Accettare i cambiamenti..che fatica!

Sebbene la gran parte delle persone si senta rassicurata nel momento in cui percepisce di poter controllare gli eventi, ognuno si trova costantemente nella condizione di dover affrontare il cambiamento.
Che si tratti di avvenimenti più o meno gradevoli, da un licenziamento all’acquisto della casa dei propri sogni, i mutamenti mettono sempre di fronte alla dura realtà che, nostro malgrado, non sia possibile controllare gli eventi i quali, molto spesso, si susseguono senza la possibilità di poterli dominare.
Quando ciò avviene, la prima reazione è tendenzialmente quella di opporvi resistenza in quanto il cambiamento spaventa essendo vissuto come qualcosa di estraneo, poco familiare e indomabile. Proprio per questo, anche nei casi in cui la situazione attuale provochi una sofferenza, la prima risposta tende ad essere quella di adoperarsi per lasciare le cose immutate, trattenendo il più possibile persone, situazioni, luoghi o oggetti per quanto risultino, talvolta, addirittura scomodi.
Restare aggrappati a ciò che si conosce è, senza dubbio, rassicurante ma diventa, al contempo, molto limitante perchè favorisce la tendenza a rimanere radicati ad un passato che non può essere modificato, anzichè proiettare la propria mente verso un futuro ancora tutto da scoprire e da plasmare.
Imparare a rompere certe rigidità, aprendosi all’imprevisto e sviluppando un approccio più flessibile alla vita è un dono enorme che ognuno può fare a se stesso che permette di concedersi infinite possibilità di crescita e rinnovamento.

Come ci si può aprire al cambiamento senza avere paura?

∗ Inizia dalle piccole abitudini quotidiane ∗ Ovviamente, soprattutto nei casi in cui il cambiamento venga vissuto con forte timore, l’accettazione delle variazioni che avvengono nella propria vita devono essere accettate a piccoli passi. Per questo può essere utile iniziare da cose “banali” come, ad esempio, spostare la disposizione dei mobili nella propria casa, fare spesa in un supermercato differente da quello abituale, cimentarsi nella preparazione di un nuovo piatto mai cucinato prima e così via….trovare attività ed esperienze nuove permette, di per sè, di aprirsi a possibilità sconosciute.

∗ Accetta il cambiamento ∗ Può sembrare banale, ma non lo è. Spesso ciò che rende più difficile in assoluto rinnovarsi senza opporre resistenza, è proprio l’incapacità di rinunciare a dominare le situazioni. Non è ovviamente possibile avere controllo su tutto ciò che avviene intorno a noi e cercare di contrastare costantemente qualcosa che non può essere dominato, può avere effetti anche molto logoranti sul proprio benessere.
É per questo che, di frequente, lasciare andare fa molto meno male che continuare a trattenere; molto spesso, “mollare la presa” e fidarsi dell’incerto può essere l’unico modo per ottenere sollievo e ritrovare la serenità.

∗ Fidati delle tue capacità ∗ Le cose intorno a te cambiano e tu, spesso, non le puoi controllare, è vero..ma non dimentichi una cosa importante? Tu possiedi una grande varietà di risorse e, la gran parte delle volte, vengono fuori proprio quando sei messo alla prova. Non aver paura, quindi, pensa che, nel momento in cui la vita ti metterà di fronte ad una situazione nuova, tu troverai il modo per affrontarla nel migliore dei modi, l’hai sempre fatto, solo che non c’hai mai fatto caso.

∗ Sii paziente ∗ L’ accettazione del cambiamento non va di pari passo con la fretta: abituarsi a qualcosa di diverso da ciò che si conosce richiede infatti del tempo ed è giusto, pertanto, seguire i propri ritmi senza essere impazienti imparando, in questo modo, a vivere ogni cambiamento non come un limite, ma come un’opportunità.

Iniziare a seguire questi piccoli suggerimenti, permette di realizzare quanto, abitualmente, venga naturale opporsi al cambiamento (in genere si tende a seguire sempre il solito tragitto per andare a lavoro o a privilegiare, per esempio, lo stesso mezzo di trasporto) ma quanto costituisca, al tempo stesso, una grande occasione di crescita personale e conoscenza di sè, degli altri e del mondo.

Riferimento Bibliografico:
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.

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Quando la psicoterapia funziona, attenzione ai “complici”..

