Prendi le distanze dalle persone maleducate (e conserva la tua energia!) praticando l’ arte della gentilezza.

Viviamo immersi in una vita frenetica. Costantemente di corsa, oberati di impegni, stanchi e con la sensazione di avere sempre i minuti contati e l’ acqua alla gola, il nervosismo e la maleducazione sembrano essere all’ ordine del giorno.
Pare esserci sempre meno tempo per viversi nei panni dell’ altro, per fermarsi ad ascoltare e, soprattutto, per evitare di mettersi sulla difensiva.

maleducazione1Quante volte, nell’ arco di una normalissima giornata, capita di dover discutere per un parcheggio, di innervosirsi durante la fila al supermercato, di suscitare (talvolta senza neanche rendersene conto) l’ ira di qualcuno..?

Dinnanzi alla rabbia, si sa, la reazione più immediata è quella di comportarsi allo stesso modo di chi si ha di fronte, magari impuntandosi su un argomento, alzando la voce più forte e rispondendo male e ciò avviene, a maggior ragione, avviene quando si ha a che fare con persone maleducate. Anche in queste circostanze, infatti, la reazione automatica è quella di replicare in maniera speculare, lasciandosi coinvolgere dall’ ostilità manifestata da chi si ha di fronte, in un crescendo di urla ed espressioni colorite che solitamente  lasciano l’ amaro in bocca.
Quando ci si rapporta ad una persona maleducata è molto probabile che ci stia usando (come magari è abituata a fare quotidianamente) come una specie di capro espiatorio, facendo di noi la sua valvola di sfogo e, ponendosi in una posizione di sfida ed attacco, riuscendo a farci sentire in diritto di reagire in maniera aggressiva facendosi cadere, in un certo senso, nel suo “tranello” e finendo inevitabilmente per rovinarci la giornata.
In realtà, se una persona è maleducata, non è detto che la nostra risposta debba esserlo a sua volta, soprattutto se l’ obiettivo che si vuole raggiungere è quello di preservare la propria serenità. Ogni volta che si permette a qualcuno di generare un nervosismo dentro di noi si sta infatti dando a quella persona la possibilità di avere un potere sulla nostra tranquillità interiore, minandola.

Non si può decidere di non avere a che fare con persone ostili, ma come reagire alla provocazione è una decisione che spetta solo a noi stessi.

maleducazione2

Come imparare ad esprimere gentilezza quando è l’ ultima cosa che si ha voglia di fare?

 Ecco alcuni consigli pratici:

1 ⇒ Non giudicare. Allenati tu per primo a sviluppare empatia.

Se qualcuno si pone in maniera ostile, prova a dirti che forse ha avuto una brutta giornata e che, purtroppo, oggi sei tu a farne le spese, ma senza dimenticare di coltivare sempre un atteggiamento positivo sugli altri, anche quando il loro atteggiamento è fastidioso e maldisposto.
Ciò non cambierà ovviamente le cose ma modifica il tuo modo (sicuramente più sereno) di affrontarle.maleducazione3

2 ⇒ Esercitati ad essere gentile.

A volte l’ atteggiamento degli altri viene percepito come particolarmente indelicato perché siamo noi, per primi, che ci mettiamo sulla difensiva. Sforzati di non avere pregiudizi nei confronti degli altri e di pensare bene anziché male di qualcuno

3 ⇒ Chiedi spiegazioni, tranquillamente.

Hai mai provato, di fronte a qualcuno che sta alzando la voce senza un (apparente o meno) motivo, di chiedere, in massima tranquillità, perché lo sta facendo? Come mai è arrabbiato?
Così facendo, potresti riuscire a spiazzarlo, rompere il muro tra voi e aumentare le probabilità di iniziare una conversazione costruttiva, anziché continuare a perdere tempo..ed energie!

4 ⇒ Sii in grado di capire quando è il momento di lasciar stare.

