Il potere terapeutico dei Mandala.

mandalaDa qualche tempo viene rivalutata con particolare interesse l’ attenzione nei confronti dei mandala, a cui viene attribuita un’ importanza talmente rilevante da farla definire da alcuni una forma di Art Teraphy.
Mandala, parola derivata dal sanscrito, significa cerchio magico e consiste in una rappresentazione circolare all’ interno della quale si trovano varie forme e colori che hanno la caratteristica fondamentale di convogliare e partire da un centro. Possono essere disegnati a mano libera oppure colorati, in ogni caso si ritiene che concentrarsi su di essi permetta a chi lo fa di entrare in una dimensione meditativa, per certi aspetti ipnotica e quindi rilassante.
Il cerchio, forma privilegiata del mandala, è simbolo da sempre di completezza e totalità che si esprime già in certe figure fondamentali della natura stessa, basti pensare alla terra, al sole, alla luna; ciò sottolinea l’ importanza archetipica di questa figura, talmente radicata a livello di inconscio collettivo che è la prima ad essere riprodotta dai bambini di ogni cultura, sottoforma di spirali circolari.
Sebbene tali rappresentazioni siano tipiche della cultura orientale e collegate a filosofie religiose come il buddismo o l’ induismo, fu lo psichiatra svizzero Jung a studiarli, dipingendone a sua volta e scoprendo gradualmente il loro importante significato (Papadopoulos, 2009). Focalizzarsi sul mandala permette infatti di entrare in maniera del tutto spontanea in un percorso di conoscenza di se stessi e raggiungere quindi il Sé, ovvero la mèta verso cui tende il processo di individuazione di ognuno.
I centro del mandala diventa così il centro della propria anima, il punto da cui ripartire per poter trovare armonia ed energia.
Come accennato in un precedente articolo, l’ archetipo della concentrazione sul mondo interno è impersonato dalla dea Estia, il suo focolare di forma circolare simbolizza infatti il mandala e possiede pertanto la capacità di mettere in contatto con la fonte interna di calore e luce nonchè di coniugarsi al proprio Sè.
Disegnare o colorare un mandala consente a chi lo fa di entrare in contatto con questa importante parte di Sé, di conoscerla e potenziarla.
Permettendo di rimanere focalizzati sul “qui ed ora”,consente di concentrare l’ attenzione solo sulle forme ed i colori, liberando la mente, alleggerendola e determinando di conseguenza un generale senso di rilassamento e tranquillità. Induce, al tempo stesso, uno stato di semitrance che al pari di altre attività meditative o distensive come il Training Autogeno, per esempio, permette di sviluppare l’ introspezione e di “sognare ad occhi aperti”. È assolutamente di aiuto nella riduzione dello stress quotidiano, favorisce la distensione dei muscoli ed è in grado di allontanare stati ansiogeni e pensieri ossessivi.

Come si disegna e colora un mandala?

La regola principale per farlo bene è..che non ci sono regole!
Sicuramente può essere di aiuto ritagliarsi uno spazio per sé e porsi di fronte al foglio quando si è da soli in modo da potersi concentrare e farsi guidare dall’ istinto nella creazione di questa opera unica.
Se si decide di disegnare bisogna permettere alla mano di essere libera di esprimersi come vuole; i disegni, come notò lo stesso Jung, infatti, tendono a cambiare a seconda della situazione psichica che si sta vivendo, è quindi necessario che non si presenti alcuna forzatura, ma che chi disegna si senta libero di esprimere se stesso come vuole. Non importa che l’ immagine sia tecnicamente bella, ciò che conta è che sia autentica.
Discorso analogo vale ovviamente chi decide di colorare un mandala già disegnato. Deve innanzitutto scegliere un modello che lo attrae, che lo ispira in quel momento e, mentre dipinge, non deve preoccuparsi del giusto accostamento delle tonalità ma di esprimere se stesso con i colori che lo rappresentano di più in quel momento.mandala2
Una volta finito, il mandala si osserva.
Cosa trasmette ora che è completo? Come mi fa sentire? E prima di disegnarlo, come mi sentivo? Dove è andata la mia mente? Cosa è cambiato?
Si può decidere di incorniciare un mandala particolarmente significativo e osservarlo nei momenti di pausa quotidiana, al fine di focalizzarsi su quella immagine e concedersi nuovo un tempo per sé, per rilassare la mente e meditare. Ogni volta che i pensieri distraggono e tornano le preoccupazioni quotidiane può essere utile fissare il centro del mandala….e ricominciare..

Riferimenti Bibliografici:

– Papadopoulos, R. K. (2009). Manuale di psicologia Junghiana, Moretti & Vitali Editori, Tecnoprint, Romano di Lombardia (BG) Settembre 2009.

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PROMOZIONE TRAINING AUTOGENO PERSONALIZZATO

Training Autogeno Personalizzato


Grazie al Training Autogeno è possibile imparare a rilassare la mente e, di conseguenza, il corpo.
Ma non solo..questa tecnica, basata su controllo del respiro e visualizzazioni guidate, si dimostra di importanza fondamentale nel miglioramento di disturbi psicosomatici, in particolare mal di testa, dolori muscolari, mal di stomaco, disturbi del sonno.
Seguendo i principi di un approccio comparato l’ obiettivo è quello di realizzare un percorso ritagliato sul paziente, creando visualizzazioni personalizzate e mirate a migliorare la problematica presentata.

Il primo incontro, conoscitivo, è gratuito.

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“Con la mente posso”….il Training Autogeno.

Siamo abituati ad andare di corsa.
La fretta, nella nostra società, è uno stile di vita.
Ci si sveglia presto e si inizia la giornata di furia

porta

per andare a lavorare, una piccola pausa pranzo e si riparte..fino a sera. E poi a casa c’è da fare altro, da cucinare, da pulire, da sistemare noie burocratiche ed organizzare la giornata di domani.
Sì, perchè quando il nostro corpo finalmente si ferma, non è detto che la nostra mente sia in grado di fare altrettanto.
Sono pochi coloro che riescono a concedersi, quotidianamente, uno spazio per sè..uno spazio di “stop”, una dimensione esclusiva in cui i rumori, le preoccupazioni, il cellulare, vengono tenuti lontani per stare concentrati solo ed esclusivamente su se stessi.
E quei pochi sanno quanto, per un buon benessere psico-fisico, questo sia a dir poco fondamentale.
Il corpo e la mente sono due entità talmente collegate tra di loro che non è possibile agire sull’ una senza influenzare anche l’ altra e ciò è particolarmente comprensibile da chi soffre di disturbi psico-somatici: quando la mente vive un disagio che non riesce a tirar fuori, il corpo parla per lei esprimendosi in tanti modi e mai casuali.
Su questo principio si basa il Training Autogeno, una delle tecniche di rilassamento più conosciute che, oltre ad avere un vastissimo campo di applicazione (dall’ induzione di uno stato di calma al miglioramento di disturbi psico-somatici, dalla preparazione al parto allo smettere di fumare) possiede il grande vantaggio di poter essere applicata, una volta appresa, in totale autonomia.
Gli esercizi mentali proposti determinano modificazioni a livello corporeo, le quali sono a loro volta in grado di influenzare il mondo interiore di chi lo pratica, generando uno stato di quiete.
Ho avuto modo di conoscere questa tecnica (il Training Autogeno Classico di Shultz) durante il mio iter formativo, negli anni del tirocinio post-laurea e, da subito, mi ha affascinata.
L’ idea di poter, grazie alla mia mente, “evadere” dallo stress quotidiano per trovarmi immersa in situazioni piacevoli e desiderabili è stato, da subito, motivo di grande interesse e curiosità da parte mia, grazie al quale ho potuto approfondire l’ argomento in modo autonomo.
La scelta del mio percorso di specializzazione, la Psicoterapia Comparata, è stata un’ ulteriore incentivo1429621872c1743b38b173fa626cd11ae954e41ed4 ad arricchire la metodica in quanto ho potuto comprendere l’ importanza e l’ efficacia di integrarla con altre tecniche affini, in particolare l’ ipnosi Ericksoniana, il Rilassamento Progressivo di Jacobson e alcuni principi di PNL (Programmazione Neuro Linguistica) grazie ai quali un metodo già efficace può essere reso ancora più completo e adatto alle esigenze personali di ognuno, rendendolo applicabile sia all’ interno di un percorso di gruppo, che individualmente con esercizi “ritagliati” sulle esigenze e le richieste del paziente.
Sebbene non ci siamo abituati, imparare a conoscersi meglio e a prendersi cura di sè, entrando in contatto con un ormai poco noto senso di distensione sia fisico che mentale, è possibile, richiede soltanto motivazione, costanza..e desiderio di andare controcorrente..!

Puoi approfondire l’ argomento leggendo un altro mio articolo sulla rivista psicologica on line PsicologiaOK.

Riferimenti Bibliografici:
– Granata, G. (1999). Pnl: La Programmazione Neurolinguistica, Giovanni De Vecchi Editore Spa, Milano.
– Hoffman, B. H. (1980) Manuale di Training Autogeno, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

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