Da cosa origina il bisogno di dipendere dagli altri?

Da piccoli dipendere da qualcuno è un bisogno fondamentale per la propria sopravvivenza.
Totalmente “nuovi” al mondo, senza nessuno che fornisca nutrimento e protezione, la vita di ognuno sarebbe, infatti, in grave e costante pericolo.
È crescendo che, pian piano, acquisendo nuove competenze e capacità, esplorando il mondo e nuovi contesti, il bisogno di avere costantemente presente una figura di riferimento che possa fornire un senso di sicurezza e protezione diminuisce progressivamente lasciando il posto ad un desiderio di autonomia ed indipendenza, adeguato ad ogni fase evolutiva. Ovviamente ciò non vuol dire che non si avverta più la necessità di essere circondati da  persone emotivamente rilevanti, significa piuttosto che, nel momento in cui esse sono lontane la loro assenza non genera ansia.personalita-dipendente3
Non sempre, però, le cose si svolgono “secondo i piani”. Può avvenire che anche da grandi permanga un bisogno eccessivo di essere accuditi e rassicurati dagli altri mettendo in atto comportamenti che, in modo più o meno implicito, suscitino una richiesta di attenzione e protezione costanti.
Il timore di fondo si basa sulla convinzione di essere totalmente incapaci di poter funzionare in modo indipendente ed è per questo che, pur di non perdere il supporto e l’ approvazione degli altri, la tendenza è quella di abbracciare un comportamento sottomesso, concordando sempre su ciò che ritengono sbagliato o a non arrabbiarsi neanche di fronte alle ingiustizie per timore di perdere l’ approvazione degli altri.
Non esprimendo, in poche parole, mai se stessi come essere autonomi.
Ciò si traduce nella difficoltà di prendere decisioni, iniziare progetti o fare cose da soli, andare alla disperata ricerca di una relazione intima appena ne termina una. Alla base di questo c’è la convinzione di essere completamente incapaci di funzionare senza la relazione con qualcuno diverso da sé ed è per questo che ricercano in maniera rapida ed indiscriminata la presenza di un’ altra persona non appena se ne perda una significativa.

Da dove ha origine questa paura incondizionata di rimanere solo?

È probabile che le basi di questo disagio debbano essere ricercate nella prima infanzia, periodo in cui si stabilisce l’ attaccamento che inevitabilmente condizionerà le relazioni future di ogni persona (per approfondire clicca qui).
Questa fase di vita attraversata da ogni essere umano nei primi anni dello sviluppo è molto importante per la formazione della personalità in quanto permette di sviluppare l’ attaccamento verso l’ adulto che, avendo funzione di “colonna portante”, permetterà di esplorare il mondo sentendosi al sicuro, dipendendone sempre meno col passare del tempo.
È possibile che questo tentativo costante e disperato di mantenere gli altri a sé possa derivare da una separazione precoce con la figura di attaccamento che ha portato la persona a sperimentare dolorosi sentimenti di rabbia e abbandono ostacolando così il normale e fisiologico processo di separazione e favorendo, al contrario, un’ emozione di ansia ogni qual volta si abbia la percezione di essere rimasti soli.
Il contesto terapeutico si configura, generalmente, un ambiente privilegiato per comprendere tali meccanismi, dar loro un significato e accettarli modificando in questo modo certe tendenze controproducenti.

Riferimenti Bibliografici:
– American Psychiatric Association (2014), DSM-5, Raffaello Cortina Editore.
– Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.

 

Condividi:

Come vivi le relazioni? Dipende dal tuo modello di attaccamento..

Ognuno di noi, fin da piccolo, stabilisce un rapporto significativo con una figura d’ attaccamento, solitamente la madre, sulla base del quale si strutturano la personalità e le relazioni affettive future. partner1
È proprio attraverso queste esperienze precoci che il bambino costruisce una rappresentazione interna di se stesso e dell’ altro grazie alla quale impara ad interpretare le informazioni provenienti dal mondo esterno e sviluppa una specie di “copione” circa le sue modalità relazionali.
Gli schemi emotivi e comportamentali dell’ attaccamento hanno un valore adattivo in quanto si sono sviluppati nel tempo per garantire la sopravvivenza della specie. I due poli di questo processo sono la vicinanza fisica e l’ esplorazione dell’ ambiente: quando il piccolo percepisce un pericolo attiva tutta una serie di comportamenti (per esempio piangere o urlare) che producono la vicinanza della figura d’ attaccamento, mettendolo in salvo, rassicurandolo; qualora essa sia assente o se il bambino la percepisce tale, svilupperà “ansia da separazione”.
Un famoso esperimento compiuto da Mary Ainsworth e noto come Strange Situation (caratterizzato appunto dall’ allontanamento e riavvicinamento della madre alternato alla relazione del bimbo con un estraneo) ha permesso di individuare tre fondamentali stili di attaccamento che, come detto, caratterizzano la prima relazione della vita, strutturano la personalità e influenzano le modalità relazionali future.

Vediamo quali sono e in che modo influenzano le relazioni.

