ umanità correva ogni volta il rischio di venire distrutta. In maniera analoga, può succedere che la donna Demetra esprima un’ aggressività di tipo passivo rifiutandosi di fornire nutrimento all’ altro, cosa che può accadere, per esempio, ad una madre gravemente depressa che, rifiutandosi di adempiere alle sue funzioni, può rappresentare un pericolo mortale per il figlio.
Tale depressione e rabbia ricordano lo stato d’ animo provato da Demetra quando suo fratello Ade le sottrasse la figlia Persefone. Mentre la fanciulla veniva trascinata negli Inferi chiedendo aiuto al padre Zeus che non fece nulla, l’ eco delle sue urla fu infatti udito da Demetra che corse a cercarla senza sosta, desiderosa soltanto di ritrovare la figlia perduta, scoprendo infine che Ade aveva rapita Persefone su richiesta di Zeus e l’ aveva inoltre violentata e fatta sua sposa.
demetra2Demetra, guidata dal forte istinto materno non poteva accettare l’ idea di aver persa la propria figlia, abbandonò quindi l’ Olimpo e smise di adempiere alla propria funzione di dea della fertilità, generando una gravissima carestia e mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza della razza umana.
Questo aspetto distruttivo può ritrovarsi anche in certi modelli di “madre negativa” in cui rischiano di incappare alcune donne Demetra le quali possono opporsi al “taglio del cordone ombelicale” con il figlio ormai adulto, esercitare su di lui un controllo eccessivo o avere difficoltà a “dire no” incoraggiando, così facendo, lo svilupparsi di alcuni comportamenti dipendenti attraverso un atteggiamento distruttivo, sebbene in modo indiretto.
Il suo bisogno di rendersi indispensabile ed essere eccessivamente protettiva è talmente forte che il prodigarsi per gli altri diventa ciò che dà un senso alla sua vita. Per questo sarebbe importante che ogni donna Demetra riuscisse a “impiegare” la dea che la governa a proprio beneficio, imparando a prendersi cura di se stessa con l’ identica dedizione con cui si prende cura degli altri in quanto il pericolo che corre è quello di impegnarsi troppo per realizzare i desideri altrui perdendo di vista i propri bisogni, rischiando di diventare una madre fallimentare.

 Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia della prima tra le dee vulnerabili: Persefone, regina degli Inferi.

 Ti riconosci in questo tipo di donna? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa dea?
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– Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Editore, Roma, 1991.

 

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E tu..che dea sei? La psicologia della donna Era

[Ogni donna ha, dentro di sè, una o più dee che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quella che maggiormente ti rappresenta? E tu..che dea sei?Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Era]