A volte ci si trova di fronte a persone talmente rigide e ostinate, che mantenere la calma o un livello elevato di conversazione può essere davvero difficile. Sono queste le circostanze in cui la cosa migliore da fare è, dopo aver chiuso cortesemente la conversazione, andare via evitando di cadere nel tranello di discussioni inconcludenti o, peggio ancora, di situazioni aggressive rischiando di finire nei guai.

Riferimenti Bibliografici
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.

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Smettila di arrabbiati per tutto e impara a gestire la collera.

La rabbia, al pari delle altre emozioni, ha ovviamente un ruolo adattivo che consiste in questo caso nel difendere se stessi o gli altri ogni qual volta ci si senta attaccati o minacciati nella propria integrità fisica ed emotiva. Pertanto, sebbene arrabbiarsi sia una reazione normale quando ci sente offesi, trattati in modo ingiusto o attaccati in qualche modo, reagire con la collera alla gran parte delle situazioni quotidiane può risultare estremamente controproducente per una serie di motivi.
Essendo un’ emozione molto intensa ed esplosiva, infatti, ogni volta che si sperimenta, si assiste ad una serie di cambiamenti che investono l’ intero organismo, dal cuore che inizia a battere all’ impazzata, ai respiri che si fanno brevi e rapidi, ai muscoli che diventano tesi, tutti cambiamenti questi che, a lungo andare, possono anche nuocere alla propria salute fisica (se vuoi approfondire, clicca qui).

rabbia4Inoltre, quando si è arrabbiati si tende a perdere il controllo della situazione diventando illogici ed irrazionali con il rischio di fare o dire cose non adatte al contesto sociale (che comunque impone norme comportamentali che vanno rispettate) e delle quali, soprattutto, potremmo non essere soddisfatti una volta sbollita la rabbia.
Sebbene restare calmi di fronte a certe persone o circostanze sembri talvolta impossibile, acquisire la capacità di controllare la propria collera, mantenendo “calma e sangue freddo”, imparando a gestire le circostanze in modo sereno e tranquillo è un favore che fai a te stesso, alla tua salute fisica e mentale.

Come riuscirci?

È fondamentale, prima di tutto, imparare a restare distaccati da ciò che sta avvenendo, evitando di scontrarsi con quelle emozioni intense ed impulsive che “ribollono” internamente desiderose di uscire fuori esplodendo; è infatti possibile mantenere la mente lucida, osservando la situazione da un’ altra prospettiva e reagendo nel modo più appropriato.
Se sbottare nell’ immediato può sembrare la soluzione migliore per sfogarsi, ci si rende conto nel tempo che, in realtà, serve a ben poco.

Ecco invece alcuni consigli estremamente utili derivanti dalla mindfulness e che possono essere utilizzati quando ci si trova in situazioni “a rischio collera”.

1. Riconosci il tuo stato di allerta.rabbia5

La collera, abbiamo detto, è sempre accompagnata da segni fisici che la caratterizzano e per questo può essere estremamente d’ aiuto imparare a riconoscerli per prevenire uno scoppia d’ ira.
Quando avverti  accelerazione del battito cardiaco, tensione muscolare, tendenza a serrare le mascelle ed a parlare con un tono di voce più forte e sgarbato, il corpo ti sta dicendo di essere pronto a “sferrare l’attacco”.
Impara, intanto, a riconoscere questi segni ed a prenderne consapevolezza.

2. Fermati e respira.rabbia6

Respirare è fondamentale per mantenere la calma, ma è la prima cosa che ci si dimentica di fare quando si è arrabbiati. Quando percepisci il corpo che inizia ad attivarsi in seguito al salire della tensione, prova a fare un esercizio: inspira lentamente contando fino a cinque, fai una pausa contando fino a tre ed espira, lentamente, dalla bocca. Una volta tirata fuori tutta l’ aria, riprendi a respirare normalmente..e poi ricomincia; così facendo riuscirai a ripristinare uno stato di maggiore calma, nell’ organismo e nella mente.

3. Distraitirabbia7

Ripensa alla giornata di ieri, recita una filastrocca, canta una canzoncina, vai a fare una passeggiata, guarda un film, chiama un amico, l’ importante è che tu riesca a trovare una strategia per spostare momentaneamente il pensiero a qualcosa di diverso da ciò che ti sta facendo arrabbiare.

Una volta che sarai riuscito a circoscrivere la collera potrai essere in grado di iniziare a pensare con razionalità a quanto avvenuto, cogliendo nuovi punti di vista e trovando soluzioni alternative, la gran parte delle volte maggiormente funzionali di quelle pensate d’ impulso.
Se ti accorgi che il tuo nervosismo scaturisce la gran parte delle volte da persone, situazioni o circostanze specifiche, può essere d’ aiuto iniziare a chiedersi perché ciò avvenga; è molto probabile, infatti, che in tal caso si tratti di proiezioni e quindi per eliminare definitivamente questo tipo di attivazione, occorre una comprensione più profonda di sé (se vuoi approfondire, clicca qui).

Riferimenti Bibliografici
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.

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“Hai il diritto di..” – Il Codice dei Diritti Assertivi.

Ho ribadito più volte l’ importanza di imparare ad essere assertivi.
Sebbene infatti spesso non sia comprensibile nell’ immediato quanto la difficoltà di esprimere i propri bisogni e desideri in maniera adeguata possa avere ripercussioni anche piuttosto forti sulla propria salute psicologica (nonchè fisica!), nei fatti la qualità della vita varia molto tra coloro che sanno esprimersi e coloro che tentennano nel farlo.
Per acquisire questa importante competenza, risulta fondamentale rimuovere false credenze, ristrutturare alcune convinzioni e correggere certe errate informazioni che vengono date per “buone” guidando il comportamento in una direzione che può essere, in realtà, distorta.
Ecco perché risulta importante conoscere quello che viene definito come “Codice dei Diritti Assertivi”, una specie di regolamento, caratterizzato da serie di imperativi tesi a focalizzare l’ attenzione sul proprio essere, chiarendo quelli che sono i diritti di ognuno che, troppo spesso, vengono  lasciati in disparte, per soddisfare le esigenze altrui o, al contrario, usati in maniera esclusiva, non tenendo conto degli altri.

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“IL CODICE DEI DIRITTI ASSERTIVI”

1. IL GIUDICE SUPREMO DEL TUO COMPORTAMENTO SEI TU STESSO
2. HAI IL DIRITTO DI NON DARE SPIEGAZIONI E SCUSE PER IL TUO COMPORTAMENTO
3. HAI IL DIRITTO DI GIUDICARE SE TOCCA A TE TROVARE LA SOLUZIONE PER I PROBLEMI DEGLI ALTRI
4. HAI IL DIRITTO DI CAMBIARE OPINIONE
5. HAI IL DIRITTO DI FARE SBAGLI
6. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON SO”
7. HAI IL DIRITTO DI PRESCINDERE DAL BENVOLERE DEGLI ALTRI, QUANDO HAI A CHE FARE CON LORO
8. HAI IL DIRITTO DI PRENDERE DECISIONI ILLOGICHE
9. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON CAPISCO”
10. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NON MI RIGUARDA”
11. HAI IL DIRITTO DI DIRE “NO” SENZA SENTIRTI IN COLPA

Concentrarsi su questi principi, permette di acquisire una maggiore consapevolezza circa quelli che sono i confini tra sé e gli altri, limitando sentimenti comuni quali senso di colpa, timore di esprimersi e di essere giudicati e raggiungendo un maggiore livello di libertà e sicurezza personale, nel rispetto degli altri.

Riferimento Bibliografico:

  • Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988
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Le emozioni influenzano la tua salute fisica: ecco come.

Che esista un legame forte tra mente e corpo è un concetto ormai conosciuto e condiviso ma l’ importanza del ruolo delle emozioni nell’ influenzare la salute di ognuno è ancora troppo spesso sottovalutato.
Ogni emozione, per sua stessa natura, ha un forte impatto viscerale su ognuno di noi.
Tra tutte la più distruttiva è senza dubbio la rabbia e la portata del suo impatto sul nostro organismo è già evidente osservando le espressioni che, nel linguaggio comune, vengono usate per descriverla..
Quando si dice “Andare il sangue alla testa” o “Ribollire di rabbia”, per esempio, emerge in modo evidente l’ impeto connesso a questa emozione che, è ormai appurato, essere collegata in larga misura ai disturbi cardiovascolari.

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Ogni volta che si sperimenta un atteggiamento ostile, che si tratti di cinismo, disgusto, risentimento o comportamento aggressivo vero e proprio, l’ organismo va incontro ad una serie di cambiamenti fisiologici quali aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco e rilascio di cortisolo (l’ “ormone dello stress”) che, a lungo andare, ripetendosi, possono portare alle sviluppo di disturbi cronici.
Le persone ostili e tendenti ad andare facilmente “su tutte le furie”, inoltre, a causa del loro temperamento irascibile e ostile, tendono a godere di scarso sostegno sociale, altra causa alla base dello stress che tendono a sperimentare quotidianamente e che li predispone costantemente allo sviluppo di patologie fisiche. Nella cultura occidentale, la rabbia è un’ emozione molto diffusa e difficilmente gestita che viene sperimenta da ognuno di noi ogni giorno nelle situazioni più disparate, basti pensare alla fila al supermercato o al traffico in città.
Le società occidentali favoriscono uno stile di vita scandito da ritmi frenetici, da scadenze impellenti, dalla corsa ad essere i primi, che porta ad esprimersi in maniera esplosiva, generando però gravi conseguenze sullo stato di salute mentale, ma anche fisico attraverso lo sviluppo di ansia ed ipertensione cronici.
Imparare a modulare i propri stati emotivi, esprimendo i sentimenti in maniera assertiva diventa pertanto un compromesso fondamentale per vivere meglio, anche perché se sperimentare costantemente rabbia e risentimento è nocivo per la salute, non lo è di meno reprimere ed inibire le proprie emozioni.
Le persone passive, hanno difficoltà ad esprimere ciò che provano e, sebbene possa sembrare che non sperimentino sensazioni associate a stati ansiosi, in realtà sono soggetti anche loro a sviluppare elevati livelli di cortisolo.
Inibire i propri pensieri, sentimenti o comportamenti pare infatti richiedere un notevole sforzo psicologico che si trasforma in una fonte di stress talmente importante da creare problemi di salute anche perché, in genere, le caratteristiche di personalità di chi ha un atteggiamento represso lo rendono restìo a richiedere un aiuto medico, ritardando la diagnosi di malattie croniche e degenerative.emozionisalute1
Infine, una caratteristica di personalità nota come “neuroticismo”, caratterizzata dalla tendenza a provare prevalentemente emozioni negative, risulta associata alla tendenza ad esprimere lamentele ricorrenti sulla salute nonché ad accusare disturbi a livello fisico, pare essere collegata ad una riduzione degli anticorpi.
Ciò significa che un atteggiamento propositivo alla vita e ottimistico determina un miglioramento significativo delle difese immunitarie, a discapito di un atteggiamento orientato al pessimismo e alla rinuncia, come se uno (o più!) sorrisi fossero in grado di proteggerci dall’ azione dei virus.. emozionesalute2
Ovviamente le cause che concorrono allo svilupparsi e perpetuarsi di patologie più o meno gravi sono numerose e non tutte controllabili, nonostante questo ho ritenuto opportuno dare una certa enfasi a quelle psicologiche in quanto, osservando situazioni di vita quotidiana, mi rendo sempre più conto di quante energie positive sprechiamo costantemente arrabbiandoci e quante emozioni negative attiriamo  chiudendoci in noi stessi; soprattutto ritengo fondamentale concentrare l’ attenzione su quanta poca consapevolezza ci sia circa al dato, ormai supportato empiricamente, che ciò nuoce gravemente alla nostra salute.

Riferimento Bibliografico:
– Zani B., Cicognani E. (2000), Psicologia della salute. Il Mulino, Bologna.

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Drogati d’ amore – emozioni e chimica nelle relazioni.

L’ amore è un’ esperienza universale del genere umano.
Praticamente tutti almeno una volta nella vita sono stati innamorati, in pochi però sanno che i “sintomi” tipici di questo sentimento vengono determinati da sostanze chimiche che rendono la persona innamorata “drogata” del suo oggetto d’ amore. drogatid'amore2
Allo stesso modo in cui l’ assunzione di sostanze psicotrope determina una dipendenza dalla sostanza assunta, quando ci si innamora il cervello rilascia sostanze, dette neurotrasmettitori, che rendono dipendenti, ossessionati e affamati dell’ oggetto d’ amore.
Il concentrare la propria attenzione su un’ unica persona senza focalizzarsi sugli altri, l’ euforia, l’ energia, il mancato bisogno di dormire e di mangiare, l’ accelerazione del battito cardiaco e del respiro sono tutti sintomi dovuti ad un aumento nei livelli di dopamina nel cervello.
E sempre questo neurotrasmettitore è responsabile della tipica dipendenza degli innamorati dalla loro relazione romantica..una dipendenza felice, se ricambiata, dolorosa in caso di amore non corrisposto.
Il tipico pensiero ossessivo dell’ innamorato che non riesce a pensare ad altro che alla sua metà è determinato da un’ abbassamento nei livelli di serotonina che provoca un pensiero costante, involontario e inarrestabile della persona amata.drogatid'amore5
Sulla base di questo resta forse più facile comprendere perché, quando una storia finisce, dimenticare la persona che si è amata può risultare un’ impresa talvolta impossibile.
Essere respinti è una tra le esperienze più dolorose che si possa provare da un punto di vista emotivo e, affrontarla e superarla, sembra richiedere il superamento di due stadi di elaborazione: Protesta e Rassegnazione/Disperazione.
Durante la Fase di Protesta, gli amanti abbandonati tentano di riconquistare l’ amore perduto in modo ossessivo, diventano inquieti, perdono sonno e appetito.
Alla base di tale atteggiamento c’è una reazione di protesta, meccanismo basilare nei mammiferi che si attiva ogni volta in cui una qualsiasi forma di legame sociale si spezza ed ha il ruolo adattivo di aumentare lo stato di vigilanza spingendo l’ individuo abbandonato a cercare aiuto.
Fortemente associate a tale reazione sono l’ ansia (da separazione) e, soprattutto, la rabbia.drogatid'amore4
L’ amore romantico e la rabbia da abbandono hanno tantissime caratteristiche in comune: sono passioni associate ad un’ eccitazione fisica e mentale, capaci di produrre un’ energia intensa, un’ attenzione ossessivamente focalizzata, capaci di generare comportamenti mirati ad uno scopo preciso e in grado di causare un desiderio lancinante sia di riappacificazione che di vendetta verso l’ oggetto amato. Per tutti questi motivi queste due emozioni, apparentemente antagoniste, sono estremamente collegate anche nel cervello e attivate, infatti, dalle stesse aree cerebrali.
Ed è proprio grazie alla rabbia che ognuno, ad un certo punto, trova la forza di leccarsi le ferite dalla delusione subìta e passare alla seconda fase di elaborazione della perdita, quella della rassegnazione. La perdita dell’ amato genera depressione e tristezza e tale letargia e sconforto sembrano essere associati ad una diminuizione nella produzione di dopamina, l’ ormone responsabile dei sintomi tipici dell’ amore romantico.
Come la rabbia in seguito all’ abbandono, anche la depressione che ne consegue può sembrare controproducente, in realtà i sintomi che la caratterizzato quali apatia, sconforto, letargia, hanno un significato adattivo importante in quanto permettono di preservare le energie nei periodi di stress e rendono noto alle persone circostanti che qualcosa non va, spronandole a fornire supporto sociale che rappresenta un aiuto fondamentale per elaborare la perdita d’ amore.drogatid'amore
L’ amore romantico è un impulso, un desiderio, è una necessità ed un istinto che può arrivare ad essere anche più forte della fame proprio perché, al di là degli importanti aspetti psicologici coinvolti, esiste una questione chimica che rende letteralmente drogati dell’ oggetto d’ amore che può essere vinta, al pari della dipendenza da sostanze, rimuovendo, con determinazione e tempo, ogni traccia della persona amata.

Riferimento Bibliografico:
– Fisher, H. (2005), Perché amiamo?, Casa Editrice Corbaccio, Milano.

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Mi irrita..quindi mi appartiene!

proiez1Come sostiene Jung, ciò che irrita negli altri può portare ad una maggiore comprensione di sè.
Quando qualcuno fa o dice qualcosa che infastidisce senza un motivo apparente ciò avviene quasi sicuramente perché si tende a rispecchiarsi in quella persona, scoprendo un’ immagine di se stessi non gradita.
Ognuno ha ovviamente pregi e difetti sebbene capiti che non sia consapevole di alcuni di essi ad un livello cosciente ed è proprio in queste circostanze che, vista la difficoltà di riconoscere parti di sé, la risposta più immediata è quella di trasferirle sugli altri.
La proiezione è un meccanismo difensivo attraverso il quale l’ inconscio tenta di “proteggere” l’ individuo, evitandogli di venire a conoscenza di certi aspetti vulnerabili di sé e convincendolo che alcuni comportamenti appartengono agli altri, sebbene si tratti di caratteristiche personali non riconosciute.
Generalmente si tratta di aspetti “scomodi” di sè, di parti della propria personalità non apprezzate e quindi non accettate ma possono anche essere caratteristiche gradevoli riconosciute negli altri di cui non si è in possesso; in questo caso si tende a provare una sorta di invidia per una caratteristica bramata anziché realizzare che si tratta di una mancanza personale.
In entrambi i casi, nel momento in cui ci si relaziona a qualcuno che crea irritazione potrebbe essere di grande aiuto chiedersi “Perché” si prova quel fastidio, quali sia la caratteristica disturbante che cogliamo nell’ altro.
Le persone e le situazioni con cui ci si relaziona quotidianamente fungono da specchi nei quali vengono riflesse parti profonde di sè richiamando l’ attenzione su aspetti interiori: ciò fornisce la possibilità di capire meglio se stessi sulla base di ciò che accade intorno.
Ed è così che tutte le persone antipatiche con cui ci si relaziona, così come le situazioni scomode che si ripetono, anziché essere delle “scocciature”, diventano delle grandi opportunità per conoscersi meglio.
proiez2Quando si prova una sofferenza, dirsi che sono stati gli altri ad averla provocata è più facile rispetto all’ attribuirsene la responsabilità ma, allo stesso tempo, impedisce di trovare una soluzione ad un disagio che rispecchia una fragilità interiore che, in relazione all’ altro, non fa altro che palesarsi.
È per questo che ogni volta che qualcuno o qualcosa crea una sofferenza, può essere di grande aiuto chiedersi cosa genera il fastidio.
Anziché dare la colpa a qualcosa di esterno, si può provare a guardarsi dentro e farsi delle domande: si tratta di una paura sepolta? Di un dolore nascosto? Di una rabbia repressa?
Forse quella persona ci maltratta come noi maltrattiamo noi stessi? Ci mostra come ci piacerebbe essere senza riuscirci? Fa qualcosa che proprio non ci piace ma che ci è, al contempo, estremamente familiare?
Già porsi certi quesiti è un ottimo modo per iniziare a prendere maggiore consapevolezza di sé, conoscere aspetti della propria personalità di cui non si è mai tenuto conto e relazionarsi in maniera più serena alle persone che si incontrano.

Riferimenti bibliografici:
-Papadopoulos, R. K. (2009). Manuale di psicologia Junghiana, Moretti & Vitali Editori, Tecnoprint, Romano di Lombardia (BG) Settembre 2009.

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