Rompi le rigidità e impara ad essere flessibile.

Ognuno di noi sviluppa, nel corso degli anni, una personalità che guida le scelte, le relazioni e le modalità di rispondere agli eventi quotidiani in un modo che lo caratterizza.
Esistono, a questo proposito, personalità strutturate in modi molto diversi tra loro per cui, se alcuni sentono il bisogno di dipendere dalle persone circostanti, altre sono interessate più alle apparenze che a stabilire relazioni ad un livello profondo, altri ancora si relazionano in maniera aggressiva, così come ci sono persone timide che preferiscono evitare del tutto le relazioni sociali.
Tra tutte, una particolarmente rigida che limita la percezione del mondo e quindi di sé stessi e degli altri, è la personalità ossessiva.
Questa personalità caratterizza l’ individuo perfezionista che si preoccupa di osservare in maniera scrupolosa, nei minimi dettagli, regole, orari e via dicendo. È presente negli individui orientati più al dovere che al piacere, che presentano difficoltà a prendere decisioni (perché temono di sbagliare) così come ad organizzare il proprio tempo (per timore di concentrarsi sulla cosa sbagliata).
Ciò incide frequentemente sulle relazioni sociali che risultano talvolta scadenti in quanto, essendo ostinati e inflessibili, pretendono che tutto venga fatto secondo le proprie regole.
Tutte queste caratteristiche di inflessibilità e durezza determinano una chiusura che difficilmente non provoca una sofferenza ed è per questo che rompere gli schemi può essere un allenamento estremamente produttivo per chi tende ad avere una modalità di rapportarsi a se stesso o agli altri in maniera intransigente.

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Ecco alcuni consigli per allenarsi alla flessibilità:

  • Aprirsi al nuovo. Sicuramente la prima cosa da fare è quella di imparare a lanciarsi in nuove esperienze. Che si tratti di un nuovo taglio di capelli, di provare un nuovo piatto o tentare un’ impresa mai vissuta, cimentarsi in qualcosa di nuovo è sicuramente un ottimo modo per iniziare a rompere una rigidità.

  • Accettare il presupposto che esistano punti di vista diversi dal proprio. Spesso chi ha una personalità orientata in maniera ossessiva, tende ad avere una chiusura mentale che rende difficile accettare idee e opinioni diversi dalla propria. Cercare di cogliere il punto di vista dell’ altro, per quanto diverso dal proprio, è un modo corretto per allenare la mente a “vedere più in là del proprio naso”.
  • Concedersi di “sbagliare” ogni tanto. Si può, a volte, non essere puntuali, cenare sul divano o rimandare una mansione onerosa ad un momento successivo; rompere le regole può essere un esercizio indispensabile per chi è abituato a rispettarle sempre.
  • Rompere col passato. Per le personalità ossessive può essere molto difficile svincolarsi dal passato perché il futuro viene vissuto come un’ incertezza che, inevitabilmente, spaventa in quanto non può essere controllato. Ecco perché chiudere i circoli, che si tratti di rapporti poco sani, di situazioni che non danno soddisfazione o vecchie ferite, diventa un obiettivo fondamentale per chi tende ad essere caratterizzato da rigidità.
  • Cogliere le sfumature. La tendenza tipica di ragionare per categorie estreme (buono/cattivo, giusto/sbagliato, bello/brutto..) è deviante oltre che scorretta, perché impedisce di cogliere tutte le sfumature intermedie di cui è fatta la vita. Può essere d’ aiuto entrare nell’ ottica che tra il bianco ed il nero ci sono tanti tantissimi colori che, solitamente, caratterizzano la gran parte delle situazioni.
  • Essere curiosi. Solo così si può entrare in contatto con nuovi mondi, nuovi modi, nuove verità.

Riferimento Bibliografico:

  • Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.
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Bisogno di ordine e controllo – la Personalità Ossessiva.

Il bisogno di organizzare e dare un ordine al mondo nonché quello di avere un certo controllo sulle cose appartiene, in una certa misura, ad ogni essere umano.
personalità ossessiva 4Questa necessità è particolarmente evidente nell’ infanzia, periodo caratterizzato dalla presenza di atteggiamenti ripetitivi che hanno come obiettivo quello di ricercare precisione e regolarità nello svolgimento di qualsiasi banale routine quotidiana, generando un senso di sicurezza.
Con il passare del tempo questa tendenza si affievolisce ed il bisogno di controllare gli eventi si fa meno intenso sebbene talvolta si mantengano durante lo sviluppo alcune modalità che contribuiscono allo strutturarsi di una personalità con caratteristiche ossessive e ciò avviene in tutte quelle circostanze in cui viene stimolato un modo doppio e opposto di gestire la complessità del mondo.