L’ attaccamento sicuro si sviluppa in tutti i bambini che hanno avuto una madre sensibile ai loro bisogni, pronta a correre in aiuto qualora ne abbiano fatto richiesta.
La mamma di un bimbo sicuro non ha mai impedito o limitato l’ esplorazione dell’ ambiente circostante trasmettendo al figlio la certezza della sua disponibilità, anche quando non può essere fisicamente presente.
Il bimbo comprende di poter contare su di lei perché è in grado di consolarlo e proteggerlo ogni  volta ne abbia bisogno e ciò gli permette di costruirsi un’ immagine di Sé come persona amabile, degna di essere confortata e apprezzata ed una rappresentazione interna degli altri come affidabili, presenti e pronti ad aiutarlo nel momento del bisogno.

partner2

Proprio questa sicurezza acquisita nel periodo dell’ infanzia lo porta, da adulto, ad avere un ruolo attivo nella scelta del partner, selezionando solo coloro che sono in grado di amarlo davvero e tenendo lontane tutte quelle persone che possono frustrarlo nella sua certezza di essere amato e accettato.
Un adulto con attaccamento sicuro tende a scegliere partners “validi” e difficilmente incappa in relazioni “tossiche”, essendo alla ricerca di fiducia e accettazione dell’ altro; quando ciò avviene, tende a chiuderle in tempi rapidi e senza troppa sofferenza in quanto non gratificato da una relazione non in linea con le sue aspettative.

L’ attaccamento (insicuro) evitante è presente nei bambini che, anziché essere accolti nella normale richiesta di affetto e attenzione, durante l’ infanzia hanno sperimentato rifiuto. Le madri che incoraggiano tale modalità di attaccamento, tendono ad essere piuttosto insensibili ai segnali emessi dal figlio ed a scoraggiare o addirittura rifiutare il contatto fisico quando il bambino richiede protezione, favorendo in lui sentimenti di ansia e paura.
La percezione del bambino sarà quella di essere solo al mondo e non tutelato e, di conseguenza, l’ adulto che si sviluppa a partire da questa esperienza si costruisce una rappresentazione di Sé come persona non accettata e indegna, traendone la conclusione di non essere meritevole d’ amore. Dal suo punto di vista gli altri sono considerati persone ostili, non presenti, da cui non aspettarsi niente se non delusione e esclusione.
Da queste basi si genera, solitamente, la convinzione di potersi fidare solo di se stessi e delle proprie risorse (percepite comunque limitate data la scarsa autostima), pertanto chiedere aiuto nei momenti di difficoltà risulta del tutto superfluo.partener3
Evitare di esporre le proprie emozioni o controllarle nella loro espressione diventa la strategia privilegiata da chi ha sviluppato un attaccamento evitante; impedire agli altri di conoscere il proprio mondo emotivo permette infatti di evitare l’ esposizione ad eventuali rifiuti che verrebbero vissuti come conferme alla convinzione di non avere alcun valore. A livello di legame affettivo tale atteggiamento è tipico in coloro che vivono svariate relazioni senza concedersi mai all’ altro ad un livello intimo e profondo e stabilendo soltanto rapporti superficiali e privi di valore emotivo, anche a lungo termine.

L’ attaccamento (insicuro) ambivalente si sviluppa nei bambini che hanno la percezione di avere una madre imprevedibile in quanto, in seguito alle normali richieste di affetto e accudimento, ha reagito talvolta accorrendo ai segnali di paura del figlio, consolandolo, altre volte, mostrandosi indifferente a tali richieste. La difficoltà che i bambini con attaccamento ambivalente tendono a sviluppare, è quella di essere incapaci di regolare le loro emozioni mostrando, a loro volta, scarsa chiarezza nell’ esprimere i propri sentimenti.
partner4La percezione di Sé che si sviluppa a partire da tali modalità relazionali è quella di persona vulnerabile che non ricerca mai aiuto dagli altri in quanto considerati inaffidabili e incostanti. Un adulto che ha vissuto questo tipo di esperienza, da grande, andando alla continua ricerca di conferme al proprio valore, tende a mettere in atto una serie di strategie tese ad ottenere un controllo sugli altri allo scopo di renderli maggiormente prevedibili. Nelle relazioni, pertanto, la tendenza è quella di esprimere in maniera esagerata i propri sentimenti con emozioni intense ed esplosive (come ad esempio gelosia e possessività), costringendo, in modi più o meno impliciti, la persona amata ad essere sempre e ininterrottamente presente e prodiga di attenzioni che, però, non sono mai abbastanza.

Emerge chiaramente come la modalità con cui si sviluppa il legame di attaccamento sia uno dei fattori che assume un ruolo importante nello sviluppo della personalità dell’ individuo, plasmando il suo modo di relazionarsi agli altri e al mondo.
Sebbene tali esperienze affettive precoci tendano a mantenersi piuttosto stabili nel tempo, non si può non tenere conto del fatto che lo stesso legame di attaccamento è legato anche ad aspetti cognitivi che portano gli individui a interiorizzare certi “schemi”, riproponendoli poi nel tempo. Di conseguenza, conoscere e comprendere le dinamiche del proprio stile di attaccamento, permette di modificare certe esperienze precoci “distorte” e di dare nuovi significati alle proprie emozioni.

Riferimento Bibliografico:
– Fonzi, A. (2001). “Manuale di psicologia dello Sviluppo”, Giunti Editore.

Salva

Salva

Condividi: