E tu..che dea sei? La psicologia della donna Persefone.

[Ogni donna ha, dentro di sè, una o più dee che caratterizzano la sua personalità e guidano le sue scelte.
Qual’è quella che maggiormente ti rappresenta? E tu..che dea sei? Scopriamolo insieme..oggi parliamo di Persefone]

– Settima Parte –

Persefone, terza ed ultima tra le dee vulnerabili, era venerata sia come fanciulla o Kore (dal greco, “giovinetta”) chpersefonee come regina degli Inferi. Nel primo caso è rappresentata come una bellissima giovane slanciata associata ai sintomi di fertilità, nel secondo è invece una donna matura che veglia sull’ anima dei morti e guida i viventi agli Inferi.
Questa dualità della dea Persefone, si ripropone anche sotto forma di schemi archetipici e la donna che abbraccia questo modello può essere influenzata da uno dei due aspetti, passare dall’ uno all’ altro o assimilarli entrambi, dentro di sé. Di certo, a differenza di Era e Demetra, dominate da istinti potenti, la donna Persefone non avverte tale spinta ad agire ed è prevalentemente caratterizzata da un atteggiamento accondiscendente e passivo, in linea con l’ abitudine di essere “spinta dagli altri”.
Persefone come Kore simbolizza la Primavera, la quiete dopo la tempesta, la rinascita, la giovinezza, la vitalità e rappresenta, come dea vulnerabile, l’ archetipo della figlia.
Come tale, la donna Persefone, già da piccolissima è una “brava bambina”, educata e senza pretese, indossa con piacere gli abiti che la mamma sceglie per lei e, nel suo bisogno di essere sempre compiacente, difficilmente decide cosa fare di sua iniziativa, ma attende sempre con pazienza che la madre le dia indicazioni. Tende ad essere inconsapevole dei propri desideri e mantiene un rapporto privilegiato con la madre tanto da restare spesso un’ eterna adolescente che non riesce a svincolarsi e a diventare indipendente. Proprio perché tutto ciò che desidera è compiacere la figura materna, tende ad adottare un comportamento molto duttile e “camaleontico” grazie al quale può soddisfare sempre le sue aspettative tanto da poter rischiare talvolta di diventare un ‘ estensione della madre che, dal canto suo, proietta i propri desideri e le proprie aspettative irrealizzate sulla figlia.
L’ eccessiva presenza della madre Demetra e il rapporto esclusivo che instaura con la figlia Persefone, tende a scoraggiare uno stretto rapporto padre-figlia, lasciando generalmente questo tipo di relazione in secondo piano.
Se crescendo, continua a perpetuarsi lo stretto e dipendente rapporto tra madre e figlia, si può osservare una grande difficoltà dell’ adolescente, che per esigenze legate all’ epoca di vita che si trova ad affrontare ha bisogno di preservare i propri spazi e la propria privacy, di sviluppare una propria identità personale, rischiando di adottare pensieri, comportamenti, ansie e desideri della madre, anziché i propri.
Fino a che resta psicologicamente Kore, la donna Persefone è piuttosto inconsapevole della propria sessualità e, di conseguenza, non ne è attratta; resta in attesa del principe che la svegli un po’ come se fosse “la bella addormentata”. Il suo atteggiamento remissivo e timido è messo in campo anche nel momento in cui si trova a relazionarsi con gli uomini dei quali attrae prevalentemente tre tipologie: quelli simili a lei, quelli, al contrario, “duri” che si sentono attratti proprio dalla sua innocenza o quelli che temono di relazionarsi a donne mature.
Il matrimonio viene vissuto dalla donna Persefone in maniera negativa in quanto archetipicamente ciò la spinge a rivivere il rapimento di Ade e a considerarlo come sinonimo di morte; ciò può farla spesso sentire come una pedina tra due fuochi (il marito e la madre), ma tale situazione può anche essere un’ occasione per sganciarsi dalla figura materna e riconoscersi finalmente come essere indipendente di donna, amante e madre a sua volta.
Prima di essere rapita, Persefone era una donna-bambina che, in quanto tale, era ignara della propria femminilità ma, sebbene la sua prima esperienza nel mondo degli Inferi sia stata quella di vittima rapita, in seguito ne è diventata regina. Parallelamente al mito questo aspetto dell’ esperienza si sviluppa come risultato della maturazione. Gli Inferi rappresentano, da un punto di vista simbolico, l’ inconscio, quel luogo, cioè, dove restano “sepolti” ricordi, sentimenti, immagini, istinti propri o comuni all’ umanità e la donna che incarna Persefone regina degli Inferi possiede la capacità di creare un ponte tra questi due diversi livelli, integrandoli nella personalità, e aiutando così gli altri a ritrovare un contatto con la realtà.
Vivere come Kore significa comportarsi da eterna fanciulla che non prende mai decisioni, un po’ come Peter Pan che, vagabondando e giocherellando nell’ Isola-che-non-c’è, vive senza preoccuparsi di ciò che accade nel regno degli adulti.
Per diventare Persefone, regina degli Inferi, donna matura e sicura deve varcare una soglia psicologica; in particolare, deve imparare a lottare con la Kore cpersefone2he è in sé, deve decidere di sposarsi senza riserve mentali, deve riuscire a superare la dimensione di Persefone-Kore affrontando la vita con le sue sole forze, prendendosi cura di se stessa. Similmente alla dea che, rapita da Ade, violentata e costretta a diventare sua sposa, è stata per lungo tempo da sola prigioniera nel mondo degli Inferi soffrendo terribilmente ma traendone il grande vantaggio di diventare una donna autonoma, la donna Persefone dovrebbe riuscire a scendere nella profondità di se stessa e fare lo stesso percorso interiore indubbiamente terrificante ma insostituibilmente costruttivo.

Nel prossimo articolo approfondiremo la psicologia della prima tra le dee vulnerabili: Afrodite, dea della bellezza.

Ti riconosci in questo tipo di donna? Hai delle curiosità? Vorresti riuscire ad identificarti con questa dea?
Se ti va di parlarne, lascia un commento qui sotto 🙂

Riferimento Bibliografico:
– Bolen J. S. (1984), Le Dee dentro la donna, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Editore, Roma, 1991.

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