Sintomi depressione: la ruminazione mentale, quando staccare la mente dai pensieri sembra impossibile.

Sintomi depressione: ruminazione mentale

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Sintomi depressione – Capita che certi pensieri o ricordi si insinuino nella mente in maniera continua e costante, creando circoli viziosi da cui pare impossibile uscire.

Ed è così che la mente si stanca e si affanna per cercare di bloccare questo meccanismo, che può essere definito di “ruminazione mentale”, e che consiste nell’ incapacità di fermare il susseguirsi, rapido e stancante, di idee e dubbi che fluiscono ininterrottamente senza possibilità di interromperli.

Il processo di ruminazione è collegato al bisogno di controllare i propri sentimenti di apprensione e tristezza ed infatti tale segno è presente in alcune problematiche di ansia e nella depressione, caratterizzate dalla tendenza di chi ne soffre a focalizzare il pensiero in maniera esclusiva su esperienze emotive negative, valutando in modo distorto sia se stessi che l’ ambiente circostante.

Al di là dell’ aspetto patologico, caratterizzato da un disturbo vero e proprio, però, la gran parte delle persone sperimenta quotidianamente esperienze di questo tipo, soprattutto nei periodi caratterizzati da forte stress.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Chi rumina, in genere, “rimastica” mentalmente episodi del passato, continua a rianalizzarli, a domandarsi  perché le cose siano andate in modo piuttosto che in un altro, continuando a giudicare la scelta fatta e vivendo sempre nel dubbio di aver sbagliato o di non aver, comunque, fatto la cosa giusta.

È chiaro che si tratta di una modalità di pensiero disadattiva in quanto, essendo concentrata su “ciò che poteva essere” non consente di guardare avanti e di sviluppare, quindi, buone soluzioni per risolvere i propri dilemmi ma implica anzi una perdita di energia, focalizzandosi sul desiderio di modificare un passato che, per definizione, è immodificabile.

Quando tale circuito diventa consistente in termini di frequenza e di intensità può diventare anche molto molto stancante per chi lo vive, che ha la sensazione di “fondersi la testa a forza di pensare”.

Come si può rompere tale circolo vizioso?

Di sicuro non è una cosa semplice né, soprattutto, immediata anche perché la ruminazione è un meccanismo in buona parte automatico e, come tale, viene percepito come incontrollabile.

Va però detto che, a differenza delle ossessioni vere e proprie (ossia quei pensieri, immagini ed idee invasive che si presentano costantemente in modo irrazionale e accompagnate spesso da comportamenti – compulsioni – tesi a ridurre il disagio che ne deriva), possiedono la caratteristica di essere parzialmente “controllabili”.

Proprio facendo leva su questo aspetto può risultare utile cercare di “razionalizzare” il contenuto dei pensieri provando ad analizzarlo nella maniera più oggettiva possibile.

Cosa più facile a dirsi che a farsi per chi ha difficoltà a “staccare la testa”….ma non, per questo, impossibile.

Ecco alcuni suggerimenti per gestire le “ruminazioni mentali”….

  • Trovare elementi di distrazioneCapita che tali modalità si mettano spesso in moto nei momenti di noia e stress, ecco allora che la prima strategia che può essere utile per mettere a tacere questi pensieri fastidiosi, sia quelli di raggirarli, distraendosi. Ascoltare la musica, guardare un film, chiamare un amico che non si sente da tempo, fare un puzzale, un cruciverba, una passeggiata..qualunque cosa sia in grado di spostare la mente altrove.
  • Analizzare il pensiero in maniera logica. Quando la ruminazione riguarda, ad esempio, pensieri depressivi quali “Non c’è niente che vada per il verso giusto, tutto finisce per essere un disastro”; mettere nero su bianco, in modo obiettivo, quelle che sono le risorse ed i successi raggiunti nella vita, realizzando così che, effettivamente, non si è di fronte ad un fallimento totale.
  • Imparare a monitorare quelli che possono essere definiti “monologhi negativi” di pensiero. Individuare cioè, quei monologhi interiori caratterizzati da una vena vittimistica e distruttiva, questo consente di capire dove inizia “l’ inghippo”.
  • Sviluppare un pensiero positivo. Ogni volta in cui, per esempio, la ruminazione ruota intorno a pensieri tipo “Perché capitano tutte a me?”, può essere utile chiedersi se sia davvero così.
    Davvero non esiste nessuno, tra tutti quelli che conosci, che hanno dovuto rapportarsi ad imprevisti spiacevoli nel corso della propria vita..?
    Può darsi che a loro, così come a te, accadano sia cose belle che cose brutte, ma forse tu tendi a focalizzarti solo sulle esperienza spiacevoli.

Come detto poco fa, mettere in atto questi “esercizi” è cosa tutt’altro che semplice, soprattutto nel caso in cui questa modalità di osservare se stessi ed il mondo circostante sia profondamente radicata. In questi casi si può pensare di rivolgersi ad un professionista con l’ aiuto del quale esplorare le proprie modalità di funzionamento al fine di modificarle.

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Bisogno di ordine e controllo – la Personalità Ossessiva.

Il bisogno di organizzare e dare un ordine al mondo nonché quello di avere un certo controllo sulle cose appartiene, in una certa misura, ad ogni essere umano.
personalità ossessiva 4Questa necessità è particolarmente evidente nell’ infanzia, periodo caratterizzato dalla presenza di atteggiamenti ripetitivi che hanno come obiettivo quello di ricercare precisione e regolarità nello svolgimento di qualsiasi banale routine quotidiana, generando un senso di sicurezza.
Con il passare del tempo questa tendenza si affievolisce ed il bisogno di controllare gli eventi si fa meno intenso sebbene talvolta si mantengano durante lo sviluppo alcune modalità che contribuiscono allo strutturarsi di una personalità con caratteristiche ossessive e ciò avviene in tutte quelle circostanze in cui viene stimolato un modo doppio e opposto di gestire la complessità del mondo.

Quali sono tali circostanze?

Nelle famiglie organizzate in modo ossessivo, in genere, almeno uno dei due genitori, sperimentando una difficoltà personale nel tradurre il suo affetto in contatto e carezze, anziché mandare segnali chiari al figlio, si esprime in modo ambivalente per cui, per esempio, di fronte al desiderio di contatto fisico, è in grado di fornire solo un attaccamento senza calore e ciò fa sì che il bambino percepisca agio e disagio contemporaneamente ogni volta che viene toccato.
Il figlio, alla costante ricerca di sicurezza, tende a stabilire un rapporto privilegiato proprio con il genitore che propone messaggi in modo razionale e freddo in quanto il suo essere prevedibile lo rassicura sebbene lo porti ad interpretare se stesso e il mondo attraverso schemi rigidi e inflessibili e proprio su tale inflessibilità continua a strutturarsi nelle varie fasi di crescita.
Il bambino, vivendo costantemente una realtà fatta di regole irremovibili, è continuamente portato ad avere visioni opposte sia di se stesso che dell’ ambiente circostante e ciò lo incoraggia ad organizzare la sua conoscenza del mondo in categorie estreme (buono/cattivo, giusto/sbagliato, bianco/nero).

Stressed man upset frustrated has too many thoughts with brain melting into lines

È per questo che, col passare del tempo, quel senso di “divisione dell’ io” che ogni essere umano sperimenta durante il periodo adolescenziale, viene vissuto, da chi ha una personalità organizzata in senso ossessivo, come il convivere, dentro di sé, di due persone completamente differenti tra loro. Pertanto, l’ unica soluzione per contenere l’ ansia di fronte a tale circostanza è quella di fare di tutto per confermare gli attributi del Sé positivo favorendo un’ immagine di sè come persona giusta e buona (e quindi amabile) evitando di fare in modo che si sviluppi il Sé negativo che rimanderebbe un’ immagine di persona sbagliata e cattiva.
Proprio per questo l’ ossessivo fa a se stesso una costante e rigida richiesta di perfezionismo: anziché accettare i normali limiti e le debolezze umane, al fine di potersi considerare valido ha bisogno di essere perfetto in tutto (“Se eseguo il lavoro perfettamente sono bravo, altrimenti non valgo nulla”) sebbene, generalmente, alle limitate circostanze di soddisfazione di sé si alternino le più costanti sensazioni di insufficienza. personalità ossessia 3
L’ atteggiamento verso l’ esterno non può che essere caratterizzato dalla ricerca costante di ordine che, ovviamente, non risulta mai adeguato e proprio tale necessità di certezza spinge l’ ossessivo a preoccuparsi per ogni minimo dettaglio, vagliando ogni possibilità di errore e dubitando di tutto; ogni situazione in cui viene richiesto di fare una scelta non fa altro che aumentare l’ ansia e spingere ad una continua ricerca di perfezione che, per definizione, non potrà mai essere raggiunta.
Il bisogno di categorizzare tipico di chi ha una personalità organizzata in senso ossessivo, è rassicurante perché permette di etichettare idee, pensieri, eventi, persone fornendo certezze che sono però soltanto apparenti e, semmai, molto limitanti.
La difficoltà di chi abbraccia questo tipo di personalità è quella di cogliere le infinite sfumature che si collocano tra due poli opposti del pensiero, tenendo conto solo delle alternative drastiche e non interessandosi delle innumerevoli soluzioni intermedie.
Modificare questa modalità di pensiero risulta spesso difficile soprattutto perché ci si trova a fare i conti con un giudice interno molto rigido che si è strutturato fin dall’ infanzia e che è sempre pronto a criticare senza mai  riconoscere i meriti.

Circus girl

Non è  però impossibile. Dopo aver preso atto di questa fragilità ciò che si deve imparare a fare è prendere confidenza con un atteggiamento flessibile, pronto a mettersi in gioco, a non giudicare e senza dimenticare mai che non esistono solo il bianco e il nero, ma anche il grigio..il giallo, il fucsia, il verde, il blu……

 Riferimento Bibliografico:

– Reda, M.A. (1986), Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia, Carocci Editore. Roma

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