PROMOZIONE DI NATALE

– Sconto di 10€ per il periodo natalizio –

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Il periodo di Natale rappresenta una fase dell’ anno molto delicata che può nascondere diverse insidie.
Sebbene sia amato ed atteso con entusiasmo da molti, rappresenta per altri un momento forzato, caratterizzato da ansia e malumore che può determinare l’ esordio o l’ accentuazione di sentimenti negativi quali stress e tristezza.

La Dott.ssa Ilaria Visconti offre l’ opportunità di iniziare un percorso terapeutico con prezzo ridotto per la durata del periodo natalizio (da mercoledì 21 dicembre 2016 a Giovedì 5 Gennaio 2017) presso il suo studio di Firenze, zona Coverciano.

È possibile fissare un appuntamento contattandola telefonicamente al 339.6034157 (preferibilmente orario pasti) o tramite mail all’ indirizzo: doc.ilariavisconti@gmail.com

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Sopravvivere al Natale: quando le feste generano ansia e tristezza.

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Al di là del significato canonico legato al Natale in termini spirituali questa festività, considerata forse la più importante dell’ anno nelle culture occidentali, racchiude in sé, ad oggi, una serie di significati e di valori che riguardano e investono tutti indipendentemente dal credo religioso.
L’ atmosfera natalizia incarna una serie di accezioni che rimandano al senso di unità, di calore, di vicinanza, bontà e, a tratti, buonismo che, anche nel caso in cui mal si sposino con la situazione reale, tutti sentono l’ onere di dover adottare rischiando di scontrarsi spesso con sensazioni sgradevoli legate per lo più all’ ansia ed alla depressione.
Lo stress natalizio parte da circa metà novembre, con le prime pubblicità, le canzoncine e le vetrine allestite inizia a farsi strada il pensiero di “cosa regalare e a chi”; a questo si aggiunge l’ ideale di famiglia perfetta che gusta un pranzo perfetto, con i suoi membri perfetti, nella propria casa perfetta e da questo momento in poi, per molti, ciò che dovrebbe essere vissuto con leggerezza e tranquillità d’ animo può trasformarsi in un vero e proprio incubo.Ansia Depressione Natale2.jpg

Nello specifico, la frenesia legata ai regali può generare una serie di angosce collegate per lo più a mancanza di soldi, timore di non fare bella figura, sentirsi in obbligo di fare dei presenti, doversi imbattere in file interminabili e corse dell’ ultimo minuto trasformando anche il tempo libero in qualcosa di impegnativo e simile ad un vero e proprio lavoro.
D’ altra parte, invece, l’ ideale collegato al Natale, di famiglia felice, riunita e sorridente entra spesso in contrasto con la realtà di molte persone che non ha una famiglia “all’ altezza di tali aspettative” e che finiscono inevitabilmente  per sentirsi inadeguate, insoddisfatte e ancora più sole, obbligate a doversi fingere felici perché “È Natale”.
Questi aspetti, che possono sembrare assurdi per tutti coloro che si sentono perfettamente in linea con la magia ed il calore del Natale, possono essere fonte di grande sofferenza e frustrazione per chi vorrebbe invece eliminare questo periodo dal calendario.

Come sopravvivere ai giorni delle festività natalizie?

⇒ Distingui la realtà dalla finzione ⇐ 

Come premesso il Natale è, per molti aspetti ormai, una festa commerciale e pertanto i modelli proposti dai media hanno l’ obiettivo di invogliare all’ acquisto, rimandando l’ idea della famiglia felice che si fa regali costosi in una location eccezionale. Tenere conto di questo aspetto è fondamentale per abbassare le aspettative, tornare con i piedi per terra e realizzare che la perfezione non esiste, né nella propria famiglia, né nelle altre..

⇒ Rompi la tradizione ⇐

Sebbene sia Natale si può decidere di fare qualcosa di diverso dal solito. Si può prediligere una gita fuori porta, una giornata in un centro benessere, un’ attività di volontariato..è un giorno di festa internazionale, ma il modo in cui festeggiarlo puoi sceglierlo tu.

⇒ Non sentirti in obbligo ⇐

Se non senti il bisogno di fare e ricevere regali..evita di farlo. La sensazione di doverlo fare e di sentirsi in dovere di giustificarsi nel caso in cui non se ne abbia intenzione fa parte della smania commerciale al regalo più bello. Via, quindi, ogni senso di colpa: chi ti conosce e ti vuole bene sa come dimostri il tuo affetto in altri modi, tutti i giorni dell’ anno.

 ⇒ Stai con chi ti fa stare bene ⇐

La famiglia non è solo quella “biologica”, ma è fatta anche di persone amiche o conoscenti che hanno il pregio di farti sentire a proprio agio. Se la tua famiglia è lontana (fisicamente o emotivamente) o assente puoi scegliere di passarlo a casa di amici, colleghi, parenti lontani, ciò che conta è che, ovunque tu lo trascorra, ti senta a casa.

 ⇒ Rispetta i tuoi bisogni ⇐

Per ultimo, ma non certo per ordine di importanza, fai ciò che ti senti di fare. Spezza le convinzioni, gli obblighi, le aspettative tue e di chi ti sta intorno rispetto a questo periodo di festa. Non sentirti obbligato a fingere, a mostrare ciò che non provi e fingerti per ciò che non sei. Sii libero di passare queste giornate particolari come ti fa stare bene, senza vincoli e costrizioni.

Il Natale è una festività talmente radicata nella nostra cultura da non poter essere ovviamente eliminata e di conseguenza è necessario che chi non la vive a cuor leggero impari a conviverci. Spero che questo articolo possa aver fornito qualche spunto di riflessione nonché qualche consiglio pratico per imparare a rompere qualche schema e aprire la propria mente a nuove ed alternative soluzioni e stati d’ animo.

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Sintomi depressione: malumore d’ Autunno, il Disturbo Affettivo Stagionale.

Sintomi depressione: malumore d’ Autunno, il Disturbo Affettivo Stagionale.

Sintomi depressione – È iniziato l’Autunno, la stagione in cui la natura si manifesta nei suoi colori più brillanti, nei suoi sapori e odori più intesi che riportano a contatto con la terra.

È il periodo in cui si abbandona il caldo torrido dell’ estate e ci si prepara al freddo inverno godendo ancora di qualche debole raggio di sole e, sebbene per molti questo periodo sia atteso con entusiasmo, per altri può essere difficile affrontarlo con la giusta carica.

Molto spesso, infatti, il passaggio da una stagione all’ altra (in particolare dall’ estate all’ autunno, ma anche dall’ inverno alla primavera) può essere accompagnato da una diminuzione del tono dell’ umore e da altri fastidiosi sintomi associati.

Si parla, in tali circostanze, di Disturbo Affettivo Stagionale, un malessere caratterizzato da una serie di modificazioni delle condizioni psicologiche e fisiche di chi ne soffre che si presentano soltanto in specifici periodi dell’ anno, scomparendo completamente in altri.

Come capire se ne stai soffrendo anche tu?

È importante, per prima cosa, partire dal presupposto che questo tipo di sintomatologia è collegato essenzialmente ad un’ alterazione del tono dell’ umore per lo più in senso depressivo.

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiLa tristezza pertanto, sottoposta quotidianamente ad un’ oscillazione continua in risposta a tantissime condizioni fisiche e mentali, è una delle maggiori caratteristiche che contraddistingue questo disturbo, presentandosi in maniera pressoché costante.

Chi ne soffre, infatti, tende a percepire, solo nei cambi stagionali una serie di fastidi tra cui, i più diffusi sono malinconia, nervosismo ingiustificato, facilità al pianto e difficoltà di concentrazione.

Non solo, in autunno, la stanchezza diventa talmente eccessiva da tradursi in desiderio di dormire tutto il giorno, la spossatezza si fa talmente marcata da ridurre al minimo le attività quotidiane, evitando situazioni sociali e sperimentando un calo del desiderio sessuale.

