Scopri il valore adattivo dello stress..e usalo a tuo vantaggio!

Chiunque fa quotidianamente esperienza dello stress a diversi livelli di intensità, dalla coda nel traffico al mattino, all’ essere respinto ad un esame, ai lutti e alle catastrofi.stress1
Nel linguaggio comune tale termine viene per lo più definito con accezioni negative e ciò è comprensibile se si tiene conto del fatto che, oltre ad essere inevitabilmente collegato a sensazioni spiacevoli a livello psico-fisico, quando diventa eccessivo e costante, può trasformarsi in ansia o panico e determinare anche  patologie a livello fisico.
In pochi sanno, però, che il termine stress significa originariamente “spinta”, “pressione”, “insistenza” indicando, in tal senso, la risposta fisiologica che ogni organismo mette in atto in seguito all’ insorgenza di una richiesta effettuata nei suoi confronti rendendo stressante anche un evento positivo come può essere il matrimonio che richiede comunque un processo di adattamento da parte dell’ organismo.
Ma, per quanto possa sembrare paradossale, senza una giusta dose di stress non saremmo in grado di ottenere buone prestazioni (non studieremmo abbastanza per un esame, non ci alleneremmo abbastanza per una gara, non ci impegneremmo per ottenere una promozione lavorativa..) ed ecco così che l’ accezione di stress come spinta assume un nuovo e importante significato che non può essere non preso in considerazione.
L’ organismo tende sempre a ricercare l’ equilibrio e ogni volta che un evento nuovo ha un impatto su di lui,  questa armonia tende a “vacillare” permettendogli di rimettersi in piedi o, al contrario, di cadere sulla base della sua capacità di reagire agli eventi.
stress2È a questo punto che lo stress può essere considerato “buono” (eustress) trasformandosi in un importante alleato o, viceversa, nocivo alla salute fisica e mentale.
Ogni volta che si fa esperienza di un evento stressante l’ organismo, secondo Selye, attraversa tre fasi di risposta allo stimolo: una prima fase di allarme, una fase di mobilitazione tesa ad affrontare la minaccia ed una fase finale di esaurimento  (quando il tentativo di resistenza allo stimolo perdura troppo a lungo).
Nel fronteggiare la minaccia assume grande importanza lo stile di coping adottato da ognuno, ossia l’ insieme di strategie utilizzate per affrontare un problema o per gestire le emozioni che esso produce. Esistono due tipi di strategie adattive di reazioni agli eventi nuovi: quelle focalizzate sul problema e quelle focalizzate sull’ emozione.
L’ individuo che privilegia strategie centrate sul problema, tende ad intraprendere azioni tese a risolvere concretamente e rapidamente le avversità o a ricercare comunque informazioni che ne facilitino la soluzione. Tale modalità è tipica di coloro che hanno bisogno di ricercare soluzioni pratiche e organizzate, può esserne d’ esempio lo studente che pianifica lo studio in modo da tenere il passo con le lezioni durante l’ anno accademico riuscendo così a ridurre la pressione quando l’ esame si avvicina.
Chi usa strategie centrate sull’ emozione, invece, tende a sforzarsi di ridurre le reazioni emozionali negative allo stress utilizzando diverse modalità tra cui, per esempio, distogliere la mente dal problema, rilassandosi e cercando conforto sugli altri.
Entrambe le modalità sono ritenute valide, ma solo se l’ individuo è in grado di svilupparle entrambe acquisendo la capacità di alternarle a seconda delle situazioni di vita. Di fronte al turbamento emotivo di dover superare una prova d’ esame, per esempio, adottare un coping emotivo decidendo di distrarsi facendo una corsa o ascoltando musica può essere una buona strategia, al fine di ridurre lo stress, discorso analogo però, non può essere fatto nel caso in cui si venga a conoscenza della possibilità di essere stati colpiti da una patologia, situazione che richiede piuttosto un “piano d’ azione” per poter fare tempestivamente esami clinici al fine di ottenere una diagnosi precoce, abbracciando uno stile di coping centrato sul problema.
Esistono numerose evidenze che dimostrano che l’ unica strategia di coping che, in quanto non adattiva, può portare col tempo al perdurare della fase di esaurimento, è quella basata sulla fuga/evitamento che si verifica ogni qual volta la persona, posta di fronte ad una situazione problematica, anziché fronteggiarla, attenda che scompaia, facendo finta che non esista.
L’ essere umano possiede una quantità di risorse talmente elevata che, talvolta, è il primo a non rendersi conto delle sue potenzialità. Ognuno dovrebbe invece ricordare che la tendenza a ritrovare un equilibrio è insita dentro di sé, e che lo stress non è un nemico ma, al contrario, un indicatore che segnala di aver raggiunto il limite al di là del quale, anziché esaurirsi, diventa necessario trovare la soluzione migliore per fronteggiarlo..e superarlo!

Puoi approfondire l’ argomento leggendo un altro mio articolo sulla rivista psicologica on line PsicologiaOk

Riferimento Bibliografico:
– Davison&Neal (2004), Psicologia Clinica, seconda ed. it., Zanichelli Editore, Bologna.

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