– Quinta parte –

In questo articolo ci focalizzerhera-h47emo sulle caratteristiche della prima tra le dee vulnerabili che impersonano generalmente gli archetipi dei ruoli tradizionali della donna: moglie, madre e figlia.
È importante tenere conto del fatto che nella mitologia furono tutte e tre perseguitate, rapite e violentate da divinità maschili, ciò le ha portate a sperimentare senso di impotenza e hanno molto sofferto ogni volta che un legame affettivo si è interrotto. Esprimono il bisogno di vicinanza e affiliazione: se per le dee vergini (Artemide, Atena ed Estia) la spinta motivazionale è data dal raggiungimento di una meta finale, relativamente alle dee vulnerabili, la si trova nella gratificazione a far parte di un rapporto, sia esso di tipo amoroso, accudente oppure dipendente.
Era, figlia, come Estia, di Rea e Crono, subì lo stesso destino della dea vergine: fu inghiottita e quando fu rigurgitata venne affidata alle cure di due divinità della natura.
Crescendo, diventò bellissima e attirò l’attenzione di Zeus che, dopo averla sedotta e conquistata, la sposò per tornare poi alle sue abitudini promiscue subito dopo la luna di miele. Ogni volta che veniva tradita Era reagiva con grande rabbia contro l’ amante, contro i figli di Zeus oppure contro testimoni innocenti, ma mai contro il marito. Lei tendeva a canalizzare la sua sofferenza in una collera vendicativa verso l’ “altra”.
Allo stesso modo la donna che incarna l’ archetipo presente in questa dea reagisce alla perdita con rabbia che non rivolge  però vero il suo uomo, dal quale dipende, ma verso gli altri. Condanna e punisce le altre donne e, come la dea che è particolarmente ostile ad Afrodite, tende ad escludere le donne sensuali che potrebbero esercitare un’ attrazione per il compagno e che vengono quindi vissute come pericolose.
In quanto dea del matrimonio, l’ archetipo presente in Era impersona il desiderio di essere moglie, pertanto la donna che lo abbraccia tende a sentirsi incompleta senza una relazione e ha necessità di essere riconosciuta come la donna di suo marito.
Già da piccola ama giocare a “marito e moglie” mentre sogna ad occhi aperti il suo abito da sposa ed è un’ adolescente felice se vive una relazione stabile. A differenza delle ragazze che abbracciano l’ archetipo di Afrodite, che esploreremo a breve, già da molto giovani le donne Era desiderano e ricercano una relazione stabile, una relazione che potrebbe ipoteticamente essere “per sempre” ed esperiscono un enorme vuoto interno nel caso in cui non riescano a coronare il loro sogno di matrimonio che distrugge tutte le aspettative costruite. Il desiderio di identificarsi nel ruolo di moglie talvolta è così forte che la donna Era può avere l’ aspettativa inconscia che il suo compagno di vita diventi “lo Zeus che la realizza” oppure può proiettare su di lui l’ immagine di marito idealizzato, criticandolo quando non rispecchia le sue aspettative.
I legami amichevoli non hanno troppa importanza per la donna Era, all’ amica del cuore preferisce infatti il marito a meno che non siano presenti in lei altre dee, come per esempio, Artemide. L’ obiettivo della sua esistenza è piuttosto quello di trovare la sua dolce metà e gli uomini di cui si innamora sono da una parte bisognosi di calore e affetto, e dahera2ll’ altra forti e potenti. È fondamentale che l’ uomo che starà al suo fianco la apprezzi e la stimi altrimenti il matrimonio per lei potrebbe essere insoddisfacente sebbene, essendo estremamente riluttante a separarsi, tenda ad alimentare una relazione infelice e addirittura a subire maltrattamenti.
Il sesso assume importanza essenzialmente perchè la vita sessuale fa parte di quella coniugale, motivo analogo la spinge al desiderio di avere dei figli sebbene, a meno che non sia forte in lei l’ influenza di Demetra, non abbia generalmente un particolare istinto materno. Sa sicuramente assolvere il ruolo di madre, ma ciò non toglie che i figli sono sempre in secondo piano rispetto al marito che resta, sempre e comunque, la priorità nella sua esistenza. Proprio per questo, la situazione più dolorosa che si può trovare a vivere è quella in cui il destino la metta di fronte alla circostanza di rimanere vedova in quanto, oltre al dolore del lutto esperito da ogni persona in una situazione analoga, accanto alla perdita del marito la donna Era perde anche il ruolo di moglie e soprattutto il senso di identità personale. In pratica si trova di fronte alla tragedia di non sapere più chi sia senza la sua metà, ne deriva un senso di inutilità e solitudine che può portarla anche a sviluppare una depressione profonda da cui niente e nessuno riuscirà a risollevarla, a meno che non siano presenti in lei altri archetipi (Demetra potrebbe farla focalizzare sui figli, Artemide sulla vita sociale, Atena su ciò che “è giusto fare”, per esempio).
Sulla base di tutto questo è facile comprendere come tale archetipo possa anche essere molto opprimente per la donna che vi si identifica in quanto, nel caso in cui non sia sposata, la donna Era tende a sentirsi fallita e incompleta, gettandosi spesso tra le braccia di persone sbagliate, mentre nella situazione in cui lo sia potrebbe riuscire a non liberarsi da un matrimonio infelice, trasformandosi in una donna insoddisfatta e amareggiata.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia della prima tra le dee vulnerabili: Demetra, la dea della fertilità.

Ti riconosci in questo tipo di donna? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa dea?
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Riferimento Bibliografico:
-Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Editore, Roma, 1991.

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E tu..che dea sei? La psicologia della donna Estia

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                                                               – Quarta Parte –

Estia è la terza ed ultima delle dee vergini, forse la meno nota tra le divinità dell’ Olimpo.estia5
In quanto dea del focolare è stata rappresentata raramente con sembianze umane dai pittori e dagli scultori, più che raffigurata viene infatti avvertita a livello spirituale, come una fiamma viva che consacra le case e i templi.
Non è mai stata protagonista, nella mitologia, di guerre né di vicende amorose, ma la sua funzione era estremamente importante in tutti quei rituali in cui era necessaria la sua presenza. Come archetipo è una presenza altrettanto importante nella donna, la quale può mantenere, grazie a lei, caratteristiche di purezza e completezza.
La dea Estia ebbe un’ infanzia tutt’ altro che felice: figlia di Crono e Rea fu la prima ad essere inghiottita dal padre e l’ ultima ad esserne rigurgitata, pertanto fu costretta trascorrere molto tempo nelle viscere buie da sola. Crono era un padre tirannico che non nutriva sentimenti d’ affetto per i figli e Rea era una madre debole e impotente che non è mai stata in grado di proteggere i propri figli dalle tirannie del padre. Le donne che abbracciano questo archetipo possono provare il desiderio di ritrarsi emotivamente dall’ ambiente familiare in cui vivono per trovare sollievo nel proprio mondo interiore, estraniandosi dal mondo circostante già da bambine. Come la dea, la donna Estia, a meno che non subisca l’ influenza di altre dee, può non essere interessata a prendere parte ad attività sociali o ludiche.
Da adulta, più che una buona moglie la donna che abbraccia questo archetipo è una buona donna di casa che con il marito, non avendo ambizioni né per sé né per lui, non né è critica né competitiva. Può, pertanto, sembrare una moglie dipendente e a proprio agio nell’ abbracciare un ruolo tradizionale, ma non è così in quanto conserva sempre una propria autonomia interna e per sentirsi realizzata non ha bisogno di un uomo, senza il quale la vita non perderebbe il suo scopo.
Attrae di solito gli uomini che cercano una compagnia silenziosa ed autosufficiente e per cui gli aspetti erotici passano in secondo piano dato che la sessualità, per la stessa donna Estia, ha davvero poca rilevanza. Come si può immaginare è una madre eccellente, tenera e accogliente, si prende cura dei propri figli in un ambiente sicuro e caldo e, a differenza di Atena, non nutre per loro particolari ambizioni, ma li lascia liberi di essere loro stessi.
A differenza di Artemide ed Atena, che si avventuravano nei boschi e nei campi di battaglia, Estia restava in casa o nel tempio ma ciò che la accomuna alle altre due dee vergini è il fatto di essere, come loro, completa in se stessa. È l’ unica dea vergine che, anziché essere orientata al mondo esterno, è concentrata sull’ esperienza soggettiva interiore ed è pertanto particolarmente presente in quelle donne propense a meditare.
La modalità tipica della dea di essere concentrata sul proprio mondo interno, consente ad ogni donna che vi si identifica di entrare in contatto con i propri valori e di percepire, di conseguenza, l’ essenza di una situazione, intuire il carattere degli altri o di comprendere il significato di certe azioni; caratteristiche queste essenziali per entrare in contatto con i propri sensi.
Quando è attivo questo archetipo, la cura del focolare diventa un modo con cui la donna mette ordine nel proprio sé raggiungendo un’ armonia ed un benessere interiore come se, per stare bene, non avesse bisogno di altro che di sistemare le cose dentro di sé, concentrandosi e per questo si può dire che Estia incarni l’ archetipo della vecchia saggia.
La sua attenzione polarizzata sul mondo interno le permette anche di diventare distante da un punto di vista emotivo nonché totalmente disiestia3nteressata a ciò che le accade intorno e proprio tale distacco le permette di essere paragonata ad una saggia, ad una donna anziana che ha il carattere temprato dall’ esperienza, di chi ha incontrato molti ostacoli, ma è riuscita a superarli.
Estia si coltiva nella solitudine senza tempo, senza fretta. Ogni donna può riuscire ad attivarla, ma solo se riesce a ritagliarsi un spazio per se stessa, senza lasciarsi distrarre dagli stimoli esterni circostanti e dedicandosi ad un solo compito alla volta, ponendo così il mondo interiore al centro del proprio Sé e enfatizzando la propria essenza.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia della prima tra le dee vulnerabili: Era, la dea del matrimonio.

Ti riconosci in questo tipo di donna? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa dea?
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Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Editore, Roma, 1991.

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E tu..che dea sei? La psicologia della donna Atena

[Ogni donna ha, dentro di sè, una o più dee che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quella che maggiormente ti rappresenta? E tu..che dea sei? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Atena]

– Terza Parte –

Ci addentriamo oggi nell’ atena3esplorazione della psicologia di Atena, dea della  saggezza e dei mestieri. Similmente ad Artemide, essendo come lei una dea vergine, era devota alla castità ed in quanto dea guerriera era l’ unica divinità dell’ Olimpo ad essere raffigurata con la corazza e l’ elmetto, uno scudo e una lancia.
Il suo compito era quello di scegliere gli eroi per la guerra e, pertanto, una delle caratteristiche principali delle donne che sono impersonate da questo archetipo, è quella di essere strategiche, proprio come la dea che le rappresenta.
Nata dalla testa di Zeus già con sembianze adulte questa dea non è mai stata bambina e in maniera simile colei che abbraccia il suo archetipo ha affrontato le esperienze infantili come farebbe una donna adulta e può essere considerata, per certi aspetti, una dea vergine più emancipata e matura di Artemide.
Già da piccola mostra una spiccata curiosità ed intelligenza, legge molto, chiede informazioni e vuole sapere come funzionano le cose.
La relazione con la figura di attaccamento particolarmente significativa è quella che stabilisce col padre al pari della dea che, sebbene avesse una madre, Metis (divinità dell’ oceano nota per la sua saggezza) si considerava figlia soltanto di Zeus.
Se cresce come prediletta di un padre di successo la donna Atena sarà facilitata nello sviluppare le proprie tendenze naturali a raggiungere gli obiettivi stabiliti e, come la dea nella mitologia era il braccio destro di Zeus, la donna Atena stabilisce col padre un rapporto di grande complicità. Nel caso in cui, invece, il padre non la appoggi (spesso perché troppo impegnato) può crescere con la sensazione di non essere riconosciuta per quello che è con conseguente senso di svalutazione delle proprie capacità.
La madre molto spesso, a meno che non sia a sua volta una donna che abbraccia lo stesso archetipo, non si sente apprezzata dalla figlia che percepisce come troppo diversa dalla altre bambine ed ha la sensazione di intrattenere con lei un rapporto “in difetto” e caratterizzato da poca comprensione reciproca.
Le donne dominate da Atena sono razionali, governate dalla testa più che dal cuore e l’ archetipo femminile che questa dea personifica è in grado di dimostrare come il saper pensare e mantenere il sangue freddo in determinate circostanze anziché farsi prendere dall’ emotività, caratteristiche ritenute generalmente maschili, siano tratti che possono essere completamente “naturali” per certe donne che non si comportano “da uomo”, ma da Atena.
Quando è lei la dea predominante nella psiche di una donna, similmente ad Artemide, possiede un’ attenzione focalizzata che la porta a concentrarsi sulle sue priorità ma, a differenza della dea della caccia (e anche di Estia, l’ altra dea vergine) Atena ricerca la compagnia degli uomini, con i quali lavora a stretto contatto, protetta dall’ elemento dea-vergine che l’ aiuta ad evitare legami emotivi o sessuali con loro.