Tutto ciò permette di risparmiare il più possibile le energie percepite come deboli, l’ unica cosa in aumento è l’ appetito, nello specifico di zuccheri e carboidrati.

Un comportamento, come è facile notare, molto simile a quello che presentano gli animali prima di prepararsi al letargo che, facendo scorte per l’ inverno, si chiudono nelle loro tane e si preparano a dormire per un lungo periodo.

Perchè mi capita?

Sebbene le cause di questo fastidio non siano ancora del tutto chiare, sulla base dell’ evidenza che il disturbo è più frequente nei Paesi in cui la quantità di luce è bassa, si pensa che una motivazione importante al cambio di umore sia determinata dalla scarsità delle ore giornaliere.

Nello specifico ciò potrebbe dipendere dall’ impatto che la luce ha sulla ghiandola pineale, una struttura presente nel cervello e che produce melatonina eliminando la serotonina, nota come l’ “ormone del buonumore” e favorendo, quindi, l’ emergere di un umore triste e depresso con i conseguenti sintomi associati.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Tale combinazione (aumento di melatonina/diminuzione di serotonina), inoltre, influenza gli “orologi interni” (ritmi circadiani), sincronizzati per rispondere prontamente ai cambiamenti nel ritmo di luce e buio presenti in ogni stagione, creando una sorta di “confusione interna” che genera disagio.

È comunque necessario tener presente del fatto che chi soffre di un disturbo depressivo già conclamato assiste, nei cambi stagionali, ad un peggioramento della sintomatologia.

Ciò può essere in grado di spiegare, almeno in parte, il motivo per cui non tutti risentono, a livello umorale, dei cambi stagionali: si può pertanto ipotizzare che chi li accusa presenti una personalità orientata in senso depressivo che lo rende particolarmente sensibile alle variazioni climatiche.

Cosa posso fare?

Un tipo di trattamento utile a ridurre il disagio provocato dal cambio di stagione è la Fototerapia (Light Therapy) che prevede l’ esposizione alla luce artificiale nei cambi stagionali al fine di riequilibrare il ritmo circadiano interno del corpo, favorendo in tal modo la produzione dell’ “ormone del buonumore” stimolata, nei mesi caldi, dai raggi solari.

Tuttavia, essendo una delle caratteristiche principali del disturbo un abbassamento del tono dell’ umore, una buona idea è sicuramente quella di affrontare l’ argomento all’ interno di un contesto psicoterapeutico.

Grazie all’ aiuto di un professionista, può essere così possibile comprendere ed elaborare le cause che stanno alla base dell’ umore depresso, dando loro un nuovo significato e potenziando le proprie risorse per fronteggiare tali periodo complessi sulla base di nuove consapevolezze. 

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– PROMOZIONE ESTIVA –

IL BENESSERE PSICOLOGICO NON VA IN VACANZA!

5 euro di sconto su ogni seduta dal 21 Giugno al 30 Agosto 2016

Psicologia Estate

D’ estate si tende ad allentare con i ritmi quotidiani ed a rompere le routine, posticipando la ripresa di un’ attività o l’ inizio di qualcosa di nuovo ai mesi autunnali.
Ogni momento, però, è quello giusto per iniziare a prendersi cura del proprio benessere psicologico, dare un senso ad un  sintomo o affrontare una problematica persistente.
Per questo, dal 21 Giugno al 30 Agosto è attiva, per chi ne fa richiesta, la Promozione Estiva “Il Benessere Psicologico non va in vacanza”, che consiste nella riduzione di 5 euro sul prezzo totale di ogni seduta (fino al 30 Agosto) per chiunque decida di inziare un percorso terapeutico nei mesi estivi.

È possibile richiedere un appuntamento telefonando al 339.6034157 o scrivendo una mail all’ indirizzo: doc.ilariavisconti@gmail.com

“L’estate ammorbidisce le linee che il crudele inverno mostrava”
                                                                                                  John Geddes

 

 

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Riduci l’ ansia smantellando 4 falsi miti!