Quali sono tali circostanze?

Nelle famiglie organizzate in modo ossessivo, in genere, almeno uno dei due genitori, sperimentando una difficoltà personale nel tradurre il suo affetto in contatto e carezze, anziché mandare segnali chiari al figlio, si esprime in modo ambivalente per cui, per esempio, di fronte al desiderio di contatto fisico, è in grado di fornire solo un attaccamento senza calore e ciò fa sì che il bambino percepisca agio e disagio contemporaneamente ogni volta che viene toccato.
Il figlio, alla costante ricerca di sicurezza, tende a stabilire un rapporto privilegiato proprio con il genitore che propone messaggi in modo razionale e freddo in quanto il suo essere prevedibile lo rassicura sebbene lo porti ad interpretare se stesso e il mondo attraverso schemi rigidi e inflessibili e proprio su tale inflessibilità continua a strutturarsi nelle varie fasi di crescita.
Il bambino, vivendo costantemente una realtà fatta di regole irremovibili, è continuamente portato ad avere visioni opposte sia di se stesso che dell’ ambiente circostante e ciò lo incoraggia ad organizzare la sua conoscenza del mondo in categorie estreme (buono/cattivo, giusto/sbagliato, bianco/nero).

Stressed man upset frustrated has too many thoughts with brain melting into lines

È per questo che, col passare del tempo, quel senso di “divisione dell’ io” che ogni essere umano sperimenta durante il periodo adolescenziale, viene vissuto, da chi ha una personalità organizzata in senso ossessivo, come il convivere, dentro di sé, di due persone completamente differenti tra loro. Pertanto, l’ unica soluzione per contenere l’ ansia di fronte a tale circostanza è quella di fare di tutto per confermare gli attributi del Sé positivo favorendo un’ immagine di sè come persona giusta e buona (e quindi amabile) evitando di fare in modo che si sviluppi il Sé negativo che rimanderebbe un’ immagine di persona sbagliata e cattiva.
Proprio per questo l’ ossessivo fa a se stesso una costante e rigida richiesta di perfezionismo: anziché accettare i normali limiti e le debolezze umane, al fine di potersi considerare valido ha bisogno di essere perfetto in tutto (“Se eseguo il lavoro perfettamente sono bravo, altrimenti non valgo nulla”) sebbene, generalmente, alle limitate circostanze di soddisfazione di sé si alternino le più costanti sensazioni di insufficienza. personalità ossessia 3
L’ atteggiamento verso l’ esterno non può che essere caratterizzato dalla ricerca costante di ordine che, ovviamente, non risulta mai adeguato e proprio tale necessità di certezza spinge l’ ossessivo a preoccuparsi per ogni minimo dettaglio, vagliando ogni possibilità di errore e dubitando di tutto; ogni situazione in cui viene richiesto di fare una scelta non fa altro che aumentare l’ ansia e spingere ad una continua ricerca di perfezione che, per definizione, non potrà mai essere raggiunta.
Il bisogno di categorizzare tipico di chi ha una personalità organizzata in senso ossessivo, è rassicurante perché permette di etichettare idee, pensieri, eventi, persone fornendo certezze che sono però soltanto apparenti e, semmai, molto limitanti.
La difficoltà di chi abbraccia questo tipo di personalità è quella di cogliere le infinite sfumature che si collocano tra due poli opposti del pensiero, tenendo conto solo delle alternative drastiche e non interessandosi delle innumerevoli soluzioni intermedie.
Modificare questa modalità di pensiero risulta spesso difficile soprattutto perché ci si trova a fare i conti con un giudice interno molto rigido che si è strutturato fin dall’ infanzia e che è sempre pronto a criticare senza mai  riconoscere i meriti.

Circus girl

Non è  però impossibile. Dopo aver preso atto di questa fragilità ciò che si deve imparare a fare è prendere confidenza con un atteggiamento flessibile, pronto a mettersi in gioco, a non giudicare e senza dimenticare mai che non esistono solo il bianco e il nero, ma anche il grigio..il giallo, il fucsia, il verde, il blu……

 Riferimento Bibliografico:

– Reda, M.A. (1986), Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia, Carocci Editore. Roma

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