Gli uomini che attraggono la donna Atena sono quelli che, in qualche modo, le ricordano il padre Zeus; sono pertanto generalmente potenti e tendono a ricoprire ruoli di autorità e responsabilità, uomini forti che le fanno da guida ma che, allo stesso tempo, condividono con lei interessi e modi simili di guardare le cose. Sono uomini di successo, vincenti e, similmente alla dea che durante la guerra di Troia si prodigò per proteggere soprattutto Achille, il più formidabile e vigoroso tra i guerrieri greci, ritiene che solo gli eroi siano degni di considerazione. Di solito sceglie lei il compagno che avrà la fortuna di averla al suo fianco e utilizza, anche in campo emotivo, la capacità di pensiero strategico e pragmatico che la caratterizza.athena_7
La donna Atena vive nella mente e per questo spesso non è in contatto col proprio corpo; a meno che non siano attive in lei anche Era (archetipo della moglie) o Afrodite (archetipo dell’ ebbrezza amorosa), il sesso stesso non è vissuto come espressione di un’ attrazione erotica ma, piuttosto, come un accordo implicito di una relazione o un atto calcolato.
Quando decide di sposarsi succede spesso che il matrimonio di una donna Atena sia più un rapporto di solidarietà che un’ unione appassionata, vive la relazione di coppia come un vantaggio per entrambi. Lei aspira a diventare “socia” di suo marito, una compagna che lo affianca e lo aiuta nella carriera e negli affari, un‘ alleata sul piano sociale. Essendo estremamente pratica e razionale che molto difficilmente si concede agli impulsi, è praticamente inaccessibile alla gelosia sessuale, tanto che può arrivare a sottovalutare in modo eccessivo l’ importanza dell’ interesse del marito per un’ altra donna.
Sa essere una buona madre e può essere considerata, rispetto alla maternità, l’opposto di Demetra (archetipo della madre) la quale vorrebbe che i propri figli non crescessero mai; Atena, invece, non vede l’ ora che diventino grandi, che abbiano un’ età tale per cui si possa parlare con loro e fare progetti insieme ed è fiera di loro se sono personalità estroverse, vivaci e competitive.
Le donne che vivono “da Atena”, vivono con la testa e agiscono sempre in modo intenzionale, i loro sentimenti sono sempre ben modulati e manifestano difficoltà a lasciarsi andare all’ intensità delle emozioni, d’ altra parte non si può dimenticare che uno dei tratti distintivi della dea è quello di portare la corazza grazie alla quale può proteggersi dal proprio e dall’ altrui dolore.
E proprio grazie all’ armatura che indossa, Atena si trova in un certo senso avvantaggiata rispetto ad Artemide, dea per certi versi simile a lei. Mentre Artemide, sprovvista di corazza, può andare infatti incontro a delusioni di fronte ad ostilità ed inganni, Atena è in grado di valutare freddamente quanto sta accadendo e, osservando, etichettando, analizzando quanto sta succedendo decidere cosa fare dopo.
Fare appello all’ archetipo di Atena, pertanto, può essere estremamente utile ad una donna che si trovi nel bel mezzo di una tempesta emotiva per riuscire, ricorrendo alla razionalità, a trovare e mantenere la lucidità necessaria.
Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia della terza ed ultima dea vergine: Estia, la dea del focolare.

Ti riconosci in questo tipo di donna? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa dea?
Se ti va di parlarne, lascia un commento qui sotto 🙂

Riferimento Bibliografico:
Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Editore, Roma, 1991.

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E tu..che dea sei? La psicologia della donna Artemide

[Ogni donna ha, dentro di sè, una o più dee che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte. Qual’è quella che maggiormente ti rappresenta? E tu..che dea sei? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Artemide]

– Seconda Parte –

43984Le dee vergini (Artemide, Atena ed Estia) hanno, come caratteristica comune, quella di essere libere e indipendenti, in particolare personificano la capacità della donna di non venire manipolata né dalle aspettative sociali e culturali né tantomeno dagli uomini.
Oggi esploreremo le caratteristiche di Artemide, dea della caccia e della luna, arciera che sempre focalizzata sull’ obiettivo (e cosciente di poterlo raggiungere grazie alle sue frecce che non sbagliano mai la mira) possiede la capacità innata, come archetipo, di concentrarsi su ciò che ritiene importante senza farsi distrarre nel suo cammino da niente e da nessuno. E proprio la perseveranza e la tenacia che la caratterizzano le permettono di non mancare mai il bersaglio e di raggiungere lo scopo predetto.

Se una bambina possiede qualità tipiche di Artemide, lo si può osservare già dalla tenera età, quando la curiosità e l’ esplorazione per gli ambienti sconosciuti la accompagnano dai primi passi e la tendenza ad essere attiva anziché passiva al mondo le permette di conoscere un universo più vasto di quello circoscritto all’ ambiente domestico. Già da piccola è un “maschiaccio”, preferisce giochi fisici ai fiocchetti rosa e agli abitini da principessa ed i padri che la sostengono, assomigliano molto al padre della dea Artemide, Zeus, sempre pronti ad incoraggiarla in ogni attività e a lodarla di fronte alle vittorie.
Se, però, i genitori non accettano la natura ribelle e selvaggia della piccola Artemide, possono nascere problematiche che generano, in età adulta, un conflitto rispetto alle proprie capacità fino a provocare un senso di inadeguatezza di sé che talvolta sfocia in un conflitto sull’ identità femminile vera e propria. Ciò avviene soprattutto quando la figlia Artemide incontra una madre passiva e debole e, nello sforzo di non somigliarle, si rifiuta di esprimere la propria vulnerabilità e si dimostra indipendente da tutto e tutti; nel rifiuto di identificarsi con lei, però, rifiuta tutto quando viene considerato femminile, entrando quindi in crisi.
Come archetipo, rappresenta qualità idealizzate di movimenti femminili in quanto come la dea che amava circondarsi di ninfe, anche la donna Artemide nutre un senso di grande solidarietà per le altre donne e crede molto nell’ amicizia femminile.
Relativamente alle relazioni amorose, la dea Artemide non è mai stata moglie di nessuno, e la donna impersonata da tale archetipo si sente integra e completa anche senza un uomo al suo fianco, caratteristica questa che condivide con le altre due dee vergini. L’idea del matrimonio è spesso distante dalla sua mente e, nel caso in cui decida di compiere il grande passo, si tratta di un unione su basi egualitarie nel quale preferisce, per esempio, conservare il suo cognome anche da sposata; ci sono sempre comunque buone possibilità che preferisca la convivenza o, addirittura, restare nubile in quanto l’ idea di “sistemarsi” non è molto attraente per lei, troppo libera e dinamica.
Per quanto concerne la vita sessuale, al giorno d’ oggi è raro che la donna Artemide si mantenga casta come la dea che la domina, è invece più probabile che l’ esperienza sessuale venga eventualmente vissuta come un’ avventura, come espressione della sua tendenza ad esplorare. Gli uomini, infatti, difficilmente le interessano nel ruolo di amante e tende, di conseguenza, a tenere distanti quelli che tentano di diventare il centro della sua vita.
Similmente alla dea Artemide, sorella gemella di Apollo, la donna che incarna questo archetipo ricerca e tende a stabilire con gli uomini per lo più legami amichevoli e fraterni. È attratta prevalentemente da persone con cui possa stabilire rapporti “alla pari” e che condividano con lei interessi simili o complementari ai suoi. Può accadere però che si impegni in rapporti meno compatibili, in questi casi tali relazioni tendono a ricalcare alcuni conflitti infantili, riportandole alla mente dinamiche con un padre che non appoggiava le sue aspirazioni rendendola insicura.
Altra possibilità, relativa alle relazioni, è quella che si innamori di un uomo dalla forte personalità con il quale tendartemidee ad entrare in competizione, caratteristica questa che spesso mette fine al rapporto amoroso, intrappolando entrambi in una spirale di rivalità permanente.
In generale, comunque, la donna Artemide, si interessa ad un uomo fino a che è presente l’ elemento dell’ inseguimento che la riporta alla sua natura di cacciatrice che viene meno nel momento in cui lui dipende da lei o manifesta segni di debolezza, pertanto i rapporti privilegiati per lei sono quelli in cui l’ uomo mantiene una certa distanza emotiva e si mostra non sempre disponibile.
Relativamente ai figli, c’è da dire che essi non sono fondamentali nella sua vita che non è certo caratterizzata da un istinto materno predominante; ciononostante, nel momento in cui ha dei figli suoi, è generalmente una buona madre che insegna da subito ai propri figli come bastare a se stessi e come cavarsela in ogni circostanza.
Vivere “da Artemide” può essere molto soddisfacente per la donna che incarna questo archetipo, la quale si pone sempre degli obiettivi che persegue con passione ed entusiasmo in quanto non ha mai la sensazione che nella sua vita manchi qualcosa. La donna Artemide sente sempre il bisogno di venire sfidata e coinvolta in interessi che la gratifichino, ma se l’ archetipo viene contrastato, impedendole di esprimersi, può sentirsi estremamente frustrata, tanto da sviluppare, in certi casi, sintomi depressivi.
Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia di un’ altra dea vergine: Atena, dea della saggezza e dei mestieri.

Ti riconosci in questo tipo di donna? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa dea?
Se ti va di parlarne, lascia un commento qui sotto 🙂

Riferimento Bibliografico:
– Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Editore, Roma, 1991.

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E tu..che dea sei? La Psicologia Femminile.