Riuscire a dire ciò che si prova, comunicare bisogni o palesare pensieri è tutt’ altro che semplice, soprattutto perché tali azioni sono molto spesso associate a sentimenti di ansia.
La motivazione principale alla base della mancanza di assertività, pare essere quella legata ad una scarsa autostima, che porta ad assumere un atteggiamento inibitorio, reprimendo i propri desideri, o, al contrario, imponendosi agli altri in maniera violenta, non riconoscendone i valori e le necessità.
assertività3Entrambe le modalità risultano essere disadattive e generano frustrazione, insicurezza, senso di colpa, isolamento ed ansia che, a lungo andare, rischiano di minare ulteriormente la stima in se stessi e generano risentimenti e nervosismo che sfociano spesso in somatizzazioni di ogni tipo.
Oltre al senso di valore personale, però, tra le ragioni che rendono difficile comunicare in maniera assertiva, assumono un ruolo molto importante i fattori culturali.
Può infatti avvenire che, nel corso del tempo, vengano trasmessi valori e ideali che, sebbene funzionali e coerenti in contesti passati, risultino inadeguati in quelli attuali ed essendo mantenuti all’ interno di un contesto sociale modificato generano incongruenze sia a livello ideologico che morale. E proprio per adeguarsi a questi modelli ormai superati, alcune persone tendono a modificare o addirittura rinnegare l’ espressione di sé, andando incontro a conflitti interiori e ansia.
A tal proposito Ellis ha individuato quattro opinioni errate, rinominate “miti”, che hanno una grande influenza nel generare comportamenti anassertivi.

Vediamo quale ti appartiene, in che modo devia il tuo pensiero..e come puoi affrontarlo!

1. Mito della modestia: La cultura Occidentale tende a trasmettere l’ idea che la modestia sia una virtù e ciò rende spesso molto difficile vivere e accettare in modo sereno i propri meriti e pregi e rende incapaci di rispondere ai complimenti o a parlare positivamente di sé. Al contrario, ciò favorisce lo svilupparsi di un’ immagine negativa di se stessi che, da una parte, nega ogni lode, dall’ altra giustifica le critiche nei propri confronti.
Il concentrarsi dell’ individuo sugli aspetti peggiori della propria personalità, può innescare sentimenti d’ ansia e depressione rendendo l’ adesione a questo valore estremamente controproducente.

Soluzione: Bisogna imparare a riconoscere e valorizzare le proprie qualità, a parlare di sé e dei propri aspetti positivi agli altri. Per iniziare, ogni volta che ci viene rivolto un complimento, anziché minimizzarlo, può essere una buona idea sorridere e rispondere “Grazie”, in questo modo, infatti, accettiamo una lusinga e la interiorizziamo, valorizzando noi stessi.

2. Mito del vero amico: L’ amicizia è un valore molto rilevante nella nostra cultura, tanto che spesso ci si aspetta che l’ altro sia in grado di anticipare e comprendere i nostri pensieri, desideri e aspettative, senza che ci sia bisogno di esprimerlo. E quando ciò non avviene si sviluppa spesso la convinzione che la gente si approfitti di noi o che non ci dia, comunque, la giusta considerazione reagendo con atteggiamenti di chiusura (tipici del passivo) o, al contrario, con atteggiamenti di difensiva (tipici dell’ aggressivo).

Soluzione: Per quanto un legame possa essere stretto, basato su conoscenza e affetto reciproco, nessuno al mondo, possiede la capacità di conoscere i nostri pensieri, a meno che non siamo noi a comunicarglieli. Inoltre, non meno importante, bisogna anche tener conto del fatto che ognuno di noi fa riferimento ad una  “gerarchia di valori” che non è valida per tutti allo stesso modo e, di conseguenza, ciò che per noi è molto importante non lo è per chi ci sta di fronte. Per questi motivi, per evitare inutili incomprensioni, fraintendimenti e delusioni, l’ unica soluzione è quella di esprimere sempre ciò che ci aspettiamo dall’ altro e ciò di cui avremmo bisogno.

