Sintomi depressione: Il pensiero che fa sentire inadeguati, l’ “impotenza appresa”

Sintomi depressione: l’impotenza appresa

Sintomi depressione – La “Profezia che si Autoavvera” dimostra come l’ opinione che ognuno ha di se stesso e la modalità con cui dà un significato al comportamento altrui, influenzino completamente il modo di porsi e, di conseguenza, producano effetti differenti sulle situazioni che vive.

Ciò comporta, per esempio, che un atteggiamento sorridente e di apertura nei contesti sociali, scatenerà con buone probabilità simpatia e interesse negli altri, attivando una serie di eventi per cui, sulla base dei feedback positivi ricevuti, ci si sentirà sereni e brillanti nelle relazioni con gli altri ottenendo sicurezza e determinazione.

Quando la tendenza prevalente è però quella di interpretare gli eventi in maniera negativa la “Profezia che si Autoavvera” assume un’ accezione contraria che viene meglio definita come “Impotenza Appresa”.

La premessa alla base di questo concetto è quella per cui, attraverso traumi ed esperienze negative su cui l’ individuo ha cercato di esercitare un controllo, si è determinata in lui la sensazione di essere incapace di agire e controllare la propria vita, generando un senso di immobilità che può, talvolta, determinare una totale demoralizzazione.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Secondo Seligman, il senso di impotenza si sviluppa proprio nel momento in cui, di fronte ad eventi angoscianti in cui non si ha possibilità di controllo, si tende a perdere la fiducia nelle proprie capacità e ciò può portare allo sviluppo di sintomi depressivi.

Tale modalità è particolarmente presente nelle persone che hanno una personalità strutturata in senso depressivo (per approfondire, clicca qui) che le porta a sentirsi spesso in colpa per i risultati non raggiunti e ad attribuirsi, quindi, uno scarso valore.

Fondamentale, a questo proposito, è la modalità con cui si reagisce di fronte agli insuccessi in quanto a determinare il senso di impotenza non è tanto la riuscita o meno di fronte ad un obiettivo, quanto la spiegazione che la persona dà del proprio insuccesso; in particolare, il senso di impotenza appreso si sviluppa in chi ha uno “stile attribuzionale depressivo”.

In cosa consiste lo “stile attribuzionale depressivo”?

In genere, le persone tendenti a sviluppare il senso di impotenza appresa, tendono ad avere un pensiero generalizzato per cui di fronte ad un fallimento, anziché circoscriverlo alla situazione tendono ad alimentare pensieri (errati), quali “Non faccio mai bene niente oltre che attribuirsi completamente la colpa per quanto avvenuto “Ho sbagliato perché sono stupido”.

Il fatto, quindi, di attribuire gli eventi negativi della propria esistenza a cause globali, stabili ed autodeterminate porta a vivere la gran parte delle esperienze quotidiane come infelici e determina un impatto negativo sulla propria autostima.

Come uscire dal meccanismo dell’ “impotenza appresa”?

Rompere questo circolo non è una cosa semplice soprattutto perché tende a svilupparsi prevalentemente all’ interno di un assetto di personalità che poggia spesso su un’ immagine di sé, costruita nell’ infanzia, erroneamente valutata come persona di poco valore e caratterizzata da risorse limitate.

Tali convinzioni, generalmente molto radicate, sono difficili da modificare e talvolta necessitano di un aiuto specialistica teso a comprendere le origini e costruire un assetto di pensiero più consono a quella che è la realtà.

Può comunque essere di aiuto, una volta presa consapevolezza di questa dinamica, cercare di compiere un’ auto-analisi ogni qual volta ci si trovi a vivere un insuccesso, cercando di esaminare le convinzioni erronee e distruttive che aumentano il senso di fallimento.

Ad esempio: “È proprio vero che non faccio mai nulla di buono? Mi ricordo quella volta che..oppure “Non è vero che sono stupido, altrimenti quella volta non avrei preso quel buon voto, semplicemente stavolta non mi sono applicato perché sto attraversando un periodo di forte stanchezza”.

Reinterpretare la realtà nella maniera più obiettiva possibile, così come focalizzarsi sulle vittorie e sui pregi piuttosto che sui fallimenti ed i difetti, possono essere comportamenti  d’ aiuto nell’ evitare di amplificare un singolo errore generalizzandolo e facendolo divenire totalizzante e distruttivo.

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Trasforma la realtà con il pensiero: la “Profezia che si Autoavvera”.