Qualunque sia il motivo per cui si decida di intraprendere un percorso terapeutico, l’ obiettivo che ci si aspetta è quello di ottenere un cambiamento.images6
Un cambiamento di abitudine, di atteggiamento, di comportamento, di pensiero, qualcosa che renda diversi e meglio “equipaggiati” nell’ affrontare la vita con nuove consapevolezze.
Ma cambiare, e questo non va mai dimenticato, spaventa.
La persona che inizia un percorso di crescita avendo una percezione di sé come individuo insicuro, ansioso o depresso si accorge, avanzando nel percorso terapeutico, come certe sue caratteristiche si stiano modificando ed inizia ad entrare in relazione con aspetti di sé che gli erano sconosciuti fino a quel momento.
Per quanto tale evoluzione sia adattiva e porti allo svilupparsi di un’ immagine di sé come persona sicura e serena, a volte la tendenza è quella di difendere a spada tratta l’ immagine di se stessi più familiare sebbene sconveniente, ossia quella che ci ha spinti a ricercare l’ aiuto di un professionista in quanto è quella l’ idea di noi in cui, per quanto ci crei sofferenza, ci riconosciamo.
Il percorso di cambiamento, già reso difficile da questi aspetti personali, si complica ulteriormente quando anche le persone significative che ci sono intorno diventano, loro malgrado, sabotatori del  nostro percorso di crescita.
Quelli che possiamo definire “complici” sono di solito familiari, amici o colleghi con cui interagiamo nella quotidianità e che hanno un ruolo cruciale, sebbene inconsapevole, nel mantenimento della problematica che si sta cercando di superare.
Ciò avviene perché ogni persona vive all’ interno di un contesto sociale ed ogni comportamento, che sia adattivo o meno, avviene sempre in relazione a qualcuno. I complici sono coloro che, in qualche modo, traggono un vantaggio secondario dal disturbo del soggetto in terapia ed è per questo che, sebbene non in maniera maligna, possono rappresentare un grave ostacolo alla guarigione.
Possiamo usare come esempio una situazione piuttosto frequente: una ragazza che, soffrendo di attacchi di panico, con buone probabilità tenderà a dipendere dagli altri, avrà paura a fare le cose da sola e chiederà sempre la vicinanza della persone significative. Per quanto i genitori o il fidanzato possano essere preoccupati per lei e vorrebbero vederla serena, è probabile che, nel momento in cui, una volta iniziata una psicoterapia, la stessa ragazza imparerà, gradualmente, a vivere senza il bisogno di appoggiarsi a loro, tutti tenderanno ad avere dei comportamenti che impediscono questa sua evoluzione. I genitori potrebbero provare la sensazione di sentirsi inutili e temere che la figlia, diventando indipendente, si allontani troppo da loro così come il fidanzato, vedendo la ragazza uscire serenamente a cena fuori con le amiche anche quando lui non c’è, potrebbe iniziare ad essere geloso e temere di essere abbandonato.
Sulla base di questi timori le persone significative che ruotano intorno alla persona sintomatica, potrebbero mettere in atto delle strategie per riportarla alla situazione di partenza, strategie che, con buonissima probabilità, sono le stesse che hanno portato allo svilupparsi della sintomatologia stessa (in questo caso, per esempio, la ragazza potrebbe avere attacchi di panico, perché i genitori, nel tentativo di proteggerla le hanno d sempre trasmesso implicitamente il messaggio che “il mondo è pericoloso”).
indexÈ chiaro come questa fase del processo terapeutico risulti particolarmente delicata ed essenziale per chi la vive. Ciò che si richiede adesso è di prendere consapevolezza di certi schemi che hanno guidato la propria esistenza fino a quel momento, comprendere come hanno influenzato la propria visione del mondo e, cosa più difficile, spezzarli per crearne di nuovi all’ interno di una cornice in cui le persone significative, anziché favorire questo processo, senza neanche accorgersene, tentano di ricondurre ai vecchi schemi problematici.
Divenire coscienti di questo e imparare a mettere dei confini tra sé e gli altri, è un passo fondamentale per comprendere il sintomo e farne un importante alleato.

Riferimento Bibliografico:
– Wacthel, P. L. (2000), “La comunicazione terapeutica”, Bollati Boringhieri Editore s.r.l., Torino.

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