3. Il mito dell’ ansia: Nella nostra società prevale ancora oggi la convinzione per cui le persone sicure di sé e “tutte d’ un pezzo”per poter contare sulla piena padronanza di loro stesse, non possono mostrarsi mai in ansia in quanto questo trasmetterebbe agli altri un’ immagine di persona debole e vulnerabile che non è accettabile.assertività2
Si tratta ovviamente di un mito.
Ansia non è sinonimo di fragilità, anzi esprime uno stato di attivazione che, fino a certi livelli, è fisiologico ed ha persino un valore adattivo in quanto migliora la performance. Diventa invece disadattiva quando è in eccesso e ciò succede ad ogni tentativo di sfuggire a questa sensazione, nascondendola agli altri.

Soluzione: Sebbene possa sembrare paradossale, esprimere apertamente agli altri la propria tensione, anziché sforzarsi di reprimerla, è un’ ottima strategia per ridurla e ciò permette di esprimere in modo tranquillo le emozioni, pensieri e sentimenti.

4. Mito dell’ obbligo: È forse il mito più diffuso che, per certi aspetti, è antagonista al “Mito del vero amico”.
Il mito dell’ obbligo consiste nella tendenza a sentirsi, da un lato, incapaci di rifiutare un piacere ad un amico e, dall’ altro, a vivere ogni richiesta propria come un’ imposizione fatta agli altri.
Se nel primo caso, quindi, si agisce perché ci si sente obbligati a farlo, nell’ altro non si agisce in quanto non si vuole obbligare gli altri a fare qualcosa per noi stessi. Ne consegue che chi aderisce a questo mito tende a proiettare la responsabilità della frustrazione che prova sugli altri, portandolo a concludere di essere incompreso e non considerato, provando sfiducia, isolamento e diffidenza nei confronti degli altri.

Soluzione: Un buon compromesso è quello di accondiscendere alle richieste altrui solo quando siano compatibili con i propri impegni o bisogni e concedersi, al tempo stesso, la libertà di avanzare, senza farsi prendere dai sensi di colpa, richieste agli amici; un rapporto interpersonale soddisfacente si basa sul dare e ricevere, mettendo al primo posto le proprie esigenze.

assertivitàOgnuno di questi miti racchiude dentro di sé una serie di idee preconcette e stereotipate che influenzano moltissimo la messa in atto di comportamenti disfunzionali; pertanto riconoscere queste false credenze è il primo passo fondamentale per correggere tali informazioni errate che, in maniera più o meno diretta, minano la serena gestione delle relazioni nella loro quotidianità.

Riferimento Bibliografico:
-Alberti L., Dinetto A., Manuale di addestramento affermativo, Bulzoni Ed., Roma, 1988

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Drogati d’ amore – emozioni e chimica nelle relazioni.