Qual è la percezione che hai di te stesso e delle tue capacità?
Focalizzàti come siamo nel dare peso a ciò che gli altri dicono o pensano di noi, può succedere che ci sfugga di tener conto del parere più importante di tutti: il nostro. Eppure l’ immagine che ognuno ha di se stesso e delle proprie capacità è in grado di modificare gli eventi quotidiani, in modo positivo o, al contrario, negativo.
Ciò non avviene peProfeziachesiautoavverar magia o per merito di energie cosmiche, ma grazie (o a causa) di un processo psicologico noto come “Profezia che si autoavvera”.
Come già detto più volte ognuno costruisce la propria realtà tramite schemi acquisiti dall’ esperienza e su questa base seleziona e classifica le informazioni esterne che tendono a mantenersi, dando così un significato ben preciso sia a se stesso che al mondo che lo circonda….e a comportarsi di conseguenza..!
La “profezia che si autoavvera”, introdotta dal sociologo Merton, prende spunto da un famoso teorema di Thomas secondo il quale Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze.

Ma come è possibile che ciò avvenga..?

L’ opinione che abbiamo di noi stessi e la modalità con cui leggiamo il comportamento altrui influenza in modo impareggiabile il nostro modo di porci.
Se per un qualsiasi motivo supponiamo di non piacere alla persona che abbiamo di fronte, con buone probabilità tenderemo ad avere un atteggiamento ostile, sospettoso e di chiusura che, sebbene messo in atto per tutelarci, non farà altro che incoraggiare negli altri quell’ esclusione tanto temuta, confermando effettivamente il timore di fondo, in questo caso di non essere apprezzati da quella persona, lasciandoci incastrati in una trappola mentale.
Se, al contrario, il pensiero è aperto e ben predisposto verso l’ esterno, permette di avere un’ opinione di se stessi positiva, di persone ben accolte nei contesti sociali e apprezzate dagli altri; allo stesso modo un atteggiamento sorridente e disponibile fungerà da calamita e stimolerà simpatia nei nostri confronti.
In entrambi i casi la “profezia” si è avverata, e ciò è dipeso solo ed esclusivamente da noi stessi e dal nostro modo di interpretare il mondo.
Questa predizione non riguarda solo le relazioni sociali, ma si estende ad ogni contesto di vita.
In ambito affettivo, ad esempio, la situazione classica in cui si verifica tale meccanismo è quella relativa all’ infedeltà: molto più spesso di quanto si pensi, infatti, un partner eccessivamente geloso, che cerca continuamente indizi circa l’ adulterio dell’ altro, diventa talmente morboso, possessivo e ossessionato dal timore di essere tradito da spingere il coniuge a cercare serenità altrove, tradendolo realmente.
La stessa dinamica si applica al lavoro o allo studio, ogni volta che ci si convince di non poter raggiungere un traguardo, di non aver abbastanza tempo per consegnare un elaborato, di non potersi classificare in una graduatoria..stiamo gettando le basi per far sì che la profezia tanto temuta si avveri..!

Come sfruttare la “Profezia che si Autoavvera” a nostro vantaggio”..?

Appare subito evidente quanto le nostre convinzioni abbiano una grande responsabilità nel costruire e modificare la realtà, quindi tanto vale farne un punto di forza.

La prima cosa da fare è quella di prendere consapevolezza circa le convinzioni prevalenti nei vari ambiti di vita. Come mi sento nei contesti sociali? Quali opinioni penso che gli altri abbiano di me? Come valuto le mie doti lavorative? Mi fido del mio partner? Come trovo il mio aspetto fisico?


Convertire ogni risposta negativa in positiva. Ad esempio: “Nei contesti sociali provo disagio” inNei contesti sociali sono perfettamente a mio agio; “Penso che gli altri mi trovino insicuro e noioso” in Gli altri pensano che io sia divertente e solare; “Lavorativamente parlando non sono particolarmente capace, quindi non riceverò alcuna promozione” in “Sono una persona seria, capace ed affidabile sul lavoro, pertanto merito quella promozione e così via..

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Passare dal pensiero all’ azione iniziando a comportarsi effettivamente come se si fossero già assimilate le caratteristiche della persona che si vuole diventare.
Se voglio risultare simpatico agli altri, una buona idea è quella di sorridere di più, per esempio.

 Attribuirsi la responsabilità delle proprie azioni e sposare la convinzione di avere un ruolo attivo nel costruire la propria vita è un presupposto vincente, sebbene molto spesso svalutato o non considerato, per affrontare la quotidianità in maniera più serena e mettersi in discussione, al fine di diventare ciò che vorremmo essere.
Tramutare la realtà attraverso il pensiero, non significa fare un rituale magico, vuol dire piuttosto diventare coscienti del fatto che la bacchetta magica..siamo noi stessi..! 😉

Riferimento Bibliografico:
-Merton R. K. (1968). Teoria e struttura sociale. Bologna, Il Mulino.

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