Forse hai a che fare con un narcisista ma non lo sai.. – il “narcisista covert”.

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Il narcisismo è una tendenza talmente tanto radicata nella società occidentale da essere un fenomeno comportamentale ben noto a tutti e, sebbene una buona dose di narcisismo sia necessaria per sviluppare una sana autostima, non si può non tener conto del fatto che, quando si manifesta in maniera eccessiva, oltre a generare infelicità in chi ne soffre, crea difficoltà in coloro che vi si rapportano.
Siamo soliti pensare al narcisista come ad una persona egocentrica, arrogante, bisognosa di ammirazione e famelica di successo che, completamente focalizzata su di sé e sui propri bisogni, è totalmente disinteressata rispetto a ciò che le persone che le stanno intorno provano.
In effetti, il termine narcisismo prende il suo nome proprio da Narciso, il giovane protagonista dell’ omonimo mito di Ovidio che, innamorandosi dell’ immagine di sè riflessa nell’ acqua, si consuma di desiderio per se stesso. Similmente a lui, gli individui con personalità narcisistica, sebbene nascondano un’ autostima molto fragile e insicura, mostrano all’ esterno la convinzione quasi irremovibile di essere speciali e perfetti, totalmente incapaci di interessarsi ai bisogni delle altre persone mettendo, sempre e comunque, i propri al primo posto.
La sensazione per chi si rapporta con una personalità narcisista è quella di non essere mai amata, riconosciuta, apprezzata e ascoltata, con la conseguenza di sentirsi sminuita nella sua persona e quindi non apprezzata.
Queste caratteristiche sono presenti nel narcisista inteso nella sua accezione più ampia e che può essere definito “inconsapevole” proprio perchè, totalmente incosciente dell’ impatto che il suo atteggiamento egocentrico può avere sugli altri, non si preoccupa minimamente di ferirne i sentimenti, anche a causa della sua incapacità di riuscire a mettersi nei panni altrui.
A volte però, ci si relaziona a persone che, sebbene non manifestino caratteristiche riconducibili a questa personalità, lasciano comunque in chi vi si rapporta, la sensazione di non essere mai abbastanza adeguati o all’ altezza delle sua aspettative; in questi casi è possibile che si abbia a che fare con un narcisista che è stato definito da alcuni come “ipervigile” (o covert).
A differenza di quanto si nota nel narcisista inconsapevole in questo caso è estremamente frequente una grande sensibilità alle critiche; anzichè mostrarsi sicuro e fiero di sé, in questo caso la timidezza e il timore di essere rifiutato o umiliato hanno la meglio ed i sentimenti di grandiosità sono presenti, sebbene siano camuffati da modestia, tristezza e atteggiamento ipercritico nei confronti delle altre persone.
Anche se, a prima vista possa sembrare che questo tipo di narcisista abbia un impatto minore su chi si relaziona a lui, in realtà non va dimenticato che questa modalità persistente di rapportarsi può renderlo, in certi casi, anche molto manipolatorio, soprattutto nell’ ambito delle relazioni sentimentali ed è in questi casi che riuscire a “smascherarlo” può essere utile a chi si rapporta con lui, per tutelare se stesso, ma anche per rendere il narcisista covert più consapevole dell’ impatto che il suo comportamento può avere sugli altri.

Come si riconosce un narcisista covert?

Non ricerca attenzione in modo palese sebbene la desideri e, nel momento in cui non gli viene concessa, trova il modo di “vendicarsi” (mettendo il broncio, dicendo bugie o lamentandosi).

Ha un atteggiamento molto rigido, per cui quando crede di aver subìto un torto, taglia i ponti senza chiedere spiegazioni o chiarificazioni.

narcisismo-covert3 Il suo smisurato bisogno di garantirsi la vicinanza degli altri, lo porta spesso ad adottare atteggiamenti per controllare l’ altro che possono far leva sul senso di colpa, sulla seduzione o sul bisogno di apparire come vittima.

Tende a mostrare un’ immagine di sé come persona fragile e molto sfortunata.

Le modalità usate dai narcisisti covert per avere “i riflettori puntati su di sé”, sono indirette e consistono nel mettere l’ altro nella condizione di sentirsi poco adeguato a rispondere ai suoi bisogni e per questo prediligano modalità manipolatorie per avere il controllo della situazione e sulle persone.
Questo quadro di personalità genera una grande dolore in chi ne soffre e tende, al tempo stesso, a togliere molte energie a chi vi si rapporta che, nonostante i ripetuti sforzi, avrà sempre la sensazione di “non essere mai abbastanza”.

Riferimenti Bibliografici:
-Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.
– Gabbard, G. O. (1989). “Two subtypes of narcissistic personality disorder”. In Bulletin of the Menninger Clinic, 53, pp. 527-532.
-Wink, P. (1991). “Two faces of narcissism”. In Journal of Personality and Social Psychology, 54, 446-463.

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Chi è Peter Pan?

Peter Pan lo conosciamo tutti.
È un bambino, protagonista dell’ opera teatrale di Barrie del 1904 che, dopo aver sentito i genitori pianificare il suo futuro, decide di scappare e rimanere bimbo782-Peter-Pan per sempre. La mamma, distratta, si dimentica di lui e Peter, volando, arriva all’ “isola che non c’è” dove incontra altri “bimbi sperduti” e ne diventa il capo.
Oggi, quando, si parla di Sindrome di Peter Pan, ci si riferisce a tutti quegli adulti a cui non piace, nonostante l’ età, comportarsi “da grandi”.
In particolare, si fa riferimento a tutti coloro che faticano ad entrare nel mondo adulto e che tendono quindi ad assumere comportamenti infantili, non prendendosi le proprie responsabilità, non aprendo a nessuno la propria intimità e prendendo ogni aspetto della propria vita in modo leggero e superficiale.
Mentre il personaggio Peter Pan suscita in genere simpatia essendo un bimbetto allegro e vispo, avventuroso, che ama giocare e raccontare storie, i “personaggi” Peter Pan che incontriamo nella quotidianità, non sempre suscitano la stessa benevolenza soprattutto quando tendono a giocare con i sentimenti altrui o a raccontare storie non vere.
Nel 2009, anno della mia tesi di laurea specialistica, l’ argomento era molto attuale sebbene non approfondito ed è per questo che, a suo tempo, l’ ho scelto come argomento di tesi e voglio, in questo articolo, illustrare alcune delle riflessioni che ne sono derivate.
Intanto: perchè crescere spaventa..?
Di sicuro, crescere non è semplice. Nel momento in cui ci affacciamo all’ età adulta ognuno di noi si trova di fronte ad una dura realtà: i nostri genitori, in nostri punti di riferimento, non si prendono più costantemente cura di noi e la sensazione che ne può derivare è quella di essere abbandonati a se stessi. Per alcuni, il mondo può diventare improvvisamente complicato e allora, forse, è molto meglio restare fermi sulla soglia e restare piccoli se l’ alternativa è crescere ed affrontare i draghi là fuori dalla porta di casa.

Ma perchè la Sindrome di Peter Pan è un disagio che si presenta per lo più in questo periodo storico?

La nostra società moderna sta andando incontro a forti cambiamenti che, inevitabilmente, si ripercuotono sugli stili di vita, sulle abitudini, sulle tradizioni delle persone e ciò determina, in molti casi, un ritardo nel processo di indipendenza dei giovani adulti. La stessa crisi che il mondo occidentale attraversa, determina alcune conseguenze (lavoro precario, genitori meno giovani, relazioni più instabili) che, sicuramente non incoraggiano l’ indipendenza. Personalmente, però, trovo riduttivo attribuire a questo l’ intera responsabilità del fenomeno.
Ritengo quindi opportuno chiedersi quali sono le cause psicologiche del disturbo. Uno psicologo americano, Dan Kiley, negli anni ’80 ha studiato il fenomeno sostenendo che la Sindrome di Peter Pan è un trauma che blocca la vita emotiva del soggetto quando è ancora un bambino. Mentre si assiste ad uno sviluppo intellettivo normale, la personalità resta bloccata nell’ infanzia ed è proprio nepeter_pan_and_wendy_by_underscope1993-d773by1ll’ infanzia che vanno, secondo lui, ricercate le cause del malessere che si paleserà poi nella vita adulta.
Ognuno di noi, infatti, costruisce sulla base dell’ amore trasmesso dai genitori, il proprio equilibrio emotivo, pertanto una carenza affettiva vissuta nella primissima infanzia potrebbe essere alla base della sofferenza di percepirsi indifeso di fronte al mondo e angosciato dagli ostacoli che cercherà, quindi, di evitare.
Si può ipotizzare, quindi, che i Peter Pan siano dei “fobici“..il sentimento che li domina è la paura, una paura che li lascia talmente paralizzati che l’ unico modo per affrontarla è….scappare!
Scappare dal mondo pericoloso, dal contatto con la propria parte intima, dalla relazione con persone che potrebbero ferire.

Puoi approfondire l’ argomento leggendo un altro mio articolo sulla rivista psicologica on line PsicologiaOk.

Riferimenti Bibliografici:
– Cataluccio, M. (2003). (introduzione di) Peter Pan e Wendy. Il bambino che non voleva crescere di J. M. Barrie. Feltrinelli Editore.
– Kiley, D. (1983). The Peter Pan Syndrome, (trad. it. Gli uomini che hanno paura di crescere. Rizzoli Editore, Milano 1985).

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