L’ amore è un’ esperienza universale del genere umano.
Praticamente tutti almeno una volta nella vita sono stati innamorati, in pochi però sanno che i “sintomi” tipici di questo sentimento vengono determinati da sostanze chimiche che rendono la persona innamorata “drogata” del suo oggetto d’ amore. drogatid'amore2
Allo stesso modo in cui l’ assunzione di sostanze psicotrope determina una dipendenza dalla sostanza assunta, quando ci si innamora il cervello rilascia sostanze, dette neurotrasmettitori, che rendono dipendenti, ossessionati e affamati dell’ oggetto d’ amore.
Il concentrare la propria attenzione su un’ unica persona senza focalizzarsi sugli altri, l’ euforia, l’ energia, il mancato bisogno di dormire e di mangiare, l’ accelerazione del battito cardiaco e del respiro sono tutti sintomi dovuti ad un aumento nei livelli di dopamina nel cervello.
E sempre questo neurotrasmettitore è responsabile della tipica dipendenza degli innamorati dalla loro relazione romantica..una dipendenza felice, se ricambiata, dolorosa in caso di amore non corrisposto.
Il tipico pensiero ossessivo dell’ innamorato che non riesce a pensare ad altro che alla sua metà è determinato da un’ abbassamento nei livelli di serotonina che provoca un pensiero costante, involontario e inarrestabile della persona amata.drogatid'amore5
Sulla base di questo resta forse più facile comprendere perché, quando una storia finisce, dimenticare la persona che si è amata può risultare un’ impresa talvolta impossibile.
Essere respinti è una tra le esperienze più dolorose che si possa provare da un punto di vista emotivo e, affrontarla e superarla, sembra richiedere il superamento di due stadi di elaborazione: Protesta e Rassegnazione/Disperazione.
Durante la Fase di Protesta, gli amanti abbandonati tentano di riconquistare l’ amore perduto in modo ossessivo, diventano inquieti, perdono sonno e appetito.
Alla base di tale atteggiamento c’è una reazione di protesta, meccanismo basilare nei mammiferi che si attiva ogni volta in cui una qualsiasi forma di legame sociale si spezza ed ha il ruolo adattivo di aumentare lo stato di vigilanza spingendo l’ individuo abbandonato a cercare aiuto.
Fortemente associate a tale reazione sono l’ ansia (da separazione) e, soprattutto, la rabbia.drogatid'amore4
L’ amore romantico e la rabbia da abbandono hanno tantissime caratteristiche in comune: sono passioni associate ad un’ eccitazione fisica e mentale, capaci di produrre un’ energia intensa, un’ attenzione ossessivamente focalizzata, capaci di generare comportamenti mirati ad uno scopo preciso e in grado di causare un desiderio lancinante sia di riappacificazione che di vendetta verso l’ oggetto amato. Per tutti questi motivi queste due emozioni, apparentemente antagoniste, sono estremamente collegate anche nel cervello e attivate, infatti, dalle stesse aree cerebrali.
Ed è proprio grazie alla rabbia che ognuno, ad un certo punto, trova la forza di leccarsi le ferite dalla delusione subìta e passare alla seconda fase di elaborazione della perdita, quella della rassegnazione. La perdita dell’ amato genera depressione e tristezza e tale letargia e sconforto sembrano essere associati ad una diminuizione nella produzione di dopamina, l’ ormone responsabile dei sintomi tipici dell’ amore romantico.
Come la rabbia in seguito all’ abbandono, anche la depressione che ne consegue può sembrare controproducente, in realtà i sintomi che la caratterizzato quali apatia, sconforto, letargia, hanno un significato adattivo importante in quanto permettono di preservare le energie nei periodi di stress e rendono noto alle persone circostanti che qualcosa non va, spronandole a fornire supporto sociale che rappresenta un aiuto fondamentale per elaborare la perdita d’ amore.drogatid'amore
L’ amore romantico è un impulso, un desiderio, è una necessità ed un istinto che può arrivare ad essere anche più forte della fame proprio perché, al di là degli importanti aspetti psicologici coinvolti, esiste una questione chimica che rende letteralmente drogati dell’ oggetto d’ amore che può essere vinta, al pari della dipendenza da sostanze, rimuovendo, con determinazione e tempo, ogni traccia della persona amata.

Riferimento Bibliografico:
– Fisher, H. (2005), Perché amiamo?, Casa Editrice Corbaccio, Milano.

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Sintomi depressione: mi sento spesso triste, ma non so perché..

Sintomi depressione: mi sento spesso triste, ma non so perché..

Sintomi depressione – Non tutte le giornate sono uguali tra loro e non tutte le persone vivono e fronteggiano le situazioni con le stesse modalità.