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– Prima parte –

Ogni donna sa bene quanto non sia semplice esserlo..e soprattutto diventarlo.
È un viaggio continuo, alla scoperta di sè, in lotta tra ciò che desidererebbe essere e ciò che le viene richiesto, è un percorso nel quale si trova ad occupare ruoli diversi, da figlia ad amante, da moglie a madre, da eroina combattiva a donna meditativa. E in questo lungo tragitto da fanciulla a donna si trova spesso ad affrontare tempeste emotive che, sebbene dolorose, le permetteranno di capire chi è davvero.
Ogni volta che si trova a vivere un ruolo, che sia figlia, madre o moglie, abbraccia quello che Jung definisce archetipo.
L’ archetipo è un modello di comportamento istintuale, non appreso e pertanto ereditato dalla cultura; come tale, è un schema interno che guida all’ azione e fornisce i temi principali della vita, sulla base dei quali poi, ogni persona, elabora il proprio insieme di variazioni.
I miti greci sono espressioni di archetipi e ogni donna, a tal proposito, può essere considerata una dea.
È stata Jean S. Bolen, psicoanalista junghiana, nella sua opera “Le dee dentro la donna” a focalizzare l’ attenzione sugli archetipi femminili impersonati dalle dee che influenzano e guidano le scelte e la vita di ognuna e sottolinea come tali modelli interni siano responsabili delle principali differenze che distinguono le donne tra loro.
Sebbene ogni donna abbia presumibilmente in sé un archetipo dominante, nel corso della vita, sulla base di certe variabili come le aspettative familiari e culturali o i cambiamenti ormonali, è presente una propensione ad attivare una dea piuttosto che un’ altra. In adolescenza, per esempio, si attiva con maggiore frequenza Afrodite, dea (e quindi archetipo) della bellezza e dell’ amore che spinge all’ impeto e alla passione tipiche di quell’ età, così come in età adulta ad attivarsi saranno, con maggiori probabilità, Era e Demetra, rispettivamente archetipo della moglie e della madre.
Ogni donna ha, dentro di sé, una o più dee dominanti; più appare complessa, maggiore è la possibilità che siano attive in lei una moltitudine di dee che, sebbene rendano la sua personalità variegata e sfaccettata, la portano con maggiore frequenza a vivere conflitti interiori.
Secondo la Bolen sono sette i complessi archetipici che contengono le varianti a cui la donna può fare ricorso in un certo momento di vita o in una determinata situazione e, proprio sulla base di queste, individua sette divinità importanti e famose della mitologia greca sulla base delle cui caratteristiche distingue tre importanti categorie: le dee vergini (Artemide, Atena ed Estia), le dee vulnerabili (Era, Demetra e Persefone) e la dea alchemica (Afrodite).
Le dee vergini rappresentano le qualità femminili dell’ autosufficienza e, per questo, non sono molto inclini ad innamorarsi; esprimono, come archetipi, il bisogno di indipendenza della donna e la capacità di focalizzarsi e raggiungere le proprie mète.
Le dee vulnerabili rappresentano invece i ruoli tradizionali di moglie, madre e figlia e sono, quindi, quegli archetipi che orientano la donna al rapporto e la cui identità e benessere dipendono dalla presenza nella loro vita di un rapporto significativo nella propria vita. Nei miti che le riguardano, tutte e tre sono state violentate ed hanno molto sofferto per amore, sofferenza che ha permesso loro, però, di andare incontro ad un’ importante evoluzione di crescita interiore.
Infine, Afrodite, dea alchemica, possiede caratteristiche comuni sia con le dee vergini (fa ciò che più le piace) che con quelle vulnerabili (si lega a divinità maschili e ha figli), ma si differenzia da entrambe in quanto a differenza delle prime ha storie sessuali, a differenza delle seconde non è vittima e non soffre. L’ archetipo Afrodite si esprime nel rapporto fisico e nel processo creativo e ognuno di noi fa esperienza della sua particolare alchimia quando si innamora.
Quale donna non è curiosa di sapere quale sia la dea o le dee con cui tende ad identificarsi..? Riuscire a comprenderlo permette di decidere quale dea coltivare e quale tenere a freno nonché di sfruttare i poteri di questi archetipi per diventare l’ eroina della propria storia personale.
Vuoi sapere qual è la dea che ti domina?
Proviamo a capirlo insieme, nel prossimo articolo scopriremo le caratteristiche della prima dea vergine: Artemide, la dea della caccia.

Le 7 dee:
Le dee vergini: Artemide, Atena, Estia
Le dee vulnerabili: Era, Demetra, Persefone
La dea alchemica: Afrodite
La riunione tra le dee: Tutte le dee dentro di te

Puoi approfondire l’ argomento leggendo un altro mio articolo sulla rivista psicologica on line PsicologiaOK.

Riferimento Bibliografico:
– Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Editore, Roma, 1991.

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