Sebbene ognuno sperimenti alterazioni quotidiane dell’ umore che sono assolutamente normali e influenzate da molti fattori, per alcuni la tristezza è un’ emozione particolarmente familiare che tende a presentarsi in modo costante e porta ad interpretare il mondo come se fosse osservato e vissuto attraverso una lente grigia.sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria visconti

Come spiegato in altri articoli, ognuno di noi elabora e dà un senso alla realtà circostante e alle situazioni che la caratterizzano, sulla base della propria capacità di organizzare le informazioni che possiede e questo è uno dei motivi per cui di fronte ad una situazione simile, la lettura che le persone ne fanno può essere anche molto diversa e, di conseguenza, è diverso il modo di rapportarsi ad essa.

Quando la tristezza tende ad essere l’ emozione prevalente orientando la personalità in senso depressivo, si hanno buone ragioni per pensare che, già dall’ infanzia, siano stati presenti eventi collegati alla perdita; che si sia trattato di una perdita reale o “soltanto” psicologica, è possibile che chi si scontra quotidianamente con sentimenti di vuoto, sconforto e demoralizzazione abbia vissuto precoci, frequenti e prolungati distacchi dalla figura di attaccamento.

Quando si verificano tali circostanze avviene che il bambino sviluppi, già da molto piccolo, aspettative di rifiuto e abbandono, senso di inferiorità, di colpa e una forte tendenza all’ autocritica che si traducono, durante la crescita, nella convinzione di non poter fare affidamento sugli altri e di poter, al contrario, contare solo su se stessi.

L’ identità  personale che si struttura a partire da questi presupposti, si basa pertanto su una valutazione di sé come persona negativa e non amabile, che può contare solo sulle proprie risorse (percepite però come limitate!) per affrontare le avversità della vita. L’ atteggiamento rispetto agli eventi è per lo più rassegnato e fatalista dato che la tendenza è quella di darsi “per vinti” già prima di tentare di fare qualcosa che viene considerata, a priori, una battaglia persa.

sintomi depressione, disturbo bipolare, psicologo firenze, psicoterapeuta firenze, ansia sintomi, ilaria viscontiChi struttura la propria personalità sulla base di tali principi sviluppa un atteggiamento verso la realtà caratterizzato da aspettative di esclusione, incapacità di accettare gratificazioni e piaceri incondizionati nonché la tendenza ad attribuire scarso valore agli obiettivi raggiunti, sebbene quando qualcosa di valido venga ottenuto, perde le sue caratteristiche di validità.

Ogni volta in cui si assiste ad una perdita nel corso della vita, chi ha sviluppato una personalità orientata in senso depressivo si trova a rivivere quel senso di abbandono sperimentato da piccolo, che lo porta a percepirsi fragile rispetto ai vissuti di solitudine che inevitabilmente associa a sentimenti di vuoto e disperazione.

Che si tratti di un oggetto tangibile, di un bene non materiale (per esempio la stima di qualcuno), di una delusione, della fantasia rispetto ad una perdita ipotetica nonché, ovviamente, a perdite concrete e gravi quali separazioni o lutti, si attivano sensazioni ed immagini di solitudine irreversibili.

Anziché reagire con una tristezza “costruttiva” che, sebbene fisiologica in situazioni di questo tipo, fornisce uno stimolo alla risoluzione di un problema, chi ha una personalità organizzata in senso depressivo replica isolandosi o dedicandosi in maniera costante agli altri non concedendosi il tempo per elaborare la perdita appena vissuta.
Questo innesca anzi un circolo nel quale, invece di confermarsi la possibilità di essere aiutati in caso di necessità, ci si ritrova sempre più soli.

La tristezza, al pari di tutte le emozioni, possiede un valore adattivo che è funzionale perché la sua presenza spinge chi la prova ad isolarsi e a chiudersi al mondo esterno mandando il messaggio che qualcosa non va e che c’è bisogno di aiuto per risollevarsi da una certa situazione.

Il paradosso è che, proprio chi la sperimenta di frequente e che quindi, con buone probabilità nasconde dentro di sé un’ organizzazione di personalità depressiva, sintomi depressione, ha imparato a doversi prendere cura di se stesso da solo, non rivolgendosi a chi gli sta intorno, ma contando solo ed esclusivamente sulle proprie forze e anzi prodigandosi, spesso fin troppo, per gli altri.

Un primo passo per poter rompere questo meccanismo di sintomi depressione può essere proprio quello di deresponsabilizzarsi e spogliarsi, pian piano, di tutte quelle credenze costruite nel corso della vita che plasmano un’ immagine di sé come persona di poco valore, fallimentare e non meritevole di amore, cercando di attribuire un nuovo significato al timore di essere abbandonato e ridimensionando la concezione di se stesso e della realtà circostante.

Puoi approfondire l’ argomento sui sintomi depressione leggendo un altro mio articolo sulla rivista psicologica on line PsicologiaOk.
Continue reading “Sintomi depressione: mi sento spesso triste, ma non so perché..”

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Tristezza..l’ eroina di Inside Out!

insideoutIl nuovo capolavoro della Pixar, Inside Out, è un’ animazione geniale.
Rimastane rapita già dal trailer, me ne sono innamorata quando finalmente ho avuto modo di vederlo al cinema.
Ovviamente, essendo terapeuta, guardare un film che ha come protagoniste le emozioni e come location la mente umana non poteva che entusiasmarmi, ma sono rimasta piacevolmente colpita dai profondi significati psicologici che questa opera d’ arte contiene.
La protagonista è Riley, una 11enne che, in quanto tale, vive una fase delicata di vita: il passaggio dall’ infanzia all’ adolescenza, reso particolarmente complesso dal trasferimento in un‘ altra città.
A noi spettatori è concesso guardare il mondo con i suoi occhi fin dal momento in cui nasce e, a spiegarci ciò che avviene, è Gioia, l’ emozione che caratterizza prevalentemente Riley, bimba sorridente e giocherellona, cresciuta in una famiglia affettuosa e presente, come ci testimoniano i suoi ricordi base, animati da momenti spensierati con la mamma ed il papà (non a caso l’ “Isola della Stupidera” è la preferita di Gioia..)
Al Distretto Centrale sono presenti tutte le altre emozioni fondamentali: Disgusto (che si preoccupa che Riley non venga avvelenata), Paura (che ha il compito di tenere lontana Riley dai pericoli) e Rabbia (che cerca di fare in modo che Riley non subisca ingiustizie).
Ecco le emozioni di base, universali, quelle primitive che sono presenti in ognuno di noi, ereditate dal regno animale (sebbene in Inside Out ne manchi una: Stupore) che ci guidano per tutta la vita, determinando il nostro modo di interpretare il mondo, di dare un senso a noi stessi, rapportarci agli altri e, soprattutto, di esprimerci.
Mi rendo conto, solo ora, di averne dimenticata una: Tristezza.
Come me, anche Riley, dominata da Gioia, tende ad escluderla; vorrebbe ometterla, lasciarla da parte…Tristezza è maxresdefaultnoiosa, negativa, complica le cose, le peggiora….eppure, nella tempesta emotiva del passaggio all’ adolescenza è proprio lei che riesce a risolvere il terremoto interiore in cui si trova Riley.
Perché? Perché per quanto sia un’ emozione “scomoda” ha, al pari delle altre, un grande significato adattivo: grazie a Tristezza possiamo far capire alle persone che ci stanno intorno che stiamo soffrendo e che abbiamo, quindi, bisogno del loro aiuto.
Ed è proprio nel momento in cui Gioia riesce a capire che Riley, per una volta, non ha bisogno di lei ma di Tristezza che si innescano una serie di mutamenti nella mente della bimba che la aiutano a crescere e rendono possibile il passaggio all’ adolescenza.
Riley, adesso, abbandona l’ amico immaginario, ristruttura le sue caratteristiche di personalità, ne sviluppa di nuove e inizia il suo viaggio nella complessità della mente adulta..e a Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto non resta altro che imparare ad usare una nuova, grande, complicata consolle…. 🙂

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